Storia di Venezia

Pagina pubblicata 18 Gennaio 2014

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, XV

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , XV
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

PARTE SECONDA
Del Progresso della Rivoluzione dal Primo Giugno 1796 al 12 Marzo 1797 (pagg. 173 - 396)

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Storia di Venezia - Veduta di Bergamo

Veduta di Bergamo (courtesy of http://www.ecodellevalli.tv).

Mentre i "Savj del Collegio" cullavano il Senato nell'idea che "di Napoleone ci si poteva fidare", dalla Terraferma continuavano a giungere Dispacci che avrebbero dovuto, secondo il Tentori e il Buon Senso, aumentare invece la diffidenza nei confronti del Corso. Ma i Savj, ovviamente, si guardavano bene dal comunicare al Senato il contenuto di quei dispacci.

Da Bergamo scrive per esempio l'Ottolin, in data 8 Giugno 1796. Egli si lamenta che non gli sono ancora giunti i rinforzi che i Savj avevano "decretato" ancora l'undici Maggio, e, dopo aver ragguagliato sugli eventi in Milano, aggiunge una postilla quanto mai inquietante. Si tratta del rapporto della "nota persona fedele" che riesce a entrare ed uscire da Milano di nascosto per conto dell'Ottolin stesso.

Pare che il Saliceti si sia mostrato molto "dispiaciuto" a una notizia, peraltro del tutto falsa, che in Bergamo fossero state arrestate 40 persone per attività sovversiva.

L'agente dell'Ottolin avrebbe inoltre raccolto da un ufficiale Francese la confidenza che, se è vero che le Truppe Napoleoniche hanno invaso i Territori Veneti al solo fine di scacciarne gli Austriaci, vero sarebbe anche "che se mai vi fossero nelle Città delle Fazioni, che dessero moto, potrebbero forse venir protette ec.".

E oggi noi sappiamo,che le "fazioni" vi erano, come se vi erano, lo vedremo bene. E anche dove non ve ne erano di significative, si riuscì in breve tempo a crearle; dove non sarebbero state in numero di sobillare "moti", ci avrebbero pensato i Francesi, a completare quel numero.

Naturalmente i Senatori non furono disturbati con simili quisquilie, come non li si disturbò per informarli delle nuove giunte da Milano con lettera in data del 9 Giugno 1796, che il Tentori riassume a pag. 189.

Questo informatore riporta una quantità di notizie, che schematizzo per semplicità.

  • Il Cavalier Azara avrebbe ottenuto dai Francesi delle "facilitazioni" per la Corte di Parma.
  • Napoli ha fatto armistizio "sotto leggere condizioni, premendo a' Francesi di far la pace con quella Potenza".
  • A Milano è giunto "il Commissario Peinzet, "Moderato" ", mentre Saliceti è "Terrorista".
  • Saliceti ha mostrato alla "Contessa Greppi" 1 di essere irritato con Venezia, di volerne cambiare il Governo dichiarandole guerra. Le ha anche detto di avere già molti animi a suo favore in Venezia e in Terraferma.
  • "La Contessa difese il Governo e crede che col danaro si possi aggiustare la faccenda".
  • Saliceti disprezza le capacità difensive di Venezia: anche un bambino la può abbattere.
  • "Saliceti era uomo forte, sovvertitore d'ogni legge, e di ogni metodo, Emulo di Buonaparte e suo occulto Nemico", racconta, pare, sempre la Contessa Greppi.
  • Il Cavalier Azara è pieno di buone qualità e ha dell' "influenza" sia sul Saliceti che sul Buonaparte.
  • La Contessa Greppi ha anch'essa del potere e dell'ascendente, ma solo sul Saliceti.
Storia di Venezia - Zecchino Veneto

Lo zecchino fu la moneta d'oro più pura e a titolo più garantito nell'Europa tardomedievale, e pertanto divenne lo standard mondiale della valuta per quasi mezzo millennio (courtesy of http://www.sciretti.it).

  • Il Conte, Greppi, invece, sarebbe nemico del Cavalier Azara.
  • La Contessa "tiene" per la Repubblica, e mentre indica come "utile" l'Azara, offre anche sé stessa per le trattative Saliceti, sul quale avrebbe "influenza".
  • Essa sa che l'intera guerra in Italia è opera del Saliceti, che ne ha fatto punto d'onore.
  • La Contessa sarebbe in partenza per l'Austria, ma si presterebbe a fornire i suoi servigi nella corruzione del Saliceti prima del viaggio, per sentirsi più tranquilla sugli "Stati della Repubblica di Venezia".

