Storia di Venezia

Pagina pubblicata 24 Gennaio 2014
aggiornamento 27 Gennaio 2014

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, XVI

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , XVI
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

PARTE SECONDA
Del Progresso della Rivoluzione dal Primo Giugno 1796 al 12 Marzo 1797 (pagg. 173 - 396)

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Storia di Venezia - Suggestiva veduta di Bergamo Alta

Suggestiva veduta di Bergamo Alta (courtesy of http://s.travelitalia.org).

Il quadro da Bergamo si fa sempre più chiaro, con due Dispacci dell'Ottolin in data 29 Giugno 1796 che Cristoforo Tentori pubblica da pag. 199 a pag. 205.

Il primo è un meticoloso resoconto di quel che accade in Bergamo e dintorni, mentre il secondo riguarda l'arrivo di un "ordine superiore" all'appaltatore Pubblico di polvere da sparo che gli proibisce di venderne ai privati in quella Città e nei Contadi.

Vediamo dunque cosa ci racconta il N.H. Residente in Bergamo.

Da pag 199:

Se prestassi piena fede alle apparenze, ... il General Cervoni mi avrebbe in parte tranquillizzato, e sulla possibile venuta di Truppe Francesi in Provincia, e sulla loro total disciplina al caso, che si verificasse.

Ma Ottolin non ritiene di poter prestare fede alle apparenze del Cervoni. Egli non crederà "giammai" che i Francesi possano trascurare il presidio delle vie che gli Austriaci potrebbero percorrere in Valtellina e Val Camonica.

Ancor meno è disposto a credere, viste le recentissime esperienze nel limitrofo Milanese, che le Truppe straniere si manterrebbero in "buon ordine" una volta installate sui suoi Territori.

Il Residente in Bergamo porta a conoscenza degli Inquisitori il sunto di alcuni suoi incontri con il General Cervoni, inclusa una serata a Teatro e un pranzo in sua compagnia.

Il tali incontri "con desterità", ovvero con tatto e astuzia, Ottolin ha "rimarcato" al Francese che sarebbe ben fortunata una Provincia già povera di sussistenze, che non dovessero entrarvi Truppe forestiere, le quali sempre recano gravissimo danno, anche quando siano ben disciplinate e amichevoli.

Se tuttavia tale increscioso affare doveva avvenire, l'Ottolin si lusingava che l' "amico" Cervoni lo avrebbe avvertito con quell'anticipo, che consentisse al Residente di prendere quelle misure di prevenzione presso la popolazione locale, necessarie a prevenire ogni disordine.

Ai fini delle reciproca sicurezza, sempre destramente suggerisce Ottolin, sarebbe opportuno che le Milizie straniere non risiedessero nei Borghi e nelle Città, bensì accampati in luoghi agresti, lontani da quegli attriti che si sarebbero potuti venire a creare con Comunità numerose di Cittadini locali.
Esenti da questo obbligo di dimora extraurbana, resterebbero naturalmente gli Ufficiali, che troverebbero invece cordiale ospitalità tra la Borghesia e la Nobiltà.

Nel sempre malaugurato caso di arrivo di truppe ingenti, per poter provvedere alla sussistenza, l'Ottolin vede indispensabile che sia permessa "l'estrazione di biade dal Milanese".

La risposta del Cervoni, pur estremamente vaga, è tale da apparire risibile, a chi, come noi oggi, conosca la reale consistenza numerica dell'Armata d'Italia. Da pag. 200:

Storia di Venezia - Mappa della Bergamasca nel 1780, click per vedere l'immagine a risoluzione leggibile

Mappa della Bergamasca nel 1780, click per vedere l'immagine a risoluzione leggibile (courtesy of Wikimedia).

Mi rispose, che purtroppo le Truppe danno ovunque degl'incomodi, che vi era stato un piano di dirigere 15, o 20 mila uomini anco per questa parte per coprire la Valle Brembana limitrofa alla Valle Tellina, e la Valle Cavallina, che dal punto di Lovere comunica con la Val Camonica, ma che ciò forse non avrebbe avuto luogo;

Dopo aver quindi confermato con questo bluff quelli che erano gli intenti già sospettati dell'Ottolin, Cervoni non sa peraltro dire se queste truppe verranno o non verranno.
Nel caso che sì, avrebbe pensato lui a tenerle lontane da borghi e città e a dare preavviso al Residente non appena informato dai Commissari che sempre precedevano le Truppe. Nel frattempo egli aveva incarico di svolgere osservazioni e prospezioni territoriali.

