Storia di Venezia

Pagina pubblicata 26 Marzo 2014

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, XXV

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , XXV
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

PARTE SECONDA
Del Progresso della Rivoluzione dal Primo Giugno 1796 al 12 Marzo 1797 (pagg. 173 - 396)

Vai a pagg. 283 - 293 | In questa pubblicazione, pagg. 293 - 302 | Vai a pagg. 302 - 313

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Storia di Venezia - La battaglia di Rovereto

La battaglia di Rovereto (courtesy of Wikipedia).

Mentre i Savj congiurati si occupano di spegnere le legittime istanze di difesa della popolazione, "nuovi strepitosi avvenimenti si approssimavano ad accrescere la desolazione dei Pubblici Stati, e quindi a generalizzare il mal contentamento de' sudditi per lo stato d'inerme abbandono in cui si ritrovavano le Provincie.".

Questi avvenimenti strepitosi riguardano le manovre di scontri e ritirate fra gli eserciti Francese e Austriaco che si intensificano sul Territorio delle Province venete.

Wurmser si è ritirato nelle gole del Tirolo e riorganizza le sue truppe formando una nuova Armata.

Napoleone da tempo tentava sui Tirolesi la via della corruzione, inviando a quelle Popolazioni, che pativano una grave carestia, parte del grano razziato ai Veneti.

Il 30 Agosto 1796 Napoleone pubblica un "Manifesto" nel tentativo di far insorgere il Tirolo stesso contro gli Austriaci, ma il tentativo fallisce (1).

Wurmser in Agosto fa campo in Bassano e progetta di inviare in rapida successione due colonne verso Legnago e Mantova, lasciando il resto della sua truppa a Bassano per mantenere aperta la via della Germania. La prima delle colonne sarebbe composta di 18.000 uomini.

Napoleone muove la sua Armata il 1 Settembre.
Il 2 Settembre Massena passa l'Adige e raggiunge Ala il 3 Settembre, seguito da Augereau e Dubois.

Il 4 Settembre con un sanguinosissimo scontro i Francesi prendono Ala, e gli Austriaci ripiegano su Rovereto (Roveredo). In questa battaglia perisce il Generale francese Dubois.

Da Rovereto gli Austriaci ripiegano ancora su Cagliano, dove si verifica un altro terribile scontro con vittoria finale dei Francesi.

Il 5 Settembre i Francesi entrano a Trento senza incontrare resistenza e da lì virano a destra per la Valsugana raggiungendo Bassano in rapida marcia.

Quando raggiungono la cittadina il Wurmser ne è uscito da appena mezz'ora con la cavalleria diretto a Vicenza, lasciando intatti i cannoni che i Francesi fanno propri (la stessa mezz'ora di anticipo che abbiamo visto nell'abbandono di Peschiera da parte del Beaulieu).

Wurmser si unisce alla colonna che già aveva spedito, ma non si attesta in Vicenza, proseguendo invece per Legnago, dove lascia 2000 uomini, e prosegue verso Mantova.

Napoleone lo insegue e lo ritroviamo il 9 Settembre a Vicenza, da dove cerca di intercettare il Wurmser e impedirne l'accesso a Mantova.

I 2000 Austriaci di Legnago "vilmente capitolarono con libertà di ritornare direttamente al loro Paese.".

Napoleone intercetta Wurmser alla Porcarizza e a Cerea, ma dopo ben tre sanguinosi assalti "la Cavalleria Austriaca ruppe gli Squadroni Francesi"; Napoleone deve ripiegare su Sanguinetto e Wurmser entra in Mantova.
Provocato poi da Bonaparte, il Maresciallo Austriaco compie una sortita.

Da pag. 294:

... la Cavalleria Ungara rovesciò di nuovo i Battaglioni Francesi, ne' quali entrata la confusione, ed il disordine, dovettero ritirarsi inseguiti sino a Marmirolo: ma sopragiunto nuovo rinforzo al General Buonaparte, temette il Maresciallo di dilungarsi troppo dalla Piazza con pericolo, che gli venisse tagliata la comunicazione, e prese il partito di rinserrarsi dentro.
Chiusosi dunque in Mantova, fu questa per la terza volta cinta di blocco da Francesi: ... (1)
(1) Ritroviamo i più precisi dettagli di questi fatti ne' Dispaccj de' Veneti Rappresentanti di Bassano, di Vicenza, di Legnago, e di Verona. Non li trascriviamo per brevità.
(2)

Armata in marcia

Armata in marcia (courtesy of Gallica, "Cahiers d'un volontaire de 91 / Xavier Vernère").

