Storia di Venezia

Pagina pubblicata 10 Ottobre 2016

L'isola monastero di San Giorgio in Alga

Notizie storiche raccolte da Stefano Dei Rossi

   

Vedi reportage sullo stato dell'isola ai giorni nostri

“L’ISOLA DI SAN GIORGIO IN ALGA:
PORTA DELLA SERENISSIMA E CASA DEI CANONICI TURCHINI.”

San Giorgio in Alga porta della Serenissima

Su certi posti di Venezia e certe isole della sua Laguna si è già detto tutto e molto di più … e anche bene … e forse troppo. Si è detto perfino che i Templari, il famoso Ordine Monastico Guerriero detto anche “Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Gerusalemme”, sono andati a sotterrare un loro preziosissimo tesoro proprio lì nell’Isola di San Giorgio in Alga … E’una bufala ! Non è vero niente … Non andatelo a cercare !

Perciò lungi da me riferire per filo e per segno sulle vicende di certi luoghi di Venezia. A me basta raccogliere qualche briciola del Passato evidenziando ciò che ritengo più curioso. Ogni tanto poi, trovo piacevole raccontare e condividere aneddoti che mi riguardano ... e così “il gioco è fatto” … ed eccomi di nuovo qua a dire e a scrivere.

Nei primi anni 80 del 1900 insieme ai miei due “compari” Paolo e Walter con cui diventammo in seguito Preti, andammo a presentare a più riprese una nostra proposta a quelli che erano i Patriarchi di Venezia di allora: ossia prima Albino Luciani e poi Marco Ce.

Potrà forse sorprendervi, ma chiedemmo di riattivare in qualche modo l’Isola di San Giorgio in Alga nella Laguna Sud di Venezia che sapevamo essere ancora in gestione indiretta del Patriarcato di Venezia (in realtà già dal 1973 il Patriarcato di Venezia aveva regalato l’isola al Comune di Venezia), così come sapevamo più che bene che l’isola era ridotta a un cumulo di rovine in balia di coppiette occasionali, drogati, “scaricatori abusivi di scoàsse”, e perfino di terroristi che andavano lì a seppellire le loro armi.

Non eravamo né fanatici né pazzi, ma in quella stagione satura del nostro entusiasmo giovanile avevamo appena letto, anzi divorato, gli scritti di Lorenzo Giustiniani con i suoi Canonici dagli abiti turchini che avevano a lungo soggiornato appunto nell’isola di San Giorgio in Alga segnando la Storia non solo di Venezia.

I capolavori che avevamo letto sono ancora quelli: “L’Albero della vita”, “Lo sposalizio dell’anima”, “La passione di Cristo”, “La Disciplina e perfezione della Vita Monastica”, “Il capitolo dell’Amore” e “L’obbedienza e l’umiltà”.
Ne eravamo rimasti così colpiti da vagheggiare addirittura una stagione di rinascita dell’isola ad imitazione d quell’esperienza così importante che era accaduta secoli prima in quel “romitaggio benedetto” nel cuore della Laguna di Venezia.

Come ben si sa, a San Giorgio in Alga s’è consumata una delle più splendide stagioni interiori, letterarie e culturali dell’intera epopea di Venezia Serenissima.

Anche se di tale questione s’è discusso, scritto e detto sempre pochissimo, e ancora oggi quasi si tace sull’argomento, nell’Isola di San Giorgio in Alga si sono toccati livelli mistici e religiosi nonché culturali davvero singolari per non dire altissimi.

Buona parte dell’elite della Nobiltà Veneziana s’era ridotta proprio lì tentando forti esperienze religiose di grande spessore e originalità. Costoro non erano mica gente qualsiasi, e il loro livello culturale, politico ed economico era davvero notevole, tanto che ben tre di loro dopo aver “mosso i primi passi” a San Giorgio in Alga divennero perfino Papi, ossia: Eugenio IV di nome Gabriele Condulmer nato a Venezia nel 1383 e morto a Roma nel 1447; Gregorio XII nato a Venezia nel 1335 circa col nome di Angelo Correr, e morto a Recanati nel 1417; e Paolo II nato a Venezia 1417 col nome di Pietro Barbo e morto a Roma come Papa nel 1471.