Per la questione delle biade, promette di cercare le necessarie "facilitazioni" in occasione di un suo prossimo viaggio a Milano.

Da pag. 200:

Nulla di più positivo potei da lui raccogliere in questi primi abboccamenti; nè lasciò del pari traspirare cosa alcuna il di lui Ajutante, che cautamente feci a tal oggetto circuire.

Indizi "positivi" li raccoglie però l'Ottolin osservando il comportamento del generale, che è visto ispezionare una località nota come "il Pascolo de' Tedeschi", distante circa un miglio da Bergamo.
Da pag. 201:

Quel Posto non è opportuno per garantire le Valli Brembana, e Cavallina, ma trovandosi al coperto di alcune colline, e quasi al centro tra quelle Valli, e la vasta pianura Bergamasca, e Milanese, un corpo di Truppe può starvi ben trincierato, ed accorrere su qualunque di quei punti in breve spazio di tempo, e quasi sempre protetto dalle alture.

Il Bataillon carré, fantaccini e artiglieri repubblicani in combattimento

Il Bataillon carré, fantaccini e artiglieri repubblicani in combattimento (courtesy of Wikipedia).

Il 28 Giugno 1796 l'Aiutante di Cervoni parte per Milano, mentre giungono in città il Colonnello Vialli, Aiutante Generale, con due ufficiali, sei soldati e quattro cavalli da maneggio, richiedendo alloggio nei pressi di quello del Cervoni, come da questi specificato in un biglietto.
Ottengono anche cibo e foraggio.

L'arrivo di questi ufficiali, e la prevista gita a Milano del Cervoni persuadono sempre più l'Ottolin che il Cervoni ritornerà con "qualche Corpo di Truppa" del che peraltro non può ancora fornire certezza.

Il Cervoni intanto non disdegna di ricevere vari Negozianti Francesi da anni residenti in Bergamo, ai quali egli vende "di quelle sete, che esistevano nel ricco Monte di Santa Teresa di Milano".
Da pag. 201:

Oggi in fatti arrivarono 18 Ballotti di seta allo stesso Generale, e rileverò in seguito il loro destino giacchè per aver traccie di tutte le cose possibili a sapersi, mi è riuscito di far entrare nella medesima Casa, ove egli abita, una confidente figura.

E bravo l'Ottolin, non avrà cavalli e ufficiali, ma sa ancora usare il personale dell'intelligence Inquisitorile...

Si premura di confermare ai Savj che, con l'aiuto "dei Parrochi e dei Capi delle Comunità" egli ancora riesce a tenere quiete le Popolazioni, ma "quanto più prossima è la probabilità di vedere Truppe straniere; tanto più si aumentano i miei timori sul contegno del popolo".

Già si trova costretto a indagare su alcuni che hanno ingiuriato dei Francesi, per ammonirli a un più prudente comportamento.

Ottolin ha intensificato le ronde di polizia notturna, e proibito l'ingresso nelle città non solo alle armi, ma anche a quegli utensili che possano diventarlo.

Egli fa tutto quello che può per tener buona la gente, e spera che la "Sovrana maturità, e giustizia" non vorrà incolpare lui se tale suo operare non dovesse mantenersi efficace in un futuro prossimo.

Da pag. 202:

E' pur troppo vero quanto di sopra marcai, che alle parole affabili non può prestarsi credenza.
Gli Uffiziali da me incaricati di avvicinate il Generale, ed altre Persone, mi riferirono che ieri quando arrivarono quei altri Francesi con altura, ed arditezza si lagnarono di qualche ritardo necessario per poter collocarli: non sono mai contenti delle somministrazioni, che loro si passano, e ... dissero anco, che se non erano obbediti, avrebbero fatte venire della Truppa per ottener il conveniente rispetto.
Questi primi lagni furono per altro ingiusti; poichè quanto ricercarono venne loro corrisposto ne' modi, e nelle misure già rassegnate...

Il Colonnello Vialli, dal canto suo, "ebbe a dire" che sarebbe necessaria una incetta di fienagioni e vivande, il che all'Ottolin pare indice di arrivo di nuova Truppa.

Un Dragone al seguito del Vialli ha cercato di arruolare uomini nell'Esercito Francese in vari Borghi Bergamaschi, offrendo un ingaggio di cento Scudi ciascuno. "...il che gli venne ricusato con espressioni d'affetto verso il loro Principe.".