E forse anche per pagarsi le spese del viaggio, viene da osservare a me duecento anni dopo.
Questa intera comunicazione sembra il messaggio del Saliceti ai Savj per comunicargli che se Napoleone ha avuto i suoi tre milioni sull'unghia, anche lui non è da meno. Se si tratta di abbaiare per far aprire la borsa, per bacco, abbaja pure lui, grazie al suo portavoce, la Contessa Greppi...

Nello stesso 9 Giugno 1796 fa ritorno a Venezia da Roma, richiamato per espresso dal Senato, il Cavalier Tommaso Condulmer, che svolgeva come viaggio di piacere in Italia il suo ritorno dalle "cariche Navali" ricoperte in Corfù.

Storia di Venezia - Il Porto di Corfù in una veduta del 1725

Il Porto di Corfù in una veduta del 1725 (courtesy of http://www.ideararemaps.com).

La mattina stessa Condulmer si presenta dal Provveditor Generale alle Lagune e ai Lidi Giacomo Nani.

Su richiesta di quest'ultimo, il giorno 11 Giugno 1796 viene creato "Luogotenente" del Nani, assumendo la direzione delle forze mobili lagunari comprese nel nome di "Flottiglia (1)".

Nota da pag. 190:

(1) - Quale fosse lo spirito, o carattere Politico dell'eletto Luogotenente, e quale il suo attaccamento al legittimo suo Governo... lo rileverà il Lettore dal suo Opuscolo, intitolato "Il Cittadino Tommaso Condulmer agli Amatori della verità"...

Tentori riporta un lungo brano dall'Opuscolo del Condulmer, in cui questi denuncia Venezia come corrotta e violatrice della sua stessa Costituzione, nelle mani di una "oligarchia insensata, debole e timida" e auspica un crisi rinnovatrice salutare : "Lo spirito Pubblico animato e diretto alla Libertà avrebbe deciso da se stesso la Rigenerazione".

L'opuscolo del Condulmer contiene una frase di non semplice interpretazione:
dalla stessa Nota:

... ogni uomo saggio conosceva da gran tempo, che non occorreva macchiare il proprio nome con un vile tradimento per veder rinascere la Democrazia nella nostra Patria, questo essendo d'altronde un bisogno voluto imperiosamente dalle circostanze interne, ed esterne, che ci circondavano.

Cristoforo Tentori conclude la Nota osservando che l'Opuscolo fu scritto al tempo ormai della Municipalità democratica, nelle cui "Pubbliche Sessioni" il Condulmer soleva riaffermare i propri sentimenti Democratici proclamando che "l'anima sua si inebriava al solo nome di libertà".

Duecento anni dopo possiamo osservare che nel caso del Nani e delle sua importantissima carica il solo "Commissario Pagador Zaccaria Vallaresso" non garantisce i savj congiurati da una eventuale impennata del Nani come Veneto Condottiero. Era stato, soprattutto in gioventù, lucido analizzatore politico e notevole Comandante navale, e della Marina Veneta aveva percorso, volente o nolente, l'intera gavetta. Meglio dunque affiancargli una figura affine nel Comandante Condulmer, che garantiva di non voler impennare altro che l'albero della libertà francese, sui pili di San Marco.

Storia di Venezia - Galea sottile veneziana

Modello di galea sottile veneziana al Museo Storico Navale di Venezia (courtesy of Wikipedia).

Il Luogotenente libertario Condulmer rimane per il momento ancora dipendente dal Provveditor Nani, ma si ingegna subito "a formar i piani di difesa, distinguendoli con dannose e perfide precisioni in "piani di Osservazione, di Custodia, e di Difesa." " (da pag. 190).

Dietro richieste sempre prontamente esaudite del Proveditor, o del Luogotenente (la forma del Tentori non chiarisce in questo caso bene il soggetto), "Nell'Arsenale si lavorava con sorprendente celerità l'allestimento delle forze Navali".
Da pag. 190:

Si disponeva intanto ... il N.H. Giuseppe Priuli (che da zelante Cittadino con gran forza e vigore sostenuta aveva la "Neutralità armata") a reggimentare le Truppe che alla giornata giunger dovevano dalla Terraferma, e dalle Provincie oltre mare: tutto infine spirava guerra, tutto attività, tutto vigilanza, ...

