Storia di Venezia

Pagina pubblicata 6 Gennaio 2013

Gianjacopo Fontana
Biografia dell'abate Cristoforo Tentori, Alvisopoli 1841

Tentori, Raccolta Cronologico-Ragionata dei Documenti sulla Caduta di Venezia, 1799

   
Biografia Originale || Opere di Cristoforo Tentori

Riassunto della Biografia di Cristoforo Tentori

Ritengo possa esser gradito e utile a più d'uno il riassunto dei lunghi e complessi periodi ottocenteschi del Fontana. Mi assumo questo compito con particolare piacere, avendo riscontrato col Tentori una affinità di spirito, nell'approccio alla Storia, che mi commuove e mi accende di nuova luce le parole del suo giovane contemporaneo Ugo Foscolo:

"... Celeste è questa corrispondenza d'amorosi sensi, celeste dote è negli umani;
e spesso per lei si vive con l'amico estinto e l'estinto con noi
"

L'abate dunque nasce in Ispagna, a Itvera in Diocesi di Siviglia, il 10 Agosto del 1745.

Questa sua nazionalità, a detta del Fontana, diede modo dapprima ai malevoli di denigrarlo come non Italiano, ma tale accusa fu subito chiaramente smentita dall'evidente e disinteressato amore per il Ben di Venezia che l'abate dimostrò sin dalle sue prime Opere.

L'abate, del resto, era nato in Spagna solo a causa di una migrazione in quel Paese di suo padre Sebastiano, oriundo di Camposampiero nel Padovano. Il figlio Cristoforo, iniziato gesuita in Spagna, si era trasferito a Venezia, dopo lo scioglimento di quell'Ordine, a soli sedici anni.

Tra i segni della sua grande generosità d'animo, il Fontana riporta l'atto di donazione nel 1803 dell'eredità paterna in tutto favore del fratello, nonostante Cristoforo conducesse una austera vita di studi sostentandosi a malapena con il mestiere di educatore presso la Famiglia Tiepolo per il loro figlio Ermolao.

Alla generosità l'Abate univa la fermezza d'animo, che dimostrò con il rifiuto di giurare obbedienza al Re come imposto a tutti i preti spagnoli. Ciò fece nascere contro di lui il sospetto di appartenere a una fazione sovversiva, e subì l'arresto e la sorveglianza speciale finché non fu appurato che le sue motivazioni non erano di ordine sovversivo ma morale.

Il primo merito del Tentori fu di comporre la Storia civile e politica sulla repubblica di Venezia.
Si tratta di un compendio generale della Storia di Venezia, ottenuto compilando e riassumendo le fonti più attendibili in un testo accessibile per la normale istruzione degli adolescenti veneti.

Esisteva già in merito la monumentale opera del Sandi, sulla quale l'Abate si fondò, ma essa era di ardua consultazione per la mole e per lo stile di scrittura.
Il Tentori si guadagnò così l'appellativo di "abbreviatore del Sandi". Nel suo lavoro di compilazione seppe anche emendare alcuni errori e carenze documentali in cui era incorso il Sandi stesso.
Per questo motivo, il parere finale del Fontana su questo libro del Tentori è di questo tenore:

"... a ragione si giudica doversi assolutamente consultare il Tentori e non il Sandi, da chi brami copiosamente istruirsi sugli scrittori delle cose veneziane.".

L'opera che risulta ai nostri giorni di grande importanza è il secondo lavoro del Tentori, cioè la "Raccolta Cronologico Ragionata di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1797".

Per questa collezione dovette il Tentori affaticarsi dietro una ingente farragine di carte diplomatiche, ch'erano alla cognizione di pochi, perchè esistenti nella filza malaugurata delle comunicate e non lette; egli le riunì con rette intenzioni, quando la furia democratica spalancò le porte dell'archivio secreto di stato, combinò pel suo disegno la chiarezza insieme e la brevità, inserendo per disteso le più importanti,...

Nella sua vita di ricercatore, Tentori aveva avuto modo di esaminare gli Archivi Segreti della Repubblica, spalancati dalla "rivoluzione", per una curiosa evenienza che racconteremo tra breve.
In questi Archivi l'abate rinvenne una filza di centinaia di comunicazioni diplomatiche che alcuni dei Savi erano riusciti a occultare al Senato.

