Pagina pubblicata 20 Ottobre 2013
aggiornamento 21 Ottobre 2013

Umberto Sartori, I Giacobini, questi Sconosciuti, 2013

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Chi erano e da dove venivano, i Giacobini?

Porta della Società dei Giacobini in via St. Honorè a Parigi

Porta della Società dei Giacobini in via St. Honorè a Parigi (courtesy of Wikimedia).

Ricorrendo continuamente il termine "Giacobino", negli studi storici riguardanti la caduta di Venezia come Repubblica, ho deciso di tentare l'approfondimento di questo epiteto, per dare una forma intelligibile a quell'Associazionismo che seppe spandersi a macchia d'olio in Francia e nelle altre Nazioni Europee.
Nonostante il suo breve volgere di vita di circa un quinquennio, la Società dei Giacobini riuscì a influenzare i momenti più critici della Rivoluzione Francese, e a fissarsi nella memoria collettiva praticamente dell'intera umanità Occidentale.

Avviando la ricerca, si viene subito informati che si tratta di uomini che si associarono in un Club: sulla breve ma avventurosa vita di questo Club e i rapporti con un altro, quello dei "Girondini", si possono trovare molte notizie in rete e nelle enciclopedie, ma le voci si rarefano e si fanno fumose quando si tenti di scoprire come, dove e da chi nacquero i Club Parigini.

Seguendo la pista dei Giacobini, cominciano già le incertezze sull'origine del nome.
Questo sarebbe un epiteto loro appiccicato dal volgo in quanto avevano preso a riunirsi presso un convento "Giacobita" o, secondo altri, presso un convento Dominicano in via St. Jaques.
L'ingresso del Club, tuttavia, si trova in via St. Honoré.

Il riferimento a una antica dottrina semieretica, ovvero il Giacobitismo, dal canto suo, trova poco appoggio, come movente di un nomignolo popolare.

A fronte di tali improbabili etimologie, troviamo esplicita testimonianza nelle memorie di uno dei probabili fondatori, Jean-Guillaume, baron Hyde de Neuville. Egli chiamava "Giacobita" il suo glorioso nonno, esule, in Svizzera prima e in Bretagna poi, dopo la battaglia di Culloden del 1746 perduta dagli Stuart.

La ricerca sui veri fondatori del Club, nelle fonti più note, si estingue con l'attribuire l'origine della "Società dei Giacobini, Amici della Libertà e dell'Eguaglianza" a un Club di nobili Bretoni.
A questo Club troviamo associato a volte il nome di Breton altre di Benthorn (1) altre ancora "dei Bretoni".

In merito a questo Club le poche fonti disponibili in rete glissano sui nomi dei fondatori per enumerare tout-court i personaggi famosi parigini che tra i primi furono coinvolti nel Club.

Solo sulla pagina italiana di Wikipedia si trova un accenno a sei Deputati bretoni che, uniti fra loro e forse con un altro Bretone, Bertrand de Molleville Intendente del Re per la Bretagna, avevano rifiutato ogni offerta di corruzione da parte delle opposte forze in conflitto negli Stati Generali, unendosi nel o al Club Benthorn.

Wiki dunque accenna a questi nomi citando come fonte:
"B. de Molleville, Histoire de la Révolution de France, I, 1801, pp. 377-378"
ma nessuno di loro presenta una voce correlata:

La ricerca Internet tramite Google per i primi due non restituisce alcuna notizia o evidenza.
Anche per gli altri quattro i dati sono scarni e lacunosi, tuttavia penso possa essere di aiuto ad altrui riflessioni, come alle mie, esporre ciò che sono riuscito a collazionare.

Le Guillou de Kérincuff

Compare dagli Archivi dipartimentali di Finisterre come giudice criminale nelle esecuzioni di rivoltosi contadini ne:
"L'affaire du juge NEDELEC ou la revolte du Pays Fouesnantais" - jugement du tribunal criminel de Quimper 16 mars 1793.

In un catalogo francese di uomini politici troviamo questa scheda:

RÉVOLUTION - Assemblée nationale constituante (17/06/1789 - 30/09/1791)

Jean-Marie Le Guillou de Kérincuff
Né le 19/03/1748 à CORAY (FINISTÈRE - FRANCE)
Décédé le 02/07/1823 à QUIMPER (FINISTÈRE - FRANCE)
Mandats à l'Assemblée nationale ou à la Chambre des députés
22/04/1789 - 06/11/1789 : Quimper - Bretagne (Sénéchaussée)


Davvero pochino, per uno dei fondatori del Club più famoso del mondo, prima del recente "Méditerranée".