Le misure sembrano indicare la decisa volontà del Governo di difendere in armi la Dominante nel caso di un attacco diretto dei Napoleonici.

Per fronteggiare le spese del riarmo, e quelle di foraggiamento degli "amici" Napoleonici, il 9 Giugno 1796 il Senato vara una nuova "Decima sopra i Possidenti fondi in Terraferma a "fuochi Veneti." 2 "

Questa dicitura restringeva l'imposta ai soli abitanti di Venezia e del Dogado, e nonostante si fossero registrate a suo tempo difficoltà per riscuotere intera la "Decima Naturale", questa volta, appena reso noto il Decreto del Senato, i Possidenti fecero a gara per esaudirlo.

Storia di Venezia - Schiavoni Ultramarini della Repubblica di Venezia

Schiavoni Ultramarini della Repubblica di Venezia (courtesy of http://www.associazionelagunari.it).

Da pag. 191:

... tanto era l'ardore suscitatosi ne' Cittadini di veder armata la Repubblica, e poste le Provincie in istato di decorosa difesa, ed al coperto dell'insidiose mire della slealtà Francese.
Nè ciò bastando, fu tale l'impegnato attaccamento de' Sudditti verso il migliore de' Governi, che con spontanee oblazioni, e gratuiti doni si affrettarono a soccorso dell'Erario.
L'esempio della Dominante passò alle Provincie, ed anche oltre mare; quindi con una emulazione sorprendente le Comunità de' Territorj, le Città, le Terre, i Castelli, tutti i Corpi Ecclesiastici, e le Laiche Corporazioni andavano tratto tratto presentando i loro soccorsi ...

"Grato" per questo spontaneo soccorso di risorse,, il Senato emana un Decreto il 30 Giugno 1796.

Nell'intento di conferire "Attestato Solenne di quel distinto Pubblico Gradimento con cui vengono accolte" le donazioni spontanee, si istituisce una tabella sulla quale vengano riportati i nomi e il contributo apportato da ciascun soggetto, tabella da tenere aggiornata quotidianamente e da esporsi "nelle Sale del Maggior Consiglio, e Pregadi, e nei luoghi soliti di San Marco e Rialto".
Firma il decreto "Sebastiano Lorenzo Vignola Secretario".

Da pag. 192:

Il totale delle oblazioni in contante ammontò a Ducati 1.290.690 : 4.
Molti furono i doni in effetti inservienti all'Arsenale, all'allestimento delle truppe, oltre le munizioni, Legni armati, e da armare, uomini ec. ec.

Sarò anche malizioso, io lettore del 2014, ma ho come l'impressione che una buona parte di queste risorse saranno instradate verso altri lidi, da quelli della Difesa di Venezia: vedremo...

Nel frattempo l'Ottolin da Bergamo non smette il costante flusso di novità su Milano, con Dispacci nelle date 11, 14, 15, 18 Giugno 1796; Tentori pubblica le parti rilevanti del terzo e del quarto di questa serie alle pagine 192 - 194.

Quello del 15 contiene osservazioni sulla situazione nel Bergamasco.

Ottolin dichiara che, per il momento, grazie all'azione combinata del prestigio del Governo Veneziano con l'indole fedele e amorevole dei Sudditi, egli riesce ancora a mantenere nel Popolo "quei sentimenti di moderazione, d'imparzialità, e di perfetta rassegnazione ai Sovrani Comandi, e cieco abbandono alla Pubblica Protezione" che tante lettere Ducali gli hanno raccomandato di diffondere.

Il porticato sotto la Biblioteca di Bergamo

Il porticato sotto la Biblioteca di Bergamo (courtesy of http://alessandra-creativefamily.blogspot.it).

Questa calma rassegnata regna ancora in tutti Territori del Bergamasco: nonostante essa sia contraria al generale modo di vedere della gente, è ancora possibile tenere quest'ultima a posto in nome del senso del dovere civico.

