Storia di Venezia

Pagina pubblicata 3 Gennaio 2013
Aggiornamento 24 Dicembre 2013

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, I

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , I
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

| In questa pubblicazione, pagg. 1 - 20 | Vai a pagg. 21 - 46

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Questa raccolta e disamina dei documenti emersi dall'Archivio dei Secreta diplomatici dopo la caduta dello Stato Veneto si pone come un testo fondamentale per la reale comprensione dei fenomeni che condussero a tale caduta.

L'abate Cristoforo Tentori, nei suoi ragionamenti, presenta buoni requisiti di imparzialità e quindi attendibilità: egli non appare coinvolto nelle fazioni veneziane che è facile evidenziare nel suo tempo. Non è difficile collocarlo in quel Clero Veneto di sicura fede Repubblicana che cercava di tutelare l'antica fiamma cristiana di Venezia sempre più soffocata dai fumi del vizio. Fumi che si infiammarono all'accendersi dei "lumi" illuministi.

La sua critica serrata si indirizza dunque tanto verso i fautori della "demente democrazia" quanto verso quel Patriziato che da secoli tramava più o meno nell'ombra per sovvertire l'Ordine Repubblicano di Venezia in favore di una oligarchia dinastica di stampo monarchico.

Egli è consapevole di questo suo ruolo Storico, e non trascura di proclamarlo nell'Introduzione all'Opera: "Precisione imparziale, chiarezza e nuda verità senza umani riguardi saranno inseparabili dalla nostra narrazione.".
La maggior parte delle pagine nei suoi due tomi è del resto dedicata alla trascrizione dei documenti d'Archivio dai quali l'Abate trae fondamento per i suoi ragionamenti.

Introduzione e disegno dell'Opera (pagg. 3 - 5)

Cristoforo Tentori dà inizio alla sua fatica con la dichiarazione di voler far luce su un periodo molto torbido, quello in cui si vide la caduta della Repubblica più giusta, mite e longeva della storia dell'Uomo.

L'Autore si proclama imparziale e solo animato dalla volontà di portare luce sulle ombre addensate attorno a quei funesti anni.
Venezia merita di rispondere al Mondo che, ancora attonito per la sua caduta, ancora si interroga sul perché e il come di questo evento.
Da pagina 3 leggiamo:

Attonita l'Europa a sì subitanea caduta dimanda, nella giusta sua sorpresa il Come! il Perché!
Tacquero finora i probi e virtuosi suoi Figli, mentre tutto sfogarono il loro furore alcuni sconoscenti e perversi ne' funesti nove Mesi d'interregno, e di demente Democrazia.
Ma è giunto alla fine il fausto momento in cui squarciarsi debba il nero velo, che tutta cuopre quest'opera di tenebre, questo mistero d'iniquità, e di perfidia la più esecranda.
Ecco il soggetto di questa Raccolta. La rivoluzione e caduta della Veneziana Repubblica devono essere poste nel più chiaro meriggio. Noi col più imparziale discernimento la descriveremo ne' suoi principj, nel suo progresso, e nella funesta sua consumazione.
...
Precisione imparziale, chiarezza e nuda verità senza umani riguardi saranno inseparabili dalla nostra narrazione.

Storia di Venezia - Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, vol. 1, frontespizio

Il frontespizio della "Raccolta Cronologica Ragionata...", 1828. (courtesy of GoogleBooks)

Tentori dichiara, come fonte principale delle informazioni, oltre alla sua diretta testimonianza di contemporaneo ai fatti, il "Secreto Diplomatico Archivio, le cui venerande porte spalancò furibonda la Democrazia...".
Grazie ai documenti di tale Archivio, l'Autore ritiene di aver sviluppato una chiara visione di quel che accadde e delle cause, complesse e spesso recondite; egli afferma di voler dividere la sua esposizione in tre parti. Così a pagina 4:

Tratterà la prima dell'origine della Rivoluzione, e degli avvenimenti che la precedettero.
Nella seconda si svilupperanno i di lei progressi; e poscia nella terza si descriverà la sua totale consumazione.
Nell'osservarne tutte le traccie, si scopriranno le cause principali interne, ed esterne, e le secondarie, indi le occasionali, e le moventi, ed in fine le palesi, e le nascoste. Così il quadro storico.