Un altro dei protagonisti in assoluto dei Canonici Turchini vissuto a lungo nell’isola di San Giorgio in Alga fu Lorenzo Giustiniani divenuto poi Vescovo di Olivolo ossia di Castello e di tutta Venezia, poi eletto primo Patriarca di Venezia condensando su di se anche i titoli di Patriarca di Grado, Aquileia e di Dalmazia, divenendo infine: San Lorenzo Giustiniani.
Credo che la sua figura per lo più oggi anonima e dimenticata non abbia niente da invidiare a “personaggi più blasonati e famosi” come San Francesco d’Assisi, San Domenico e San Benedetto che hanno saputo influenzare l’Italia e l’Europa intera.

San Lorenzo Giustiniani

San Lorenzo Giustiniani dei Canonici Secolari di San Giorgio In Alga:
i "Padri Turchini" di Venezia.

Presi da quella storia così avvincente, io e i miei “compagni” partimmo in direzione dell’isola appena ci fu possibile, ma ai nostri tempi l’approdo era talmente malridotto e pericoloso tanto da risultare quasi impossibile.
Dal fondo fangoso della Laguna spuntavano a pelo d’acqua insidiosi mozziconi di pali aguzzi capaci di sfondare il fondo di qualsiasi barca che ci si avventurasse sopra.
I lancioni che s’accostavano all’isola se ne stavano opportunamente al largo permettendo solo di guardarla da lontano, oppure chi s’avventurava a terra finiva più di qualche volta con le fiancate strisciate e rovinate o col fondo della barca abraso o bucato.

Desideravamo essere i fautori di un nuovo slancio interiore di stampo prettamente Veneziano … Non scherzavamo affatto, eravamo decisissimi … ma non se ne fece niente perché il Patriarca fu altrettanto deciso quanto laconico: “Intanto servirebbe una montagna di soldi che non abbiamo … E poi soprattutto non ho bisogno di giovani eremiti … A me servono giovani Preti entusiasti da mandare in mezzo alla gente”.
E con queste parole chiuse definitivamente il discorso mettendoci non una pietra sopra ma un’intera montagna di pietre irremovibili e definitive.

Sono trascorsi oggi più di trentacinque anni da quegli “istinti giovanili”, e mi giunge l’eco che qualcuno stia ancora ipotizzando esperienze simili a quella che intendevamo noi quella volta ... e proprio nell’isola di San Giorgio in Alga.
Accadrà mai qualcosa ? … Chissà ?

San Giorgio in Alga o Alega è una delle isole della Laguna di Venezia a forma quadrangolare con una superficie di circa mq 15.113 affacciata sul Canale Vecchio di Fusina che da Venezia prosegue sino all'imbocco del Brenta.
Sembra che il nome sia derivato dalle numerose alghe che circondavano l’isola e quella parte della Laguna di Venezia dovute forse alla mescolanza delle acque dolci della Brenta con quelle salmastre della Laguna.

San Giorgio in Alga era detto dai Veneziani: “San Zorzi verso Lizza Fusina”, e per secoli venne considerato un “luogo gloriosissimo e Porta della Serenissima” da dove a più riprese passarono: Dogi, Papi, Imperatori, Re e Ambasciatori salutati dalle bordate dei cannoni della Repubblica collocati sull’isola.

Recitano alcune Cronache antiche:

… il 21 de luglio 1574 Enrico III di Valois re di Francia se ne partì da Venezia per Fusina in barca coperta di soprarizzo d’oro assieme al Doge Mocenigo, e venne salutato al suo passaggio da salve d’artiglieria dell’isola de San Giorgio in Alega …

San Giorgio in Alga dall'Isolario veneto di Padre Coronelli

L'isola in due vedute dall'Isolario dell'Atlante Veneto (1696-97), di Padre Vincenzo Maria Coronelli.