Tuttavia Ottolin non sa "presagire" cosa potrebbe accadere se le truppe francesi dovessero sconfinare in quei Territori. Le sole notizie dal Milanese sono state più che sufficienti a riscaldare gli animi e a infondere nel Popolo forti sentimenti antifrancesi, "non è facile il calcolare a qual grado potesse spingerli l'esperimento" di danni diretti sulle loro stesse proprietà.

Pur mantenendosi nei limiti di una civile indignazione, i Bergamaschi "fremono alla vista dell'insultante contegno delle belligeranti Milizie, e senza riserva si palesano impazienti d'esporre le proprie vite per la difesa, e per l'onore del loro adorato Sovrano".

Le prime a presentare queste proposte di "all'armi" sono state Popolazioni confinanti col Milanese, coi Grigioni e col Bresciano, ma Ottolin prevede che presto l'esigenza gli giungerà da molte altre, nonché dalle Comunità della Pianura.

Il Residente preavvisa che con ogni probabilità queste Popolazioni presenteranno entro breve formale istanza al Senato stesso, chiedendo di armarsi a difesa da un sempre più probabile invasione francese.

Da pag. 193:

Non dissimili da questi sono i sentimenti palesati da' Nobili, e Possidenti, i quali animati dallo stesso fervore, sono già nella miglior disposizione di concorrere col sacrifizio delle proprie sostanze alla comune difesa, ed alla gloria del Principato.

Nel Dispaccio del 18 Giugno 1796, Ottolin ragguaglia sulle "correnti novità, che venivano a disturbare la quiete del Bergamasco".

Alcune di queste novità provengono da fatti che avvengono in Milano:

  • I Milanesi, illusi di essere divenuti Repubblica, hanno promanato un editto di abolizione dei Titoli nobiliari e inviato una loro Deputazione a Parigi.
  • Questo pare non essere piaciuto al Generale Francese Despinoy, che "si era portato alla Casa della Comune, e tacciando il Corpo Municipale di arbitrj, lo minacciò fieramente, e con tanta veemenza, che percuotendo la spada nuda sul Tribunale, la spezzò...".
  • All'atto plateale il Generale fa seguire un Proclama che esautora tutti i membri della Municipalità che non siano esplicitamente approvati da qualche "Agente del Governo Francese".
  • Il fatto provoca forse il rientro di Saliceti da Pavia: egli destituisce il Generale Despinoy ma non ne revoca il Proclama.
  • I Francesi non hanno ancora cominciato un attacco al Castello, ma sono giunti 18 pezzi di artiglieria pesante "colle marche del Re di Sardegna di quelli, che esistevano nelle Piazze date in ostaggio".
Storia di Venezia - Suggestivo scorcio del Lago di Brivio

Suggestivo scorcio del Lago di Brivio (courtesy of http://img.tcol.it).

Le altre novità invece sono di pertinenza dei territori sottoposti alla Reggenza dell'Ottolin.

Si tratta dell'ormai consueta richiesta di Istruzioni per i gravi fatti che si profilano.

La stipula di Armistizio fra Napoleone e il Regno di Napoli prevede l'acquartieramento di Truppe Napoletane nel Bresciano e nel Cremasco.
Tali Soldatesche saranno tanto più pericolose in quanto inattive, poiché in tale condizione, come è noto, "facilmente vi si introducono la indisciplina, e l'audacia".
Ottolin si dice certo che i Savj non gli faranno mancare le loro "sapientissime istruzioni" che implora "sollecite, potendo succedere a momenti l'effettuazione del piano concordato".

Ottolin parla poi di un piccolo screzio con i concessionari della sponda milanese del Lago di Brivio.
Da quando è caduto il Granducato, infatti, i Bergamaschi si sono sentiti assolti dai trattati esistenti, e hanno cominciato a pescare senza riserve in quelle acque.
In proposito Ottolin ha preferito non diramare alcun ordine ufficiale, preferendo demandare ai "Capi delle Quadre" di far desistere localmente i Bergamaschi da quella pratica.

Ottolin riceve risposta con una Ducale del 23 Giugno 1796 (pag. 193 - 194).

Lo si ringrazia per l'accuratezza delle informazioni da Milano, e per quanto riguarda l'accampamento di truppe Napoletane, l'Ottolin attenderà apposite disposizioni dal Provveditor Generale in Terra Ferma. Ottolin non trascuri comunque, secondo la sua abilità, di cercare di conseguire il rimborso dei generi eventualmente forniti alle truppe straniere.

