Storia di Venezia

Pagina pubblicata 22 Febbraio 2013
Aggiornamento 7 Dicembre 2014

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, II

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , II
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

PARTE PRIMA
Dell'origine della Rivoluzione Dall'anno 1788 al 1 Giugno 1796 (pagg. 21 - 172)

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1788

Tentori apre la Prima Parte del suo studio delineando l'allerta generale prodotto nella Diplomazia Europea dalla convocazione degli Stati Generali in Francia e introducendo la figura dell'Ambasciatore a Parigi Antonio Cappello, che sarà Autore di alcune fra le piu importanti missive che la congiura dei Savj del Consiglio di Pregadi nasconderà al Senato, per impedire che Venezia prenda le opportune misure di sicurezza ideologica e militare in vista di un sempre più evidente effetto a macchia d'olio della "rivoluzione" francese.

Da pag. 21:

Appena incominciò a svilupparsi la combustione della Monarchia Francese colla convocazione de' Notabili, indi degli Stati Generali nell'anno 1788, che i Veneti Ministri alle Corti, prevedendo i funesti progressi di quella Rivoluzione, si posero ad osservarla, onde ragguagliarne i dettagli, e fornir in cotal guisa il Senato di que' lumi, che servir potessero a regolare la sua maturità, ed a tutelare la Nazione, il Governo, i Sudditi.
Si distinse fra tutti il K. Antonio Cappello Primo, che dalla Corte di Madrid, era passato a sostenere l 'Ambasciata di Francia.
E riflessibile il di lui Dispaccio datato in Parigi li 14 Luglio di detto anno. Noi lo inseriremo qui per disteso: giacche quantunque interessante non fu esso comunicato, nè letto al Senato.

Una immagine degli Stati Generali in Francia: il Giuramento della Pallacorda

Una immagine degli Stati Generali in Francia: il Giuramento della Pallacorda. (courtesy of http://rivoluzione-francese.historiaweb.net)

1788 14 Agosto
D'Ordine degli Eccellent. Signori Savj, Pietro Zen in Settimana fu posto nella presente Filza Comunicate non lette il Dispaccio deL N. 135 dell'Ambasciator in Francia K. Cappello. N . 135 Solo.

Con il primo dei dispacci non letti vediamo l'Ambasciatore Cappello descrivere minuziosamente prima la situazione interna francese, che vede come estremamente instabile e portatrice di grandi rivolgimenti socio-politici.

Da pag. 22:

Questa convocazione (degli Stati Generali) ordinata sotto la sferza di tutti gli Ordini, che trova la Nazione irritata, porterà certamente delle grandi conseguenze oggi incalcolabili.

Cappello descrive poi con dettagli di eventi e azioni militari e politiche, le dinamiche di predominio e di alleanza che si vanno sviluppando tra le Corti europee, quella Russa e quella Inglese. Elenca anche gli effetti dei nuovi assetti hanno su Corti remote come le Svedesi, Danesi e e la Ottomana. Secondo il Cappello, ancora, la Francia sarebbe la più debole, al momento, delle monarchie.

Frattanto gli effetti Reali oggi sono più bassi di quello sieno mai stati prima.

Da pag. 23:

... i tempi presenti chiamano a delle mature considerazioni Politiche. La crisi improvvisa della Francia ha fatto nascere un nuovo ordine di cose nel sistema politico generale, e il disordine, e la guerra al di dentro le hanno fatto perdere l'estimazione al di fuori.
...
La Svezia, che da gran tempo non osava lanciar all'acqua quattro Navi senza intendersi con la Francia, ora ha fatto un rispettabile Armo marittimo e terrestre e segue gl'impulsi delle Potenze non amiche della Francia.
La Porta Ottomana in questa guerra sì è affatto disciolta da quella spezie di giogo, che esercitava da secoli questa Corte col Divano: e passerà certamente all'Inghilterra tutto il credito e l'influenza di cui ivi godeva la Francia.
L'Imperatore (Austria) e la Spagna sono gli Alleati, che restano alla Francia. Ma l'amicizia con Cesare (Austria) è passiva per questa Corte, in quanto ch'egli ha una somma influenza nella Corte di Francia, senza che poi la Francia ne abbia alcuna nella Corte di Vienna, ...