Dalla consultazione di questi documenti, dalla sua personale diretta esperienza e dalla specchiata moralità storica dell'Autore, nasce uno straordinario documentario sulle intricate vicende che si svolsero nei decenni che prepararono l'invasione di Venezia. Dice il Fontana:

"... compilò una storia onesta, veridica ed imparziale, redatta con polso di logica e gravità di criterio, per via di corollarii, onde con metodo di ragionare il più convincente condurre gli assunti all'ultima evidenza.".

Sulla specchiata moralità storica del Tentori il Fontana produce un importante episodio della sua vita cui accennavo più sopra come a una curiosa evenienza.

Un medico di accesa fede giacobina, tale Francesco Aglietti, trascinato dalla foga oratoria mentre arringava il popolo di Murano in un suo opuscolo, si era ficcato in testa che Bajamonte Tiepolo potesse divenire un antesignano della lotta agli oligarchi che da secoli ormai strisciavano nelle "fodre" del Patriziato Veneziano.
Il medico intendeva proporre la collocazione di due lapidi, una di infamia verso il Pietro Gradenigo che aveva "serrato" il Maggior Consiglio, e una per riabilitare Bajamonte ingiustamente calunniato dall'oligarchia infingarda.

L'Aglietti promise un premio di 50 zecchini al ricercatore che meglio avesse saputo presentare la documentazione necessaria a tale "rettifica storica".
I Bandi di Concorso furono affissi nella Municipalità, e gli archivi furono aperti ai concorrenti.

Il Tentori si sentì per sua ammissione spinto a partecipare da "irresistibil comando", e produsse un opuscolo: "Il vero carattere politico di Baiamonte Tiepolo, dimostrato dall'unanime consenso degli storici veneti ed esteri", nel quale con abbondanza di fonti coeve e unanimi, sfatava completamente la pretesa dell'Aglietti, e dimostrava invece il Bajamonte esser stato lui sì, aspirante distruttore della Repubblica e tiranno dei Veneziani, mosso da ambizione e rancore personale verso il Gradenigo.

A maggior onore dell'Abate, ma anche dei suoi mecenati, ricordo che Tentori sopravviveva grazie alla protezione proprio della Famiglia Tiepolo.

Altre dodici memorie furono presentate, alcune delle quali avevano preteso piegare la storia alla cupidigia dei 50 zecchini, ma il lavoro del Tentori fu tanto convincente che l'Aglietti stesso, capo della Commissione giudicante, ritenne di annullare il concorso e spogliare dell'aura epica il suo ingannevole Bajamonte.

Inutile dire che Cristoforo non ricevette il premio in quanto la sua ricerca non aveva soddisfatto i poco pii desideri della Municipalità, ma essa nondimeno ricevette pubblico encomio e condusse alla squalifica di tutte le altre.

Non stupisce la profonda stima storica che il Fontana tributa all'Abate:

Dall'esame quindi delle opere e degli opuscoli del Tentori viene anche luce indiretta, e lo vedemmo, al di lui carattere morale da lasciarne distinguere come principali elementi la lealtà e la franchezza.

Anche quando, nella polemica con il Gallicioli e nel sonetto di risposta all'Inquisitore, il Tentori da luogo al suo moto di sdegno, questo ricorda al Fontana "giusta la sentenza divina del Monti, l'ira negli animi generosi è come la selce che ripercossa manda scintille, ma poi subito si estingue.".

Tentori si occupò della Storia anche a fini pratici, e produsse studi di legislazione idrogeologica, che seppe corredare di calcoli e disegni, meritando di essere considerato il primo compendiatore di questa materia sulla scorta degli studi del Rompiasi, e di venire per questa sua fatica citato dal Filiasi.

Ancora si interessò, in un opuscolo idraulico di 49 pagine alla "vera regolazione del fiume Brenta".

In questi suoi studi territoriali, l'abate formulò la proposta che agli immani lavori di sterro commissionati dal Magistrato alle Acque venissero adibiti i carcerati, ma tale sensata proposta, come sempre accadde anche durante la Repubblica, non fu mai accettata per i soliti ignoti motivi sotto i soliti puerili pretesti.