Viene pubblicamente approvata ed elogiata la sua brillante soluzione del conflitto per le acque di pesca.

Il resto della Ducale contiene riferimenti ad altre richieste del Residente Bergamasco, riguardo problemi connessi al trasporto libero del Sale, in merito ai quali gli si dice di attendere future istruzioni mentre le deputate Magistrature esaminano la faccenda.

Come in una lettera di normale amministrazione, si comunica all'Ottolin di avere sottoposto la questione della pesca nel Lago di Brivio è stata passata all'esame della "Camera dei Confini" per averne lume giuridico.

La Ducale porta la firma di "Valentin Marini Segretario".

Storia di Venezia - Generale Jean-Baptiste Cervoni

Il Generale Jean-Baptiste Cervoni dell'agguerritissima Cavalleria di Massena (courtesy of Wikipedia).

Il Residente di Bergamo ha però ben altro per la testa che i lumi giurisprudenziali della "Camera dei Confini".

Da pag. 196:

La pace, di cui finora aveva goduta quella Provincia, sebbene limitrofa al rivoluzionato Milanese, fu improvvisamente turbata dall'inaspettato arrivo del Francese Generale Cervoni con un distaccamento di Cavalleria.

Ottolin racconta l'avvenimento in un Dispaccio del 25 e in un "Poscritto" del 26 Giugno 1796, riportati da Tentori alle pagine 196 - 199.

Si sono verificati quei timori, replicatamente confidati ai Savj dall'Ottolin, che Truppe Straniere giungessero a Bergamo. Da pag. 196:

Oggi arrivò inaspettato il General Francese Cervoni con un Ajutante di Campo, alcuni Cacciatori di scorta, e qualclîe altra Persona di seguito. Lo precedette l'Ajutante, il quale portatosi da me mi significò il vicino arrivo del suo Generale, e la necessità di destinargli un conveniente alloggio nei Borghi, e non nella Città.

Ottolin è colto di sorpresa dall'arrivo del Cervoni, dal momento che non dispone di cavalleria sufficiente a gestire un valido servizio di sentinelle nella provincia.

I Francesi vengono accomodati; tutto quello che si riesce a sapere da loro è che non sanno se verranno altre Truppe, ma che comunque si fermeranno piuttosto a lungo e hanno intenzione di pagare quello che consumeranno.

Il Generale Cervoni fa visita a Ottolin accompagnato dal "Tenente Bos" offertogli come attendente da Ottolin stesso.
da pag. 196:

Mi accennò, "che la Repubblica Francese aveva la maggior amicizia per la Repubblica Veneta; e che bramava aver occasione di darne qualche Saggio: che questi erano i sentimenti anco del Generale in Capite. (1)
(1) - Si rifletta quì di passaggio, che Bergamo per l'appunto fu quella Città, in cui la Repubblica Francese diede alla Veneta il primo saggio della leale e generosa sua amicizia rivoluzionandola "armata manu" come a suo tempo diremo.

Cervoni accenna di essere in missione per "alcune commissioni del suo Governo", che si sarebbe dovuto trattenere a lungo dovendo fare alcune esplorazioni dei dintorni, e che proviene da Pavia "per la parte di Lodi".

Ottolin lo tratta con quella cura e discrezione che sa tanto care ai Savj, ma tenta comunque di sapere se seguiranno altre truppe. Secondo il Cervoni ciò è "incerto, che forse ne sarebbe venuto, ma non cosi presto, e che qui sarebbe stata poco, e di solo passaggio;".

Terminato il colloquio,il Residente dispone "gli ordini più avveduti, e secreti" per essere informato di ogni movimento dei Francesi. Egli prevede che essi intendano predisporre un piano di Presidi nelle "Valli Brembana, e Cavallina dalle quali per la Val Tellina, e Val Camonica potrebbero penetrare in Provincia le Truppe Tedesche".

Ottolin riporta che il Generale Francese ha cercato informazioni presso gli Ufficiali veneti in merito al numero di soldati che presidiano Bergamo, se vi sia un Castello e a quanto ammonti la Popolazione.

