Archivio Ourvenice

gen 252012
 

Ora tutti si danno da fare per la salvezza di Venezia…

Il Comune ha deliberato che entro 18 mesi si dia al via un indagine sull’impatto delle grandi navi sulla laguna , sui monumenti e sulla salute pubblica … chissà che fine avranno fatto gli esposti e le denunce fatte da noi dell’ex Comitato di Salute Pubblica a Venezia nello scorso decennio.
Notizia di oggi … richiesta dell’Unesco per dare una “stretta ” al passaggio delle navi in Bacino San Marco
http://www.unesco.org/new/en/venice/about-this-office/single-view/news/unesco_calls_for_restrictions_on_cruise_line_traffic_in_venice_following_costa_concordia_disaster-1/
… anche loro ci ignorarono dieci anni fa…
Vedo tanta ipocrisia… tutti a dimenarsi per diventare i salvatori della città… forse perchè ci saranno tanti soldini per l’escavo del canale e per la realizzazione del terminal di Malamocco?
Andrea Baso

 Posted by on 25 gennaio 2012 at 17:46
lug 112000
 

torna a Rapporti con la Magistratura di Venezia

All’Arma dei Carabinieri, Comando Provinciale della Compagnia Venezia.

Venezia, 27 marzo 2000

Io sottoscritto Umberto Sartori, nato il 7 luglio 1953 a Venezia, ivi residente in Dorsoduro 604, tel 0410993941, mobile +393489298579, posta elettronica umbertosartori@veneziadoc.net, *

segnalo e denuncio quanto segue:

nel corso dei lavori di manutenzione della fondamenta dei Tolentini ultimati circa un anno or sono, furono asportate e sostituite con nuovi manufatti numerose colonnine-parapetto in pietra d’Istria in buone condizioni. Furono altresì lasciate in opera, malamente rabberciate, colonnine gravemente sbrecciate o addirittura spezzate in uno o più punti.

Tale intervento, unitamente ad altri pertinenti svariati elementi dell’arredo urbano della città di Venezia (ponti, fontane, trachiti di pavimentazione ecc.) fu ed è oggetto di vivaci proteste da parte della Popolazione e di Associazioni, culminate in questi giorni con una mostra documentaria riccamente illustrata, allestita presso la sala San Leonardo a Cannaregio dal 24 al 31 marzo 2000.

Trovandomi a passare per la fondamenta Tolentini il pomeriggio del 25 c.m. ho potuto notare che le colonnine rabberciate (oltre una decina) erano da ignoti state nuovamente spezzate, unitamente ad alcune di quelle sane, con grave danno per l’intera protezione di sponda che risulta disancorata dal suolo per gran parte della sua considerevole lunghezza.

Ho altresì osservato che nel canale corrispondente staziona una barca in ferro targata 6V30290 dotata di braccio meccanico impiegata nei lavori di rifacimento della fondamenta opposta (dalla quale, sia detto en passant, sono state asportate tutte le trachiti e le colonnine).

Segnalo e denuncio inoltre:

che gran parte dei manufatti in ghisa e in ferro che sono stati rimossi dalle loro collocazioni per sottoporli a restauro non sono stati ricollocati, malsì sostituiti con copie di fattura indecente dal punto di vista tecnologico, nonché indecorosa per la Tradizione e l’estetica di questa città.

Cito a esempio e per una prima verifica a vista della veridicità di quanto affermo il ponte della Donna Onesta (nei pressi dell’Università di Ca’ Foscari), la fontana in piscina Venier (zona Accademia) e la fontanella in calle larga San Girolamo (Case Nuove). Queste due ultime presentano ora parti in ottone che erano state occultate con una verniciatura nera, trattandosi probabilmente di metallo più facilmente fusibile del materiale ferroso originale.

Chiedo pertanto:

Che vengano sottoposte a sequestro cautelativo e vigilanza tutte le opere di arredo pubblico recentemente restaurate per impedire che, con l’acuirsi dell’attenzione da parte dell’opinione pubblica locale e internazionale su questo problema, possano venir effettuate azioni volte a occultamento e/o manomissione delle prove, come sembra poter essere il danneggiamento della riva dei Tolentini che dovrà ora essere rimossa in quanto pericolante.

Che si avviino indagini approfondite sulle ragioni dell’asporto di opere fisse, sulle tecniche impiegate e sulla destinazioni degli originali, con particolare riguardo all’enorme numero di trachiti di pavimentazione sostituite con succedanei.

