Storia di Venezia

Pagina pubblicata il 6 Ottobre 2011
Aggiornamento 16 Novembre 2014

Lettera del Prefetto Cassiodoro ai Veneziani nel 537 D.C.

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Storia di Venezia - Senator Cassiodorus

Presentazione del documento

Questa lettera viene scritta nell'anno 537 D.C. dal Prefetto Pretorio del Re Ostrogoto Vitige ai Tribuni Marittimi Veneziani.

Il prefetto si chiamava Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus, meglio noto con il soprannome familiare di "Senator", ed era nipote di quel Cassiodoro II che aveva guidato l'Ambasceria papale di Leone Magno a fermare l'invasione di Attila in Italia.

Nell'anno 537 il raccolto di vino e olio nell'Istria era stato particolarmente abbondante, e il Prefetto scrive ai Veneziani per incaricarli del trasporto marittimo di tali derrate a Ravenna, capitale del Regno Ostrogoto.
Esaurito lo scopo ufficiale della Lettera nelle prime righe, il testo si dilunga in una descrizione elegiaca dei Veneziani stessi, della loro Patria e delle loro abitudini morali.

Nonostante Cassiodoro fosse di origine Calabra come persona e come funzionario, nei suoi quasi trent'anni di servizio sotto gli Imperatori Ostrogoti da Teodorico in poi, si può pensare avesse acquisito una certa familiarità nel trattare coi Veneziani, firma infatti la sua lettera non con il nome completo ma con il solo soprannome, Senator, accompagnato dal titolo di Prefetto.
Nella descrizione che segue dimostra infatti di conoscere quel Popolo molto bene, e di averlo in grande stima.

Dalle sue parole apprendiamo che a quel tempo erano chiamati Veneziani gli abitanti delle paludi costiere da Ravenna a Grado1. Apprendiamo che al tempo di Cassiodoro i Veneziani erano famosi come navigatori e costruttori di navi. Il Prefetto lascia del resto intendere che la fama e la nobiltà di questo Popolo sono notorie sin dall'antichità.

Pari a quella come navigatori secondo Cassiodoro è la stima che i Veneziani meritano dal punto di vista morale, unico Popolo che non conosce il vizio dell'invidia perché tutti gli abitanti, ricchi o poveri, vivono nella medesima tipologia di abitazioni, si nutrono del medesimo cibo, il pesce, e sono dediti alla principale occupazione del produrre e commerciare il sale.

La loro Patria è l'acqua, ed essi quindi si sentono nel loro Paese ovunque le navi li possano portare. Hanno del resto nel sale moneta internazionale che loro consente di commerciare in ogni paese. Sanno affrontare il mare infuriato ma conoscono vie di navigazione costiera e fluviale protette, sì da poter garantire la pronta consegna dei loro carichi con ogni tempo.

Con il suo "Siate quindi assai preparati a percorrere spazi vicini, voi che spesso percorrete spazi infiniti" Cassiodoro ci insegna che i Veneziani di allora non erano chiusi nelle loro paludi, ma già avezzi a commerciare il loro sale ben più lontano che in Istria o a Ravenna.

All'epoca i Veneziani non hanno ancora costruito la loro città come oggi la conosciamo. Le abitazioni sono sparse sui dossi più emersi delle barene, con fondamenta ottenute intrecciando rami flessibili alla maniera dei nidi di uccelli acquatici.
A queste case, come fossero animali domestici, i Veneziani tengono legate le loro navi, che il Prefetto chiede di mettere in ordine di navigazione per effettuare il trasporto.

Il documento è molto importante poiché, oltre a sancire una significativa presenza dei Veneziani come figura collettiva ben precisa e omogenea già nel Sesto Secolo D.C., testimonia che i Veneziani costituiscono un ceppo del Popolo Veneto di usi e costumi assai diversi da quelli dei Veneti di Terraferma.

Mentre queti ultimi, fondendosi con gli Euganei, si organizzano in Civiltà stanziali dedite principalmente all'agricoltura e all'allevamento, quindi alla proprietà della terra oggetto di costanti conflittualità per il possesso, i Veneziani si attestano sulla sconfinata vastità del Mare e fanno "girare i rulli al posto dell’aratro e delle falci".

Storia di Venezia - Casoni in canna nella Laguna di Grado

Una persistenza contemporanea di arcaici moduli abitativi lagunari sulla motta, nella Laguna di Grado, in concessione ai Fratelli Polo.
A ben pensarci, quei nostri remoti antenati hanno lasciato ben più che reperti storici. In questi edifici ancora si riconosce la viva persistenza della loro Tradizione.
Foto estate 2011 per gentile concessione di Vinicio Patruno

Precisando questa raffigurazione, Cassiodoro spiega che i Veneziani hanno come principale attività la raccolta e il commercio del sale, all'epoca moneta paragonabile all'oro per la sua spendibilità su scala mondiale.