Un'altra immagine degli Stati Generali in Francia: la Cerimonia di apertura

Un'altra immagine degli Stati Generali in Francia: la Cerimonia di apertura. (courtesy of dipity.com)

L'ambasciatore Cappello esplicitamente si dichiara preoccupato di vedere la sua Patria unica Nazione isolata, in questa ridda di alleanze e intrighi di Corte; egli enuncia le possibilità che Venezia avrebbe di stringere alleanze prima che gli eventi possano precipitare come tutto indicherebbe.
Cappello umilmente ma caldamente perora il Senato di valutare l'opportunità di uscire dallo stato di neutralità che si stà rapidamente trasformando in completo isolamento.
Purtroppo questo suo accorato appello non giungerà mai alle orecchie del Senato. Qualcuno, in seno al Consiglio dei Dieci e forse il Consiglio tutto, ha cominciato a tradire la Repubblica sistematicamente.

Da pag. 24:

... ora che tutti i Sovrani d Europa cercano di fortificarsi con amicizie, e con Alleanze, e perfino l'Inghilterra, .... ora che la Repubblica può essere disturbata nel suo Sistema di Neutralità ... domando con ossequio a VV. EE. se ... convenga alla nostra sicurezza starsene isolati da tutti gli altri.
...
Una Potenza, che se la intende bene con altre, esige più considerazione politica, ed è più garantita dalle superchierie.
...
Poiché senza previdenza tutto è caso, mentre abbiamo la guerra in tanta vicinanza, la nostra sicurezza ci obbliga a seguitar un sistema ragionato di politica, adattato alle circostanze, imitando la prudenza de' nostri Maggiori.
Ambasciator e Cittadino non ho potuto trattenermi da questi riverenti riflessi nel momento attuale; se non meritano peso, VV. EE. non ostante non isdegneranno il mio zelo. Grazie ec. (1)
Parigi li 14 Luglio 1788, Antonio Cappello K Ambasciator.
(1) Erano Savi del Consiglio a quest'Epoca i NN. HH. Francesco Foscari, Piero Barbarigo, Girolamo Ascanio Zustinian K. Piero Zen, Zuanne Querini K. e Francesco Morosìnì 2o K. Procurator.

Da pagg. 25-28

Il Tribunale degl'Inquisitori di Stato dal canto suo invigilava a tener in moderazione gli spiriti torbidi di taluni de' Patrizj che si erano elevati dopo le vicende promosse dal Procurator Giorgio Pisani (*), il quale vicino al termine di sua condanna aveva de Proseliti, che tornavano a farsi sentire desiderosi d'innovazioni, e di novità: ...

(*) N.d'E. (citazioni dal Dizionario Biografico degli Italiani)

"Giorgio Pisani ... leader riconosciuto di questo "partito" dai contorni un po' confusi ed ambigui, che nel giro di un biennio cercò di smuovere le morte acque della politica interna veneziana. Il Pisani e il Contarini, che emerse ben presto come uno dei protagonisti più attivi ed irruenti della cosiddetta "congiura", si posero a capo del diffuso malcontento della nobiltà più povera, cui fecero balenare una ristrutturazione economica e politica dello Stato a svantaggio del ristretto gruppo di grandi famiglie che, al di là dell'ampio ventaglio di cariche in cui si articolava la macchina della Repubblica, detenevano di fatto il potere, grazie soprattutto al controllo pressoché esclusivo di alcune magistrature chiave, come il Consiglio dei dieci e gli inquisitori di Stato".

Annotiamo, al fine di una miglior comprensione dei fatti, che né il Pisani né il Contarini appartenevano alla "nobiltà povera". Questo permette di capire meglio il fatto che, nel consiglio che capitolerà a Napoleone, risulta molto difficile distinguere gli "oligarchi" dai "neo-repubblicani".
Sono in realtà forme diverse di un unico disegno.