Terminato il riassunto del quadro generale degli eventi (la cui "brevità" ha reso necessaria da parte mia una lunga nota di verifica e completamento), Cristoforo Tentori riprende a pagina 295 con il riassunto di due dispacci, uno del "Capitan Paravia" datato "Verona 4 Settembre" e l'altro da Berna in data 6 Settembre 1796.

Paravia da Verona trasmette le seguenti informazioni:

  • In un dialogo tra Bonaparte e il Rappresentante veneto Antonio Marin Priuli, Napoleone si è vivamente lagnato del ritiro da Verona del Provveditore Straordinario Niccolò Foscarini.
  • Ipotizza che questo ritiro sia stato causato dal fatto che il Foscarini gli avrebbe permesso l'occupazione dei Castelli.3
  • Il Francese afferma che quei Castelli li avrebbe occupati comunque, senza riguardo alle opinioni del Foscarini in merito.
  • Avvisa inoltre che nel caso di un ritiro anche del "Provveditor" Battaja (l'uomo "fatto secondo il suo cuore" a detta dei savj), farà fucilare qualsiasi altro provveditore gli fosse inviato in seguito.
  • Napoleone rende noto di essere al corrente che nella corrispondenza diplomatica veneziana i Ministri della Repubblica "lacerano il nome Francese".
  • Augereau rincara la dose sostenendo di avere intercettato molte lettere favorevoli agli Austriaci e che "in Verona v'erano molte spie dei medesimi".

Da Berna invece gli Inquisitori vengono a sapere che:

  • I Veneziani non devono fidarsi dell'amicizia del Direttorio Esecutivo Francese;
  • che la strategia di questo Direttorio era di spargere zizzania fra amici e nemici al solo fine di tradirli tutti;
  • che l'alleanza Franco-Turco-Spagnola recentemente proposta anche a Venezia aveva precisamente quel fine;
  • che a onta di quella alleanza il Direttorio aveva impartito ordini al proprio Ambasciatore a Madrid, e ai Consoli delle maggiori Città di quel Paese perché sobillassero gli animi alla rivoluzione;
  • a tal fine si dovevano far insorgere i Grandi del Regno contro la Corte, il Popolo contro il Clero e fare in modo che fossero convocati gli Stati Generali.
  • Un amico dell'abate Sieyes, "inventore dell'odierna politica francese", era incaricato di riesumare "tutti i progetti rivoluzionarj, presentati da' scellerati al Comitato di Salute Pubblica, e da questo rigettati.".
  • La nota da Berna contiene anche "alcune riflessioni su tale politica, e su gli affari d'Italia" che Tentori però non riporta.
Veduta di Costantinopoli nel 1760

Veduta di Costantinopoli nel 1760 (courtesy of http://www.foliamagazine.it).

Del 9 Settembre 1796 è un'altra "Comunicata" degli Inquisitori che non raggiungerà mai il Senato cui era indirizzata, e andrà ad arricchire la collezione della Filza occultata che è oggetto di questa nostra lunga lettura postuma.

Oggetto di questa nuova comunicazione è un Dispaccio del Bailo a Costantinopoli Ferigo Foscari, in data 10 Agosto, che integra e drasticamente rettifica le posizioni della Porta Ottomana rispetto a quelle enunciate nel Dispaccio dello stesso Bailo in data 9 Luglio, che era stato trasmesso nella "Comunicata" del 5 Agosto.

Il Bailo riferisce agli Inquisitori, con un messaggio cifrato del quale Tentori riporta la decodifica, di un "Colloquio" avvenuto tra il Sultano e i suoi Ministri, colloquio che gli è stato poi riportato ufficialmente dallo stesso "Rais Effendi" (primo Ministro) "alla di cui amichevole propensione io molto devo.".

Il Sultano ha chiesto al Visir:

  • se sia vero che i Francesi avevano occupato il Territorio Veneto senza incontrare la minima opposizione.
  • Se sia vero che i Veneziani hanno fermato a Corfù il nuovo Bailo in viaggio verso Costantinopoli solo perché abbisognavano della sua nave in Alto Adriatico.

Il Visir risponde che tali notizie trovano tanto precisa conferma "ne' Fogli, e dalle voci generali, che non si potevano mettere più in dubbio.".