Allego breve estratto della documentazione fotografica attualmente esposta nella mostra allestita in sala San Leonardo e foto dello stato attuale delle colonnine dei Tolentini.

Segnalo la presenza sul sito Internet http://www.artit.net/venezia (visitabile con il browser MSIE 4 o superiore) di ulteriore dettagliata documentazione e rimango disponibile per i sopralluoghi del caso e per condividere ogni ulteriore informazione e documentazione in mio possesso.

* I miei dati di recapito sono stati aggiornati agli attuali.
Il materiale Web è attualmente accessibile dal sito http://veneziadoc.net, menu Archivio Ourvenice

lug 102000
 

I rapporti tra il Comitato Spontaneo per la Difesa di Venezia e la Magistratura veneziana iniziano con un esposto (cui segue a breve termine una denuncia) presentato dall’ing. Lino Pavan che verte sulla sparizione dei 14.000 masegni dall’insula degli Ormesini.

L’ing. Pavan, prima del pensionamento, aveva ricoperto incarichi di rilievo precisamente nel settore dei lavori pubblici. I suoi atti giudiziari sono molto tecnici e circostanziati, la sua conoscenza di specifiche e contratti d’appalto è professionale, e le contravvenzioni ai capitolati d’appalto che rileva sono ben documentate.

In seguito a queste denunce, l’apparato esecutivo dello stato avvia indagini per mezzo di un vigile urbano distaccato presso la sede della Procura. Questo viglie raccoglie parte del materiale collezionato dal Comitato e interroga alcuni dei suoi promotori, fra cui il sottoscritto.

Personalmente, esco dal primo colloquio con questo vigile con la sensazione (un ammicco di qua, un’allargare di braccia di là…) che l’apparato giudiziario non possa o non voglia affatto intervenire in una questione che coinvolge interessi partitici tanto rilevanti. La sensazione si preciserà nel corso di seguenti incontri con l’investigatore, che si fà di volta in volta meno partecipe del problema, con silenzi e risposte vaghe alle domande rivolte dai membri del Comitato.

La sensazione diviene realtà con la decisione del magistrato incaricato di archiviare esposto e denuncia.

Nel frattempo, ho a mia volta presentato denuncia per il raid vandalistico contro le colonnine in pietra d’Istria di fondamenta dei Tolentini, che a mio modo di vedere è volto a far sparire le prove del furto e sostituzione di numerose colonnine. Proprio in quei giorni l’evidenza di quel malaffare veniva mostrata nel corso di un’esposizione allestita dal Comitato.

Questa denuncia era corredata di ampia documentazione fotografica, più ampia di quella che presentiamo in questo sito, e manifestava anche il pericolo per i passanti costituito da una pesante recinzione in pietra e ferro resa barcollante dal danneggiamento.

Naturalmente, prima di esporre i fatti alla magistratura, avevo effettuato tentativi di interessare la Sovrintendenza ai beni architettonici di Venezia, con rapporti dettagliati e documentazione fotografica, senza ricevere alcuna risposta ufficiale ma solo alzate di spalle.

La denuncia per lo scandalo dei Tolentini

lug 092000
 

Torna a Venezia Scandalo dei Tolentini

Torna a Venezia Pietra d’Istria

Mentre è in corso la mostra del Comitato Spontaneo per la Difesa di Venezia (24 – 31 marzo 2000) che documenta tra l’altro il furto e la sostituzione di alcune colonnine in fondamenta dei Tolentini, qualcosa, presumibilmente un pesante mezzo meccanico, lesiona gravemente un ampio tratto della ringhiera di quella fondamenta, spezzando numerose colonnine vecchie e nuove e rendendo pericolante l’intero parapetto.

Questo consentirà, pochi mesi più tardi, la completa rimozione di tutta la ringhiera e quindi l’occultamento delle prove del furto precedente.