Di fatto, le riforme suggerite dal gruppo Pisani-Contarini erano anti-popolari, profondamente anti-repubblicane, e miravano a stabilire con maggior vigore il principio dinastico.

Storia di Venezia - Il Procuratore Giorgio Pisani, fosco protagonista del tempo, Giacobino ante litteram e aspirante oligarca veneto

Il Procuratore Giorgio Pisani, fosco protagonista del tempo, Giacobino ante litteram e aspirante oligarca veneto. (courtesy of ArtValue)

Dopo alterne vicende, che videro il Pisani e il Contarini ricoprire le cariche rispettivamente di Procuratore di San Marco e di Correttore alle riforme,
"Il 30 maggio del 1780 Giorgio Pisani e il Contarini vennero arrestati e dopo un rapido sommario processo condannati rispettivamente a cinque e a due anni di relegazione; il 29 settembre la pena venne aumentata di cinque e di tre anni perché ambedue riconosciuti colpevoli di corruzione elettorale".

Storia di Venezia - Giuditta Trionfante. Strano titolo, per un inno di vittoria della Repubblica Christianissima

Giuditta Trionfante. Strano titolo, per un inno di vittoria della Repubblica Christianissima. Anche uno strano quadro del Caravaggio, nel quale la luce sembra prendere vendetta sulla materia che le si oppone. (image courtesy of www.boumbang.com)

Per lubrificare il sistema di congiure, è necessario a mio modo di vedere introdurre nel panorama veneziano, e non solo, una forza solitamente trascurata, ovvero il proto-sionismo, che è, sempre a mio modo di vedere, al contempo il progettista, il sistema nervoso e il regista dell'intera "epopea giacobina", dalla fondazione dei Clubs al Congresso di Vienna. E oltre, naturalmente.

L'abate Tentori tuttavia ancora non accenna a questa forza. È attendibile il pensare che potesse essergli del tutto occulta. Essa appare oggi piuttosto chiaramente dal raffronto di eventi e di testimonianze che verosimilmente non erano disponibili all'abate veneziano.
Tratterò dunque questo argomento in una pubblicazione a parte, dedicata appunto a Napoleone e dintorni.

(vai a successiva descrizione delgi Inquisitori nel 1794)

Dalla pagina 26 alla 28 il Tentori compila una lunga nota in merito al Tribunale degli Inquisitori di Stato, tracciandone la Storia fin dalla sua istituzione di poco seguente quella del Consiglio dei X nel 1310.

Storia di Venezia - Il Consiglio dei Dieci in una fantasia storica sull'esecuzione di Marin Faliero, di Francesco Hayez

Il Consiglio dei Dieci in una fantasia storica sull'esecuzione di Marin Faliero, di Francesco Hayez. (courtesy of Wikipedia)

L'Abate racconta l'evoluzione di questa Magistratura, pur meno continuativa dei Dieci, nel suo compito di tutelare l'ordine della Repubblica soprattutto contro i nemici della Serenità interna.
All'epoca della sua maggiore Autorità e prestigio, le sue

... principali incombenze erano invigilare, onde non vi fossero Sette, o Conventicole di Nobili, o Sudditi dirette a turbare in qualche modo le Stato, e la Costituzione della Repubblica;
...
... accorrere con pronta mano a prevenir que' dìsordini, che in ogni genere di amministrazione Civile, criminale e politica turbar potessero la tranquillità dello Stato; ...

Fra i suoi maggiori successi è annotata l'introduzione dei Decreti procedurali sul rapporto diretto di Patrizi e segretari con esponenti esteri e la centralità assunta nella difesa della Repubblica con l'abolizione della Zonta al Consiglio dei Dieci nel 1582, che culminerà con lo sventare la congiura del della Cueva nel 1618.

Il Tentori lamenta che, dal XVII Secolo in poi, al Tribunale vennero sottoposte funzioni sempre meno "alte" e pertinenti l'essenza della struttura repubblicana, per coinvolgerlo in attività sempre più vili e officinali, passando dal controllo del mercato del sale a quello del tabacco

... e ultimamente dell'oglio, delle uve passe e persino del Sapone e delle legne inservienti all'Arte Vetraja...