Essi posseggono un centro per la loro Civiltà sparso sulle isole delle barene costiere dell'Alto Adriatico, ma grazie alla loro abilità come costruttori navali il loro corpo sociale agisce già allora su tutte le coste dell'Adriatico e oltre.

I Veneziani riescono a sintetizzare la stanzialità con il nomadismo attraverso l'artigianato e il Commercio. Un Commercio che sanno ben differenziare e perfezionare da quelli semplici del baratto o della compravendita.
Da Cassiodoro abbiamo testimonianza che essi sono già nel 537 D.C. organizzati come compagnia armatoriale attraverso i Tribuni Marittimi, e in condizione di operare in complessi regimi di nolo navale. Un'attività commerciale molto evoluta sia dal punto di vista tecnico amministrativo che da quello della fiducia reciproca necessaria ai contraenti.

Il non dover confliggere continuamente per il possesso della terra e l'abitudine al lavoro di squadra necessario sulle imbarcazioni, faranno dei Veneziani il ceppo più sereno e di successo, al punto di diventare ben presto, per la Storia Moderna, il tronco più glorioso e forte dell'intero Popolo Veneto.

Le tecniche costruttive e le condizioni logistiche dei Veneziani Antichi non erano però tali da consentire la persistenza di rovine o reperti inequivocabili capaci di datare con esattezza l'insediamento Veneziano nelle Lagune. È argomento che necessariamente si colloca nella Tradizione più che nella Storia documentata. La Tradizione Veneta racconta di profughi guidati da Antenore: in fuga dalla sconfitta nell'alleanza con Ilio (la Troia di Virgilio), alcune tribù di Heneti si sarebbero stabilite in queste terre sul finire del secondo Millennio A.C..
Per chi desidera approfondire il racconto tradizionale, offro di leggere: "Parte Terza: La Coesione di Popolo" in
"Storia Morale di Venezia".

Umberto Sartori

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Storia di Venezia, casoni in Laguna di Marano

Casoni nella Laguna di Grado. Foto per gentile concessione di Luigi Zanon.

Originale in Latino della Lettera

Tribunis maritimorum Senator, praef. praet.

1. Data pridem iussione censuimus ut Histria vini, olei vel tritici species, quarum praesenti anno copia indulta perfruitur, ad Ravennatem feliciter dirigeret mansionem. sed vos, qui numerosa navigia in eius confinio possidetis, pari devotionis gratia providete, ut quod illa parata est tradere, vos studeatis sub celeritate portare. similis erit quippe utrisque gratia perfectionis, quando unum ex his dissociatum impleri non permittit effectum.estote ergo promptissimi ad vicina, qui saepe spatia transmittitis infinita.

2. Per hospitia quodammodo vestra discurritis, qui per patriam navigatis. accedit etiam commodis vestris, quod vobis aliud iter aperitur perpetua securitate tranquillum. nam cum ventis saevientibus mare fuerit clausum, via vobis panditur per amoenissima fluviorum. carinae vestrae flatus asperos non pavescunt: terram cum summa felicitate contingunt et perire nesciunt, quae frequenter inpingunt. putantur eminus quasi per prata ferri, cum eorum contingit alveum non videri. tractae funibus ambulant, quae stare rudentibus consuerunt, et condicione mutata pedibus iuvant homines naves suas: vectrices sine labore trahunt, et pro pavore velorum utuntur passu prosperiore nautarum.

3. Iuvat referre quemadmodum habitationes vestras sitas esse perspeximus. Venetiae praedicabiles quondam plenae nobilibus ab austro Ravennam Padumque contingunt, ab oriente iucunditate Ionii litoris perfruuntur: ubi alternus aestus egrediens modo claudit, modo aperit faciem reciproca inundatione camporum. hic vobis aquatilium avium more domus est. nam qui nunc terrestris, modo cernitur insularis, ut illic magis aestimes esse Cycladas, ubi subito locorum facies respicis immutatas.

4. Earum quippe similitudine per aequora longe patentia domicilia videntur sparsa, quae natura protulit, sed hominum cura fundavit. viminibus enim flexibilibus illigatis terrena illic soliditas aggregatur et marino fluctui tam fragilis munitio non dubitatur opponi, scilicet quando vadosum litus moles eicere nescit undarum et sine viribus fertur quod altitudinis auxilio non iuvatur.

5. Habitatoribus igitur una copia est, ut solis piscibus expleantur. paupertas ibi cum divitibus sub aequalitate convivit. unus cibus omnes reficit, habitatio similis universa concludit, nesciunt de penatibus invidere et sub hac mensura degentes evadunt vitium, cui mundum esse constat obnoxium.

6. In salinis autem exercendis tota contentio est: pro aratris, pro falcibus cylindros volvitis: inde vobis fructus omnis enascitur, quando in ipsis et quae non facitis possidetis. moneta illic quodammodo percutitur victualis. arti vestrae omnis fluctus addictus est. potest aurum aliquis minus quaerere, nemo est qui salem non desideret invenire, merito, quando isti debet omnis cibus quod potest esse gratissimus.