Indice

Serie di Opuscoli a Stampa sulla Caduta della Repubblica di Venezia (pagg. 6 - 7)

Storia di Venezia - Opuscoli a stampa pubblicati tra il 1797 e il 1799 sulla Caduta della Repubblica di Venezia

Elenco degli opuscoli a stampa pubblicati tra il 1797 e il 1799 sulla Caduta della Repubblica di Venezia.

Storia di Venezia - Opuscoli a stampa pubblicati tra il 1797 e il 1799 sulla Caduta della Repubblica di Venezia

In coda all'Introduzione, nelle pagine 6 e 7, Tentori elenca una serie di sedici opuscoli a stampa pubblicati tra il 1797 e il 1799 (anno in cui lui stesso pubblica questo suo libro) sull'argomento della Caduta della Repubblica di Venezia.
Secondo il Tentori nessuno di questi è degno di essere accreditato come Storia, vuoi per mancanza delle fonti, vuoi per deliberato spirito satirico, calunnioso e/o fazioso.
Sola eccezione l'opuscolo: "Memoria che può servire alla Storia Politica degli ultimi otto anni della Repubblica di Venezia, London 1798" che sarebbe:

... senza contrasto il migliore di tutti benché contenga non poche inesattezze, falsità, e certe acri Personalità, che non quadrano all'uomo onesto, e tranquillo. Ma tutte queste produzioni o insieme prese o separate non sono sufficienti a sviluppare il grand'arcano, né a squarciare il nero nefando velo, che cuopre tuttavia questo Mistero d iniquità.

Indice

Discorso Preliminare sullo Stato Politico della Repubblica di Venezia
all'Epoca della Rivoluzione & Caduta della Monarchia Francese (pagg. 7 - 19)

L'Abate prosegue con il "Discorso Preliminare sullo Stato Politico della Repubblica di Venezia all'Epoca della Rivoluzione e Caduta della Monarchia Francese.
Il Tentori è Autore di non facile lettura, a causa di un suo modo di esprimersi ellittico: i suoi discorsi, sia di ordine generale che particolare, si centrano spesso attorno a due fuochi uno dei quali finisce con l'oscurare l'altro, ma questo procedimento di estrapolazione del succo è lasciato al lettore particolarmente attento.
Una lettura veloce non consente di cogliere d'acchito l'opinione accreditata dal Tentori stesso. Essa risulta soltanto da un confronto e dalla valutazione delle varie argomentazioni addotte, che finiscono comunque con il creare una immagine chiara, precisata proprio nella disamina dei dati forniti dall'Autore.

Può trattarsi di uno stratagemma per eludere la censura e forse anche di una prova che l'Abate vuol dare della propria imparzialità, non trascurando di esporre anche quelle tesi che altri tengono in maggiore rilevanza di quanto egli ritenga infine possano meritare.

È il caso della veloce analisi sulle cause remote dell'indebolimento di Venezia che espone nel "Discorso Preliminare".

Dapprincipio il Tentori sembra voler confortare le correnti ipotesi sul danno causato dalle scoperte di Magellano e dalla perdita dei lontani possedimenti marittimi. Si è tentati di pensare che l'Autore voglia schierarsi con l' "opinione ufficiale" che sostiene le cause esterne come le Scoperte Geografiche e una sostanziale povertà e debolezza economico-finanziaria della Repubblica.

Nel proseguo, tuttavia, veniamo a sapere che, al contrario, le diminuzioni territoriali, che si erano concluse con la perdita della Morea nei primi decenni del secolo, produssero un arroccamento della Repubblica nel seno dell'Alto Adriatico, con una formidabile guardia marinara all'imbocco e all'interno di quel Mare stesso.
Apprendiamo ancora che il depauperamento di mercanzie dal Medio Oriente era stato vantaggiosamente sostituito con traffici interni all'Adriatico i cui porti (ormai sviluppati e alle soglie della Rivoluzione industriale, N.d.R.), producevano traffici forse meno lucrosi dei precedenti ma in compenso incomparabilmente più sicuri per la pressoché totale interdizione alla pirateria turca che aveva flagellato per secoli le mude commerciali del Levante.

