Storia di Venezia

Pagina pubblicata 24 Settembre 2014
aggiornamento 15 Novembre 2014

Battaglia di Salvore: Cristoforo Tentori
3a Dissertazione sulla vittoria navale ottenuta dai Veneziani
contra la Flotta di Federico Barbarossa nell'anno 1177

Parafrasi in lingua moderna e integrazioni a cura di Marco Girardi.

   

Questo breve saggio chiarisce una diatriba accesa da alcuni autori sulla veridicità dei fatti della Battaglia di Salvore, che portarono il Papa Alessandro III ad apporre il crisma Papale sulla cerimonia dello Sposalizio di Venezia con il Mare in occasione della Festa della Sensa, e a consegnare alla Repubblica lo Stocco di difensore della Cristianità.

Storia di Venezia, I luoghi della Battaglia Navale di Salvore nel 1177

I luoghi della Battaglia Navale di Salvore tra i Veneziani e Federico I detto il Barbarossa. nel 1177 (image courtesy of Google Earth)

Dalle pagine relative alla battaglia di Salvore (86 - 100), del Tomo Primo del
“Saggio sulla Storia Civile, Politica, Ecclesiastica e sulla Corografia e Topografia
degli Stati della Repubblica di Venezia, ad uso della nobile e civile gioventù”,
pubblicato dall'abate Cristoforo Tentori nel 1785.

Il celebre cardinale Cesare Baronio, nei suo "Annali Ecclesiastici" (1588) scrivendo degli eventi occorsi nell'anno 1177, e l'erudito Felice Cantelori, nella sua opera critica sopra il libro di Fortunato Olmo, negano l'occulta fuga del Papa Alessandro III da Roma per fuggire dall'imperatore Federico I, detto il Barbarossa, il nascondimento del papa a Venezia, e la vittoria navale dei veneziani nella battaglia di Salvore, conseguita sotto il comando del doge Sebastiano Ziani contro l'imperatore Barbarossa.

Non c'è nessun interesse a discettare sulla veridicità o meno del nascondimento a Venezia del papa Alessandro III, in quanto questa vicenda ha poca importanza e pochi riflessi. La controversia più rilevante è invece quella riguardante la battaglia di Salvore.

La convinzione che la battaglia non fu mai combattuta è radicata nel testo del cardinal Cesare Baronio, e si fonda sul fatto che non ne parlano due autori ritenuti coevi ai fatti incriminati, che sono l'Autore Anonimo della vita di Alessandro III, e l'arcivescovo di Salerno Romualdo II Guarna, che fu ambasciatore del regno di Sicilia durante la pace di Venezia.

Analizziamo il primo autore, l'Autore Anonimo.
Molti sono gli elementi da cui si deduce che l'autore della vita di Alessandro III non sia stato un contemporaneo ai fatti che egli narra.

Egli scrisse le vite di altri papi partendo da Leone IX (pontificato 1049 – 1054), sbagliando nel riportare gli anni dell'elezione e della vita di quei papi, e questi errori sono presenti anche nella biografia di Alessandro III, tanto che il cardinal Baronio stesso a più riprese lo corregge.
La logica imporrebbe che se fosse stato coevo a Alessandro III avrebbe dovuto riportare le date di nascita, di elezione al soglio pontificio, e di morte senza errori.

Come lo stesso cardinal Baronio riporta, l'Anonimo Autore nello scrivere le biografie dei predecessori di Alessandro III copia da altri autori, in particolare da Pietro Diacono (1107 - 1159) e da Pandolfo (sec. XI - 1138).

Storia di Venezia, Battaglia di Salvore: Il Cardinale e agiografo Cesare Baronio

Il Cardinale e agiografo Cesare Baronio, che scrisse sulla battaglia di Salvore (courtesy of www.lempertz.com).

La logica suggerisce che potrebbe aver utilizzato lo stesso metodo anche nello scrivere la biografia di Alessandro III, quindi utilizzando testi di altri autori.