In chiusura il Fontana accenna a una controversia sorta fra Tentori e il Gallicioli, che provocò l'abate a segno di fargli comporre un libriccino, l' "Errata Corrige" che fu criticato per la cruda citazione di episodi sgraditi al Clero, ma l'entità delle provocazioni fu tale da far dire al Fontana:

" ... su molti punti di veneta storia non va errato il Tentori, ma prese abbaglio il Gallicioli alterando il senso delle leggi, o non penetrando nel genuino loro spirito; e che in ultima analisi riguardati i libelli come deviazioni dalla moderazione, non è inutile l'Errata Corrìge, ...".

Cristoforo Tentori scrisse anche un sonetto per la vestizione di una monaca, e dovette difenderlo con un secondo dall'Inquisitore che ne aveva malinterpretato il senso.

Cristoforo Tentori morì a Carbonera, nei possedimenti dei Tiepolo detti "Tiepoletti", che lo avevano patrocinato per tutta la sua carriera di studioso, il 2 ottobre del 1810, "... per asma, di lui antica affezione", e nel cimitero comunale di Carbonera fu sepolto, "... senza lapide e senza croce".

A questo coraggioso, onesto e acuto uomo il nostro fraterno saluto di posteri riconoscenti.

Umberto Sartori, 6 Gennaio 2013

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Gianjacopo Fontana, Biografia dell'Abate Cristoforo Tentori

Da: "Biografia degli Italiani Illustri nelle Scienze Lettere ed Arti del Secolo XVIII e dei Contemporanei, Compilata da Letterati Italiani e Pubblicata a Cura del Professore Emilio De Tipaldo, Volume Ottavo, pagg. 96-103, Alvisopoli, 1841".

TENTORI (ab Cristoforo), è nato nella città d Itvera, diocesi di Siviglia nelle Spagne, il giorno 10 di agosto del 1745 (1).
Questo scrittore, ormai famigerato della veneta storia, poco o nulla fu conosciuto fra noi, in quanto alle relazioni di famiglia e alle circostanze della vita, e solo perchè si seppe nato ben lungi d'Italia, si ritenne generalmente sempre come del tutto all'Italia straniero.

(1) Moschini Letter. Ven., pagine 204 T. II


Io non vorrò per altro occuparmi del suo domicilio, quantunque piucchè legale fra noi, essendo venuto ad abitare in Venezia fin dal sedicesimo anno dell'età sua, cinque anni dopo la caduta dei Gesuiti a cui apparteneva, nè del titolo qualunque che ad essere considerato quale concittadino gli poteva dare e gli dà la singolare benemerenza di avere spesa quasi tutta la vita in lavori ed in istudii, sulle cose della nostra patria comune.

Dirò soltanto, appoggiato a documenti e testimonianze degne di fede (1) che, senza uopo di suffragio veruno, il Tentori era in fatto italiano, che che dicesse in contrario per invilirlo un suo antagonista (2), anzi può salutarsi veneto, constando oriunda di Camposampiero nel Padovano la sua famiglia, compreso Sebastiano suo padre, il solo trapiantatosi per affari in Ispagna, dove prese moglie, e vennero alla luce Cristoforo e Francesco, che abbracciarono entrambi lo stato ecclesiastico.

Né solamente italiano per famiglia, ma per animo e genio, può riputarsi il Tentori, se abbiamo i fatti, che morto appena suo padre, con formale atto 15 decemb. 1806 (3), fece rinunzia al fratello d'ogni diritto sull'eredità, e lasciò per sempre le Spagne, e se per giunta soggiacque perfino all'arresto, in quel torno, subìto in casa a Venezia per molto tempo (4), dietro il rifiuto di prestar giuramento al re Giuseppe, come prete spagnuolo, e il sospetto che tenesse egli corrispondenza cogli avversi al partito del detto regnante.

(1) Della famiglia Tentori vive un Antonio, ora consiglier provinciale al tribunale di Padova.
(2) Galliciolli, V. Risposta all'Errata Corrige.
(3) Esiste fra le pochissime di lui carte presso la famiglia Tiepolo.
(4) La gendarmeria perlustrò le carte del Tentori a Carbonera. Durante il tempo dell'arresto ebbe licenza di girare le strade di Venezia, ma sempre guardato da un soldato che ha dovuto mantenere lungamente in casa Tiepolo dove fu arrestato.