Gli Ufficiali sono istruiti a rispondere in modo vago. Vi sono in effetti poche truppe, ma il Governo Veneto fa molto affidamento "sull'affetto, e totale divozione de' suoi Sudditi, pronti in ogni momento" a trasformarsi in Truppe di difesa.

Il Francese vuole anche sapere se è arrivata la Cavalleria Napoletana, che però non si è ancora vista: annota l'Ottolin forse con una certa sottile ironia:
da pag. 197:

... di fatti non mi sono giunte ancora l'istruzioni dell'Eccell. Provveditor Generale, che come raccolgo dalle ossequiate Ducali di V. Serenità 23 corrente, devono precedere l'arrivo.

Cavalleria Napoletana in Lombardia in un dipinto di Quinto Cenni del 1906

La Cavalleria Napoletana in Lombardia in un dipinto di Quinto Cenni del 1906 (courtesy of Wikipedia).

È giunta a Bergamo da Brescia la promessa "compagnia d'Infanteria Capitan Ferro", ma non è accompagnata, come avrebbe dovuto, dalla "mezza compagnia di Cavalleria, che tanto mi è necessaria", si lamenta Ottolin, che si trova "di nuovo costretto a supplicare la Pubblica Autorità non solo di farmi pervenire quella sollecitamente, ma di accordarmi qualche altro rinforzo di tal genere di Milizia".

Egli si trova in una situazione di emergenza così critica, che non può svolgere le indispensabili funzioni per mancanza di mezzi.
Da pag. 197:

... così umilio l'emergente a V. Serenità, e con quel rispettoso candore, che mi serve sempre di guida, protesto, che non sarò per essere responsabile di qualunque avvenimento succedesse, e che io non avessi potuto prevenire.

Troppo bene conosce, l'Ottolin, l'antico uso veneziano di ritenere responsabili i Comandanti nelle sconfitte, e cerca di porsi al riparo dalla funzione di capro espiatorio descrivendo con molto dettaglio le condizioni in cui è costretto a operare.

La Cavalleria è sempre stata troppo scarsa in Bergamo, anche nella ordinaria Amministrazione.
A suo modo di vedere, nelle presenti straordinarie circostanze, nemmeno due intere compagnie di Cavalleggeri sarebbero bastevoli a gestire l'emergenza.
Egualmente drammatica la carenza di ufficiali: per la loro mancanza, restano senza comandante "sei delle porte dei borghi; e così pure quelle della Città, del Castello, e degli altri posti importanti".

Ottolin richiama la lista degli ufficiali indispensabili trasmessa ai Savj il 20 Aprile.
Da pag. 198:

... da cui appariva, che 19 ne occorrevano, che questi dovevano esser cambiati, e che non ve n'erano di disponibili se non 10, e dettratti gli absenti, i vecchj, gl'incapaci, ed i Cadetti inesperti, pervennero nel Presidio due Tenenti Colonnelli, e due Capitani Tenenti; ma delli primi due non posso valermi se non nelle ispezioni, stante il loro grado ...

"Gli absenti, i vecchj, gli incapaci" queste tre parole, più ancora della descrizione di Peschiera fatta dal Carrara, valgono una fotografia delle condizioni in cui la corruttela endemica aveva ridotto larghi settori periferici dello Stato e dell'Esercito Veneto.

Gli "absenti" riferiscono a personale assunto solo sulla carta, il cui stipendio, uscito dall'Erario, veniva deviato verso altri lidi 3; "vecchi e incapaci" riferiscono a categorie che potevano essere assunte a stipendio minore di quello richiesto da un robusto soldato, anche se, naturalmente, la Repubblica pagava il prezzo intero.

Su Milano Ottolin non ha nuove rilevanti da comunicare in quel 25 Giugno 1796: solo sembra avvicinarsi l'attacco al Castello, intorno al quale gli è stato assicurato che i Francesi hanno "già stabilito le occorrenti trincee".

Il giorno seguente, 26 Giugno 1796, aggiunge un Poscritto. Il General Cervoni gli ha fatto pervenire una lista dei generi di sua necessità, che ha intenzione di pagare con dei "Buoni" convertibili in valuta a Milano.

Nonostante la vaghezza sull'arrivo di ulteriori Truppe Francesi mantenuta dal Cervoni, all'orecchio di Ottolin giungono voci di 6000 Francesi in procinto di arrivare a Priviglio di Giara d'Adda. Il Residente si propone di verificare dette voci al più presto.