Un'analisi stilistica della biografia di Alessandro III fa rilevare, inoltre, che quando copia è lungo e prolisso, mentre dove non copia è breve nello stile e parco di informazioni; nel caso della descrizione degli ultimi tre anni di vita di Alessandro III addirittura non rileva nulla.
Se fosse stato contemporaneo a questi fatti avrebbe dovuto e potuto scrivere almeno qualche parola.

Altri storici veneziani riportano quanto ho appena detto, in particolare è interessante quanto dice Vettor Sandi, nel suo articolo V, capitolo IV del Libro 3.

Per tali logiche deduzioni questo autore non merita l'epiteto di autore originale e testimone oculare agli eventi che narra.

L'altro autore a cui si abbevera il cardinal Baronio è Romualdo II Guarna, arcivescovo di Salerno e anch'egli non fa menzione della battaglia avvenuta nei pressi di punta Salvore.

Il Baronio lo reputa un testimone accreditato in quanto fu ambasciatore a Venezia di Guglielmo II di Sicilia durante le trattative che precedettero la pace tra l'imperatore Barbarossa e il papa Alessandro III.
Si suppone sia l'autore della Cronaca Salernitana, opera che venne custodita presso la Chiesa di Salerno per poi nel 1619 essere incamerata nella biblioteca vaticana.

Questa cronaca, come Vettor Sandi stesso afferma, è piena zeppa di contraddizioni ed errori tali da ritenerla opera di uno scrittore più tardo.

Storia di Venezia, L'Imperatore Federico Barbarossa in atto di vessare il clero con i suoi editti

L'Imperatore Federico Barbarossa in atto di vessare il Clero con i suoi editti (courtesy of http://www.dinastiabarbaccia.com).

I numerosi errori riguardano la Storia della Chiesa, la storia del Sacro Romano Impero, la storia del Regno di Sicilia e dei suoi re. Questi ultimi errori compiuti nonostante fosse nativo, suddito e dotto prelato del Regno di Sicilia.

Inoltre la cronaca è infarcita di encomi e lodi alla propria persona, e riguardano il magnificare la propria prudenza, la propria erudizione letteraria e la propria dignità. Un atteggiamento così civettuolo e vanitoso non è auspicabile in un ambasciatore che ebbe a trattare materie così delicate, come dovette fare durante le trattative che sfociarono poi nella pace di Venezia.

Le possibilità in merito all'attribuzione di paternità della Cronaca Salernitana all'arcivescovo Romualdo sono essenzialmente tre:

  • Che sia stata falsamente attribuita all'arcivescovo Romualdo.
  • Che durante la custodia presso la Chiesa di Salerno, custodia che durò quattrocento anni, l'opera sia stata manipolata varie volte come succede ed è successo a molti manoscritti.
  • Che se è stato realmente l'arcivescovo Romualdo l'autore della Cronaca Salernitana, non bisogna scordarci che egli era Normanno e cittadino del Regno di Sicilia: allora il Regno di Sicilia era nemico di Venezia, e il non riportare nella propria cronaca la vittoria veneziana presso Punta Salvore potrebbe trovare un senso in tale inimicizia.

Le affermazioni del cardinal Baronio, possiamo in ultima analisi affermare, mancano totalmente di valore perché si basano su manoscritti di dubbia autorità.

Di storici invece che affermano che la Battaglia di Salvore fu realmente combattuta ne abbiamo un numero tale da poterla ritenere un evento storico realmente accaduto.