Storia di Venezia - Ferdinando Magellano

Ferdinando Magellano (courtesy of Wikimedia Commons)

La concentrazione delle difese in un area molto più limitata rispetto al Dominio di un tempo rendeva quindi lo Stato Veneziano assai meglio difendibile che nel passato. La tranquillità e affidabilità dei commerci garantiva una condizione sostanzialmente florida all'Erario della Repubblica, e un livello di vita del suo Popolo ancora molto invidiabile rispetto ai sudditi delle Monarchie europee.

L'Abate procede a descrivere velocemente l'evolversi delle dinamiche territoriali nei secoli precedenti per scendere poi nel dettaglio affrontando gli attuali rapporti internazionali, la cui analisi rende il Tentori sostenitore della politica della "neutralità armata". Con questa strategia e gli altalenanti patti di non aggressione con le diverse Monarchie europee Venezia, mantenendosi bene armata, saggiamente ed efficacemente, a suo dire, si tutela nel corso del secolo diciottesimo.
Da pagina 7:

Noi perciò esamineremo qui brevemente, qual fosse l'Esistenza Politica della Repubblica di Venezia, e quali i gradi della sua Potenza all'epoca della rivoluzione e caduta della Monarchia Francese; e per la giusta idea, che ci studieremo di dare, sarà il Lettore al caso di giudicare del Peso reale, ch'Ella in allora metteva in questa bilancia generale dell'Europa.

Dalle pagine 9 - 10:

Tutti gli Scrittori si accordano a dire, che la Repubblica non poteva sperare di conservare que' tre Regni (Cipro perduto nell'anno 1571, Candia nel 1669, Morea nel 1718, N.d.A.), e che la loro perdita le ha più tolto di considerazione esteriore, di quello, che le abbia fatto perdere di potenza reale ed effettiva.

Storia di Venezia - Regni di Cipro, Candia e Morea

Il Dominio nell'Egeo con i Regni di Cipro, Candia e Morea

Il pericolo Turco in Adriatico è sedato non solo dalla vigilanza armata ma da scelte del Turco stesso, che preferisce non indebolire troppo Venezia, con la quale ha un nemico comune, la Casa d'Austria.
Dalle pagine 11 - 12:

Il Turco sempre funesto, e sempre terribile a' Veneziani, come si è detto, dopo le piaghe incurabili fatte alla Repubblica non dava più occasione di gran timore nell'avvenire.
Poiché esaminando bene il vero interesse della Porta Ottomana, ella avea pochi vantaggi da operare dal maggior indebolimento de' Veneziani, giacché non poteva lusingarsi di estendere con questo mezzo le sue Conquiste sino in Italia, né arrivare alla Sovranità dell'Adriatico, di cui godeva la Repubblica.
...
molto più che il Turco lasciando in pace i Veneziani, veniva a distaccarli dall'Alleanza colla Casa d Austria. Intese di fatto il Divano questa massima per esso salutare, nè mai dopo il 1718 disturbò la Repubblica, che non cessò per altro di coltivarne l'amicizia.
...
Il Senato però, che voleva tenersi in istato di abbracciar il partito della Francia, o della Casa d' Austria, secondo che la sua sicurezza lo ricercasse, per essere pronto ad ogni imprevisto accidente, che potesse sorprenderlo, decretò sempre la difesa dello Stato, mettendo in salvo le sue Piazze, e le sue Fortezze, ed ammassando numerose Truppe, le quali fossero sufficienti a far rispettare la sua Neutralità, ed a mettere gli Stati al sicuro d'ogni intrapresa.