Un primo insediamento con una prima chiesa titolata a San Giorgio si deve far risalire già all’anno 1000, e poi in isola fu tutto un susseguirsi praticamente senza interruzione di Monaci Benedettini, Agostiniani e Celestini di San Giorgio in Alga che non furono affatto quelli di Pietro del Morrone ossia i Fratelli di Santo Spirito o Majellesi ma i Monaci Turchini della Congregazione Veneziana dei Canonici Secolari fondata come vi dicevo dal Nobile Veneziano Lorenzo Giustiniani.

Durante il corso del 1200 il Monastero di San Giorgio in Alga visse una prima stagione floridissima: fece ben 55 nuove acquisizioni e nuovi acquisti comprando terreni da Andrea de Laurencio e da Viviano de Mezo, e possedeva beni nel Padovano, nel Trevigiano, nei dintorni di Mestre, e a Carpenedo dove possedeva alcuni boschi.
Una lista precedente al 1294 elencava “rendite in natura” provenienti da: Campolongo Maggiore e Mestre consistenti in:

Frumento: 207 moggia e 1 staio padovani; Biade: 176 moggia 9 staio; Miglio: 18 moggia; Sorgo: 11 moggia; Spelta: 2 moggia; Legumi: 6 moggia e 1 staio; Vino: 48 mastelli; Legna: 320 libbre veneziane; Galline: 67 paia; Polli: 55 paia; Spalle di maiale: 13; Uova: 1.091; Capretti: 21; e “Rendite in denaro” da Case e legati in Venezia: lire 5, 13.2; Beni a Sacco: lire 260; Beni di Gorgo: lire 75; Beni in Campolongo Maggiore: lire 118; Beni di Mestre: lire 69.

Nel 1216 proprio nell’isola di San Giorgio in Alga il Doge Pietro Ziani e gli Ambasciatori di Padova e Treviso firmarono il trattato di pace dopo la guerra detta del “Castello d’amore” con la mediazione del Patriarca di Grado Volcherio.

Durante il 1300 il Monastero di San Giorgio in Alga escogitò mille maniere per ben 35 volte per acquistare ancora altri beni a Venezia, nel Mestrino, nel Padovano e nella Bassa Padovana di Campolongo Maggiore, De Lectulis, Piove di Sacco, San Brusòn, Gurgo, Corte, Piovega, Vigonovo, Villa Moranzani e Altichiero.

Insomma, avete capito bene che il Monastero divenne floridissimo e possedeva un patrimonio davvero consistente.

Tuttavia, quasi inspiegabilmente, a metà del 1350 il Monastero rimase quasi privo di Monaci: c’era rimasto solo un eremita Agostiniano spagnolo Priore di se stesso e desideroso di fondare una nuova Congregazione.
Bonifacio IX allora diede l’isola “in commenda” al Patrizio Veneziano Ludovico Barbo figlio di Marco sedicenne ma già tonsurato e agguerritissimo che diede vita a quel movimento insegne che rese famoso San Giorgio in Alga.

Iniziò accogliendo nell’isola due giovani Nobili Patrizi di Venezia, e così facendo fondò la Congregazione dei Canonici Secolari di San Giorgio in Alga.
A dire il vero la Serenissima voleva mettere in isola un suo uomo: Giacomo Priore dell’isola di San Clemente che però si tirò subito indietro di fronte alla nomina papale che risultò essere insuperabile.

All’inizio del 1400 Ludovico Barbo passò la mano al fratello Pietro, si provvide a recuperare la gestione di certi beni di cui si era perso il controllo a Montona e in Istria, si fornì al Monastero una dote di 2.000 ducati annui e parecchi libri per la Biblioteca, e iniziarono ad insediarsi in isola i vari Nobili: Gabriele Condulmer, Antonio Correr, Stefano Morosini, Lorenzo Giustiniani e Francesco Barbo fratello di Ludovico seguiti subito dopo da Narciso Guerrino, Michele e Marco Condulmer e Domenico Morosini tutti Veneziani.
Fu un grandissimo successo, e l’isola divenne “il cuore” di tutta l’esperienza religiosa e culturale Veneziana godendo del diretto sostegno della Serenissima.