Ma se questo non bastasse, possiamo portare a testimonianza la presenza di una lapide commemorativa presente sopra la Chiesa di San Giovanni nei pressi della città di Salvore (oggi Savudrja), che ricordava la presenza di una indulgenza data da Alessandro III in seguito alla vittoria dei Veneziani contro la flotta degli Imperiali di Federico I nel mare vicino al promontorio di Punta Salvore, come anche le riconferme di detta indulgenza comminate da Papa Eugenio IV nel 1437 e da Papa Pio II nel 1458. (1)

Storia di Venezia, Battaglia di Salvore: Testo epigrafe di Salvore

Il testo dell'epigrafe incisa sulla chiesa di Salvore; da: "L'isole piu famose del mondo descritte da Thomaso Porcacchi da Castiglione", ristampa del 1620, pag 204 e 205. Editori Paolo e Francesco Galignani. Tommaso Porcacci nasce a Castiglion Fiorentino nel 1530 e muore a Venezia nel 1585.
Versione dal latino all'italiano del latinista dott. Giacomo Dalla Pietà
O popoli, celebrate questo luogo, che un tempo il pastore Alessandro III arricchì di celesti doni (indulgenza). Infatti in questo braccio di mare per opera divina rifulse la vittoria della flotta veneta, e fu prostrata la superbia del grande Imperatore Federico e fu restituita alla Santa Chiesa l'alma Pace. Nel tempo in cui l'eccelso portatore di pace dava 1177 (anni) dal principio della sua incarnazione.". (image courtesy of http://books.google.it)

Storia di Venezia, battaglia di Salvore: I Papi delle indulgenze alla chiesa di Salvore

I Papi delle indulgenze alla chiesa di Salvore: Alessandro III (image courtesy of Wikipedia), Eugenio IV (image courtesy of http://pictures2.todocoleccion.net) e Pio II (image courtesy of http://www.miniaturaitaliana.com)

Possiamo portare a riprova anche la lapide commemorativa che era presente sulla tomba del doge Sebastiano Ziani nella Chiesa di San Giorgio a Venezia, che parla ovviamente della battaglia vinta a Salvore. Questa iscrizione ora non più presente a seguito del rifacimento della chiesa, ma il suo testo venne raccolto da Lorenzo Scradero nel suo volume dedicato alle Iscrizioni Lapidarie presenti in Italia pubblicato nel 1559.

Lo stesso storico e doge Andrea Dandolo riporta nei suoi scritti l'esistenza di tale iscrizione sulla tomba del suo predecessore, e all'epoca in cui scrive, il 1340, la definisce come Antica.

Ma altre prove possiamo portare a nostro favore.

Il Bardi ed il Frangipane attestano che sul principio del XIII secolo, ossia dopo soli 52 anni dai fatti che stiamo esaminando, nella sala del Maggior Consiglio dentro il palazzo Ducale a Venezia, veniva dipinta in varie scene la vittoria navale nella battaglia di Punta Salvore.
Come si sarebbe potuto dopo così soli pochi anni dalla Pace di Venezia dipingere una scena inventata per solo capriccio?
Contando per di più che i quadri furono commissionati da un organo così nobile e serio qual'era il Veneto Principato e soprattutto poi pensando che i quadri sarebbero stati al cospetto di numerosissime nazioni con le quali in quei tempi la Repubblica di Venezia intratteneva rapporti commerciali.

Si aggiunga inoltre che dimorarono a Venezia vari imperatori tedeschi, anni dopo la controversa battaglia, che seppur non appartenevano alla casata Sveva di sicuro non avrebbero accettato senza dolersene dell'esposizione di un fatto mai avvenuto, in cui per giunta si vedeva un proprio predecessore soccombere, e avrebbero come minimo pubblicizzato la propria doglianza per mezzo di qualche scrittore.

Storia di Venezia, battaglia di Salvore: Il Doge Sebastiano Ziani, artefice della pace, assieme al figlio di Federico Barbarossa, Ottone.

Il Doge Sebastiano Ziani, artefice della pace, assieme al figlio di Federico Barbarossa, Ottone. La leggenda narra infatti che Ziani rilasciò Ottone dopo averlo fatto prigioniero nella battaglia di Salvore, inviandolo al padre come ambasciatore di pace, ruolo che Ottone avrebbe ricoperto con onore ed efficacia (image courtesy of Venipedia).

Storia di Venezia, La posizione di Salvore in Google Earth

La posizione di Salvore in Google Earth (courtesy of Google Earth).

