Pagina pubblicata 4 Marzo 2012 Aggiornamento 21 Gennaio 2013

Ottavio Spagnuolo, quarant'anni di battaglia
per la verità, la scienza e la Laguna di Venezia

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Confutazione della "Teoria della Subsidenza di Venezia" || Note sul Collaudo del MOSE

   

In Venezia si cominciò a parlare di Ottavio Spagnuolo agli albori degli anni '70.

Il Gazzettino del 19 Gennaio 1972 pubblica infatti un corposo elzeviro di Leopoldo Pietragnoli, che presenta Ottavio e propone le sue osservazioni sulla subsidenza di Venezia nella forma mediata di "quesiti alle Autorità".

Ottavio Spagnuolo durante una delle sue esposizioni nel nevralgico campo San Salvador a Venezia

Ottavio Spagnuolo durante una delle sue lectio in platea, nel nevralgico campo San Salvador a Venezia.

Difficile credere oggi che il Pietragnoli, membro del comitato di redazione di quel giornale radicato in città da un secolo, fosse completamente all'oscuro dei veri motivi del silenzio opposto alle lapalissiane verità di Ottavio.
La conclusione del suo articolo appare più come un invito alla "banda della subsidenza" perché trovi una versione migliore, capace di turare le falle aperte dalle osservazioni di Ottavio Spagnuolo, piuttosto che come una speranza di effettivi chiarimenti.

Pietragnoli è di estrazione cattolica e per lui l'apparenza conta. Ma non è così per i complici che il maggior partito cattolico ha introdotto nelle leve di governo e disinformazione del Paese.
Infatti le sue domande non troveranno ancora che il silenzio, dietro il quale si sviluppa il gigantesco malaffare basato proprio sulla bufala della subsidenza.

Ottavio fu poi lontano da Padova per lavoro alcuni anni verso il mezzo del decennio 1970-80.
Egli era un progettista tecnico molto stimato e richiesto nell'ambiente delle grandi costruzioni. Collaborò ad aeroporti, autostrade e infrastrutture in Italia, Spagna e Iran. Nel 1979 meritò una Medaglia d'Onore dalla "Compagnie Nationale des Ingénieurs Experts et Docteurs ès-Sciences", storico albo professionale ingegneristico francese.

Non mi sono pervenute le motivazioni di quel riconoscimento, del quale ho avuto notizia solo dalla stringata biografia lasciata da Ottavio al nipote Guido.
Ottavio nella sua vita "mondana" non faceva sfoggio di quella onorificenza né della laurea ad honorem conseguita nel 1976 da un'altra storica associazione ingegneristica francese. Come racconta il nipote Guido, Ottavio "mostrava con fierezza il doppio metro da cantiere quando spiegava le sue idee".
Apprendo con gioia che ebbe almeno quei riconoscimenti, perché ai miei occhi la medaglia all'Onore scientifico se la era meritata anche solo con il coraggio di gridare la verità sul Vajont, dove aveva visto il calcolo utilitarista voler prevalere falsificando i dati e quindi la Scienza.

Non se ne gloriò e non si sedette né su quelli né su altri subdoli allori che lo aspettavano.

Tornato a Padova, poté verificare che le domande del Pietragnoli erano rimaste sospese, mentre la "teoria della subsidenza", ancora avallata da ambienti accademici corrotti e clientelari stava alimentando una colossale truffa ai danni della Comunità internazionale e della Repubblica Italiana.
Una truffa che non sarebbe indietreggiata nemmeno di fronte alla distruzione completa della città di Venezia. Una truffa che sembrava e sembra anzi mirare proprio a quella catastrofe.

Anche Ottavio era di formazione cattolica, ma la sua interpretazione del messaggio Cristiano era assai più vicina a quella Veneziana degli Antichi Padri costruttori della città, che all'ipocrisia ormai dilagante nel Cattolicesimo romano. L'Onore e la dignità di Cittadino repubblicano erano in lui insopprimibili.

Così noi abitanti del Centro Storico cominciammo a imbatterci, in campo Santo Stefano e in riva Schiavoni, a San Bortolo o alla Stazione, nei tabelloni di Ottavio Spagnuolo che offrivano ai passanti le sue osservazioni critiche e le sue circostanziate denunce.

Confutazione della subsidenza di Venezia

Uno dei diagrammi in cui Ottavio confuta la teoria della subsidenza di Venezia.

Ero allora ancora politicamente troppo sciocco per comprendere l'importanza morale delle ragioni di Ottavio. Mi trovavo d'accordo con lui sulla questione della subsidenza, anche senza conoscerlo e solo osservando la mia città e guardando i suoi larghi disegni sui cartelloni, ma non ero consapevole degli immensi danni fisici, morali e civili che la bugia ufficiale sulla subsidenza avrebbe provocato.