Le Cronache Veneziane raccontano:

Quando i canneti delle foci dei fiumi erano avanzati tantissimo vero l’interno della Laguna, e la bocca del Brenta si spingeva per qualche chilometro permettendo di arrivare con gli asini fino ad un luogo detto Croseta, e il canneto lagunare giungeva fino alla cavana di San Giorgio in Alga dove secondo Marco Corner cantavano le rane … in quegli anni: nacque la Congregazione di San Giorgio in Alga che rimase in vita fino alla soppressione voluta da Clemente IX nel dicembre 1668.

A metà secolo il Monastero di San Giorgio in Alga risultava proprietario di quasi 1.000 campi nel Padovano come lo erano anche i Monasteri di San Cipriano di Murano, Santa Maria della Celestia, San Giovanni Evangelista di Torcello e San Nicolò del Lido.

La presentazione di Maria al Tempio, Jacopo Tintoretto

La presentazione di Maria al Tempio in un dipinto di Jacopo Tintoretto (1552).

Inoltre San Giorgio in Alga continuava a vendere e comprare pezzi di terra a Carpenedo nel Mestrino dove si diedero a livello alcuni possedimenti alla Scuola dei Battuti di Mestre, e prima 1 ½ campo e poi l’intero possedimento detto “La Cesara” per 22 lire annue a “persona sicura et onesta” segnalata dal Podestà di Mestre.

Negli stessi anni Gabriele da Venezia (Condulmer ?) rappresentante dei Canonici Secolari di San Giorgio in Alga andò a batter cassa senza paura davanti al Podestà di Treviso pretendendo la restituzione di una ventina di libri del valore di almeno 220 ducati di proprietà dei Monaci prestati al Vescovo Marino Contarini che era poi deceduto lasciando tutto a Treviso ... e ancora: gli stessi Canonici di San Giorgio in Alga ottennero in gestione anche il Monastero con la chiesa di San Cristoforo di Venezia ossia la Madonna dell’Orto abbandonato dai Frati Umiliati che erano fuggiti da Venezia per sottrarsi alla riforma del loro Monastero pretesa dal Consiglio dei Dieci.
In quella stessa occasione, i Canonici Alghensi commissionarono a Tintoretto di dipingere la tela della “Presentazione al Tempio di Maria” da collocare nella stessa Madonna dell’Orto … e il Nobile Alvise Renier di Francesco, rimasto vedovo della moglie Contarini decise anch’esso di ritirarsi e aggregarsi al gruppo di San Giorgio in Alga.

Nel 1564:

… nell’isola di San Giorgio in Alga stavano 44 bocche fra Canonici Regolari, barcaroli, coghi, Gastaldi et servitori il cui mantenimento costava per spese per vivere, vestir ed altre cose necessarie: lire 155 ... Il Monastero pagava 25 ducati annui per l’organista e spendeva per feste, ricreazioni et altre Messe Nove altri 25 ducati … I Canonici di San Giorgio in Alga e della Madonna dell’Orto erano molto rispettati perchè vivevano religiosamente, senza dare scandalo ad alcuno …

Trascorso tempo, e “non essendo tutto oro ciò che brilla”, nel 1631 dopo la grande peste, oltre “2.000 colli di robe” erano finiti chissà come a San Giorgio in Alga e giacevano inevasi malgrado i proclami fatti per il loro ritiro.
Risultando senza proprietario, vennero inventariati e disinfettati dalla Serenissima, e non avendo i Monaci titolo per possederli vennero incamerati dallo Stato.

Due anni dopo, due sorelle da Vicenza supplicarono la Signoria Serenissima per ottenere giustizia in una causa contro un loro fratello già Canonico Regolare a San Giorgio in Alga che s’era fatto annullare la Professione Religiosa dalla Nunziatura per contendere loro l’eredità di famiglia.

Del maggio 1638 è una supplica di un altro Canonico di San Giorgio in Alga finito rinchiuso e dimenticato dal Collegio nella prigione di Palazzo Ducale detta “La Giustiniana”.
Un’altra supplica del dicembre 1646 riguardava un “Professo di San Giorgio in Alga” che chiedeva d’essere liberato dal carcere in cui era stato nuovamente rinchiuso dai Superiori dopo un tentativo di fuga.
Nello stesso anno la Signoria fu costretta a interrogarsi sull’opportunità che 6 Canonici Alghensi condannati per gravi delitti dal Consiglio dei Dieci e in seguito liberati dietro esborso di denaro, avessero o meno diritto di voto per l’elezione dei nuovi superiori nel Capitolo Generale che si dove tenere a San Giorgio in Alga.

