Pietre d’Istria

In questa Categoria si raccoglie documentazione sulla sottrazione in Venezia di elementi in pietra d’Istria dalla conterminazione delle rive. Vi compaiono gli articoli pubblicati fra il 1998 e il 2000 dal Comitato Spontaneo per la Difesa di Venezia. La Categoria adesso è aperta ai contributi di documentazione attuale o d’archivio da parte degli Utenti.

lug 092000
 

Torna a Venezia Scandalo dei Tolentini

Torna a Venezia Pietra d’Istria

Mentre è in corso la mostra del Comitato Spontaneo per la Difesa di Venezia (24 – 31 marzo 2000) che documenta tra l’altro il furto e la sostituzione di alcune colonnine in fondamenta dei Tolentini, qualcosa, presumibilmente un pesante mezzo meccanico, lesiona gravemente un ampio tratto della ringhiera di quella fondamenta, spezzando numerose colonnine vecchie e nuove e rendendo pericolante l’intero parapetto.

Questo consentirà, pochi mesi più tardi, la completa rimozione di tutta la ringhiera e quindi l’occultamento delle prove del furto precedente.

1Venezia, sottrazione pietre d'IstriaVenezia, sottrazione pietre d’Istria. Fondamenta dei Tolentini 26 marzo 2000. La chiatta che vediamo ben potrebbe essere lo strumento con cui sono state spezzate le colonnine.
2Venezia, sottrazione pietre d'IstriaLa frattura che era stata aggiustata con lo stucco si è riaperta. Dal colore vivo della pietra si nota una nuova scheggiatura sulla testa, provocata dal gioco di leva della ringhiera di ferro quando la colonnina è stata violentemente spinta.
3Venezia, sottrazione pietre d'IstriaQuesta, come altre, è stata praticamente frantumata.
4Venezia, sottrazione pietre d'IstriaQuesta, spezzata a metà.
5Venezia, sottrazione pietre d'IstriaAnche alcune di quelle nuove, appena sostituite, hanno subito danni.
6Venezia, sottrazione pietre d'IstriaNon si può certo pensare a un errore d’ormeggio della chiatta, perché i danni sono presenti per tutta la lunghezza della fondamenta.
7Venezia, sottrazione pietre d'Istria27 febbraio 2001. Ecco come è finita: tutte le colonnine sono state rimosse, sparite le prove del furto, un nuovo cantiere di incapaci e forse disonesti si pasce di denaro pubblico.

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lug 082000
 

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Quella delle colonnine del parapetto in fondamenta dei Tolentini a Venezia è una storia in più episodi.

In una prima fase dei lavori vengono sostituite le colonnine in buono stato con esemplari nuovi, mentre quelle spezzate o gravemente danneggiate rimangono in opera (foto 1-4). Il fatto viene denunciato nell’ambito di una mostra organizzata in Sala San Leonardo dal Comitato Spontaneo per la Difesa di Venezia.

Proprio durante lo svolgimento di quella mostra l’intero parapetto di colonnine appena messe in opera viene scassato e in parte divelto, presumibilmente a opera di una grossa chiatta metallica lì ormeggiata per l’impiego nei lavori sulla fondamenta opposta (vedi foto nella sezione “occultamento delle prove“).

Ravvisando in questo evento un tentativo di occultare le prove dei fatti denunciati dalla mostra, nonché il pericolo per i passanti Veneziani e non, costituito da colonne non più fissate alla base e quindi vacillanti in precario equilibrio, viene sporta denuncia alla Magistratura perché accerti e documenti lo stato di fatto e le responsabilità. Alla denuncia è allegata ampia documentazione fotografica.

Venezia, aggiornamento 30 dicembre 2001

La sola reazione sensibile dalle istituzioni governative è arrivata quasi un anno dopo, quando il firmatario formale della denuncia, cioé io, è stato convocato dai Carabinieri per confermare l’autenticità delle prove fotografiche e per integrarle, la qual cosa è stata fatta con la consegna di un CDROM contenente una copia del sito http://ourvenice.net (vedi) e copie stampabili delle foto.

Alla fine di Dicembre 2001 è passato quasi un altro anno, senza novità apparenti sulla questione. Nel frattempo, per la seconda volta in quattro anni, l’intero parapetto in pietra e acciaio della fondamenta dei Tolentini è stato completamente rimosso e rimpiazzato, assieme alla pavimentazione in trachite; quest’ultima ancora erroneamente posata su mera sabbia (vedi la sezione “masegni” per chiarimenti sulle tecniche di posa). Fare e disfare è tutto un fare, si dice, ma in questo caso si direbbe piuttosto un ampio malaffare.