Per consentire al lettore di ben valutare la potenza della Repubblica, Tentori enumera con un certo dettaglio le risorse fisse e mobili a disposizione di Venezia quando questa si trova a fronteggiare la minaccia Napoleonica.
Dalle pagine 12 - 13:

La Repubblica possedeva all'incirca la sesta parte del Territorio d'Italia, e ad un dipresso la quinta parte de' suoi Abitanti, che si stimano quindici millioni. I suoi Stati erano divisi in XVI Provincie.
Ne' soli Stati della Terraferma si contavano ad un dipresso XX Città, 3500 Comuni, e 4000 Parrocchie.
...
Lo stato delle Truppe, che componevano il presidio delle Piazze d'Italia, montava a cinque mila Uomini: il di più,che andava alli 18 mila, era distribuito nell'Isole, e nella Dalmazia ed Albania, ove era per cosi dire il Quartiere Generale, in cui la Repubblica riuniva le sue forze, ...
... lo stato delle Truppe ... poteva essere sul momento considerabilmente accresciuto con le truppe leggere Schiavone, ed Albanesi, ch'erano sotto il suo Dominio, e che la vicinanza col Turco, e le continue passate guerre avevano molto agguerrite: queste due Provincie perciò somministravano degli Uomini eccellenti, e de bravi Soldati.

(In una conferenza del 16 Novembre 2012 presso l'Istituto Canossiano di Venezia, l'Ambasciatore del Montenegro presso la Santa Sede Antun Sbutega, discendente di antica famiglia Cattarese, ci informa che le popolazioni delle sue terre, a fronte della minaccia Napoleonica, offrirono la leva straordinaria di altri 15.000 uomini, portando il numero degli Ultramarini a 33.000)
Da pagina 13:

Quanto alle Truppe Italiane, queste potevano aumentarsi considerabilmente con le così dette Cernìde, ossia Milizie delle Campagne ... coraggiose brave e più disciplinate Soldatesche delle Oltremarine o Dalmate. Queste di fatto formavano un Corpo di Milizia per così dire abituale composto di 30 mila Uomini ... armati e soggetti ad una rassegna generale che dovea farsi ogni anno.
... v'erano nelle diverse Provincie della Terraferma d'Italia 25 Condottieri d'Arme. Questi Nobili in virtù de' loro Patti colla Repubblica, ... doveano ad ogni sua richiesta comparir in campagna con 100 Uomini di Cavalleria per ciascheduno, reclutati ed armati a tutto loro peso. Sicché ad un solo cenno poteva il Senato contare con 2500 Uomini di Cavalleria reggimentati senza aggravio dell'Erario.
(vedi "Comunicata" degli Inquisitori del 10 Settembre 1796 a pag. 300 Tomo I)

Il Dominio della Repubblica di Venezia alla metà del diciottesimo Secolo.

Storia di Venezia - Il Dominio della Repubblica di Venezia alla metà del diciottesimo Secolo

Il Dominio della Repubblica di Venezia alla metà del diciottesimo Secolo.

L'Autore descrive quindi la flotta e l'Arsenale di cui la Repubblica di Venezia poteva disporre al tempo in cui si trovò a dover fronteggiare la minaccia Napoleonica.
Dalle pagine 13 - 14:

La opinione più generale è, che i Veneziani fossero in grado di metter in mare, come fecero nel 1754, e nell'ultima guerra contro i Tunesini ... un Armata di 50 Legni di diverse portate.
Venezia, l'Istria, la Dalmazia, e l'Isole fornivano quest'Armata di Soldati e Marinaj, senza che fosse uopo di ricorrer ad un reclutamento forzato.
In caso poi d'un estraordinario bisogno, la Repubblica aveva un po più di facilità di qualunque altra Potenza d'Italia per procurarsene, facendo leve fra i Condottieri di Barche, fra le Genti di Riviera, e fra i Marinaj, che cuoprivano i suoi Vascelli Mercantili, i quali ascendevano a 700 circa.

Storia di Venezia - La facciata di Terra dell'Arsenale di Venezia, 1852.