Jean-Marie Le Guillou de Kérincuff

Jean-Marie Le Guillou de Kérincuff (courtesy of http://gallica.bnf.fr).

Poulain de Corbion

Wiki francese gli attribuisce un ruolo oscuro nei ranghi dell'Assemblea:

Son rôle à l'Assemblée fut des plus obscurs, et les procès-verbaux ne mentionneraient pas son nom...

Tuttavia secondo la stessa fonte:

prêta le serment du Jeu de paume, fit partie le 10 octobre 1789 de la députation chargée de présenter au roi les articles décrétés sur la jurisprudence criminelle, prêta le serment civique le 4 mars 1790, et fut adjoint au comité des rapports, à celui des recherches et à celui de la marine.
Le 19 août 1789, ses concitoyens l'avaient choisi pour colonel des volontaires nationaux.
Après la session, il fut réélu maire de Saint-Brieuc (9 novembre 1791); il refusa ces fonctions, devint membre du directoire du département, puis, en 1792, juge au tribunal de commerce.
Il se tint à l'écart sous la Terreur, fut nommé après thermidor, par les représentants en mission, procureur de la commune de « Port-Brieuc » (11 prairial an III), fonctions qu'il remplit à partir du 9 brumaire an VI sous le titre de commissaire du Directoire exécutif près la municipalité.

Nonostante si fosse tenuto da parte durante il Terrore, e fosse felicemente sopravvissuto al termidoro che decapitò Robespierre, Corbion trovò la morte sulle baionette dei ribelli monarchici Chouan.
Sarebbe morto per aver gridato "Viva la Repubblica" anziché "Viva il Re" come richiesto dai suoi assalitori.

Il titolo di una recente pubblicazione francese (Jean Kergrist, Qui a tué Poulain-Corbion ? Chouans et Républicains en Bretagne, Éditions Montagnes Noires, 2012) sembra soffiare dubbi sui reali mandanti dell'omicidio.
Secondo l'Autore, il Corbion, esposto come esempio di virtù disinteressata a gloria e onori dalla Francia Repubblicana, sarebbe stato invece, in veste di Incaricato del Tribunale Commerciale per la vendita dei beni confiscati al Clero e alla Nobiltà, colpevole di peculato a fini personali (vedi: articolo su "Le Télégramme" di Saint-Brieuc ville .

De Neuville

Trovo soltanto un certo Jean-Guillaume, baron Hyde de Neuville 24 January 1776 – 28 May 1857.

Jean-Guillaume, baron Hyde de Neuville

Jean-Guillaume, baron Hyde de Neuville (courtesy of http://www.britannica.com/).

Fu agente realista e politicante fin da sedicenne, quando avrebbe efficacemente difeso nel Tribunale rivoluzionario un uomo accusato nientemeno che da Fouché.

Wiki inglese lo dà nativo di famiglia aristocratica inglese esiliata in Bretagna con gli Stuart dopo la ribellione del 1745 (ambiente del Ramsey e della costituzione del Rito Scozzese).

Lo si dà poi come agente per i "Principi in esilio", senza specificare quali, fino alla rivolta monarchica nel Berry (Francia Centrale) del 1796.

Mantiene influenza necessaria, sotto il nome di Paul Xavier, a perorare personalmente presso Napoleone, dopo il colpo del 9 Brumaio, la causa di un ritorno alla Monarchia Tradizionale.

Fu medico a Lione durante il Consolato, trovando però modo di risultare implicato nel "complotto della Rue Saint-Nicaise", ovvero quello che produsse l'attentato a Napoleone a mezzo di una carretta esplosiva.
L'accusa diretta fu prontamente ritirata, ma i beni del Neuville rimasero sotto confisca fino a quando Napoleone glieli rese a condizione di un esilio volontario negli Stati Uniti.

La sua casa americana diventa un punto di rifugio per tutti gli esuli Francesi.

Torna in Francia con il Borbone restaurato, e inizia una luminosa carriera di diplomatico, deputato e ministro monarchico, pur se di "tendenza liberale".

Muore a Parigi nel 1857, lasciando molte note e ricordi, raccolti in Memorie dai nipoti.

Neuville si presenta come esplicitamente compiaciuto di essere discendente di una famiglia "marinara" e di essere egli stesso innamorato della Marina.

Proprio nell'incipit di queste sue note, troviamo la sorpresa che i Giacobiti a quanto pare esistevano prima che i "Giacobini" si dessero convegno nel convento domenicano di rue St. Honoré. Il loro nome non veniva dalla Dottrina religiosa, ma dalla fedeltà a Re Giacomo.