Non è facile per me credere che il tempo trascorso tra la denuncia di un così lampante atto di abuso e l’identificazione dei responsabili debba essere “tecnicamente” così lungo. Non stiamo parlando di ignoti ladri nella notte: abbiamo a che fare con imprese ufficiali latrici di (sperabilmente) chiari e legali contratti con la Pubblica Amministrazione. Tuttavia nulla sembra accadere, e gli stessi gruppi di potere, spesso le medesime persone, continuano a organizzare, distribuire e quel che è peggio a sovrintendere i lavori pubblici in questa città così rara, Venezia!

Poiché ho avuto l’occasione di conoscere personalmente l’ufficiale dei Carabinieri incaricato delle indagini, so che questa lentezza non dipende da carenze di abilità degli investigatori: ho avuto di fronte una persona onesta, intelligente e pronta. Le carenze cominciano un gradino più su, e sembrano proprio carenze di volontà.
Quella stessa mancanza di moralità che così ampiamente affligge la parte medio-alta della nostra macchina statale.

Non è un caso che la Magistratura in particolare sia così nell’occhio del ciclone, quando un “governo di imprenditori” tenta di riorganizzare l’apparato fatiscente. Di fatto, i giudici a Venezia e in Italia detengono enormi privilegi senza in apparenza avere alcun dovere, né limiti alle loro azioni e sentenze paradossali.
I giudici spesso appaiono come legati a parti politiche, e attraverso queste a imprese che di quelle parti sono “secolarizzazioni” e che gestiscono il grande affare dei lavori pubblici veneziani e non.

Così il “tempo tecnico” richiesto dalle indagini in realtà proviene dalla resistenza opposta dalla macchina statale stessa. Buttiamo fuori questi demoni dall’Amministrazione dello Stato, infine! Alle menti criminali il vasto mondo offre molte opportunità, ma non deve permetter loro di infestare l’Amministrazione Pubblica, per la salvezza di Venezia e della Civiltà.

1Venezia, sottrazione pietre d'IstriaVenezia, Fondamenta dei Tolentini. Colonnine in buono stato vengono preparate per la spedizione verso ignoti lidi dopo essere state sostituite con copie nuove. In opera rimangono però quelle gravemente danneggiate (vedi foto seguenti).
2Venezia, sottrazione pietre d'IstriaVenezia, fondamenta dei Tolentini: questa, più che dimenticata dal restauro, sembra rimasta sullo scaffale come se non avesse trovato un acquirente. Nella foto si nota che la seguente è invece nuova.
3Venezia, sottrazione pietre d'IstriaFondamenta dei Tolentini: anche questa è stata lasciata in opera, nonostante sia spezzata alla base e mancante di parte della testa, o forse proprio per questo motivo…
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaVistosamente fratturata, ha meritato solo un poco di mastice giallastro.

La denuncia per lo scandalo dei Tolentini

Venezia, Tolentini, l’ occultamento delle prove

lug 072000
 

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Se le colonnine dei parapetti di Venezia sono un manufatto prezioso, anche la pietra d’Istria in blocchi è diventata molto rara, così qualcuno sembra aver pensato a Venezia, che in secoli di dominazione sull’alto Adriatico ne importò migliaia di tonnellate.

Gli ammanchi più recenti si verificano alle Zattere e alla Giudecca, dove nel corso dei lavori di costruzione della nuova banchina portuale sono stati sostituiti centinaia di blocchi, spogliando centinaia di metri di riva per rivestirli di volgarissimo “biancone”, pietra scadente e quasi gessosa.

Particolarmente dolorosa è la perdita delle pietre poste sulle Zattere fra gli Incurabili e la Punta della Dogana: questa zona era caratterizzata da masegni e pietra d’Istria di posa assai antica. Certo gli spigoli di quelle pietre non erano affilati, recando i segni della loro età e del loro servizio. Ma era proprio quella loro storia, scritta nelle piccole sbrecciature dei bordi, a conferire a quei luoghi l’atmosfera magica antica e solitaria.

Quell’atmosfera attirava le persone sensibili a passeggiare non solo nei giorni di sole, ma in ogni occasione si sentisse il bisogno di un momento di raccoglimento interiore.

Molti ricorderanno con rimpianto anche i grandi fossili di ammonite che si potevano vedere sulla pietra d’Istria vicino al ponte dell’Umiltà.

Ora tutte quelle pietre gravide di storia non sono più lì. Sono sostituite da una banchina geometricamente squadrata che restituisce al visitatore la sensazione di trovarsi di fronte a un manufatto freddamente nuovo. Senza che a questa novità si accompagnino vantaggi di solidità o perfezionamento tecnico: i lavori sono condotti con massiccio uso di calcestruzzo e con posa delle pietre su sabbia, tecnologia già provatamente inadatta alla specificità veneziana.