Ritenevo, nella mia ingenuità ancora impregnata dalla demagogia partitica e massificante assorbita nell'adolescenza, che i suoi manifesti fossero un fenomeno legato alla disputa accademica, avulso dalla sfera pertinente il mio personale impegno politico. Non ebbi quindi allora impulso a conoscerlo di persona o a sostenerlo, se non condividendo nel mio privato alcune sue convinzioni.

Solo dopo ancora molti anni, mentre Ottavio già da tempo denunciava le falsità del "m.o.s.e.", per la prima volta mi fermai a leggere, e lessi tutto. Ottavio aveva trovato il punto d'appoggio che mancava a quel malaffare burocratico per essere davvero un progetto di ingegneria idraulica.
La sua osservazione era di una scientificità che si imponeva al buon senso comune solo a dedicarvi qualche attimo di attenzione.

Un attimo che siamo stati sempre in troppo pochi a dedicare a Ottavio e alle sue ragioni.

Installazione informativa di Ottavio Spagnuolo in Piazza San Marco a Venezia

Installazione informativa di Ottavio Spagnuolo in Piazza San Marco a Venezia.

Rivista Geo del 1991

Il numero 305 (1991) della rivista Geo, fondata nel 1963 da Ottavio Spaguolo e dal fratello Luciano.

Solo allora improvvisamente compresi la grandezza morale di quell'uomo che da ormai trent'anni dedicava il suo tempo non tanto e non solo a singole battaglie, ma alla difesa della Scienza, della Verità e dell'Informazione. Compresi che pochi altri nel nostro tempo, potrei quasi dire nessuno, se mi baso solo sulla mia esperienza, ha come lui meritato il titolo di Cittadino Repubblicano.

Ottavio Spagnuolo, con il suo impegno politico in prima persona, indicava un precetto Veneziano antico: che non basta fare del proprio meglio nella propria funzione o specialità. Per vivere in Repubblica è necessario che ogni cittadino sappia fare della sua coscienza professionale e umana una consapevolezza politica della propria misura in rapporto alla collettività repubblicana.

Accennavo a come, dal 1963 al '65, poco più che trentenne, Ottavio fu coinvolto professionalmente nei progetti per la ricostruzione di Longarone, e questo lo spinse a investigare le cause della catastrofe del Vajont. Quando al suo occhio di progettista e costruttore apparve chiaro l'assetto logico e tecnico di quel terribile evento, volle rendere partecipi i Concittadini delle sue riflessioni, tanto più semplici, chiare e veritiere di quelle che vedeva invece diffuse dai giornali.
Lo fece, in primis con alcune conferenze e fondando con il fratello Luciano e altri collaboratori fidati, la casa editrice tecnico-scientifica no-profit "Geo".

Questo significa che Ottavio, suo fratello Luciano e gli altri Cittadini uniti in Geo di cui non conosco il nome, sapevano offrire la loro abilità professionale come contributo alla vita politica, all'informazione e alla crescita della consapevolezza dei Concittadini.

Avesse o non avesse ragione Ottavio sul tema Vajont non mi è dato di dire, la mia indifferenza di allora mi priva oggi della documentazione necessaria ed è cosa poco rilevante in questo contesto.
Quello che importa è che Ottavio si accorse fra i primi che le notizie divulgate non corrispondevano ai dati di fatto come da lui osservati direttamente e decise di servire quella verità che egli poteva testimoniare. Senza soccombere alla paura di trovarsi solo, senza alcuna apparente indecisione.

A una simile coscienza civile non sfuggì il fatto che le macchinazioni demagogiche imbastite attorno al Vajont, per la loro vastità di relazioni e connivenze, non potevano essere un fatto isolato, e che, quindi, era molto probabile che anche altri gravi problemi sociali non fossero riportati ai Cittadini nei loro termini reali, ma falsificati o alterati in funzione di altri scopi da quello di informazione.
Ottavio non tardò infatti a scoprire un altro annoso e colossale falso, messo in atto da bande di "amministratori" e "imprese" ai danni della credulità e della Carità internazionale: appunto quello del cosiddetto "fenomeno della subsidenza di Venezia".

Installazione informativa di Ottavio Spagnuolo in Piazza San Marco a Venezia

Un'altra installazione informativa di Ottavio Spagnuolo in Piazza San Marco a Venezia.

Fallito, come abbiamo visto, il tentativo di ottenere un valido appoggio dalla stampa, si vide costretto a rivolgersi direttamente all'Agorà, alla Comunità dei Cittadini intercettata direttamente nella vita quotidiana, inaugurando i suoi punti informativi estemporanei nelle strade di Venezia.

Questa sua iniziativa, nuova per quei tempi, ebbe una certa eco, e numerosi organi di stampa pubblicarono, più o meno distorte, le sue relazioni. La rivista Epoca gli dedicò anche un inserto settimanale.