Non furono quindi sempre esemplari i Canonici di San Giorgio in Alga … “l’umana Natura è sempre fragile” commentava al riguardo un Nobile storico Veneziano.

Nello stesso periodo, San Giorgio in Alga fu anche sede di un episodio curiosissimo quanto crudele che credo vada collocato a cavallo fra Storia e Leggenda.

È stato proprio nella melma che circondava l’isola che si buttò a capofitto da una finestra all’ora della bassa marea una Nobildonna Veneziana disperata relegata nell’isola da troppo tempo.
La vicenda di quella lunga “ritenzione segreta” era risaputa e taciuta da tutti ed ebbe in quel modo il suo epilogo finale.
Era stato l’altrettanto Nobile e ricchissimo marito che l’aveva fatta rinchiudere “nell’Isola dei Frati Turchini” accusandola di pazzia. La donna in realtà non era affatto pazza, ma doveva lasciare il posto e il palcoscenico sociale alla giovane amante del suo facoltoso nonché focoso marito, che non trovò modo migliore dopo aver provato ad avvelenarla di pagare i Frati perché la trattenessero saldamente in isola fra le loro mura sicure.

La segregazione della donna durò anni, così come si prolungarono per lo stesso tempo le privazioni e le umiliazioni a cui venne costretta e sottoposta, perciò fu giocoforza che alla fine cercasse scampo nell’unica maniera che le era consentita: si buttò ad annegare in Laguna.
Le cronache riportarono perfino che i Frati si accorsero della fuga della donna, ma che la lasciarono lì incastrata dentro al fango finchè giunse la marea montante a mettere fine a quel suo misero vivere.
Alla fine rimase solo una veste bianca a galleggiare sul pelo d’acqua, il camicione ruvido con cui era vestita la donna, mentre un barcarolo era già stato inviato prontamente al palazzo del Nobilhomo suo marito ad annunciare la fine di quella trista quanto scabrosa vicenda.

Il successo della Congregazione dei Canonici Turchini di Lorenzo Giustiniani li spinse ad espandersi nella Terraferma Veneta oltre Venezia e la Laguna, e fu così che Canonici Alghensi presero in gestione rinnovandolo del tutto il Monastero di San Giorgio in Braida di Verona fondato nel 1046 da Cadalo Vescovo di Parma futuro antipapa.

Adriano Grandi Canonico di San Giorgio in Alga e valente letterato cantò in versi originalissimi la sua esperienza monastica:

Scopri ove s'erge al Gran Guerriero il tempio,
che dal serpe salvò regia donzella;
e trasse una città dal demon empio,
rendendola fedel d'altera e fella.
Ivi scrivo talòr, penso, contemplo:
mi lega amor del Cielo in breve cella,
a me più grata che i palagi e l'oro,
ove del cielo il gran Monarca adoro.
lvi si stanno in santa pace i figli,
de l'Alga, cara a me come la vita.
Odo, ricevo, dò sani consigli,
me questo e quello co' suoi pregi aita
lo mostro a questo e quello i gran perigli
c'hanno dal cielo l'anima sbandita.
Aretro 'l piè dal serpe insidioso,
che sta nel mele de' piaceri ascoso.
In quanto però può nostra natura,
ch'è una nebbia terrena, un vetro frale,
in questo nobil chiostro ogn'un procura
da l'humil terra al ciel di spiegar l'ale.
Obedisce a chi regge, ha somma cura
di ricever il pan santo e vitale.
Canta di notte, e ai matutini albori
le grandezze di Dio, gli alti favori.

All’atto della soppressione del 1668 il Monastero Veronese esclusa chiesa, campanile e sacre suppellettili di cui fu concesso solo l'uso, venne venduto e acquistato per 10.500 ducati dalle Monache di Santa Maria di Reggio che rimasero lì fino alla soppressione napoleonica quando il Monastero fu posto in vendita e acquistato da Giuseppe Caperle e poi abbattuto per costruire le nuove mura austriache di Verona.