La battaglia di Salvore, inoltre ancora, fu dipinta in affresco anche nel palazzo del Comune a Siena, patria di papa Alessandro III.

Pure ad Augusta fu data pubblica visione di una pittura che illustrava gli eventi della battaglia a Punta Salvore e dove l'imperatore era raffigurato come soccombente. Lo testimoniano vari scrittori stranieri.

La storia della battaglia di punta Salvore è ampiamente descritta dal prete ravennate Obone, il cui manoscritto il Bardi afferma di aver visionato e di cui ha riportato il testo nel suo libro; anche il vescovo di Milo, Giovanni Ferretti, dice di aver visionato detto manoscritto nella Biblioteca Vaticana.

Riporta le stesse verità storiche il manoscritto copiato dal Vescovo capitense Giacopo, allora luogotenente a Roma, con il papato ad Avignone. Il testo copiato venne inviato dal vescovo al doge Giovanni Delfino nel 1359.

Anche moltissimi annali di province e città tedesche che il Bardi cita nel suo volume, riportano la sconfitta navale dell'imperatore Barbarossa nella battaglia di Salvore.
Queste testimonianze sono da ritenersi ancor più importanti e veritiere dato che sono da riferirsi a una nazione che avrebbe avuto l'interesse a negare l'esistenza di tale battaglia piuttosto che a pubblicizzarla.

Vediamo poi il segretario dell'imperatore Federico II di Svevia, Pietro dalle Vigne, citato dal Sigonio e dal Bovio, che nel 1239, poco più che sessantanni dopo i fatti, scrive sia della Battaglia di Punta Salvore che della vittoria dei Veneziani.

Virgilio e Dante incontrano Pier delle Vigne nella Selva dei suicidi.

Virgilio e Dante incontrano Pier delle Vigne nella Selva dei suicidi, da una tavola di Gustave Doré. (image courtesy of Wikipedia)

Gli stessi avvenimenti vengono descritti dal Nicardo, che viene citato da Bernardino Corio nella sua Storia di Milano. Il Corio era milanese e avrebbe avuto tutto l'interesse a citare soltanto i fatti di Legnano e a nascondere la sconfitta navale di Salvore che i veneziani inflissero all'imperatore.

Da notare che pure Alberto Cranzio, scrittore diligente di storia germanica, lodato anche dallo stesso cardinal Baronio, riporta i fatti della battaglia navale.

Vogliamo anche ricordare che gli avvenimenti storici della battaglia di Salvore sono dipinti in affresco nelle stanze vaticane, e si sa a quanto esame la Corte Romana ponga i propri atti prima di attuarli.
Infatti fu indetta nel '500 da papa Pio IV una commissione cardinalizia per la realizzazione degli affreschi, a cui partecipò anche il cardinal Sirleto.
Qualche malevolo può far notare che partecipò a detta commissione anche un cardinale veneziano, Marco Antonio da Mula, ma fu necessario in quanto esperto di storia patria, e comunque la decisione sul contenuto di detti affreschi fu votata e non fu perciò approvata in seguito all'arbitrio di un solo cardinale (si noti anche che il Da Mula, ex-Ambasciatore Veneto presso la Santa Sede, accettando il Cardinalato si era inimicato il Governo Veneziano, che non lo perdonò mai. N.d.E.).

Erano comunque custoditi nella Biblioteca vaticana i famosi scritti dell'Autore Anonimo e del vescovo Romualdo, tanto elogiati dal cardinal Baronio, che vennero sicuramente analizzanti anche dai cardinali.
Dopo le dovute esaminazioni, l'incarico di affrescare le scene della battaglia di Salvore venne dato al pittore Giuseppe Salviati. Le stanze vaticane dove le pitture vennero realizzate erano aperte al pubblico, esposte perciò agli occhi anche dei Letterati che transitavano per Roma.

Vediamo perciò le "imposture veneziane", come il Baronio le epiteta, venire rese autentiche dalla Corte Romana.