A questa perdita di prestigio corrispose, secondo il Tentori, anche una progressiva perdita di Potere, venendo sempre più gli Inquisitori a trovarsi sottoposti non solo ai X (in realtà 17) ma al Senato Stesso per ogni ratifica del loro operato.

Con la "Correzione" amministrativa del 1762 agli Inquisitori veniva sottratta definitivamente competenza sui casi criminali in cui fossero coinvolti Patrizi, e la nobile Magistratura fu oberata invece dall'impopolare compito di trattare le quotidiane beghe familiari che ciascun Cittadino ritenesse di sottoporgli.

Nei suoi anni, Tentori descrive il Tribunale come ormai composto di "Savi" di non specchiata reputazione e mai concordi fra loro, il che riusciva sostanzialmente in una paralisi del loro ufficio.

... era divenuto questo Tribunale un ombra, per così dire, di quello, ch'era stato una volta.
Infatti la esperienza fece vedere, che negli ultimi tempi non venivano sempre destinati a formarlo individui di alta riputazìone, d'impuntabilità, di prudenza, e di opportuna moderazione, e della necessaria fermezza;
e se talvolta fra questi ve ne siedeva alcuno di animo fermo, e di ardente amor Patrio la debolezza de' Colleghi, come più volte avvenne, temperava il costui fervore;
poiché conviene riflettere che nissuna cosa poteva operare quel Consesso a norma delle Leggi, se non vi concorreva la volontà, e la sottoscrizione positiva di tutti tre: sicché molto spesso succedeva, che un'ottima proposizione d'uno di loro dalla quale poteva trarre giovamento la Patria, restava vana per esser contraddetta dagli altri due, o dalla dappocaggine d'uno solo: ...

Ufficialmente i poteri perduti dagli Inquisitori di Stato venivano arrogati dai "Savi del Collegio" che, in numero di sei possiamo identificare con il Minor Consiglio, ovvero il consesso dei Consiglieri Dogali, Presidenti a turno del Consiglio dei Dieci.

La scoperta archivistica dell'Abate ci fà comprendere che tale Minor Consiglio abusava del suo potere nascondendo centinaia di dispacci diplomatici al Senato.
Dispacci molto importanti come abbiamo visto dal primo e come ancora Tentori pone in evidenza descrivendo e riportandone alcuni altri fra le centinaia esistenti.

Tentori accenna per sommi capi alle relazioni che giungono dall'Ambasciatore in Vienna Daniele Dolfin (Gennaio 1790) e dal conte Rocco di Sanfermo in Torino (Giugno 1790), entrambe centrate sulle notizie in merito alla formazione dei Club, la loro composizione, le loro tecniche di propaganda e sulle contromisure prese dalle varie Corti europee per arginare un fenomeno di infiltrazione ideologica e politica che viene valutato come estremamente pericoloso da tutta la diplomazia mondiale.

Segue il testo integrale di un altro dispaccio, nascosto anch'esso al Senato, inviato dall'Ambasciatore a Parigi, K. Antonio Cappello, il 7 Settembre 1790.
Questo è un vero e proprio capolavoro di Intelligence. Vi si descrive minuziosamente la dinamica di formazione dei Club francesi, annotando i nomi delle personalità ispiratrici e le dinamiche di alleanze portate avanti dai Club stessi pur in conflitto tra loro.

Storia di Venezia - La Sala del Minor Consiglio in Palazzo Ducale, a uso del Doge e del Suo Collegio

La Sala del Minor Consiglio in Palazzo Ducale, a uso del Doge e del Suo Collegio. (courtesy of historiaweb.net)

Nel Dispaccio dell'Ambasciatore Cappello si parla delle indecisioni costituzionali, e delle diverse e conflittuali anime che travagliano l'Assemblea Nazionale Francese.
Ancora si precisano i modi di propagazione delle ideologie rivoluzionarie verso il popolo e verso l'estero; sono palesati inoltre gli effetti politici immediati e probabili della diffusione di tali ideologie.