Altre tre chiese appartenenti e rette dai Canonici di San Giorgio in Alga di Venezia fin dal 1437 furono quelle di San Pietro in Oliveto a Brescia, Sant’Agostino di Lonigo, e la chiesa di San Rocco di Vicenza data dopo la soppressione alle Carmelitane di Santa Teresa o Teresine che la trasformarono in sede dell’Istituto degli Esposti di Vicenza.

Fu sotto la giurisdizione dei Canonici Alghensi anche il Convento di San Giacomo Maggiore Patrono dei Pellegrini a Monselice.

L’Ospizio inizialmente accoglieva e sfamava poveri e pellegrini di passaggio, poi s’era trasformato in monastero e collegiata “doppio” in cui convivevano insieme Monaci e Monache Benedettine appartenenti alla Congregazione Padovana dei “Monaci Albi".
Il convento fin dal 1200 era stato coinvolto nel conflitto tra Chiesa e Impero, con Monselice che parteggiava per Federico II di Svevia.
La crisi generale intaccò in tutti i sensi il Convento che venne perciò dato dal Vescovo di Padova Pietro Marcello ai Canonici Veneziani di San Giorgio in Alga per essere riformato economicamente e Religiosamente.

Gli Alghensi fecero vivere al Monastero la stagione del suo massimo splendore ricostruendolo completamente con due splendidi chiostri a cisterna e con un Refettorio dipinto dal Moretto da Brescia. Quando nel 1668 il Monastero venne soppresso e venduto dandone i beni alla Repubblica di Venezia per combattere i Turchi il Convento di San Giacomo di Monselice divenne proprietà del Pio Ospedale della Pietà di Venezia che lo comprò direttamente dalla Serenissima.

E non è tutto … perché i Canonici di San Giorgio in Alga furono proprietari anche dell’Abbadia di San Paolo di Valdiponte a Civitella Benazzone vicino a Perugia.
L'Abbadia con 10 monaci esisteva fin dal 1109, godeva di vari diritti su altre chiese, e possedeva un vasto patrimonio fondiario nelle vicinanze e in diverse altre località della diocesi di Perugia e di Gubbio.

Ancora i Canonici Veneziani ottennero in gestione da Papa Paolo II l'Abbadia di San Paolo di Roma con la chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma; Papa Eugenio IV concesse la chiesa di San Calogero a Naro che i Canonici tennero in gestione fino alla soppressione del 1672 quando tutto venne venduto ai Padri Minori Conventuali di San Francesco per 5.000 scudi con la condizione di mantenere attivo lo Studio di Filosofia e vegliare sul Culto del Protettore San Calogero.

Come avete ben capito, i Canonici di San Giorgio in Alga divennero quindi molto ricchi, floridissimi e influenti, e tutto questo durò fino a quando nel dicembre 1668 i Canonici Alghensi vennero soppressi da Clemente XI col Breve Papale “Agri Dominici Curae” per assicurare a Venezia i mezzi economici necessari per guerreggiare contro i Turchi anche a nome della Chiesa di Roma ricavandoli dalla vendita dei beni dei “Conventini” soppressi.
Un Ordine in più o in meno non faceva per la Chiesa alcuna differenza, ce n’erano talmente tanti e di talmente ricchi che non sarebbe cambiato proprio niente.
Ai Canonici venne data facoltà di entrare in un altro Ordine di loro gradimento, o di vivere da Preti Secolari percependo una pensione annua a vita senza far niente in cambio … (beati loro !).

Nello stesso 1668 chiesa e Convento di San Cristoforo della Madonna dell’Orto vennero venduti ai Monaci Cistercensi, e l’isola di San Giorgio in Alga venne acquistata dai Frati di San Francesco di Paola detti Minimi che nel 1690 la passarono a loro volta ai Carmelitani delle Riforma di Santa Teresa detti Scalzi che apportarono grandi modifiche all’isola rimanendovi fino alla soppressione del 1800.