Hyde chiama infatti con tale aggettivo suo nonno, e quelli con lui esiliati assieme agli Stuart dopo la battaglia di Culloden del 1746.

Ancora nell'introduzione, Hyde dichiara che le sue note e i suoi ricordi saranno volutamente lacunosi, omettendo egli ogni informazione che potesse riuscire di imbarazzo o disonore ad altri, non volendo data l'età, mettersi nella condizione disonorevole di "lanciare frecce da una tomba".

(torna) Nota sui Giacobiti di Hyde de Neuville

Nota sui Giacobiti di Hyde de Neuville (courtesy of http://archive.org).

Riguardo l'esperienza parigina negli anni che ci interessano, Hyde fa più volte riferimento a sue generiche frequentazioni di "Club", ma non li nomina né indica quale fosse il suo rapporto con loro. Solo si estende nel descriversi sempre monarchico fedelissimo, presente anche alle Tuileries il giorno dell'assalto della Guardia Nazionale.

Palasne de Champeaux

In Wiki francese una voce molto scarna lo dice effettivamente tra i fondatori del Club Breton.

Ci informa altesì di nascita e morte: "né le 21 mars 1736 à Saint-Brieuc, Côtes-du-Nord - mort le 2 novembre 1795 à Brest, Finistère".

Sole altre notizie sono che compare come favorevole all'esecuzione di Robespierre nel Termidoro "a patto che ciò mettesse fine al Terrore" e che viene inviato come antiterrorista a Brest dalla Convenzione nel marzo del 1795; a Brest muore a Novembre non è detto come.


Ora sappiamo che le fazioni e dinastie in lotta, agli Stati Generali si avvalevano ampiamente della corruzione dei delegati per attrarli da una o da altra parte.

Pare che questi sei, "burini" rispetto a Parigi e per di più mezzi stranieri, pur appena arrivati nella Capitale, abbiano rifiutato ogni offerta di corruttela dalle opposte fazioni, chiudendosi in un Club autonomo e quasi etnico.

La prima domanda: Come mai dei nobilucoli di campagna rifiutano i ricchi allettamenti sia della Corte che degli aspiranti Successori al Trono?

La seconda domanda:
Come mai questi scontrosi campagnoli riescono ad attrarre verso il loro piccolo caffé tali e tanti personaggi di grido nella Capitale da rendere presto necessario il trasferimento in un'aula di convento?

Riesco a intravvedere una risposta ragionevole: "Il Club dei Bretoni" pagava meglio. Perché pagava meglio? Perché forse pagava in oro, cosa che ai Francesi era piuttosto difficile.

Dalle pur scarne biografie, inoltre, questi primigenii Giacobini sembrano alcuni essere accesi "repubblicani" e altri "lealisti monarchici". Qual'era dunque la colla che li teneva insieme?
Una colla tanto potente da far insorgere l'intera Europa praticamente d'un subito, quando essi così decisero.

Umberto Sartori


Note

Nota 1 - Quando ho trovato questo nome, mi ha colpito il possibile significato di "corno ricurvo" e un quindi possibile riferimento alla "Shofar", il corno rituale israelita.
Scrive Leo Rosten in "Rosh HaShanah: The Shofar":

This pure, and natural sound, symbolizes the lives it calls Jews to lead. What is more, the most desirable shofar is the bent horn of a ram.


 
(Torna)

Come ben si vede questa pubblicazione è solo un abbozzo estremamente lacunoso. Sarò grato a chi vorrà aiutare a precisarlo fornendo notizie pertinenti a questi e altri protagonisti della vicenda.
Potete contribuire a questa ricerca tramite la pagina FB "Storia di Venezia e Strategia Per La Repubblica" o scrivendo direttamente a Umberto Sartori

Contributi

Millo Bozzolan Zago > Si sa che divenne un'etichetta, allo stesso modo del termine "patrioti" di cui si fregiavano loro, per indicare i sovvertitori dell'ordine costituito, a cui era più attaccato il popolo che volevano liberare che non gli ultimi aristocratici. in quel senso noi tradizionalisti lo usiamo ancora.
Come oggi "comunisti" ...

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U.S. > Il Legame coi "comunisti" ci starebbe, ma deve passare per un "comunista" dichiarato "eretico" dai marxisti-leninisti, ovvero il famigerato Babeuf detto "Graccus", che tentò di far rinascere a proprio estro il Club Giacobino dopo che era stato sciolto, lasciandoci il collo in breve tempo...