Non a torto egli scrivea quindi di essere posto per occulto lavoro della Provvidenza (1) in circostanze le più sfavorevoli, poiché dovette per campar la vita dedicarsi all'uffìzio d'insegnatore privato, col quale carattere ebbe la sorte di entrar nella famiglia dei Tiepolo (2), detti allora Tiepoletti, di ritrar da questa risorse per la coltivazione degli studii patrii, a cui dovette la sua fama, e di ottenere assicurati i suoi mezzi di sussistenza, restandovi attaccato fino all'ultimo suo giorno, che fu il 2 ottobre del 1810, in cui mancò a' vivi, per asma, di lui antica affezione, nel luogo di villeggiatura dei Tiepolo a Carbonera (3), nel cui cimiterio comunale fu sepolto, senza lapide e senza croce.

(1) V. Dedica della Storia civile e politica ec.
(2) Fu educatore del N.U. Gio: Ermolao Tiepolo.
(3) Ebbi il necrologio con lettera 2 febbr. 1841, dell'attual parroco d. A. Mosso di Carbonera.


Il Sandi e il Corner, che per la condizion loro come patrizii poterono aver adito agli archivii di stato, e attinsero a fonti i più limpidi e sinceri, aveano scritto su Venezia, e massime il primo sulla storia civile della repubblica, dalla sua fondazione fino al 1767.

Questi fra' moderni è il più diligente indagatore dei fatti, avendosi giovato molte volte delle scoperte del Muratori, e il Laugier si tenne sulle di lui orme nell'accreditata sua storia.
Risulta però poco esatto in quanto a cronologia; rapporto a molte opinioni, avendo giurato sulla fede dei capitolari o di altri libri, non contemporanei agli avvenimenti dei fatti: sul disegno, giacché per osservare l'ordine dei tempi ha quasi sempre interrotta la serie delle materie: in quanto poi alla scrittura, fu ben detto, con allusione alle ripetizioni e agli episodi strabocchevoli, che nella sua farraginosa ampiezza fu penna di notaio e peggio (1).

Un ammasso sì indigesto e sì informe, benché prezioso di storia, avea cominciato ad ordinarsi dal patrizio Gio: Domenico Giovanelli, il cui lavoro esisteva manoscritto (2) presso il fu N. U. Francesco Calbo Crotta, aggiuntavi una continuazione per cura di Gio: Benedetto, fratello di Gio: Domenico.

Proponendosi quindi il Tentori, incitato dall'amor delle venete cose, piucché da commissione speciale dei Tiepolo, di scrivere non una storia, ma un'analisi sulla storia, conobbe il difetto che avevamo di un compendio, necessario allora principalmente a' giovani patrizi veneziani, non trovando autore alcuno nel catalogo numeroso degli scrittori delle cose venete, sì esteri che nazionali, che abbia siffatta opera intrapresa.

(1) Carrer, Anello di sette gemme. V. Cornaro.
(2) Moschini, Letter. Ven. p. 175, T. II. I manoscritti del Calbo furono legati al nostro Seminario Patriarcale.


E senza il vanto di compilare un Saggio, in ogni sua parte perfetto, ma tale bensì atto a ricevere d'altra mano la perfezione, scrisse la sua Storia civile e politica sulla repubblica di Venezia, intitolata appunto Saggio, e scompartita in Dissertazioni, secondo le varie epoche, con una descrizione per giunta corografica e topografica de' suoi stati; metodo non seguito d'alcuno nel descrivere le città e Province del dominio.

Era un'opera certamente cogli altrui materiali congegnata, per cui l'autore dovette attingere fatti ed opinioni qua e là, onde è ingiusto in questa parte il biasimo del Gallicioli, quando lo scopo dell'assunto era di fare uno spoglio, come fece appunto il Tentori, di tutta la collana degli storici veneti, meno il Diedo che fu l'ultimo, per risparmiar la fatica di leggere molti libri, e sottoporre raccolta compendiosamente in un solo la parte più essenziale delle materie e dei fatti.