Da pagg. 296-297:

Replicò allora il Sultano,

  • che egli aveva sempre concepita un idea più vantaggiosa delle forze delli Veneziani, nè si sarebbe giammai immaginato, che avessero essi bisogno d'una sola Nave, senza ritrovarsi in guerra con alcuna Potenza marittima;
  • che tenessero li loro Stati del tutto sprovisti di ogni Presidio.
  • Ritrovarsi egli dunque ingannato sulli avuti rapporti relativi allo stato militare della Veneta Repubblica;
  • con qualche irritamento disse alli Ministri stessi che avessero in progresso ad essere più esatti ne loro rapporti.

Il "Dragomanno" (interprete veneziano) Ralli cerca di convincere il Sultano di essere stati, il Bailo e lui stesso, del tutto all'oscuro sia dello stato pietoso delle difese venete sia del fatto della nave richiamata in Patria, ma senza riuscirci.

Il Dragomanno ritiene quindi che la nuova consapevolezza da parte dei Turchi spingerà quel Governo a una sempre maggiore "elatezza" (aggressività) e a rivedere radicalmente le offerte di alleanza militare e politica esposte dal Bailo nel Dispaccio del 9 Luglio 1796.

Da pag. 297:

Questa importante Comunicata non fece sensazione alcuna nell'animo di quelli fra i Savj, che erano sostenitori dello Stato di neutralità disarmata (1).
(1) Erano Savj a quest'Epoca i N.N. H.H Filippo Calbo, Zan Antonio Ruzzini, Giacomo Grimani, Zuanne Molin, Daniel Dolfin K., Piero Donà K. .

(N.d.R. - Per l'occasione il Collegio pullula di congiurati. Li vediamo rimbalzare dal Collegio al Sommo Tribunale, e dall'una all'altra Magistratura sabotare l'iter delle pratiche e comunicazioni più importanti. Di questi sei ne conosciamo almeno tre come patenti congiurati, ovvero Ruzzini, Molin e Donà.
Il Calbo sembra essere invece estraneo ai maneggi, e pagherà infatti questa posizione durante il periodo della Municipalità Provvisoria. Su Dolfin e Grimani non ho, per adesso, una visione precisa).

Forestieri Francesi

Forestieri Francesi (courtesy of Gallica, "Cahiers d'un volontaire de 91 / Xavier Vernère").

Tentori a questo punto richiama il fatto che sin dal lontano 11 Agosto 1794, gli Inquisitori avevano suggerito al Collegio di portare all'esame del Senato provvedimenti per frenare "l'esorbitante numero di forastieri, e massime di Francesi Emigrati, veri, o falsi, che confluivano a Venezia ...che poteva riuscir fatale alla causa Pubblica".

Essi, come abbiamo visto avevano sempre trascurato di portare la questione in Senato, limitandosi a impartire generici ordini di vigilanza e salvacondotti per alcuni forestieri particolari.

Dopo due anni, il 10 Settembre 1796 sembrano finalmente cambiar parere, e fanno votare al Senato un provvedimento che vieta l'ingresso in Venezia e in Chioggia ai forestieri.
La motivazione si basa sull'esistenza, "in prossimità dell'Estuario", di "bande di fuggiaschi, e sbandati".

Da pag. 298:

... sia risolutamente impedito non solo ai Corpi, o Individui, che abbiano appartenenza alle Armate Belligeranti, ma altresì sino a nuove disposizioni a qualsivoglia Forastiere non avente domicilio, e che non sia suddito nostro, l'ingresso in questa Capitale, e in Chiozza, così esigendo gli attuali Pubblici riguardi.

L'ordine viene impartito al "Provveditor alle Lagune e Lidi" nonché "Alli Pubblici Rappresentanti di Chiozza Treviso, Padova e Udine"; ne viene data comunicazione generale mediante "Uffizio Circolare Agli Ambasciatori, Ministri, Residenti, Incaricati, Consoli ed Agenti dell'Estere Corti in Venezia.".

Storia di Venezia - Cavalleria

Cavalleria (courtesy of Gallica, "Cahiers d'un volontaire de 91 / Xavier Vernère").

Il giorno 12 Settembre 1796 gli Inquisitori ragguagliano il Governo sul "generale armamento della Provincia Bergamasca" con una nuova "Comunicata" che segue quella già vista del 31 Agosto.
Da pag. 299:

... la quale ebbe la medesima infelice destinazione, vale a dire, d'esser posta nella "Filza Comunicate non lette in Senato".