Su altri due punti si concentrano i detrattori: sull'età di Ottone, figlio del Barbarossa, che secondo le cronache ebbe il comando della flotta imperiale, e sul non aver mai avuto il Barbarossa una flotta navale.

Concentriamoci sul primo punto. I detrattori affermano che Federico I avrebbe preso in moglie Beatrice figlia di Rinaldo, conte di Borgogna solo nel 1162 e che il figlio Ottone nacque un anno dopo, e che perciò avesse solo 14 anni all'epoca della battaglia a Salvore. Altri affermano che all'epoca della battaglia Ottone avesse solo otto anni.

Tuttavia, storici quali il Sigonio, il Vigner, il Guntero il Nauclero ed altri, riportati dal Bardi, affermano che le nozze dell'imperatore con Beatrice avvennero nel 1159 e che quindi, all'epoca dei fatti, Ottone aveva 18 anni.
Età sufficiente, a quel tempo, per assolvere il ruolo di comandante della flotta imperiale.

Per quanto riguarda l'origine di quest'ultima, viene talvolta contestato che Federico I non avesse una propria flotta navale. Si deve però ricordare che l'imperatore poteva contare sull'appoggio di altre Nazioni marittime rivali dei Veneziani. Tra queste Genova, Ancona e Pisa che avrebbero potuto prestargli parte del naviglio necessario all'impresa.

Il Sigonio afferma che nel 1176 Arrigo, il secondogenito del Barbarossa, aveva 11 anni e suppone così che Ottone, terzogenito, non avesse l'età adatta al generalato.

Storia di Venezia, Carlo Sigonio

Carlo Sigonio (courtesy of Wikipedia).

Ma il Sigonio non produce prove sulla data di nascita di Arrigo; anche dove afferma che a 5 anni, nel 1170, fosse diventato re dei Romani e dei Tedeschi, questo suo convincimento non è suffragato da alcun documento o logica deduzione.
Chiediamo al Sigonio di portarci dette prove, perché sulla base di questa sua infondata affermazione, altri Autori vorrebbero false le storie narrate dai veneti storici sopra la battaglia navale di Salvore.

Ottone di Frisinga afferma che Arrigo avrebbe sottoscritto il giuramento che precedette la pace di Venezia e che pose momentanea pace tra il padre, i Normanni e i Longobardi, nel 1176.
Secondo le leggi longobarde osservate a quei tempi in Italia e seguite scrupolosamente dagli imperatori tedeschi, l'età di 11 anni come quella che suppongono avesse Arrigo non era bastevole per poter sottoscrivere legalmente tale documento: veniva considerata un'età immatura.

Il Baronio deve infine spiegarci come mai i Veneziani avrebbero dovuto, di tutte le numerose battaglie compiute contro altre numerose nazioni e popolazioni, quali Narentani, Saraceni, Normanni, Slavi e Pisani, inventarsi proprio quella battaglia a Salvore, dove i veneziani si azzuffano con solo 30 galee...
Forse per aquistar titolo di dominio sopra il mare Adriatico? Ma la Signoria di Venezia sopra il mare Adriatico ha più antiche radici, e fu comprata col sangue e i tesori del Principato, come abbiamo scritto nella precedente dissertazione.

Gli storici negatori dovranno tirare fuori il primo, a loro dire, falsificatore. Ce ne sarà pur stato uno come primo. E che non fu mai però contraddetto da nessuno storico in Italia.

Di questa controversia sulla battaglia di Salvore parlano numerosi scrittori: Bardi, Sansovino, Sandi, Cornelio Frangipane, Paolo Sarpi, Fortunato Olmo, Giulio Paci, Giovanni Palazio, e Francesco Zamboni.