E come ebbe in mira principalmente il Tentori, seguendo le traccie del Sandi, di correggere e compendiar la sua storia, per cui a cagion d'onore l'abbreviator del Sandi s'intitola; così il merito del suo Saggio risulta soprattutto dall'aver rimediato, però solo in parte, ai difetti del Sandi, e precisamente per ciò che si riferisce a contraddizioni ed anacronismi, anche per l'opportunità di aver potuto scorrere quel codice del Piovego, primo tra i capitolari scoperto dal Temanza nel 1746, negli armadii del magistrato alle acque, che forse dal Sandi non fu nè osservato, nè visto, e dall'averci dati molti documenti, che prima ci erano ignoti, e che poscia forse non si sarebbero più rinvenuti.

Giova poi, circa lo stile, ammettere con molta restrizione l'elogio, che fa il Gallicioli al Tentori, poichè se di leggieri conviensi, che fosse più umano di quello del Sandi, non parimente si può ripetere con lui, che fosse più terso.

Ed ha bisogno di un limite ancora più l'altra sentenza, che abbia quasi il Tentori tutti corretti i difetti del Sandi (1), poiché per sostener tanto assunto, avrebbe dovuto il Tentori nientemeno che prendere a rassegna e disamina tutti i documenti e tutti i libri, adoprati e svolti dal Sandi, e avrebbe dovuto, ciò che più monta, dedicare al suo servigio quella quantità medesima di amanuensi, che potè stipendiare il Sandi, per la sterminata sua opera, e non potea d'altronde procurarsi il Tentori, a cui mancava il tempo e ogni mezzo pecuniario, se dovea guadagnarsi il vitto, facendo scuola, o come il Gallicioli gli dicea per disprezzo, creando libri per amplificar le fortune.

In onta alle quali restrizioni, sarà però sempre giustizia il confessare, aver molto merito il saggio del Tentori, per critica, imparzialità ed esattezza, e per aver fatta nota nel modo migliore la storia, non leggibile, nè tollerabile del Sandi, alla cui autorità si puntella, oltre di aver sfiorato dagli storici gli argomenti più acconci, onde a ragione si giudica doversi assolutamente consultare il Tentori e non il Sandi, da chi brami copiosamente istruirsi sugli scrittori delle cose veneziane.

(1) V. Gallicioli, Mem. Ven. Prefaz. - Moschini, Letter. Vcn. p. 204 T. II.


Anonima è la seconda dello opere principali del Tentori, che dalla fama in cui venne ebbe poscia rivelato il nome, in onta al voler suo, presso tutti. Parlo della raccolta cronologico-ragionata di documenti inediti, che sviluppano quel mistero d'iniquità, la caduta della più sapiente, più longeva e più santa fra le repubbliche del mondo.

Per questa collezione dovette il Tentori affaticarsi dietro una ingente farragine di carte diplomatiche, ch'erano alla cognizione di pochi, perchè esistenti nella filza malaugurata delle comunicate e non lette; egli le riunì con rette intenzioni, quando la furia democratica spalancò le porte dell'archivio secreto di stato, combinò pel suo disegno la chiarezza insieme e la brevità, inserendo per disteso le più importanti, dando di alcune un epilogo, alcune altre accennando soltanto, e compilò una storia onesta, veridica ed imparziale, redatta con polso di logica e gravità di criterio, per via di corollarii, onde con metodo di ragionare il più convincente condurre gli assunti all'ultima evidenza.

E felice la storia, se potesse sempre fare visibili coi documenti i fatti che la compongono, ai contemporanei ed ai posteri!

Pronunciato, per amor di giustizia, un sì assoluto favorevol giudizio sull'opera, vorremo difenderne da più taccie l'autore.
II Moschini, che mostrò d'ignorare che fosse questo uno dei lavori parecchi del Tentori (1) senza nome, lo va ammalgamando ad un libello calunnioso, uscito in quei dì, del quale con la storia del Tentori può regger tanto il confronto, sia per importanza, come per vantaggio ed onestà, che il Moschini stesso, e giustamente, trova di sua coscienza distruggerne le detrazioni sfrontate.

(1) P. 175, T. II Letter. Venez.


Il falso opuscolo ha il titolo: Storia degli ultimi otto anni della repubblica, di cui è autor senza dubbio, per molte cause, il fu podestà N.U. Calbo Crotta Francesco, già cassier del collegio, in un ai savii intervenuto alla consulta della signoria, nelle smobigliate camere del doge, dopo il procelloso tumulto del 12 maggio.