Da tale relazione viene in luce, abbastanza chiaramente a mio modo di vedere, che il fenomeno rivoluzionario francese non "parte dal basso", ma viene suscitato e pilotato da parte di talune fazioni aristocratiche, forse ancora risalenti all'usurpazione dinastica Carolingia.
Indicativo ne è il fatto che tra i metodi di creazione di consenso popolare i giacobini in particolare, secondo quanto riporta il Cappello, usassero comperarlo con denaro sonante.

Storia di Venezia - Moneta di Ludovico Manin, il Doge che, appena eletto, cominciò a occultare, con la complicità dei Savi di Collegio, importantissime notizie diplomatiche al Senato Veneto. Parente dell'immediato predecessore Paolo Renier, che fu l'inventore della demagogica debolezza di Venezia, Ludovico Manin, con l'aiuto di altri congiurati, condurrà la Repubblica di Venezia alla resa fatale davanti a Napoleone

Moneta di Ludovico Manin, il Doge che, appena eletto, cominciò a occultare, con la complicità dei Savi di Collegio, importantissime notizie diplomatiche al Senato. Parente dell'immediato predecessore Paolo Renier, che fu l'inventore della demagogica "debolezza di Venezia", Ludovico Manin, con l'aiuto di altri congiurati, condurrà la Repubblica di Venezia alla resa fatale davanti a Napoleone. (image courtesy of icollector.com)

Segue ancora la ancor più completa e dettagliata relazione che l'Ambasciatore Cappello rende personalmente al neo-Doge Ludovico Manin al suo ritorno in Patria, e che il Doge traditore non riporterà al Senato nella sua drammatica urgenza.

Qui l'argomento Francia è sviscerato dagli aspetti finanziari alle discordie interne ai Club, dei quali si prendono in esame le singole presumibili motivazioni all'origine dei più importanti eventi della Politica Interna francese. Similmente approfondite le ragioni finanziarie ed economiche del tracollo francese.

Non vi è dubbio per il Cappello che la convocazione degli Stati Generali non sia stata che un palliativo atto a mistificare, più che a nascondere una bancarotta del Regno... Da pag. 33:

Si convocarono nel 1787 i Notabili, cioé, Soggetti del Regno i più distinti per lumi, ma per la disgrazia de' tempi, prevalendo sempre gl'interessi privati negli affari Pubblici, quest'Assemblea, che doveva ristaurar le Finanze, produsse più scandalo, che frutto.
Sempre imperiosi i bisogni, e sempre resistenti i Parlamenti, questi domandarono gli Stati Generali più per un paliativo, che per voglia di averli, e si unirono in questa stessa dimanda i due ordini del Clero, e della Nobiltà, che nell'Assemblea de' Notabili sostennero vittoriosamente il loro privilegio, o più tosto abuso di non pagare le imposizioni.

La "rivoluzione" francese ha basi oggettive nel malcostume dilagante, ma fra le sue cause scatenanti vi è la figura del Duca di Orleans. Da pag. 34:

Degli abusi senza numero, che pullulavano sempre più nel Governo, de' giornalieri colpi di autorità, la debolezza del Re sempre vittima delle sue buone intenzioni, il dispotismo de' Ministri, 1'odiosità del regime Feudale, tanta riunione di cose, che lungo sarebbe il dettagliarle, faceva già desiderare una mutazione a' Popoli.
Persa la fiducia dei Sudditi si perde anche l'ubbidienza.
Già una pretesa Filosofia, espansa col mezzo della licenziosa libertà della Stampa, e che fece perdere la riverenza prima alla Religione, e poi al Governo, aveva molto influito sull'opinione; e tolto il freno del Cielo, tolse anche quello della Terra.
Il disprezzo del Monarca successe all'amore, tutto dispìacque in lui, apprendendo sembianza di vizio le stesse virtù, persino la sua tenerezza coniugale; ed i Francesi, che sotto tanti Regni sopportarono il giogo d'una Favorita, trovarono poi delitto l'ascendente d'una Moglie.