Questa informativa riguarda quella parte del piano che non avevamo trovata svolta nella "Comunicata" del 31 Agosto, ovvero quella riguardante il problema della Cavalleria.

Per affrontare il problema, gli estensori del piano dichiarano di aver studiato l'ultimo impiego di "Condottieri di Genti d'Armi" da parte della Repubblica, avvenuto nel 1701.

Al momento nella Bergamasca ve ne sono quattro: "il Marchese Solza, il Cavalier Gio: Estore Albani, il Conte Francesco Benaglia, ed il Cavalier Gio: Battista Vertova, succeduto al di lui Padre, ma non ancora fornito del Reale Beneplacito".
Essi si sono offerti volontariamente, e possono fornire fino a cento cavalleggeri ciascuno.

L'Arma di Cavalleria, "essendo d'immediato Pubblico servizio", non si limita alla sola Provincia.

Nello Stato Veneto esistono al momento 25 di questi Condottieri che, se attivati da ordine del Governo, potrebbero in tre o quattro mesi raccogliere un corpo a cavallo di 2500 uomini.

In calce alla pagina 299 Tentori adduce questa notizia a conferma di quanto da lui asserito nel "Discorso Preliminare" alla Raccolta, sulla presenza dei Condottieri d'Armi nella Repubblica.

Ottolini e Nonveiller hanno esaminato gli aspetti economici relativi ai prezzi dei cavalli, alle sussistenze necessarie e agli eventuali rientri in caso di non utilizzo, assieme ai quattro Condottieri Bergamaschi, i quali con nobili principi hanno manifestato richieste "meritevoli del pubblico aggradimento".

Con la presentazione di questo aspetto della Cavalleria, gli Inquisitori ritengono di avere completato l'ultima parte del Piano da loro presentato con la "Comunicata" del 31 Agosto.

Essi quindi come il solito rimettono il "grave e arcano oggetto" delle loro attività "ad intiero lume de' Savj del Collegio".

A questo punto l'Abate Cristoforo Tentori, dopo avere più volte accennato a voler in qualche modo discolpare il Tribunale degli Inquisitori dai tradimenti che abbiamo visto emergere nella Filza delle non lette, prende in esame le loro responsabilità, formulando una valutazione di accidia o quanto meno di ignavia.
Da pag. 300:

Sebbene gl'Inquisitori di Stato non ignorassero, e fossero anzi testimonj dell'infelice destino di tante loro "Comunicate", neglette affatto, e "non comunicate al Senato", sorpassavano tuttavia con indolenza l'abuso, e lasciavano correre il funesto disordine.

Essi ritenevano di avere compiuto il proprio dovere verso la Patria "appagando l'infruttuosa curiosità de' Savj" come se da quella, e non "dalle mature deliberazioni del Senato", dipendesse la salvezza della Repubblica. 3

Essi continueranno dunque a presentare sollecitamente le loro "Comunicate" su ogni affare importante, pur consapevoli della fine che avrebbero fatto nelle mani dei Savj del Collegio.
Da pag. 300:

Abbiamo di ciò una convincente prova nella "Comunicata" 16 Settembre, la quale non incontrò una sorte più fortunata delle tante precedenti.

Mappa di Trieste nel 1718

Mappa di Trieste nel 1718 (courtesy of Wikimedia).

Questa nuova lettera informativa viene classificata dagli Inquisitori come estremamente urgente, importante e segreta.

Si tratta di un Dispaccio del "Capitanio e Vice Podestà di Verona" Antonio Priuli, e riguarda le comunicazioni fatte da un tale "Antonio Nicolini suddito Veneto, nativo della Bresciana".
Da pag. 301:

Lettera del N.H. Antonio Marn Priuli 2, Capitanio e Vice Podestà
di Verona de' 15 Settembre 1796, spedita per Espresso ad ore 18.

Il Nicolini era stato bandito dallo Stato Veneto circa due anni prima, per essere entrato in sospetto al Sommo Tribunale.

Egli è quindi passato al servizio dei Francesi, ed è attualmente uno degli Aiutanti del Generale Kilmaine, ma svolge spesso incarichi per conto del Buonaparte nonché, saltuariamente, del Direttorio Esecutivo Francese.

Il Nicolini cercherebbe di meritarsi dalla clemenza del suo naturale Sovrano un "perdono alle sue (dice Egli) colpe di imprudente gioventù".