La facciata di Terra dell'Arsenale di Venezia, da "Il Mosaico", 1852.

Nel suo grandioso Arsenale poi v'erano depositi immensi di Navi e Navigli d'ogni grandezza, di Artiglierie, di Cordami, di Legnami, d'Armi, Ancore, Ferro, Catrame, Canapa, Sal Nitro, Zolfo, ed in fine ogni sorte di attrezzi militari terrestri e marittimi (1).
E già ella ne diede saggi della sua forza marittima nell'ultima guerra tra i Moscoviti ed i Turchi, in cui il Cavalier Angelo Emo Capitanio Estraordinario delle Navi scorrendo con numerosa Flotta l'acque tutte del Levante protesse il Veneto Commercio non solo, ma quello delle Potenze Neutrali di Ponente, facendo, che i Corsali Turchi e Moscoviti si contenessero dentro i limiti del Diritto delle Genti.
(1) Si calcola, che l'ingiusto spoglio praticato da' Francesi ( che pur erano penetrati in Venezia come Amici, non già come conquistatori ) ascendesse a 40 e più Millioni di Ducati; oltre altri 7 in 8 rubati a Corfu: Capitali che sorpassavano il Pubblico Deficit ossia debito Nazionale.

A questa protezione fu debitrice la Francia stessa della conservazione del suo Commercio nel Levante, come Luigi XVI fece significar al Senato con sentimenti di gratitudine verso la Repubblica, e di particolare stima verso il benemerito Comandante Angelo Emo K. e Procurator di S. Marco.

Storia di Venezia - ANGELO EMO K. PATRIZIO VENETO COMMANDANTE SUPREMO DELLA FLOTTA VENETA CAVALIERE E PROCURATORE DI SAN MARCO NELLA SPEDIZIONE MILITARE AL REGNO DI TUNISI NELLO ANNO 1785 - 1786

ANGELO EMO K. PATRIZIO VENETO COMMANDANTE SUPREMO DELLA FLOTTA VENETA
CAVALIERE E PROCURATORE DI SAN MARCO NELLA SPEDIZIONE MILITARE AL REGNO DI TUNISI NELLO ANNO 1785 - 1786

L'Abate non trascura di annotare l'Erario:

E ben vero che senza Erario nessuna Potenza può far uso delle sue forze, essendo le Finanze come la base di tutte le intraprese; ma la Repubblica non n'era senza. Le sue rendite ordinarie si calcolavan circa 9 Millioni di Ducati...

Tentori ribadisce la straordinaria salute economica di cui godeva la Repubblica, raccontando di come essa fu in grado di sostentare l'intera Armata Napoleonica per il lungo tempo di diciotto mesi.
Da pagina 15:

A convincersi di questa verità basta riflettere, che l'Armata Francese (con esempio inaudito nelle Storie) fu tutta pel corso di 18 Mesi a carico de soli Veneziani, oltre i Millioni esatti per contribuzioni, oltre i latrocinj commessi, e le concussioni senza numero.
Si aggiunga la rapacità de' suoi Commissarj, i quali esigevano il triplo di quello potesse occorrere al cotidiano mantenimento dell'Armata.
Tutto ciò si rifletta, e poi si arguisca se la Repubblica era in grado di mantenere le sue forze.

Per "maggiore risalto di questa innegabile verità", Tentori espone inoltre l'entità dei sussidi che il "cuor paterno del Senato" ritenne di elargire alle province in vista di quelle desolazioni che si andavano profilando.
Da pagina 13:

In fatti a Verona accordò in più volte la somma di due millioni settanta mila e ventisei Ducati fra il rilascio alle Camere, e pagamenti fatti alla Comunità di Legnago, ed alla dita dell Ebreo Vivante.
Alla Città di Brescia e Territorio Ducati 200010:
a Padova 80000 settecento ottantauno, oltre non poche somme corrisposte al Pubblico Rappresentante N.H. Zan Francesco Labia:
a Vicenza cinquanta due mila trecento trenta due:
a Crema ventiun mila:
a Feltre 7000:
a Treviso unitamente a Belluno, Pordenon, Ceneda, Serravalle, Sacil, Cadore, Noal, Castel Franco, e la Motta novanta un mila e ventisei.
A Cividal del Friuli 4000:
5000 a Uderzo e 10000 a Asolo:
a Conegliano trentanove mila trecento novanta otto:
a Bassano settanta mila novecento settanta sei;
oltre Ducati duecento cinquanta cinque mila e trenta nove impiegati nelle diverse Camere della Terra Ferma a supplemento dell'estraordinarie emergenze.
Ed ecco più di tre millioni di estraordinarj sussidj impiegati a mantenimento dell'armata Francese, ed in qualche parte dell'Austriaca; i quali servir potevano al più utile mantenimento delle proprie forze della Repubblica.
Potrei qui inserire i Decreti del Senato, co' quali s'accordarono li suddetti sussidj; ma li ommetto per brevità.

Enunciato e dimostrato che Venezia possedeva abbondanti risorse per difendersi efficacemente dall'attacco napoleonico, solo si fosse voluta mantenere nello stato di neutralità armata, Tentori passa a descrivere le cause più intime e vere della caduta della città, cause che, a suo modo di vedere, non traggono origine da dissesto economico ma morale. Conclusioni alle quali ero io stesso giunto, a posteriori, in "Storia Morale di Venezia".

Napoleone cullato in Venezia

Napoleone cullato da Mefistofele anche in Palazzo a Venezia.

Anche in questo caso l'ellisse della sua esposizione si concentra prima su cause più evidenti e conclamate (al suo tempo) come il lassismo dei costumi e la decadenza della Morale e del morale, sia dell'Aristocrazia che del Popolo Veneziano, per descrivere poi quelle che " ... erano delle più fatali e pericolose, le quali anzi operarono a parlar francamente 1'intera rivoluzione ...".
Queste cause determinanti vengono dal Tentori individuate in un lento procedere di tensioni oligarchiche fra le Famiglie Veneziane di maggior spicco che logorarono e infine sabotarono la vita della Repubblica.

Cita per date i momenti in cui queste tensioni avevano prodotto turbamenti politici rilevanti nel corso di quel secolo, ma fà anche risalire i primi attriti tra gli aspiranti oligarchi e le strutture repubblicane addirittura al 1420.
Fra le occasioni di turbolenza a lui contemporanee, cita esplicitamente la "Loggia dei Liberi Muratori" scoperta nel 1785.

Allo stato attuale della mia escursione del testo non mi è ancora noto se l'Abate fosse al corrente della possibilità che le Logge fossero più d'una, e che quelle per la propaganda repubblicana filo-francese non fossero che uno specchietto per "allodole" repubblicane come il Foscolo e altri ingenui entusiasti, mentre altre, di altra intonazione, si occupavano di incantare i "gufi" e gli "avvoltoi" con aspirazioni dinastiche. Lo scopriremo proseguendo la lettura.
Da pagina 16:

È fuor di dubbio, che dovea questa Repubblica la lunga e felice sua durazione alla mirabile organizzazione del suo Governo, riguardato con sorpresa dall'Estere Nazioni. Non può tuttavia dissimularsi che molti sconcerti e gravissimi disordini non si fossero in esso introdotti mercé la caducità delle umane istituzioni.
...
All esterna decadenza, di cui si è finora parlato, ben tosto la lunga pace, ed il continuo ozio accoppiarono gravi disordini, i quali indebolivano le pubbliche deliberazioni.
In fatti un certo Egoismo, sempre fatale alle Repubbliche, un riflessibile raffreddamento di quel zelo patrio, che tanto distinse gli Aristocratici de' passati secoli, una falsa clemenza nei Tribunali, onde rimanevano i delitti senza il castigo dalle Leggi prescritto, una certa facilità di propalare i Secreti del Senato, sorpassata con indolenza dagl'Inquisitori di Stato, un serpeggiante stravizzo, una noncuranza delle cose sacre e religiose, un immoderato spirito di passatempi, una scandalosa impudenza nelle donne, un libertinaggio portato per così dire in trionfo negli uomini, erano fra gli altri i disordini, che dominavano in una parte de' Patrizj, e de Cittadini d'ogni ceto, e condizione sì in Venezia che nello Stato.
Ne fanno fede gl'interni sconvolgimenti de gli anni 1762
(1), e 1780 (2), e la Loggia de' Liberi Muratori scoperta nel 1785 (3), in cui alcuni rispettabili Soggetti avevano ingresso.