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Marco Girardi > invita a non sottovalutare la Nobiltà Bretone, e suggerisce questo link sulla guerra Franco-Bretone del 1485-88.

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U.S. > Sto appunto cercando di giustapporla nel contesto. Direi che è la storia enciclopedica che la tiene piuttosto in ombra. Però non avrei dubbi sul fatto che i Parigini la considerino "campagnola". é notorio che tutto ciò che non è parigino è "campagnolo", per loro.

Un problema con le Dinastie è che hanno un "parco nomi" ristrettissimo, e questo rende difficile districarsi nelle varie epoche.
D'altro canto, una certa persistenza dei titoli favorisce il comprendere le direttrici generali.

Questo Duca d'Orleans, per esempio, che cercava di ammazzare il Re nel 1500 come nel 1700 e la sua contiguità politica con i Bretoni che, geograficamente, con il suo Ducato non c'entrano proprio...

A complicare a lettura entra il fatto degli "aristocratici in esilio", un gran via vai fra Inghilterra e Francia.

Si intuisce comunque che vi sia il conflitto plurisecolare fra i Capetingi e i Merovingi, appena un poco dietro le quinte del periodo che ci interessa, ma la similitudine dei nomi, gli "imbastardimenti", le migrazioni, sembrano aver reso poco chiaro il confine dinastico anche agli stessi belligeranti.

I "Lealisti" si presentano almeno di quattro specie, anche se non sono ancora riuscito a inquadrarle bene.

A chi erano "leali" gli Stuardi in esilio?

Il fatto che trovino asilo in Francia, li farebbe pensare partigiani capetingi, "usurpatori e sopraffattori" ab origine, visto che capetingio è il Re del Paese Ospitale.

Si potrebbe pensare a una "solidarietà aristocratica", ma qui gli esiliati ricevono Ducati e Marche come dominii, il che, come "soccorso blu", mi sembra eccessivo... Si tratta di nobili sì, ma sediziosi, quale Re sensato darebbe loro potere politico, se non li considerasse della propria Famiglia o almeno fedeli servitori?

Tuttavia, mi si corregga se sbaglio, la Letteratura ci tramanda invece anche gli Stuart, come "Stirpe del Graal".

Infatti faranno lega almeno per qualche tempo con il Duca d'Orleans che, nonostante la nota ferocia. dovrebbe appartenere agli antichi Re Cristiani della stirpe di Meroveo spodestati dal Capetingio...

Insomma non è affatto facile vedere chiaro nei conflitti dinastici in atto, ma per certo essi vi sono, se non altro come mascheratura ad arrivismi personali.

E a chi erano "Leali", anzi, chi erano proprio, i "Nobili" francesi esiliati in Inghilterra? Di questi, al momento, ho solo incontrato accenni che ve ne fossero, ma non chi ne come...

Tuttavia ancora, queste discordanti volontà riuscirono a sinegizzarsi fra loro, con somma sventura di Venezia e del Papato. Quale colla riuscì a unirle?

Purtroppo anche qui non posso non vedere una semplice risposta, ovvero che la "colla" avrebbe potuto essere la venalità, comune ormai a entrambe la Dinastie oltre che alla ridda degli avventurieri.

Ciascuna parte fu alletata con possibili vantaggi di immediato consumo, a una azione sinergica sotto il "principio ordinatore" di Napoleone Bonaparte.

Un Principio Ordinatore "ben a parte" dai Principi di Sangue eppure capace di rinsanguare molti di questi con razzie nelle Repubbliche e nello Stato della Chiesa.

Chi poteva alletare a tal modo Re e Pretendenti? Chi vivificare una rete Europea di comunicazione e propaganda al solo schiocco delle dita e al contempo interferire nelle comunicazioni interne degli Stati già a livello dei "quadri intermedi", come ci dimostrano le pagine del Tentori quando ci racconta del sabotaggio alle decisioni del Senato messo in atto dai Congiurati di Collegio nel 1794?

Chi condivideva con i Dinasti Francesi (e con altre Forze europee) una ubbia o un risentimento per il Papato capace di diventare sentimento unificante?


La presa della Bastiglia nel 1789, con al centro l'arresto di Bernard René Jourdan, marchese de Launay

La presa della Bastiglia nel 1789, con al centro l'arresto di Bernard René Jourdan, marchese de Launay, in un aquarello di Jean-Pierre Houël (image courtesy of Wikipedia)

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Edizione HTML e grafiche a cura di Umberto Sartori