Priuli afferma di avere più volte avuto "occasione di conoscere leali le sue riferte", e di avere tratto molto profitto da quelle nelle "asprissime odierne circostanze".

(N.d.R. - Quale profitto vi fosse stato in Verona dall'ingresso dei Francesi in poi è cosa che solo il Priuli riesce a immaginare, dal momento che noi abbiamo visto solo un costante aggravarsi dei soprusi, delle violenze e delle ruberie, ma così egli presenta quest'altro bel tomo di doppiogiochista a più stadi).

Adesso il Nicolini riferisce, "nel più alto secreto", quanto segue:

  • Buonaparte è intenzionato a chiudere tutti i porti italiani al naviglio Inglese;
  • a tal fine si metterà forse egli stesso alla testa di un corpo di 10.000 uomini con destinazione Trieste;
  • prenderà la strada di Venezia, e chiede alla Dominante libero passaggio e trasporti;
  • Napoleone ha preso questa decisione dopo essere stato informato dal Lallement che i Triestini, impauriti da un possibile arrivo dei Francesi, avevano ricoverato in Venezia ben "20 millioni di merci, ed effetti preziosi".
  • Napoleone aveva dapprima inteso prendere Trieste con 15.000 uomini passando per il Friuli, ma la notizia di questo accumulo di beni triestini in Venezia gli aveva fatto cambiare parere.
  • Questa spedizione si sarebbe verificata entro dieci giorni al massimo.
  • Napoleone riceverebbe giornalmente consistenti rinforzi dall'Armata di Vandea e sarebbe dunque in forze per attuare la spedizione. 4
  • Nicolini aggiunge di avere saputo dal Kilmaine che Napoleone tornerebbe forse all'idea di attraversare il Friuli se "l'Eccellentissimo Senato" decidesse di proibire l'introduzione in Venezia di beni appartenenti a "nemici della Francia".

Siamo evidentemente di fronte alla replica delle commediole dell' "esploratore" fuggito da Mantova (pubb. XIX) e del "fuggiasco Ungherese Pobis" (pubb. XX), tuttavia questa "astuzia" del Napoleone ci indica quanto egli ritenesse pericoloso attaccare Venezia, e quanto ancora i Paesi limitrofi considerassero sicuri i forzieri della Dominante.

Tentori ci informa adesso che il "Damò" del Senato in data 10 Settembre, con cui si proibiva l'ingresso dei forestieri nella Dominante aveva molto inquietato l'animo del sig. Lallement, Ministro Francese in Venezia, ma vedremo questa inquietudine nella prossima pubblicazione.

Umberto Sartori


Note

Nota 1 - Proclama in tre lingue (francese, italiano e tedesco ).
È conservato presso http://www.cbt.biblioteche.provincia.tn.it/.

Emanato il 13 Fruttidoro (30 Agosto) 1796, segue un analogo proclama inviato ai Tirolesi nel Giugno dello stesso anno.

Entrambi i Manifesti contengono le consuete promesse di amicizia e rispetto per coloro che appoggeranno i Francesi e sanguinose minacce per chi li osteggerà.

L'obiettivo di questa propaganda e le elargizioni di cibo erano mirate particolarmente a spegnere i corpi di Bersaglieri volontari locali.

Nonostante un certo malcontento diffuso fra i Tirolesi verso la corte di Vienna, i proclami Napoleonici sortiranno effetto opposto al desiderato: gli "Schutzen", infatti, si rafforzarono di numero e di motivazione, conducendo la loro battaglia anche quando i Regolari Austriaci ordinatamente si ritiravano.

La guerriglia di tali Corpi leggeri, sia in questa prima spedizione che in quella verso Leoben, infliggerà alle colonne francesi le perdite più gravi, colpendo soprattutto gli Ufficiali ben riconoscibili nelle uniformi sgargianti.

Pur con alcune inesattezze e con un certo spirito parziale, i due link sottostanti possono aiutare a comprendere il fenomeno del volontariato militare Tirolese:
http://dalpontelorenzo.blogspot.it/2013/02/Napoleone-in-Trentino.html
http://www.ilmondodeglischuetzen.it/IT/uomini%20e%20genti%20trentine%20-%208_prima%20invasione%20francese%201796.htm

Storia di Venezia - Mappa Brescia-Trento-Bassano-Mantova

Mappa dei movimenti di truppe Brescia-Trento-Bassano-Legnago-Mantova, in rosso i Napoleonici, in bianco gli Austriaci; courtesy of GoogleEarth.