Nel 1717 chiesa, biblioteca e convento dell’isola vennero completamente distrutti da un ingovernabile incendio.

Demolizione del campanile di San Giorgio in Alga

L'Isola Monastero di Sant'Elena dall'Isolario Veneto di Antonio Visentini, XVIII Sec. (courtesy of Franco Filippi Editore).

La chiesa di San Giorgio in Alga arricchita da dipinti di Cima da Conegliano, Bartolomeo Santacroce, Litterini, Bambini, Giovanni Medi, e soprattutto di uno dei Bellini e di Antonio e Bartolomeo da Murano, era attraversata da un Coro pensile sostenuto da 6 colonne congiunto con l’organo e sfoggiava un pulpito sontuoso di finissimo marmo; nel Refettorio c’era una “Crocefissione” di Donato Veneziano salvata fortunosamente dal fuoco dell’incendio.

Nel settembre 1737 i Provveditori inviarono una scrittura al Doge:

… circa il rifacimento del muro dell’orto verso sera del Monastero di San Zorzi in Alga necessario perché cadendo lo stesso precipiterebbe anche l’immagine della Vergine ivi situata, dove viene acceso di notte un fanale che serve oltre alla devozione di scorta a non pochi viandanti nel passaggio della Laguna … inoltre: perché il riversamento in acqua di una tale mole di detriti sarebbe stata di pregiudizio alla condizione del bacino lagunare in quel sito.

Qualche tempo dopo il Proto Giovanni Scalfarotto rilasciò una scrittura per l’avvenuto restauro dei muri perimetrali del Monastero dell’isola per la somma di 500 ducati.

Nel 1782 Papa Pio VI di ritorno da Vienna scese a San Giorgio in Alga fermandosi a pregare prima di andare a sostare a Venezia.

Fin dal 1799 l'isola venne utilizzata come Carcere Politico dove vennero in seguito rinchiusi anche: Teodoro Psalidi, Azzo Gianquinto Malaspina e Domenico Morosini della Contrada di Santa Maria Formosa che aveva osato scrivere un sonetto contro l’Imperatore Francesco II.

Si dice, ma chissà se è vero, che quando Napoleone in persona s’affacciò per la prima volta in Laguna raggiungendo Venezia fosse una bruttissima giornata di vento, pioggia e acqua alta. Me lo immagino tutto corrucciato e immerso nell’umido e forse mezzo raffreddato … ma penso anche che quella situazione atmosferica sia stata intesa dai Veneziani come presagio di ciò che stava loro per capitare.

Con le soppressioni napoleoniche, infatti, i 15 Padri Carmelitani Scalzi che risiedevano ancora nell’isola di San Giorgio in Alga, usi ad assistere e ospitare gente di mare e Laguna facendo segnali per la navigazione di notte e in caso di nebbia, vennero concentrati a Santa Maria di Nazareth agli Scalzi (accanto alla Stazione Ferroviaria di oggi).
Si disse ufficialmente:

… per svolgere accoglienza nei loro chiostri di giovani discoli onde ridurli al buon sistema.

Chiesa e convento dell’isola vennero destinati a depositi per polveri.

Secondo La Cute, fra novembre 1806 e marzo 1807, vennero inviati a Padova da Venezia: 17.363 volumi prelevati dalle biblioteche di San Giobbe, San Giorgio in Alga, San Domenico di Castello, San Nicoletto della Lattuga, San Francesco di Paola, San Giorgio Maggiore, Sant’Elena, San Secondo, Santa Maria dei Carmini, San Giacomo della Giudecca e San Pietro Martire di Murano.
I libri vennero inizialmente concentrati e depositati presso l’ex Monastero dell’Umiltà alla Salute dove il Direttore Morelli scelse manoscritti e libri interessanti da destinare alla Biblioteca Marciana.

Durante i vari passaggi molti libri vennero rubati, venduti o nascosti dagli stessi Frati prima ancora del sequestro, comunque alla fine: 1.093 libri in 2 casse fra cui 16 libri mediocri e 1077 di scarso valore appartenenti alla biblioteca dei Carmelitani Scalzi di San Giorgio in Alga e prima ancora ai Canonici Turchini di San Lorenzo Giustiniani presero la strada di Padova senza più tornare.