Storia di Venezia - Giorgio Baffo, Sonetto Sulla Mollezza dei Veneziani

Giorgio Baffo, "Sulla Mollezza dei Veneziani". L'Abate Tentori e il poeta gaudente rendono la stessa immagine della Venezia del loro tempo. (Courtesy of WikiSource)

(1) L'Autore riferisce presumibilmente ai tumulti di Piazza che ebbero luogo il 16 Marzo di quell'anno, contro l'assoluzione di Angelo Querini, Avogador da Comun arrestato l'anno precedente per intromissioni nelle decisioni degli Inquisitori e dei tre Capi del Consiglio dei Dieci.
O forse all'elezione come Doge di Marco Foscarini (31 Maggio), che sarebbe stata connotata da intrighi e corruzione. (fonte: "Almanacco Storico" di Luigi Zanon)

(2) Note le opinioni del Tentori, è plausibile che voglia riferire al discorso di Paolo Renier, doge che per primo comincia a pronunciare discorsi disfattisti sullo stato economico e militare della Repubblica: "no gavemo forze, non terrestri, non marittime, non alleanze, vivemo a sorte e per accidente e vivemo colla sola idea della prudenza del governo della Repubblica. "
Opinione che, come abbiamo visto, il Tentori dimostra essere falsa. Anche lo Zanon nel suo Almanacco non trascura di riportare che contro le parole del Renier vale il fatto che, al tempo del suo discorso, nel porto di Istanbul oltre il 52 per cento delle navi in transito battono bandiera Veneziana e le finanze dello Stato Veneto stanno per raggiungere il pareggio.

(3) Secondo lo Zanon, in quell'anno viene scoperta una Loggia in seguito alle indagini per un incendio doloso all'Arsenale; sempre nello stesso anno, i membri saranno puniti solo con una "pubblica disapprovazione".

Storia di Venezia - Il giovane Ugo Foscolo

Il poeta Ugo Foscolo aveva diciotto anni, quando aderì alla tragica Municipalità Provvisoria di Venezia (Image courtesy of Elibron).

Dopo aver esposte le condizioni ambientali in cui si svolge la tragica vicenda della Repubblica di Venezia nel suo tempo, l'abate Cristoforo Tentori enuncia l'evolversi delle dinamiche oligarchiche nel Patriziato attraverso i Secoli; denuncia quindi l'inasprirsi di questi intrighi antirepubblicani come responsabile primario e determinante nel crollo dello Stato Veneto.
Dalle pagine 16 - 17:

Queste furono le cagioni estrinseche, che disponevano l'edifizio ad un imminente pericolo di crollare: ma ve n'erano delle più fatali e pericolose, le quali anzi operarono a parlar francamente 1'intera rivoluzione: mi spiego con chiarezza.
E noto che negli antichi tempi la mole tutta degli affari Politici estraordinarj maturavasi ne' Collegj anch'essi estraordinarj di Savj, che a misura della lor maggior o minor importanza si creavano dal Consiglio Maggiore più o meno numerosi.
Si reputò nel decorso de' tempi utile al ben essere della Repubblica la formazione d'un Collegio ordinario e permanente di Savj, i quali Savj del Consiglio di Pregadi sì denominarono (dal 1420).
A questi fu riservato il consultivo degli affari, che proporsi dovevano alla Sovrana deliberazione del Senato; ed in arbitrio di questi era il convocar o nò il Senato medesimo.