1Venezia, sottrazione pietre d'IstriaVenezia, sottrazione pietre d’Istria. Fondamenta dei Tolentini 26 marzo 2000. La chiatta che vediamo ben potrebbe essere lo strumento con cui sono state spezzate le colonnine.
2Venezia, sottrazione pietre d'IstriaLa frattura che era stata aggiustata con lo stucco si è riaperta. Dal colore vivo della pietra si nota una nuova scheggiatura sulla testa, provocata dal gioco di leva della ringhiera di ferro quando la colonnina è stata violentemente spinta.
3Venezia, sottrazione pietre d'IstriaQuesta, come altre, è stata praticamente frantumata.
4Venezia, sottrazione pietre d'IstriaQuesta, spezzata a metà.
5Venezia, sottrazione pietre d'IstriaAnche alcune di quelle nuove, appena sostituite, hanno subito danni.
6Venezia, sottrazione pietre d'IstriaNon si può certo pensare a un errore d’ormeggio della chiatta, perché i danni sono presenti per tutta la lunghezza della fondamenta.
7Venezia, sottrazione pietre d'Istria27 febbraio 2001. Ecco come è finita: tutte le colonnine sono state rimosse, sparite le prove del furto, un nuovo cantiere di incapaci e forse disonesti si pasce di denaro pubblico.

Torna a Venezia Scandalo dei Tolentini

Torna a Venezia Pietra d’Istria

lug 082000
 

Torna a Venezia Pietra d’Istria

Quella delle colonnine del parapetto in fondamenta dei Tolentini a Venezia è una storia in più episodi.

In una prima fase dei lavori vengono sostituite le colonnine in buono stato con esemplari nuovi, mentre quelle spezzate o gravemente danneggiate rimangono in opera (foto 1-4). Il fatto viene denunciato nell’ambito di una mostra organizzata in Sala San Leonardo dal Comitato Spontaneo per la Difesa di Venezia.

Proprio durante lo svolgimento di quella mostra l’intero parapetto di colonnine appena messe in opera viene scassato e in parte divelto, presumibilmente a opera di una grossa chiatta metallica lì ormeggiata per l’impiego nei lavori sulla fondamenta opposta (vedi foto nella sezione “occultamento delle prove“).

Ravvisando in questo evento un tentativo di occultare le prove dei fatti denunciati dalla mostra, nonché il pericolo per i passanti Veneziani e non, costituito da colonne non più fissate alla base e quindi vacillanti in precario equilibrio, viene sporta denuncia alla Magistratura perché accerti e documenti lo stato di fatto e le responsabilità. Alla denuncia è allegata ampia documentazione fotografica.

Venezia, aggiornamento 30 dicembre 2001

La sola reazione sensibile dalle istituzioni governative è arrivata quasi un anno dopo, quando il firmatario formale della denuncia, cioé io, è stato convocato dai Carabinieri per confermare l’autenticità delle prove fotografiche e per integrarle, la qual cosa è stata fatta con la consegna di un CDROM contenente una copia del sito http://ourvenice.net (vedi) e copie stampabili delle foto.

Alla fine di Dicembre 2001 è passato quasi un altro anno, senza novità apparenti sulla questione. Nel frattempo, per la seconda volta in quattro anni, l’intero parapetto in pietra e acciaio della fondamenta dei Tolentini è stato completamente rimosso e rimpiazzato, assieme alla pavimentazione in trachite; quest’ultima ancora erroneamente posata su mera sabbia (vedi la sezione “masegni” per chiarimenti sulle tecniche di posa). Fare e disfare è tutto un fare, si dice, ma in questo caso si direbbe piuttosto un ampio malaffare.

Non è facile per me credere che il tempo trascorso tra la denuncia di un così lampante atto di abuso e l’identificazione dei responsabili debba essere “tecnicamente” così lungo. Non stiamo parlando di ignoti ladri nella notte: abbiamo a che fare con imprese ufficiali latrici di (sperabilmente) chiari e legali contratti con la Pubblica Amministrazione. Tuttavia nulla sembra accadere, e gli stessi gruppi di potere, spesso le medesime persone, continuano a organizzare, distribuire e quel che è peggio a sovrintendere i lavori pubblici in questa città così rara, Venezia!

Poiché ho avuto l’occasione di conoscere personalmente l’ufficiale dei Carabinieri incaricato delle indagini, so che questa lentezza non dipende da carenze di abilità degli investigatori: ho avuto di fronte una persona onesta, intelligente e pronta. Le carenze cominciano un gradino più su, e sembrano proprio carenze di volontà.
Quella stessa mancanza di moralità che così ampiamente affligge la parte medio-alta della nostra macchina statale.

Non è un caso che la Magistratura in particolare sia così nell’occhio del ciclone, quando un “governo di imprenditori” tenta di riorganizzare l’apparato fatiscente. Di fatto, i giudici a Venezia e in Italia detengono enormi privilegi senza in apparenza avere alcun dovere, né limiti alle loro azioni e sentenze paradossali.
I giudici spesso appaiono come legati a parti politiche, e attraverso queste a imprese che di quelle parti sono “secolarizzazioni” e che gestiscono il grande affare dei lavori pubblici veneziani e non.