Tra le cause della Rivoluzione bisogna annoverare il Duca d'Orleans, di cui non si può tacere senza taccia, nè si può parlare senza orrore.
Egli aveva fomentato un piano contro del Re, e la Famiglia Reale, che sarebbe difficile rendere con precisione; ma le sue distribuzioni di denaro al Popolo per far nascere le sollevazioni in Parigi non finirono che coll'eccidio della sua economia.

Senza la notte delli 6 Ottobre 1789, senza la pubblicità del processo degli attentati commessi a Versaglies allora quando fu trasportato il Re come prigioniero a Parigi, le atrocità di questo primo Principe del sangue sarebbero rimaste fra le tenebre dell'incertezza e le liberalità d'un Avaro avrebbero lasciato alla giusta posterità che dei sospetti senza prove.

L'ambasciatore Cappello formula quindi una critica di arretratezza verso il sistema politico Francese, e ne trae spunto per una vera e propria dissertazione sulle forme di governo, quanto mai attuale ancora ai nostri giorni.

Da pag. 35:

Passerò alla Costituzione non ancora finita, e che trovo indefinibile; questa non è Monarchia, perché toglie tutto al Monarca, non è Democrazia, perchè il Popolo non è Legislatore, non è Aristocrazia, perchè fino il nome d'Aristocrate è un delitto, non di lesa Maestà, ma di lesa Nazione.

Quest'è un mostro di Costituzione, che confonde tutti i poteri, e che unisce due vizj, che finora si successero, ma non si combinarono ne' Governi, cioè il Dispotismo, l'Anarchia.

Ogni Governo è composto di tre poteri Legislativo, Esecutivo, e Giudiziario, e la continuazione di questi forma la Costituzione.
Una Costituzione è buona, quando i poteri sono distinti, equilibrati, e ben combinati; una Costituzione è viziosa, quando i poteri si confondono, e si concentrano nelle stesse mani in oppressione del Corpo Politico, ma l'Assemblea Nazionale cominciò dall'invadere tutti i poteri, e dal confondere in se tutte le delegazioni della Sovranità, usurpando al poter Esecutivo le funzioni amministrative, ed al poter Giudiziario il giudizio in affari criminali.
In Somma esercita essa la sua Sovranità sopra la Nazione medesima, nè contenta d'una rivoluzione nelle cose, portò anche una rivoluzione nelle idee ricevute universalmente in tutti i Secoli.

Luigi Filippo II duca d'Orleans, detto Filippo Egalité per la sua attiva partecipazione alla rivoluzione francese e alla decapitazione dei suoi stretti parenti sul Trono. Sarà a sua volta decapitato, ma suo figlio diverrà Re di Francia o meglio,

Luigi Filippo II duca d'Orleans, detto "Filippo Egalité" per la sua attiva partecipazione alla "rivoluzione" francese e alla decapitazione dei suoi stretti parenti sul Trono. Sarà a sua volta decapitato, ma suo figlio diverrà Re di Francia o meglio, "dei Francesi", nel 1830.. (courtesy of Wikipedia)

Mise in testa della Costituzione la dichiarazione dei diritti dell'uomo, insegnando i diritti a chi doveva insegnare i doveri: confondendo lo Stato naturale con lo Stato civile, e 1'uomo selvaggio con l'uomo sociale.
Li Deputati i più fanatici dei principi popolari piantarono una Dottrina, in cui spesso vi è più metafisica, che realità, e ne tirarono delle conseguenze perniziose.

Un altro Dispaccio nascosto al Senato è quello nel 1791 del Veneto Residente alla Corte di Torino, conte Rocco Sanfermo1, che riporta le proposte avanzate al Senato Veneto per suo tramite dal Primo Ministro Sabaudo conte di Hauterville.
La corte sabauda si ritiene la prima e più direttamente attaccata Nazione dalla propaganda clubbistica. Ritiene di avere arginato questa congiura al proprio interno ma la pensa capace di tessere una rete internazionale sempre più pericolosa.