A formar questo importante Consesso non entravano ne' passati Secoli se non Uomini Patrj e forniti di que' lumi, e talenti, che costituiscono l'Uomo di Stato, e di Gabinetto, e perciò le faccende camminavano sul retto sentiere; ma il tempo indebolindo questa frale, perché umana istituzione degenerò essa in una spezie di Oligarchia, quanto funesta alla Causa Pubblica, altrettanto contraria alla Costituzione della Repubblica.
Di fatto alcuni Savj, ne' quali non v'era più l'antico amor patrio; che tutto operavano per viste di solo privato interesse, per ispirito di partito; o che infine corrotti eran anch'essi dal serpeggiante Gallico Veleno, tutto ponevano in opera per allontanar il Senato da quelle salutari deliberazioni, che il tempo e le circostanze esigevano dalla sua maturità.

Nelle Lettere "Dall'Italia" di Gaspard Monge, commissario Napoleonico, apprendiamo che non venivano disturbate ad hoc solo le comunicazioni diplomatiche Veneziane, ma anche quelle del Papato. Questa attività di altissimo spionaggio internazionale presuppone elementi esterni alla Repubblica e alle fazioni locali che tuttavia le infiltrino occultamente già da lungo tempo.
Dalle pagine 17-18:

Più e più esempj dì questa funesta verità ci somministrerà la serie de' fatti, che imprendiamo a descrivere.
Si occultavano per esempio al Senato alcuni tra i Dispaccj più interessanti de Veneti Ambasciatori, e Residenti alle Corti, le Carte più recondite
(1) che il Tribunale degl'Inquisitori di Stato colle sue così dette "Comunicate" dirigeva a lume della direzione de' Savj, e del Senato medesimo, e per fine si celarono talvolta le spontanee oblazioni de fedeli sudditi, che offrivano e vita, e sangue e sostanze a propria, ed a comune salvezza.
Da quest'abuso della loro Carica nasceva conseguentemente che il Senato ... spogliato in cotal guisa del Sovrano suo potere, ricadeva questo ne soli Savj ... riducevasi la somma degli affari talvolta a que' pochi che la pubblica fama preconizzava Membri della Loggia Massonica del 1785.
Una tal incostituzionale Politica ridusse le cose all'estremo della disperazione.
Costante tuttavia il Senato nelle sue Massime deliberato avea nel giorno 29 Aprile 1797 di difender almeno la sua Capitale nell'ingiustissima guerra, che li fu all'improviso intimata.
...
Non più Senato si disse; e difatto creata fu una "Conferenza" nelle private Camere del Doge, inaudita ne' fasti Veneti, e sovversiva affatto della Costituzione della Repubblica. Questa illegale "Conferenza" fu quella che sciolse da se la Repubblica, come a suo luogo vedremo.

(1) Esiste nell'Archivio della Secreta una Filza intitolata "Comunicate non lette in Senato", in cui si contano 100 e più Dispaccj, e molte altre carte comunicate dagl'Inquisitori di Stato a' Savj, e da questi arbitrariamente soppresse, e non lette in Senato. Noi inseriremo le più importanti nella nostra Raccolta; giacché anderessimo all'infinito se volessimo inserirle tutte per disteso.

Cristoforo Tentori conclude il "Discorso Preliminare sullo Stato Politico della Repubblica" con il ribadire che Venezia avrebbe potuto essere efficacemente difesa, se forze oscure dal suo interno non avessero vanificato questa possibilità.
Annuncia quindi che procederà a citare e commentare le fonti documentali da cui ha tratto le sue convinzioni.
Dalle pagine 18-19:

Queste poche riflessioni fanno vedere ... che l'esistenza della Repubblica di Venezia all'epoca ... non era precaria ma tale che con le sole attuali sue forze ... era in grado di sostenere ... una Neutralità armata, ... unica che salvarla poteva, non ostante la decadenza politica e morale di cui si è ragionato.
Premesse queste notizie, noi passiamo alla tessitura de' fatti, che porranno nel più chiaro meriggio quelle asserzioni, che sembreranno a taluno troppo azzardate.

Umberto Sartori

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