Così il “tempo tecnico” richiesto dalle indagini in realtà proviene dalla resistenza opposta dalla macchina statale stessa. Buttiamo fuori questi demoni dall’Amministrazione dello Stato, infine! Alle menti criminali il vasto mondo offre molte opportunità, ma non deve permetter loro di infestare l’Amministrazione Pubblica, per la salvezza di Venezia e della Civiltà.

1Venezia, sottrazione pietre d'IstriaVenezia, Fondamenta dei Tolentini. Colonnine in buono stato vengono preparate per la spedizione verso ignoti lidi dopo essere state sostituite con copie nuove. In opera rimangono però quelle gravemente danneggiate (vedi foto seguenti).
2Venezia, sottrazione pietre d'IstriaVenezia, fondamenta dei Tolentini: questa, più che dimenticata dal restauro, sembra rimasta sullo scaffale come se non avesse trovato un acquirente. Nella foto si nota che la seguente è invece nuova.
3Venezia, sottrazione pietre d'IstriaFondamenta dei Tolentini: anche questa è stata lasciata in opera, nonostante sia spezzata alla base e mancante di parte della testa, o forse proprio per questo motivo…
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaVistosamente fratturata, ha meritato solo un poco di mastice giallastro.

La denuncia per lo scandalo dei Tolentini

Venezia, Tolentini, l’ occultamento delle prove

lug 072000
 

Torna a Venezia Pietra d’Istria

Se le colonnine dei parapetti di Venezia sono un manufatto prezioso, anche la pietra d’Istria in blocchi è diventata molto rara, così qualcuno sembra aver pensato a Venezia, che in secoli di dominazione sull’alto Adriatico ne importò migliaia di tonnellate.

Gli ammanchi più recenti si verificano alle Zattere e alla Giudecca, dove nel corso dei lavori di costruzione della nuova banchina portuale sono stati sostituiti centinaia di blocchi, spogliando centinaia di metri di riva per rivestirli di volgarissimo “biancone”, pietra scadente e quasi gessosa.

Particolarmente dolorosa è la perdita delle pietre poste sulle Zattere fra gli Incurabili e la Punta della Dogana: questa zona era caratterizzata da masegni e pietra d’Istria di posa assai antica. Certo gli spigoli di quelle pietre non erano affilati, recando i segni della loro età e del loro servizio. Ma era proprio quella loro storia, scritta nelle piccole sbrecciature dei bordi, a conferire a quei luoghi l’atmosfera magica antica e solitaria.

Quell’atmosfera attirava le persone sensibili a passeggiare non solo nei giorni di sole, ma in ogni occasione si sentisse il bisogno di un momento di raccoglimento interiore.

Molti ricorderanno con rimpianto anche i grandi fossili di ammonite che si potevano vedere sulla pietra d’Istria vicino al ponte dell’Umiltà.

Ora tutte quelle pietre gravide di storia non sono più lì. Sono sostituite da una banchina geometricamente squadrata che restituisce al visitatore la sensazione di trovarsi di fronte a un manufatto freddamente nuovo. Senza che a questa novità si accompagnino vantaggi di solidità o perfezionamento tecnico: i lavori sono condotti con massiccio uso di calcestruzzo e con posa delle pietre su sabbia, tecnologia già provatamente inadatta alla specificità veneziana.

Venezia, sottrazione pietre d'IstriaZattere ai Saloni: tutta la riva originale se ne è andata, e con lei i fossili che vi si potevano scorgere. In cambio queste lastre di biancone tagliate a macchina.
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaZattere allo Spirito Santo: non hanno risparmiato neppure le rivette, la pietra d’Istria se n’è andata proprio tutta.
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaGiudecca Sant’Eufemia: grossi blocchi di pietra d’Istria pronti per la spedizione, assieme a ingenti quantitativi di masegni.
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaGiudecca Sant’Eufemia: ancora blocchi di pietra d’Istria, ammonticchiati come materiale da cava.
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaGiudecca Zitelle: anche qui i grandi blocchi di pietra d’Istria delle rive se ne sono andati.
lug 062000
 

Da quando l’Istria ha posto severe restrizioni all’estrazione di pietra bianca, anche questo minerale è diventato molto prezioso.

È una pietra dal colore bianco caldo, molto resistente agli agenti atmosferici e in particolare alla salsedine.