Per arginarne la formazione, i Savoia propongono una lega fra tutti i Principi Italiani, volta specificamente a combattere la diffusione della demagogia egualitarista e i suoi agenti provocatori apolidi e locali.

Vittorio Amedeo III di Savoia, Re di Piemonte e Sardegna all'epoca dei fatti. Sarà molto attivo inutilmente, nel promuovere una lega europea di difesa contro la propaganda ideologica dei Club parigini

Vittorio Amedeo III di Savoia, Re di Piemonte e Sardegna all'epoca dei fatti. Sarà molto attivo inutilmente, nel promuovere una lega europea di difesa contro la propaganda ideologica dei Club parigini. (image courtesy of Wikipedia)

Da pagg. 41 - 42:

... nella posizione delle attuali circostanze erasi il Re suo Signore deciso nel giudicare indispensabile la formazione di una lega de' Principi Italiani per fronteggiare il minaccioso Torrente: che dessa, escluso ogni altro politico oggetto, mirasse soltanto a preservare i respettivi Territorj dalla corruzione, e dalle insidie degli emissarj Francesi, a scambievolmente comunicarsi tutte le cognizioni, e le misure a questo proposito relative, ed a soccorrersi del pari al caso, che qualche esplosione in l'uno, o l'altro de' Domini respettivi richiedesse la somministrazione o di uomini, o di danaro a misura, che convenuto fosse nel Trattato.

A tale Lega la corte di Torino auspicava l'adesione di specifici Stati, fra i quali spiccava per importanza la Repubblica di Venezia, ma il Senato Veneto non fu correttamente informato sulla questione. Gli uomini del Pisani, del Contarini e di altri avevano già le mani sulle comunicazioni della Repubblica,

Che in questa Lega egli considerava esser dovessero compresi fra i Principali il Re di Sardegna, l'Imperatore, la Serenissima Repubblica di Venezia, il Papa, il Re di Napoli, e la Spagna per quelle strette relazionl di sangue, che Ella ha colla Corte di Parma, la quale, incapace per se stessa di alcun movimento, non agisce, e si sostiene, che sotto l'ombra del Congiunto Monarca.

Al Senato non fu trasmesso il calore e il sollecito espresso dal d'Hauteville al Sanfermo; così il Senato, ignaro e trascurato, rifiutò quella alleanza. Da pag. 44:

Giunto a' Savj del Collegio il Dispaccio Sanfermo, e posto in consulta l'affare, prevalse l'invecchiata forza d inerzia; e riguardando come vani i timori della Reale Corte di Torino, deliberarono di propor al Senato di tenersi lontano da una lega, che mille disturbi apporterebbe senza un'apparente necessità mercè l'indole quieta, e fedele dei proprj sudditi.
Portato senza discussione l'affare a quel Sovrano Consesso, fu sanzionata la risoluzione de' Savj; e quindi spedita nel giorno 19 Novembre al Residente Sanfermo...

Segue la Ducale di rifiuto dell'alleanza, a firma del Doge Ludovico Manin.

Incurante dei dispacci preoccupatissimi di cui il Doge non può non essere al corrente essendo egli il capo di quei Savi di Collegio che li intercettano, il traditore Manin imbonisce la corte Sardopiemontese e il proprio stesso Ambasciatore con false considerazioni sulla stabilità interna della Repubblica e sull'indole obbediente del suo Popolo, nascondendo il fatto che le "nuove ideologie egualitaristiche" hanno invece già posto radici profonde in città.
Da pag. 45:

Che in questa difficile circostanza si compiaceva il Senato ammirare 1'esimia prudenza di S. M. Sarda, la quale dopo avere colle più serie disposizioni provveduto alla quiete de' Sudditi, ed alla sicurezza de' suoi Stati, estendeva così provide cure all'oggetto generale di tutta l' Italia: che pure dal canto proprio la Repubblica provava la soddisfazione d'aver potuto con li buoni ordini conservare la più imperturbata tranquillità fra li propri sudditi, disposti per genio, e per abitudine a prestarsi facilmente alle direzioni dei Governo: che l'aversi finora cosi importante oggetto con tanta felicità conseguito, faceva giustamente confidare di poter con gli stessi mezzi egualmente assicurare nel progresso del tempo, e quindi di non sovrastare alli Pubblici riguardi nessun ragionevole pericolo dalle insidiose arti degli Emîssarj Francesi.