Il Tenente Colonnello Bos ha incarico di seguire con discrezione il Generale Cervoni. A lui il Generale ha mostrato di bramare "una Carta, che comprendesse i Laghi di Como, d'Iseo, e la Val Tellina e chiese alcune cose sul rapporto dì queste situazioni".

Continueremo l'esame dei Dispacci dell'Ottolin sugli sviluppi del rapporto con il Cervoni e su altre occorrenze nel bergamasco nella prossima Pubblicazione.

Umberto Sartori

Storia di Venezia - Schema dell'equipaggio di una galea Veneta

Schema dell'equipaggio di una galea Veneta Settecentesca; immagine per cortese segnalazione dell'Utente FaceBook Tullio Beretta.


Note

Nota 1 - La Famiglia Greppi si presenta come un vasto network trasversale. Accede ai Titoli dinastici in epoca molto recente, nel 1778, pur se con una retroattività dichiarata di molti secoli, grazie alla gratitudine di Maria Teresa d'Asburgo per i servizi di esazione e risanamento dell'Erario a Lei prestati da Antonio Greppi.

Questi è protagonista di una fulminea fortuna, che lo vedrà passare dalla piccola imprenditoria laniera di famiglia alle forniture di uniformi per l'Esercito Austriaco, al ruolo di esattore e riformatore fiscale, a quello di Conte e di Banchiere specializzato in ogni genere di consulenze finanziarie e diplomatiche.
In prima persona e con i suoi diretti discendenti intrattiene rapporti fiduciari e di alta responsabilità con varie Potenze dell'Epoca, dal Papato all'Impero, alle Corti di Spagna e dei maggiori Regni Italiani.

In questo Dispaccio dal Milanese, apprendiamo che i Greppi, a quanto pare, non avevano buona presa solo sull'Ancien Regime, ma anche sul "Terrorista" Saliceti...
Del resto, secondo le percentuali d'interesse sui suoi servigi applicate a Maria Teresa, ovvero un terzo a lui e due terzi alla Corona, passare la "mazzetta" al Saliceti poteva rendergli un milioncino di ducati, se si fosse pagato sull'unghia il "terrorista" come si pagava l' "amico" Napoleone.

Mi viene spontaneo avvicinare questa figura familiare Greppi a quella dei Vivante in Venezia, che conobbero una simile folgorante ascesa sociale. Sarebbe forse interessante scoprire, nell'immenso carteggio lasciato dal capostipite Antonio, se e quali fossero i suoi rapporti con un altro industriale e innovatore laniero suo contemporaneo, l'Andrea Tron.

Storia di Venezia - Il conte Antonio Greppi in un ritratto di A. Sanquirico

Il conte Antonio Greppi in un ritratto di A. Sanquirico (courtesy of Wikipedia).

Nota 2 - Ricordiamo che nell'antica struttura repubblicana voti e valori si misuravano in "fuochi", ovvero a nuclei familiari, gruppi cioè di Cittadini o Sudditi raccolti appunto attorno a un comune focolare. Ringrazio don Floriano Pellegrini, studioso delle Comunità Montane e non solo, che per primo mi fornì questa informazione.

Nota 3 - Dalle "Conversazioni Istoriche" di B. Nani riportate da Treccani alla voce "L'ultima fase della serenissima: Introduzione" apprendiamo che tale malcostume è ormai di vecchia data: "si pagano 19 mila uomini nel 1731 e non erano nepur 12 mila: così vuol chi comanda". E chi comandava in Venezia, in quegli anni, erano i famosi "Paroni", sempre più ricchi man mano che la Repubblica si impoveriva.

Più avanti, la stessa voce Treccani ritrova simile concetto attorno al 1760, citando come fonte "Della Difesa di Venezia" di Giacomo Nani che riporterebbe l'osservazione del Generale Scozzese William Graham (Graeme), chiamato a dirigere le Forze di Terra della Repubblica.
Graeme aveva trovato che le truppe della Repubblica erano "poche di numero, senz'ordine ed economia, senza disciplina, oppresse dal servizio, mal vestite, mal armate e ricolme di miseria". In particolare, la Serenissima pagava quasi 14.000 uomini, di cui però soltanto 6.000 prestavano in effetti servizio nelle guarnigioni.


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