Ma forse non ha tutto il torto il Moschini, se anche allora era invalsa l'opinione, tuttavia non cangiata, che sia attribuibile al Tentori quel libro, quantunque basti a distruggerne ogni supposto l'accusa, che il Tentori scaglia al libro stesso d'inesatto, di inonesto, di falso: epiteti troppo distanti dalla misura anche più ristretta di stima, e vogliam pure di spregio, che un umile autore può discendere talvolta in faccia al pubblico ad accordare a' suoi parti.

Un'altra (1) taccia, che viene affibbiata al Tentori è di non aver raccolti tutti i documenti nella sua storia, e quasi si vuole tenerlo rispondente del difetto di alcuni, come malignamente studiato a danno di viventi illustri soggetti.
Dovea però il censore avvisarsi, che in quel solenne trambusto di persone e di cose poteva avere adoperati il Tentori tutti i materiali, che soltanto gli erano pervenuti alle mani; che d'altronde non per Venezia, ma fuori d'Italia si dispersero e viaggiarono i documenti di maggior peso, all'archivio involati; e che una gran parte della storia, per molti rispetti indecorosa o già combattuta del Darù, potè acquistar polso di autorità dai documenti in poter dello storico, che chiamò complice l'affetto a render credibili le menzogne.

(1) Idem.


Che se taluno volesse trarre dall'anzidetta accusa un sospetto sulla imparziale lealtà e franchezza di animo del Tentori, perchè la Raccolta ha impresso l'anno 1799, servirebbe a dileguare ben di leggieri ogni ombra un fatto, che nel tempo medesimo della effimera frenesìa popolare onorò l'eguaglianza e coerenza di sentimenti del Tentori medesimo.

Infatti quando Francesco Aglietti, illustre medico veneziano (1), recitando un discorso al popolo di Murano, per esecrare le ceneri del doge Pietro Gradenigo, autor della serrata del Maggior Consiglio, giungeva ad infiammare gli animi esaltati a considerare tirannico quell'atto alla libertà della patria, e di più con error patente di storia, a caratterizzar patriottismo la cospirazione di Baiamonte, s'immaginava una lapide al doge d'infamia, e un monumento di gloria al Tiepolo, come al martire della libertà.

Ma prima veniva pubblicato un quesito, per accertarsi sul vero carattere politico del presunto eroe veneziano.
Poiché voleva il fanatismo, che il fatto fosse alterato dagli storici partigiani dell'aristocrazia, e tornando indietro di cinque secoli, si pretendeva di penetrare, che fosse mosso Boemondo dal genio della libertà ad impugnar l'armi contro il governo.

Per i canti della città pubblicossi la sfida; cinquanta zecchini erano il prezzo, con promessa di gratitudine e di plausi nazionali, e con licenza di vedere gli archivii antichi di stato.

Stimolato il Tentori, com'egli confessa, da irresistibil comando, entrò nell'arringo, e compose l'opuscolo col titolo: il vero carattere politico di Baiamonte Tiepolo, dimostrato dall'unanime consenso degli storici veneti ed esteri.

La parte storica è in quel libro riportata, quale si vede alla lettera nel tomo del Saggio sulla Congiura Querini-Tiepolo; si diffuse poi il Tentori (2), dietro l'esame dei cronisti più assennati, consultate cronache di veri anche di archivii privati, e allegò più di 50 storici uniformi e unanimi, nel definire il carattere antidemocratico di Baiamonte, dimostrando che la congiura fu diretta principalmente contro la persona del doge Gradenigo, per inimicizia implacabile contro di lui, e per lo scopo di usurpargli il dominio, e costituirsi tiranno di Venezia colla distruzione della repubblica.

(1) V. Prospetto delle lezioni della Società d'istruzion pubblica di Venezia 1797.
(2) Il ch. sig. Cicogna scrive (p. 33, fasc. 9 delle sue Iscrizioni Venez.), che il Tentori fu uno di quelli, che più addentro d'ogni altro esaminò l'affare.