Nota 2 - Sappiamo dal Tentori che desume queste notizie dai Dispacci dei Rappresentanti di Bassano, Vicenza, Legnago e Verona. Esse sono dunque altamente attendibili.
Manca però dall'esame dell'Abate ogni considerazione tattica e strategica.

Noi vediamo da un lato Wurmser che intenderebbe secondo il Tentori rinforzare Vicenza e reimpadronirsi di Verona e Legnago, dall'altro Napoleone che, secondo il suo proprio manifesto, vorrebbe invadere il Tirolo.

Ora, se il Wurmser ha ammassato la sua Armata su Bassano, vuol dire che non teme affatto la minaccia Napoleonica sull'Austria attraverso la Val d'Adige. Lancia una colonna di 18.000 uomini verso Sud, cui ne vuol far seguire un'altra, lasciando in Bassano Truppa sufficiente a tenere aperta quella strada.

Se il grosso della Truppa austriaca è a Bassano e in marcia verso Sud, sembra conseguirne che ad Ala, Rovereto e Calliano devono essere rimasti Corpi piuttosto ridotti.

Ciononostante Napoleone incontra perdite ingentissime in quegli scontri. Come già a Castiglione e Lonato, e come vedremo tra poco a Mantova, gli attriti con l'esercito regolare Austriaco sono molto dolorosi per l'Armata dei Francesi.

Alcune fonti online riportano che Wurmser avrebbe subito perdite immense tra Ala e Trento. La voce italiana di Wikipedia afferma addirittura 6000 tra morti e feriti.

Annoto che gli attuali curatori di questa e altre voci relative alla Prima Campagna Napoleonica d'Italia accreditano fonti come "Il Piccolo Caporale" di Gianni Rocca che ha più valore romanzesco che storico e le "Memorie della campagna d'Italia" di Napoleone stesso, recente pubblicazione dichiarata largamente inattendibile dallo stesso editore Donzelli.

Quello che noi possiamo osservare è che nessun Dispaccio di Autorità e informatori Veneti parla di problemi relativi al ricovero di feriti austriaci, mentre bene abbiamo visto come dopo la sola Battaglia di Castiglione l'Armata Francese abbisognasse di 6000 posti letto fra feriti e ammalati.

Se da un lato ci mancano i "corpi" di questi feriti imperiali, dall'altra abbiamo una Armata Napoleonica che non diminuisce mai di numero.
Vedo sempre più probabile il passaggio di interi reparti dall'Esercito Austriaco all'Armata d'Italia, come mi sembra sia ragionevolmente dimostrabile nel caso degli eventi di Legnago che tra poco descriverò.

Ammettiamo pure che Wurmser avesse sopravvalutato la capacità di resistenza dei Presidi trentini e che apprenda con stupore della caduta di Ala e Rovereto.

Come abbiamo visto, gli viene offerto un "breve indugio" dalla resistenza di Cagliano. Se Napoleone fosse a quel punto un pericolo per l'Austria, logica vorrebbe che il Wurmser, anziché continuare la marcia verso Sud, accorresse in difesa di Trento dalla comoda Valsugana, piombando con truppe fresche sul fianco di un nemico già provato da sanguinosissimi (per lui) combattimenti.

Invece no, Trento si consegna senza sparare un colpo e della comoda Valsugana approfitta il Napoleone, accantonando l'idea di spingersi nell'infido Tirolo sotto il tiro dei volontari bersaglieri locali, che non rispondono agli ordini di nessun "Gabinetto" e gli decimano gli ufficiali approfittando dei vantaggi logistici.

Insegue il Wurmser che, come ormai consuetudine, gli lascia in dono cannoni e, sempre più probabilmente, uomini. Prende Bassano "di sorpresa" ma Wurmser se ne è andato giusto mezz'ora prima con la cavalleria.

L'Austriaco non si pensa nemmeno di far tappa a fortificare Vicenza, dove ancora il Napoleone entra senza combattere. Lascia duemila uomini, e ancora cannoni, a Legnago, e il Francese ancora se ne impadronisce senza combattere.

Quando giungono allo scontro a Cerea, Napoleone è sconfitto e Wurmser raggiunge quello che era con massime probabilità il suo vero obiettivo, ovvero rinforzare la Guarnigione di Mantova per metterla al sicuro da altri ulteriori "colpi di testa" del Condottiero francese (sull'importanza strategica di Mantova si vedano anche le note alla pubblicazione XXIII).