Parafrasi dall'originale a cura di Marco Girardi


Storia di Venezia, Sottomissione di Barbarossa ad Alessandro III in Venezia

Sottomissione di Federico I Barbarossa ad Alessandro III in Venezia, da un dipinto di Spinello Aretino (1346 c. - 1410) nel Palazzo Pubblico di Siena. Nella figura in piedi a sinistra, con il Corno Ducale rosso, si identifica il Doge di Venezia Sebastiano Ziani, mallevadore della pace fra Pontefice e Imperatore dopo la vittoria veneziana nella battaglia di Salvore (image courtesy of http://sangiovanninoalessandria.blogspot.it)


Note

Nota 1 - La Chiesa di punta Salvore, secondo la rivista specializzata "l'Archeografo Triestino" del 1968, fu rinnovata nel 1826, infatti oggi la chiesa ha uno stile neoclassico. In quell'occasione fu distrutta l'epigrafe, forse perché la monarchia austroungarica malvedeva quell'inno alla Veneta Repubblica e ai suoi successi.
Nella chiesa si conservava anche un dipinto di Domenico Tintoretto (figlio di Jacopo) che raffigurava la battaglia di Salvore, poi trasferito nella Sala del Consiglio Comunale di Pirano.
In proposito citiamo, dalle pagine Web del Museo del mare Sergej Mašera di Pirano:

Storia di Venezia, La battaglia di Salvore in una incisione di Domenico Rossetti del quadro di Domenico Tintoretto

La battaglia di Salvore in una incisione di Domenico Rossetti del quadro di Domenico Tintoretto (courtesy of Museo del mare Sergej Mašera di Pirano).

Nel Museo del mare di Pirano sono conservate soltanto due fotografie di un'incisione di Domenico Rossetti raffigurante La Battaglia di Salvore (carta, cm 44,5 x 58,5), l'incisione originale venne rubata al Museo negli anni '70.
In calce alla fotografia la scritta dattiloscritta:
...
La battaglia di Salvore Doge Sebastiao Ziani contro Ottone Figlio di Federico Barbarossa epoca nel Maggio 1177. .....Vittoria..... a Pirano per la Serenissima Repubblica di Venezia Contro Ottone Figlio dell'Imperatore Federico Barbarossa nella Sala del Gran Consiglio.... Epoca. Nel Maggio 1177. Doge Sebastiano Giani.
Il quadro raffigurante La battaglia di Salvore del Tintoretto, dipinto in ricordo del grande evento storico che sarebbe avvenuto nel Golfo di Pirano, ha decorato per oltre due secoli la Sala del Consiglio nel Palazzo comunale di Pirano.
Se dobbiamo credere alle fonti scritte, la tela era di dimensioni eccezionali: alta 11 e lunga 21 piedi (cm 348 X 635), il che confuta la tesi secondo la quale il dipinto sarebbe stato il bozzetto per la tela del Tintoretto nel Palazzo Ducale di Venezia. Si trattava quindi di un' opera monumentale ...
La storia dell'alienazione del dipinto La Battaglia di Salvore è molto complessa e oggetto di ricerca di numerosi storici. Nonostante i loro sforzi non si sa dove si trovi il dipinto.
Dalle fonti si può dedurre che i Piranesi erano molto legati a questo quadro, considerato la rappresentazione di una delle vittorie più gloriose della Repubblica di Venezia, avvenuta proprio di fronte alla loro città, ed anche l'opera di un famoso pittore veneziano, giunto a Pirano da Venezia, il cuore della Repubblica alla quale erano stati fedeli per cinque lunghi secoli.
Per questo motivo i Piranesi non si erano lasciati convincere facilmente dalle nuove autorità austriache a cedere la tela con la scena della gloriosa vittoria marittima veneziana e a sostituirla con i ritratti dell'imperatore d'Austria Francesco II e di suo figlio Ferdinando.
Per la Corte Austriaca, dove il dipinto avrebbe dovuto essere trasportato, trattò con insistenza e diplomazia il Commissario plenipotenziario per l'Istria e la Dalmazia, barone Francesco Maria di Carnea, che nel 1801, dopo 4 anni di tentativi, riuscì a far trasferire il quadro a Vienna.


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Edizione HTML a cura di Umberto Sartori