Dodici furono la Memorie, prodotte al comitato, e torna a grand'encomio del Tentori, che ad onta lo scopo fallito del municipio, e quantunque fosse giudice delle Memorie quell'Aglietti medesimo, che ne avea promosso il problema, fosse trovata degna di commendazione, prima di ogni altra, la sua, se pur non soddisfece alla condizion del programma, perlocchè non fu aggiudicato il premio neppure a quelli (1), che somministrar pretesero un filo d'induzioni ai fanatici, per discutere l'argomento in favor del genio dei proponenti.

(1) Il cons. Chiodo, che studiò molto sull'argomento, produsse al comitato la sua Memoria manoscritta in cui opina altri essere stati gl'interni motivi dei capi e dei nobili, altri quelli che annunziarono pubblicamente, e per i quali tanti seguaci ed armati radunarono. V. Cicogna sullodato, a p. 35, del fasc. 9. Iscriz. Venez.


Gli studii del Tentori, e la cura sua pel ben di Venezia non si restrinsero però ai soli lavori anzidetti, ma scrisse anche un altro opuscolo, intorno la legislazione veneziana, per la preservazione della laguna, quando il magistrato alle acque era nella necessità di occuparsi dei ripari sulle lagune, minacciate, secondo la sua opinione dell'ultimo interrimento.

Egli ne descrìsse lo stato sì antico che d'allora, corredando le leggi accennate, poste in serie, di note opportune, e con disegno topografico delle lagune, dei lidi e fiumi, per distinguervi i siti più importanti; versò sulle cause degl'interrimenti, sull'inefficacia delle operazioni eseguitesi fino allora, e propose unico mezzo riparatore e preservativo la escavazioue successiva e perpetua delle lagune, in proporzione alle cause successive e perpetue degl'interrimenti, occupandosi anche del modo di effettuar la proposta col demandare il lavoro ai carcerati, calcolato il risparmio così di una metà del dispendio.

Questa Memoria del Tentori ha il merito di esser la prima sull'argomento delle lagune, dopo il Rompiasi a cui si attenne, e di cui fu anzi l'abbreviatore; come la laguna del Trevisan ebbe un merito, essendo comparsa avanti le opere del Zendrini.
Del resto per conto di teorie, non risultò che mediocre agl'idraulici.

La proposta poi di commettere l'escavo ai condannati non è sotto nessun punto di vista (1), per giudizio degli esperti, ammissibile perchè uscir dovendo le barche per gli scarichi, sarebbe uopo imbarcar tanta gente nei burchi, quanti furono i condannati, che lavorarono per riempirli, bisogno questo affatto dimenticato dal Tentori, perchè con tanta gente sul lavoro sarebbero ad ogni momento compromessi i riguardi di sicurezza, per quanto si vegliasse quel branco di disperati, e perchè, come risulta dall'impiego di man d'opera trascendente, tutt'altro che risparmio avrebbe l'erario nell'effettuazione della proposta.

(1) Mi attenni all'opinione del signor ingegnere idraulico Casoni, fornito di esperienza e di moltiplìci cognizioni.


Il nome del Tentori, come autore di questa Memoria, qualunque essa sia, è pure citato dal Filiasi, retto e profondo conoscitore delle storie nostre, al pari che delle materie idrauliche, e vale questa citazione per l'elogio più grande.

Un altro opuscolo di XLIX pagine, compresa l'appendice, sulla vera regolazione del fiume Brenta, fu scritto dal Tentori, per testimonianza del fu ab. D. Sante della Valentina, riportata dal dottissimo delle patrie cose Emmanuele Cicogna nel suo 16.mo prezioso fascicolo sulle Veneziane Iscrizioni (1).

Dall'esame quindi delle opere e degli opuscoli del Tentori viene anche luce indiretta, e lo vedemmo, al di lui carattere morale da lasciarne distinguere come principali elementi la lealtà e la franchezza.
Queste doti però se nocquero in sommo grado a lui stesso, e originarono quelle dispiacenze amare e frequenti che sono pur troppo indivise dagli amici integerrimi della verità, non hanno mai nociuto ad alcuno.

È vero che havvi una polemica alle stampe, alquanto ostinata e virulenta, ma ne fu egli indiscretamente provocato (2) da mille avvertenze e rimbrotti, che stancarono il suo stesso umore mansueto fino a trascorrere nell'Errata Corrige, e dopo la reazione a questo al libello soggiuntovi di Osservazioni in risposta.