Ancora Wurmser mette in rotta l'avversario con una sortita da Mantova.

Questo episodio suggerisce un'ulteriore osservazione.

Wurmser rientrerebbe in Mantova dopo la sortita per il timore che nuovi rinforzi in procinto di giungere a Napoleone potessero tagliagli la strada.

Sappiamo che, a fronte della sortita, Napoleone ripiega disordinatamente su Marmirolo.

Come possiamo vedere dalle mappe, Marmirolo si trova a Nord di Mantova, ovvero in direzione di Peschiera e Verona.

La prima domanda è: "Da dove venivano questi rinforzi?".

Napoleone potrebbe aver richiamato la guarnigione di Verona, posto che si fosse preoccupato di lasciarvi un consistente numero di truppa, cosa che è tuttavia molto improbabile, dal momento che sappiamo che portò contro al Wurmser praticamente tutta la sua Armata, o almeno un 30.000 uomini.
Questo fatto è confermato dal Napoleone stesso, in una lettera al Direttorio che tra poco vedremo, in cui dichiara che aveva lasciato in Verona il Generale Kilmaine con forze ridottissime.

Ma se anche questo rinforzo potesse essere giunto, da Verona o mettiamo anche da Brescia, provenendo da Nord difficilmente avrebbe potuto tagliare la strada alle spalle di Wurmser.

Cosa dunque fa temere all'Austriaco di essere preso alle spalle?

La mia ipotesi è che si tratti dei 2000 uomini lasciati a Legnago con i loro cannoni, che per "viltà" si sarebbero arresi in cambio della possibilità di tornare a casa loro.

Lasciata loro questa possibilità, come negare che fosse loro concesso anche di scegliere un eventuale riarruolamento?

La scelta sarebbe stata fra un pericolosissimo rientro in Austria disarmati e disonorati e il continuare il proprio mestiere delle armi sotto un diverso Generale, che prometteva loro, con un buon premio di ingaggio, non la ferrea disciplina degli Austriaci ma la partecipazione interessata a un banda di razziatori con libertà di bottino.

Non dimentichiamo che lungo la strada per tornare in Austria avrebbero dovuto attraversare il Tirolo, dove difficilmente gli Schutzen avrebbero loro perdonato la viltà.

Anzi, essi sarebbero stati il miglior bersaglio per sfogare i rancori di quella Gente verso la parte peggiore dell'Austria.

Questi 2000 uomini già perfettamente armati e addestrati erano collocati esattamente a Est-Sud-Est della truppa in sortita da Mantova, quindi nella migliore posizione per intercettarne la via di rientro.

In questa ottica, diviene pregnante il fatto che, come apprenderemo dalla già accennata lettera di Napoleone stesso, il Generale Sahuguet aveva trascurato di tagliare il ponte di Villa Impenta sul fiume Molinella, lasciandolo sì a comodità di Wurmser nella sua marcia su Mantova, ma tenendo anche aperta una veloce via di comunicazione con Legnago.

Disponiamo dunque di un altro racconto di questa sequenza di eventi, grazie a questa lettera di Napoleone al Direttorio in data 30 Fruttidoro 1796 (16 Settembre) in cui descrive l'operazione che abbiamo visto esporre dai Servizi informativi della Serenissima.

Interessante è anche il fatto che tale lettera sarà pubblicata sul Times di Londra già il 1 di Ottobre dello stesso anno.

Dal raffronto delle versioni si evidenzia la nota "tecnica" letteraria del Napoleone di minimizzare le sconfitte ed enfatizzare le vittorie, ma le date e i luoghi degli eventi riportati nei Dispacci Veneti sono puntualmente corrispondenti, a parte il fatto che Napoleone narra di un tentativo del Wurmser di espugnare Verona, al quale Kilmaine avrebbe resistito per 48 ore con forze ridottissime dal 9 Settembre (23 Fruttidoro) all' 11.

L'episodio sembra inventato di sana pianta, dal momento che i Dispacci, i quali si sono pure dilungati a descrivere la scaramuccia a Porta San Lorenzo dell'11 Luglio non danno invece alcuna notizia di questo bombardamento di ben 48 ore che sarebbe avvenuto il 10 Settembre.

Secondo quanto riportato dagli informatori veneziani, Wurmser avrebbe puntato, proprio il 9 Settembre, direttamente da Vicenza su Legnago e poi su Mantova.