Venezia, sottrazione pietre d'IstriaZattere ai Saloni: tutta la riva originale se ne è andata, e con lei i fossili che vi si potevano scorgere. In cambio queste lastre di biancone tagliate a macchina.
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaZattere allo Spirito Santo: non hanno risparmiato neppure le rivette, la pietra d’Istria se n’è andata proprio tutta.
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaGiudecca Sant’Eufemia: grossi blocchi di pietra d’Istria pronti per la spedizione, assieme a ingenti quantitativi di masegni.
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaGiudecca Sant’Eufemia: ancora blocchi di pietra d’Istria, ammonticchiati come materiale da cava.
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaGiudecca Zitelle: anche qui i grandi blocchi di pietra d’Istria delle rive se ne sono andati.
lug 062000
 

Da quando l’Istria ha posto severe restrizioni all’estrazione di pietra bianca, anche questo minerale è diventato molto prezioso.

È una pietra dal colore bianco caldo, molto resistente agli agenti atmosferici e in particolare alla salsedine.

Ha anche la caratteristica di divenire luminescente fredda in particolari condizioni di luce, come durante i temporali, quando l’atmosfera si satura di ultravioletto e luminescente calda sotto l’azione degli infrarossi come nei tramonti.

In queste condizioni riveste un’importanza determinante nella creazione di quegli effetti di luce specialissimi per cui Venezia è giustamente famosa e che hanno fatto sì che la sua scuola di pittura (una delle tre maggiori italiane, con la lombarda e la toscana) fosse chiamata, appunto “della Luce”.

Amministratori privi di cultura e di scrupoli stanno negli ultimi anni spogliando la città di questa pietra.

Migliaia di blocchi ciascuno del peso di tonnellate sono stati asportati dalle sue rive e sostituiti con un povero succedaneo, il “biancone”, che dell’Istria non ha né la bellezza né la resistenza. I vecchi blocchi sono tolti dalle loro sedi e ammonticchiati come materiale da cava, per essere poi avviati, ufficialmente, in discariche. Il fondato sospetto del Comitato per la Difesa di Venezia è che invece questo materiale sia avviato a taglierie per ricavarne preziose piastrelle da arredamento.

Anche qui al danno del furto, per i cittadini, si aggiunge la beffa di dover pagare i nuovi blocchi di biancone e l’umiliazione di contribuire all’arricchimento di persone e organizzazioni indegne degli incarichi loro affidati e soprattutto indegne di mettere mano alla storia di Venezia.

Il primo grave episodio di asportazione della pietra d’Istria di cui ho notizia riguarda uno dei parapetti del ponte della ferrovia al tempo del raddoppio dei binari. Circa quattro Km di pietre di coronamento tagliate a mezzotondo. A seguire, qualche anno fa, tutte le pietre di sponda del canale di Cannaregio. Recentemente, anche tutte quelle delle Zattere dagli Incurabili alla Dogana e della Giudecca a Sant’Eufemia e alle Zitelle. Per Zattere e Giudecca si parla di blocchi enormi, circa cm. 70 × 120 × 40.

Ma non sono solo i blocchi da riva che spariscono, sono anche centinaia di graziose colonnine da ringhiera: negli anni ’80 ne sparirono circa 90 in fondamenta Ca’ Balà e circa 80 in fondamenta de Borgo. Un paio d’anni or sono fu la volta di fondamenta dei Tolentini, il cui scandalo è ancora in atto.

Venezia, sottrazione pietre d'IstriaMurano: grossi blocchi di pietra d’Istria depositati in un cantiere. Chissà come sono arrivati lì, e chissà dove andranno a finire?
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaGiudecca: ecco come sono trattati blocchi di pietra rara vecchi di secoli: come materiale da discarica (o da cava?)
Venezia, sottrazione pietre d'IstriaSul pilastrino a sinistra si legge:
MDC
XII
M
IUNII
cioè
1600 12 Mese di Giugno, ma questo pilastrino non risale certo a quell’epoca, è stato collocato nel corso dei recenti lavori, è in due pezzi uniti tra loro e alla ringhiera con stucco giallastro. La mancanza della piombatura lo sta già scheggiando malamente.

Venezia, la sottrazione dei blocchi di sponda in pietra d’Istria

Venezia, lo scandalo dei Tolentini

Venezia, Tolentini, l’ occultamento delle prove

La denuncia per lo scandalo dei Tolentini