Del resto d'Italia, tanto a cuore del Re di Sardegna, il Ludovico Manin si lava forbitamente le mani con la benedizione del di lui Segretario, Francesco Busenello.

La risposta del Collegio Veneto non viene accettata dai Sardopiemontesi. Col peggiorare della situazione rivoluzionaria in Francia si moltiplicano gli sforzi propagandistici all'estero dei Club.

Alle suppliche del Re Torinese si uniranno quelle del Re di Napoli, che chiede alla Repubblica, oltre che di aderire alla Lega ideologica, di rendersi garante della sicurezza marittima nel Tirreno.

E' sempre il "Consiglio dei Savi" che risponde, lasciando il Senato all'oscuro dei veri termini della questione, e le sue risposte sono quelle note, Venezia "no se ne impassa", si sente "sicura nella sua neutralità armata", ma qualcuno al suo interno, ben presto, la trasformerà in "disarmata", scavando la fossa al più glorioso degli Stati Italici.

Storia di Venezia - La chiesa di Santa Maria Maddalena a Venezia, già ricostruita su espliciti assunti simbolici nel 1780

La chiesa di Santa Maria Maddalena a Venezia, già ricostruita su espliciti emblemi e assunti simbolici nel 1780.

A guardarla in generale, la situazione Europea del 1790 non sembra molto diversa da quel bilanciamento di alleanze tante volte verificatosi nella Storia...

Cambrai, la Lega Santa, la Stessa Lega Lombarda hanno dinamiche simili, ma questa volta succede qualcosa di strano, quelli che dovrebbero allearsi non riescono a farlo, e quelli che sembrano combattersi fra di loro in realtà combattono due nemici comuni, Venezia e il Papa, che tuttavia non riescono questa volta a unirsi per mutua difesa.

Di diverso, rispetto al passato, vi è che adesso c'è qualcuno che non si limita a muover guerra: qualcuno riesce a disturbare e distorcere le informazioni strategiche all'interno di ogni schieramento, ma anche questo è argomento che affronteremo nella pubblicazione "Napoleone e dintorni".

Nella prossima "puntata" dedicata all'Abate Tentori vedremo invece l'infittirsi e l'aggravarsi dell'allarme ideologico e militare nei Dispacci di tutti gli Ambasciatori, dispacci dai "Savj" gettati nel cestino, che l'Abate ritroverà dieci anni dopo, e noi solo adesso.

Umberto Sartori


Note

Nota 1 - Il conte Sanfermo sarà poi aspramente e ripetutamente accusato di essere in realtà a sua volta un agente giacobino da Francesco Agdollo, residente dell'Elettore di Sassonia presso la Serenissima nonché "confidente" degli Inquisitori di Stato veneziani a Verona. L'Agdollo esplicitamente indica il Sanfermo come uno degli agenti che disarmarono la Repubblica di nascosto al Senato anche dopo che Questo, risvegliato in parte dalle orazioni del K. Francesco Pesaro, aveva deciso il riarmo.

Secondo il Dizionario Biografico Treccani non sarebbe da tenere in gran conto le accuse dell'Agdollo. Concorre a questa opinione il ruolo di doppiogiochista tenuto dall'Agdollo, ma la specificità delle accuse potrebbe contestualizzarsi invece negli eventi che il Tentori espone dopo pag. 65.

Per una migliore precisazione della figura e del ruolo di Rocco Sanfermo, si veda la nota 2 alla Pubblicazione sul Trattato di Sant'Eufemia del 26 Maggio 1796.


Nel frattempo, in Francia, le Accademie si preparano a unificarsi nell'Institut de France

Nel frattempo, in Francia, le Accademie si preparano a unificarsi nell'Institut de France. (image courtesy of Wikipedia)

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