Ha anche la caratteristica di divenire luminescente fredda in particolari condizioni di luce, come durante i temporali, quando l’atmosfera si satura di ultravioletto e luminescente calda sotto l’azione degli infrarossi come nei tramonti.

In queste condizioni riveste un’importanza determinante nella creazione di quegli effetti di luce specialissimi per cui Venezia è giustamente famosa e che hanno fatto sì che la sua scuola di pittura (una delle tre maggiori italiane, con la lombarda e la toscana) fosse chiamata, appunto “della Luce”.

Amministratori privi di cultura e di scrupoli stanno negli ultimi anni spogliando la città di questa pietra.

Migliaia di blocchi ciascuno del peso di tonnellate sono stati asportati dalle sue rive e sostituiti con un povero succedaneo, il “biancone”, che dell’Istria non ha né la bellezza né la resistenza. I vecchi blocchi sono tolti dalle loro sedi e ammonticchiati come materiale da cava, per essere poi avviati, ufficialmente, in discariche. Il fondato sospetto del Comitato per la Difesa di Venezia è che invece questo materiale sia avviato a taglierie per ricavarne preziose piastrelle da arredamento.

Anche qui al danno del furto, per i cittadini, si aggiunge la beffa di dover pagare i nuovi blocchi di biancone e l’umiliazione di contribuire all’arricchimento di persone e organizzazioni indegne degli incarichi loro affidati e soprattutto indegne di mettere mano alla storia di Venezia.

Il primo grave episodio di asportazione della pietra d’Istria di cui ho notizia riguarda uno dei parapetti del ponte della ferrovia al tempo del raddoppio dei binari. Circa quattro Km di pietre di coronamento tagliate a mezzotondo. A seguire, qualche anno fa, tutte le pietre di sponda del canale di Cannaregio. Recentemente, anche tutte quelle delle Zattere dagli Incurabili alla Dogana e della Giudecca a Sant’Eufemia e alle Zitelle. Per Zattere e Giudecca si parla di blocchi enormi, circa cm. 70 × 120 × 40.

Ma non sono solo i blocchi da riva che spariscono, sono anche centinaia di graziose colonnine da ringhiera: negli anni ’80 ne sparirono circa 90 in fondamenta Ca’ Balà e circa 80 in fondamenta de Borgo. Un paio d’anni or sono fu la volta di fondamenta dei Tolentini, il cui scandalo è ancora in atto.

Venezia, sottrazione pietre d'IstriaMurano: grossi blocchi di pietra d’Istria depositati in un cantiere. Chissà come sono arrivati lì, e chissà dove andranno a finire?
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaGiudecca: ecco come sono trattati blocchi di pietra rara vecchi di secoli: come materiale da discarica (o da cava?)
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaSul pilastrino a sinistra si legge:
MDC
XII
M
IUNII
cioè
1600 12 Mese di Giugno, ma questo pilastrino non risale certo a quell’epoca, è stato collocato nel corso dei recenti lavori, è in due pezzi uniti tra loro e alla ringhiera con stucco giallastro. La mancanza della piombatura lo sta già scheggiando malamente.

Venezia, la sottrazione dei blocchi di sponda in pietra d’Istria

Venezia, lo scandalo dei Tolentini

Venezia, Tolentini, l’ occultamento delle prove

La denuncia per lo scandalo dei Tolentini

lug 052000
 

Torna ai ponti in ghisa di Venezia
Venezia, ponte Penini

Il ponte dei Penini si trova di fronte alla chiesa di San Martino di Castello vicino all’ingresso monumentale dell’Arsenale.

È l’ultimo in ordine di tempo a essere stato rimosso e sostituito. Visto smascherato l’inganno della falsificazione, dalle denunce dei cittadini e del Comitato per la Difesa di Venezia, i “restauratori” sembra abbiano cambiato tattica.

Il ponte infatti è dichiaratamente nuovo, diverso per forma, proporzioni, concezione e decorazione dall’originale e presenta una placca con data 1999. Del ponte originale si ignora la sorte, ma è facile immaginare che, ufficialmente, sarà stato rottamato e rifuso “perché troppo in cattive condizioni per venire aggiustato”.

È inquietante la leggerezza con cui gli incaricati della Pubblica Amministrazione contravvengono alle sue stesse norme. Si pensi che i regolamenti comunali vietano al cittadino non solo qualsiasi modifica alla tipologia edilizia, con pesantissime restrizioni anche quando si tratta di modifiche interne alle abitazioni, ma persino di cambiare il colore delle imposte e delle porte di strada, che devono essere rigorosamente marron, verde scuro o nere.