(1) Cicogna, Iscriz., p. 682 fascic. citato. V. Correzioni e Giunte. (2) Moschini, p. 32. T. II. Letter. Venez. - V. Elogio del suddetto al Gallicioli.


Tocco di volo, come ognun si accorge, la controversia, che sulla veneta storia e perfino sul calendario ebbe il Tentori col Gallicioli, che tanto lo vantaggiava per teologia e dottrina ecclesiastica, quanto gli era pur di sotto nella fama e forse anche nella profonda conoscenza delle nostre storie.

Il Moschini, vivendo ancora ambidue, si astenne dal dar sentenza sul merito delle acri loro diatribe, ma ora che sono entrambi fra i più, diremo, che alcune colpe del clero non doveansi, è vero, disotterrare, quando non ne veniva vantaggio; che d'altronde letti con sobrietà quei passi, possono servire di erudizione a chi però sia discreto senza pregiudizio della pietà, ed è questa la principale delle accuse e la più sanguinosa; che su molti punti di veneta storia non va errato il Tentori, ma prese abbaglio il Gallicioli alterando il senso delle leggi, o non penetrando nel genuino loro spirito; e che in ultima analisi riguardati i libelli come deviazioni dalla moderazione, non è inutile l'Errata Corrìge, per un'opportuna diffidenza al lettore.

Del resto, pochi altri scrittarelli, che veggonsi in ordine qui appiè nell'elenco, segnano, come ogni altro lavoro, la mitezza dell'indole e la nobiltà del Tentori, e un sonetto inedito per vestizione di monaca, di cui possedo copia, ed è scritto di sua mano, contro un inquisitore, che gliene ha negata la stampa, per averne male interpretato il senso, gli diede motivo in un secondo pure unito sonetto (1), e in un dialogo in cui lagnasi del divieto, a sparger lo sdegno della sua nativa festività: altra prova che, giusta la sentenza divina del Monti, l'ira negli animi generosi è come la selce che ripercossa manda scintille, ma poi subito si estingue.

(1) Mi regalò copia delle poesie il nob. sig. Vittore Gradenigo, che nomino a cagion d'onore, figlio di quel Giuseppe, di cui un si bel ritratto si legge in queste biografie, e che mi fu genialmente cortese di lumi e di assistenze, acciò compilassi questo articolo pel tenero amico di sua famiglia, del quale conserva più lettere e ricordi.

Gianjacopo Fontana

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Opere di Cristoforo Tentori elencate da Gianjacopo Fontana

1 - Storia civile e politica della repubblica di Venezia, con una descrizione corografica e topografica de' suoi stati, ec. Ven. Storti, 1785. Volumi dodici in 80.

2 - Della legislazione veneziana sulla preservazione della laguna, Dissertazione, ec. Ven. Rosa, 1792, in 8o.

3 - Il Matrimonio, Riflessioni filosofiche per le nozze Tiepolo Gradenigo, Ven. Rosa, 1793 in 8o.

4 - Il vero carattere politico di Bajamonte Tiepolo, ec. Venezia, Curti, 1798, in 8o.

5 - Raccolta cronologico-ragionata di documenti inediti, che formano la Storia diplomatica della rivoluzione e caduta della repubblica di Venezia, corredata di critiche osservazioni (Augusta), Venezia, 1799, volumi due, in 4o.

6 - Dialogo tra Giovanni Comandador e Santo Fante del Magistrato alle acque sulla vera regolazione del fiume Brenta, edizione 2.da veneta, accresciuta di un'Appendice di riflessioni sopra il medesimo, e corredata di una caria idrografica. Ediz., 1790.

7 - Critica sur un passo della Storia della caduta della repubblica, in difesa di un Giuseppe Beltramelli. Sta nel n. 25 delle Notizie del Mondo, Ven., anno 1800.

8 - Errata Corrige sulle Memorie venete del Gallicioli.

9 - Osservazioni sulle Memorie suddette, Venezia, 1797, stamp. Zerletti.

10 - Due Sonetti inediti per la vestizione di una monaca; e Dialogo pure inedito tra l'autore e l'inquisitore, sull'argomento medesimo.

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Edizione HTML a cura di Umberto Sartori