Demolizione del campanile di San Giorgio in Alga

La demolizione del campanile di San Giorgio in Alga.

Esiste una “stampa trista” di quegli anni d’inizio 1800 che mostra la scaletta dei manovali intenti a smantellare pezzo dopo pezzo il campanile dell’isola di San Giorgio in Alga.

Al tempo degli Austriaci l’isola divenne una delle principali Batterie-Capisaldo della linea fortificata endolagunare.

Durante le due guerre mondiali l’isola bombardata nel 1945 era armata da 6 cannoni antiarereo da 102/35 costruiti dagli Stabilimenti Militari di Terni con gittata di 11.700 m.

Bombardamento di San Giorgio in Alega

Il bombardamento di San Giorgio in Alega durante la seconda Guerra Mondiale, ripreso da uno dei bombardieri (courtesy archivio Mauro Vittorio Quattrina).

Nel giugno 1945, subito dopo l’ultima guerra mondiale, l'Isola di San Giorgio in Alga collocata fra canali ancora frequentati dalle anguille fu sede di addestramento degli Uomini Gamma ossia gli Uomini Rana e Nuotatori d'Assalto della Regia Marina Militare impegnati nello sminamento del Porto di Venezia e nel recupero del naviglio residuo della guerra.

Nell’isola c’era ancora una sorgente d'acqua dolce poi impaludatasi e scomparsa … San Giorgio in Alga era uno dei tanti posti della Laguna retaggio di pescatori-contadini utilizzato come orto, deposito, e riparo di fortuna durante qualche burrasca.

Dalle memorie di un Veneziano ormai parecchio anziano si può evincere:

Fino agli anni Sessanta gli spazi liberi dell’isola ancora con gli edifici e la cinta muraria quasi intatti e vigilati da numerosi cani erano trattati a vigna, orto e frutteto e gitanti andavano a trascorrere scampagnate o a trattare cassette di frutta e pesce, o qualche gallina e coniglio che si allevava nell’isola … .
Sull'angolo di Nord-Est dell’isola c’era ancora la statua di una Madonnina del 1600, e un arco in pietra d'Istria dava accesso alla cavana in fondo alla darsena ancora integra dove spiccava un’antica croce in marmo policromo ... .
Nell’isola era attivo un piccolo squero coperto da travi e tegole, dove c’era ancora issato su uno scalo di alaggio il rottame di una grossa imbarcazione lagunare … .
La chiesa presentava già i primi danni al tetto, ma era ancora integra nelle sue strutture portanti ... e altrettanto integri e in parte abitati erano gli altri antichi edifici dell’isola giustapposti alla recente torretta in cemento dell'artiglieria militare che aveva lasciato l’isola invasa da residuati bellici ... .
A un certo punto i pescatori-contadini vennero mandati via in applicazione di qualche ordinanza e perché si diceva che l'isola era stata venduta per farne un grande albergo.
L’isola venne progressivamente invasa dai rovi e da piante ed edere selvatiche che soffocarono le viti e il frutteto, e anche i Veneziani non si recarono più per le scampagnate e per giocare a nascondino per via di certa gente losca, vandali e ladri che iniziarono a frequentare l’isola bruciando e asportando gli infissi, privandola delle pietre e di quanto era rimasto ... .
Di lì tutto andò velocemente in rovina: cominciarono a cedere archi, architravi e tetti, crollarono i muri e le pareti, e l'acqua di sotto e da sopra intaccò ogni cosa degradando e rovinando del tutto le volte, i sotterranei e gli edifici rimasti ... San Giorgio in Alga non esistette più.

A metà degli anni 1970 sparì il bassorilievo proveniente da San Giorgio in Alga con “San Giorgio e il Drago” del 1522. Venne recuperato in seguito nei pressi di un antiquario in maniera tanto causale quanto sospetta … E questo è l’ultimo appunto circa San Giorgio in Alga: Porta della Serenissima e casa dei Canonici Turchini.


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Edizione HTML a cura di Umberto Sartori