Napoleone lo vuole invece vedere muoversi da Bassano a Montebello, da lì a bombardare Verona e da lì ancora a Legnago e infine a Mantova dopo avere sconfitto gli inseguitori a Cerea.

Se la versione Napoleonica appare poco probabile, è però interessante notare che in quella lettera Napoleone espressamente dichiara che aveva lasciato in Verona il Generale Kilmaine con forze ridottissime, quindi i rinforzi temuti dal Wurmser non potevano provenire da lì.

Sappiamo infine sia dallo "Species Facti per Parigi 1796 27 Agosto" (vedi) che dal dispaccio 13 Agosto 1796 di Nicolò Foscarini riportato a pag. 100 di "Condotta ministeriale Del Conte Rocco Sanfermo Carioni Pezzi ...", che Kilmaine avrebbe dovuto difendere Verona per 48 ore senza cannoni (distrutti dai Francesi stessi non appena rioccupati i Castelli di Verona tra il 10 e il 13 Agosto) e senza aver potuto fortificarsi sui Bastioni, come apprendiamo dallo stesso "Species Facti" del 27 Agosto.

Ora mi chiedo: "Per quale motivo Napoleone inventa questo episodio?"

E, cosa ancora più curiosa: "Perché i Francesi distruggono i cannoni di Verona quando se ne sono appena impossessati?"

La prima domanda potrebbe trovare risposta, magari, in una simpatia di Napoleone per Kilmaine e nel desiderio di aiutarne la carriera.

Charles Edward Jennings Saul de Kilmaine, detto "il Bravo", e anche "il Generoso" aveva probabilmente tutte le caratteristiche per piacere al Buonaparte, che infatti lo nominerà comandante dell'intera armata del Nord-Italia proprio in questo Settembre 1796.

I due erano anche stati compagni di partito a Parigi, ed entrambi erano stati imprigionati poco prima dell'esecuzione di Robespierre, per essere poi liberati dallo stesso Lazare Carnot.

Ma una ragione potrebbe trovarsi anche in parte di una possibile risposta alla seconda domanda, cioè sul che cosa induca una truppa che si è appena impadronita di una Piazza a disarmarla.

Tanto più che quei cannoni non erano mai stati usati contro di loro, né dai legittimi proprietari Veneti né dagli occupanti Austriaci.

Né li avevano usati i Francesi stessi per opporsi a quest'ultimi. Di fatto abbiamo visto Verona sin'ora sempre occupata "pacificamente", a parte piccole scaramucce sulle porte.

Il mio sospetto è che il disarmo di Verona potesse essere parte di un accordo fra Napoleone e gli Austriaci, accordo forse perfezionato in occasione della poco chiara cattura dei comandanti Lannes, Murat e Kellermann durante la recente presa di Brescia da parte di Wurmser (cfr. pubb. XXI).

Il fatto che questi cannoni siano invece dati come esistenti dal Napoleone nella sua lettera al Direttorio potrebbe, se il mio sospetto è fondato, indicare che l'accordo "logistico" con l'Austria avveniva tra il Bonaparte e gli Austriaci all'insaputa del Direttorio stesso.

Si vedano, in merito a queste ipotesi, anche le note alla pubblicazione precedente.

Storia di Venezia - Mappa-Mantova-Marmirolo-Legnago

Mappa dei movimenti di truppe Legnago-Cerea-Mantova-Marmirolo, in rosso i Napoleonici, in bianco gli Austriaci; clicca sull'immagine per ingrandire. Courtesy of GoogleEarth.

Nota 3 - Ancora una volta devo osservare come la fiducia che Tentori vuol mantenere al Senato del suo tempo sia alquanto mal riposta.
Se il Senato infatti fosse stato all'altezza di esprimere "mature deliberazioni", non si sarebbe trovato in completa balìa dei savj congiurati.

Nota 4 - Sappiamo di essere di fronte a una ennesima smargiassata che Napoleone o chi per lui fà giungere ai Veneziani per mezzo di falsi "traditori". In tutta la Prima Campagna d'Italia arrivarono a Napoleone solo 6000 uomini di rinforzo dalla Francia, e allo stato attuale dei fatti ne risulta giunto solo un contingente di 2000, che Napoleone ha ampiamene avuto modo di perdere nei sanguinosi scontri di Mantova, Lonato, Castiglione, Ala, Rovereto Cagliano, Cerea e Marmirolo.


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