7. Proinde naves, quas more animalium vestris parietibus illigatis, diligenti cura reficite, ut, cum vos vir experientissimus Laurentius, qui ad procurandas species directus est, commonere temptaverit, festinetis excurrere, quatenus expensas necessarias nulla difficultate tardetis, qui pro qualitate aeris compendium vobis eligere potestis itineris.

CASSIODORUS, Variarum libri XII, XII, 24

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Versione in Italiano della Lettera di Cassiodoro ai Veneziani

"Ai Tribuni dei marittimi, Senator, Prefetto Pretorio.

Con ordine già impartito, ho deciso che la produzione di vino e di olio d’Istria, della quale c’è una grande abbondanza quest’anno, venga trasportata con buon esito alla sede di Ravenna. Quindi voi, che possedete ai suoi confini numerose navi, con pari e cortese impegno provvedete a trasportare celermente ciò che quella (regione) è pronta a dare.

Entrambi i compiti hanno uguale importanza, dal momento che l’uno dissociato dall’altro non permette la realizzazione dello scopo. Siate quindi assai preparati a percorrere spazi vicini, voi che spesso percorrete spazi infiniti. Voi che navigate attraverso i mari della patria, in qualche modo correte qua e là per luoghi ospitali che vi appartengono.

Si aggiunge anche ai vostri vantaggi il fatto che per voi è accessibile un altro percorso tranquillo e sempre sicuro. Infatti, quando il mare non è navigabile a causa dell’infuriare dei venti, si apre a voi una via comodissima attraverso i fiumi. Le vostre navi non temono i venti violenti, toccano il terreno con grandissima facilità senza subire danni e non si rovinano, anche se urtano frequentemente.

Da lontano si può credere che vengano quasi portate attraverso i prati, quando capita di non vedere il loro canale. Trascinate dalle funi procedono, esse che si solito stanno legate alle gomene, e, cambiata la situazione, gli uomini a piedi le aiutano ad avanzare. Gli uomini trascinano senza alcuna fatica le navi da trasporto e usano al posto delle pericolose vele il passo più sicuro dei marinai.

Vale la pena di ricordare come sono le vostre abitazioni, che io ho visto. Le Venezie, famose un tempo e piene di nobiltà, confinano a sud con Ravenna e il Po, mentre ad oriente godono della bellezza del litorale ionico, dove l’alterno moto della marea ora copre d’acqua ora fa vedere l’aspetto dei campi.
Qui voi avete la vostra casa simile in qualche modo ai nidi degli uccelli acquatici. E infatti ora appare terrestre ora insulare, tanto che si potrebbe pensare che esse siano le Cicladi, dove improvvisamente si può scorgere l’aspetto dei luoghi trasformato.
In modo simile le abitazioni sembrano sparse per il mare attraverso distese molto ampie, ed esse non sono opera della natura, ma della cura degli uomini.
Infatti in quei luoghi la consistenza del suolo è resa più solida da intrecci di rami flessibili e non si esita ad opporre questa fragile difesa alle onde marine; ciò evidentemente quando la costa poco profonda non riesce a respingere la grandezza delle onde e queste restano senza forza perché non sono sostenute dall’aiuto della profondità.

Dunque vi è una sola cosa in abbondanza per gli abitanti, che si saziano di soli pesci. Lì la povertà convive con la ricchezza allo stesso modo. Un unico cibo sfama tutti, case simili ospitano tutti.
Non conoscono invidia per la casa e in questo modo chi ha meno evita il vizio al quale si sa che il mondo è soggetto.

Tutto il vostro impegno è rivolto alla produzione del sale: fate girare i rulli al posto dell’aratro e delle falci: da qui nasce ogni vostro guadagno dal momento che in ciò possedete anche le cose che non avete. Lì in qualche modo viene coniata una moneta che vi permette di vivere. Ogni flutto è al servizio della vostra arte. Qualcuno forse può non cercare l’oro, ma non c’è nessuno che non desideri avere il sale e giustamente, dal momento che ogni cibo che ha buon sapore lo deve a questo.

Perciò riparate diligentemente le navi che tenete legate alle pareti delle vostre case come animali, in modo che quando Laurenzio, uomo di grande esperienza, che è incaricato di procurare queste merci, vi darà l’ordine, vi affrettiate ad andare, senza ritardare le spese necessarie a causa di qualche difficoltà, voi che a seconda delle condizioni del tempo potete scegliervi la strada più adatta.

1 - Cassiodoro dice: "confinano a sud con Ravenna e il Po, mentre a Oriente godono della bellezza del litorale ionico". Al tempo di Cassiodoro il Mare Adriatico era infatti considerato un braccio del Mare Ionio.

 

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Edizione HTML a cura di Umberto Sartori