Ben presto però la macchina di lavaggio del cervello chiamata mass-media fece sbiadire quella effimera e dubbia gloria. L'improvvisa notorietà non aveva infatti modificato, come forse speravano i "giornalisti" lo spirito di Ottavio, che continuava a ogni buon conto a dedicare i suoi giorni liberi più a Venezia e alle sue verità che alla sua grande passione di sciatore.

I suoi cartelli non scomparvero dalle strade, e allora su di lui cadde la congiura del silenzio permessa ai partiti dall'avere essi il controllo pressoché completo di giornali e televisione.

Una tecnica che crea il vuoto attorno a chi la subisce, non un vuoto fisico ma un vuoto mentale.
Scopo è far sentire l'individuo colpito da questa forma di persecuzione come se parlasse a cervelli congelati, cervelli che ti ascoltano e capiscono ma non ritengono, perché a una parola detta da te la lavatrice massificante di cervelli ne sovrappone mille altre, caotiche e contraddittorie tra di loro.

Forse anche a questo riferiva l'avviso "Glaciazione pliocenica dei cervelli" che comparve allora sui manifesti di Ottavio.

Ma le parole non sono tutte uguali.
L'uomo tende per sua natura alla verità, questa consapevolezza fortificava Ottavio come fortifica me. Un bisbiglio di verità finisce con il prevalere sul vociare della menzogna. Non ci importa come o quando, l'importante è che quel bisbiglio trovi il cuore e la voce che lo facciano vibrare nell'aria e sulla carta, o in Internet, come si usa oggi.

Inserto staccabile della rivista Epoca dedicato a Ottavio Spagnuolo

Copertina della rivista Epoca con un inserto staccabile dedicato a Ottavio Spagnuolo.
Merita attenzione semeiotica la scelta associativa dei titoli.

E importanti, per mantenere la serenità necessaria a una chiara visione, sono la comprensione e la stima delle persone più vicine e care, che non mancò a Ottavio. Pur lasciato solo e isolato da innumerevoli altri tra cui il sottoscritto, egli poté sempre contare sulla collaborazione del fratello Luciano, sul fattivo consenso di tutta la sua Famiglia e sullo sporadico aiuto semi-clandestino anche di qualche Cittadino veneziano.

Installazione informativa di Ottavio Spagnuolo nel piazzale della Stazione di Venezia

Installazione informativa di Ottavio Spagnuolo nel piazzale della Stazione di Venezia.

Ci incontrammo infine. Ottavio stava per cedere il suo impegno fisico davanti all'età che incalzava.
Le amarezze che costellarono la sua azione di Cittadino esemplare non avevano piegato il suo spirito: ancora settantenne continuava a collocare e presidiare le sue postazioni informative nei punti nevralgici della città, donando alla Laguna e alla Verità il sacrificio di un umile e negletto pendolarismo da studente e quello, sempre più pesante con il procedere degli anni, di uomo esposto solo di fronte agli altri, di monitore dell'intelligenza a un mondo in apparenza sempre più insensato.

Ultima installazione di Ottavio Spagnuolo in campo San Salvador a Venezia

L'ultima installazione di Ottavio Spagnuolo in campo San Salvador a Venezia fu oggetto di vandalismo. Nonostante si trovasse di fronte al vigilatissimo ingresso del Future Centre Telecom, il vandalo ebbe agio e modo non solo di strappare i cartelli, ma anche di imbrattare la bacheca scrivendoci sopra con mano incerta.

Io avevo finalmente telefonato a quel numeretto che da sempre stampava sui suoi cartelli. Lo feci tardi, ma non troppo; so che Ottavio si ritirò sapendo che un altro raccoglieva il suo testimone e presidiava il suo caposaldo. Fotografai la sua ultima installazione, che era stata oggetto di un vandalismo; il gesto incivile rimase anonimo, nonostante fosse attuato nel trafficatissimo campo San Salvador, sotto gli occhi della vigilanza elettronica e umana del Future Centre Telecom.
In quell'occasione Ottavio mi lasciò l'ultimo materiale che aveva portato a Venezia per le sue installazioni.

Si ritirò dalla piazza, ma nonostante la malattia e l'età non si ritirò mai dal testimoniare il proprio impegno. Ci incontrammo una seconda e ultima volta negli studi di una emittente televisiva locale pochi mesi prima della sua dipartita.

È passato un anno da quando Ottavio ha raggiunto il suo riposo, e voglio oggi riportare viva la sua figura nel cuore di chi lo ha conosciuto e di tutti i patrioti di Venezia e della Verità.
Riapro quindi in forma stabile, pur se "virtuale", il suo chiosco delle Informazioni come esempio e memento di un Cittadino coraggioso e sapiente, dal temperamento umano mite e comunicativo.

Prega per noi, Ottavio.

Umberto Sartori

   

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Tutte le foto eccetto l'ultima provengono dall'archivio familiare Spagnuolo. Un grazie particolare all'ing. Guido Tringali, nipote di Ottavio, che con la sua collaborazione ha permesso di realizzare questo documento.
Edizione HTML a cura di Umberto Sartori.