Il ponte dei Penini era molto più corto e raccolto, con parapetti più bassi, un rapporto tra pedata e alzata completamente diverso e l’alzata dei gradini era ingentilita da un traforo a ricamo di fiori. Le proporzioni del suo arco ben si sposavano con quelle degli altri due ponticelli adiacenti sullo stesso canale in direzione dell’Arsenale. Sul lato opposto fa invece ancora mostra di sé un’orribile e fatiscente passerella, che però nessuno deve aver pensato di acquistare… pardon, “restaurare”.

Alla coscienza degli autori di questo ennesimo scempio lascio la vergogna e la scelta fra due classi di epiteti: “ladri e bugiardi” oppure “imbecilli e incapaci” (imbecille da im-baculus, privo di bastone, del sostegno, cioè, della ragione).

Venezia, ponte PeniniIl ponte non è più in ghisa fusa e rivettata. Adesso è in acciaio a pezzi sciolti assemblati con (poche) viti
Venezia, ponte PeniniL’alzata dei gradini del ponte originale era abbellita da un complesso traforo floreale: nel nuovo ponte è stata sostituita da questo moderno motivo “a tubo di scappamento”
Venezia, ponte PeniniAlmeno in questo caso, non ci verranno a dire che “Il ponte è esattamente quello di prima”.
lug 042000
 

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Venezia, ponte della Malvasia Vecchia

Il ponte della Malvasia Vechia si trova nei pressi di campo San Maurizio vicino alla Prefettura.

È stato smontato e portato via con il pretesto di un restauro. Al suo posto è stato ricollocato un manufatto falso e realizzato grossolanamente.

Come ben si vede nelle foto dei dettagli, la copia di questo ponte è stata realizzata da una fonderia non in grado di realizzare i getti di grande dimensione. Ogni singolo elemento decorativo è stato fuso separatamente e poi assemblato con l’uso di saldatura.

Anche qui, come si è spiegato per il caso del ponte della Donna Onesta, i modelli da cui sono stati tratti i calchi non erano stati puliti dalle croste di vecchia vernice, il falso risulta quindi ampiamente deturpato da bolle di fusione.

Venezia, ponte della Malvasia VecchiaRinghiera: elemento decorativo applicato e non fuso monoblocco. Si notano i punti di saldatura.
Venezia, ponte della Malvasia VecchiaCorrimano: gravi difetti di fusione presenti in tutto il ponte.
Venezia, ponte della Malvasia VecchiaRinghiera: gravi difetti di fusione presenti in tutto il ponte. Si nota la grossolana giunzione tra pezzi fusi separatamente.
lug 032000
 

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Venezia, ponte della Latte

Il ponte de la Latte si trova nei pressi di campo San Stin vicino alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista.

È stato smontato e portato via con il pretesto di un restauro. Al suo posto è stato ricollocato un manufatto falso e realizzato grossolanamente.

Nel caso di questo ponte, sembra che si sia fatto il calco di una sola metà, fondendone poi due copie, come ben si arguisce dalla scritta rovesciata su uno dei due corrimano.

Venezia, ponte della LatteIl corrimano è rovescio:
così si risparmia il costo di uno stampo!
Venezia, ponte della LatteVenezia, ponte della Latte. Il ponte originale era sghembo e con ringhiere di diversa lunghezza. Essendo stata fatta duplice copia di una sola metà, questa ringhiera “cresce” di una trentina di centimetri, invadendo la vetrina del negozio in disuso. Si nota la piombatura del precedente attacco sul pilastro retrostante..

Sul lato opposto della stessa ringhiera, dopo la collocazione in opera si sono verificate fratture da contrazione del metallo. È un fenomeno frequente nelle fusioni nuove realizzate con imperizia ma impensabile in un getto che fosse vecchio di molti decenni. Sono state riparate con il ponte già in opera.

Venezia, ponte della LatteVenezia, ponte della Latte. Fratture da contrazione del metallo..
Venezia, ponte della LatteAnche qui l’imperizia dei fonditori – falsificatori si rivela con le bolle di fusione già descritte per il ponte della Donna Onesta
Venezia, ponte della LatteArcata del ponte de la Latte a Venezia: un qualche accidente intervenuto in fase di calco o getto ha costretto a questo raffazzonato ritocco proprio nella firma del fonditore.