In un colloquio avvenuto a teatro proprio la sera prima, il 28 Giugno, Cervoni, interrogato sulle novità, racconta che i Francesi hanno fatto la pace con il Papa, in cambio di "36 Millioni di Lire Tornesi, di varj Quadri, e Statue, e col tener in ostaggio Ferrara e Bologna fino alla Pace Generale;".
Soggiunge che non si tratta proprio di una pace, ma di un Armistizio. Scatta l'intelligence diplomatica di Ottolin:
da pagg. 202 203:

Con desterità feci il riflesso, che l'Armistizio conveniva tra Potenze Belligeranti, e che il Papa non aveva veramente mai avuta Guerra; al che o innavvertentemente o forse con fina malizia rispose: " che loro facevano la Guerra anco con quelli co' quali avevano la Pace...

Subito il Cervoni si corregge, per essersi espresso male riguardo al Papa, ed enumera una serie di lagnanze e progetti come a confondere quanto appena inavvertitamente confessato o sottilmente minacciato.

  • Il Papa si era comportato male.
  • A Roma era stato assassinato il Ministro Francese Barsville.
  • Il Legato di Bologna aveva giustiziato un "Predicante" Piemontese.
  • La Curia Romana aveva scomunicato i Francesi.

Dal punto di vista progetti, invece:

Storia di Venezia - Dragone Francese nelle guerre Napoleoniche

Modellino di un Dragone Francese nelle guerre Napoleoniche (courtesy of http://www.mblmodellismo.it).

  • I Francesi bramano la Pace.
  • Essi non combattono più per la "Massima Pubblica", essendo il loro Governo ormai riconosciuto da quasi tutta l'Europa.
  • Intendono modificare i Trattati con l'Imperatore riguardo la Renania.
  • "Che già coi denari si accomodavano con tutti, che loro ne avevano bisogno essendone sprovveduti".
  • Se la guerra sul Reno volgeva bene per la Francia, l'Imperatore d'Austria avrebbe ben presto stipulato una pace analoga a quella del Re di Torino.

Direi che la richiesta di un contributo in denaro per minimizzare i danni arrecati dalle sue truppe è piuttosto esplicita nel quarto "punto progettuale".

Ottolin riceve un espresso dal suo agente in Milano: contrariamente a quel che si pensava, che il Castello avrebbe resistito a lungo, stante il fuoco che scatenava su coloro che passavano distrattamente troppo vicino alle mura, la Guarnigione del Castello "ieri sera parlamentò, e questa mattina si arrese".

Da pag. 203:

Alle ore 11 e mezza sortì la Guarnigione in numero di 2500 Soldati circa; e vi entrarono i Francesi, impadronendosi del Forte, e deIl'Artiglieria. Il Presidio uscì cogli onori militari e sulle mura depose le Armi ...

Il Castello di Milano XVI Sec.

Il Castello di Milano nel XVI Secolo Incisione Tedesca del XVI Secolo, stampata da Alfred Gérente. (courtesy of Wikimedia).

La notizia ha portato "gran contento alle Truppe Francesi, libere in ora da' Tedeschi in Milano, e che acquistano tanta Artiglieria, ed un Forte rispettabile...".

da pag. 204:

In prova maggiore dell'alteriggia, con cui avanzano i Comandanti Francesi le loro rimostranze accompagno in copia una Carta scritta al Residente Veneto in Milano da quel Comandante Despinoy, che domanda soddisfazione, e risarcimento d'un violento furto a mano armata di quattro Mule sofferte in Covo Territorio Cremonese dai Capo Mulattiere Giacomo Boromini per opera di Giovanni Comotti di Bolgare Bergamasco, e di altre 17 Mule commesso da due di Chiari Bresciano con altri respettivi compagni.

Quantunque gli siano ignote le vere circostanze, e in cuor suo, come vedremo in carte successive, dubiti della loro veridicità, Ottolin ha diramato ordini per il fermo del Comotti, e spera che anche il residente di Brescia abbia fatto altrettanto.

Il Residente chiude questo lungo messaggio del 29 Giugno 1796 riportando un'altra confidenza ricevuta dal Cervoni a teatro:
Da pag. 204:

... sulla situazione Politica dell'Italia rapporto à Francesi dissemi: "che la Repubblica Francese era in piena Pace colla Toscana, in Neutralità con Venezia, e Genova, ed in Guerra con tutte le altre Potenze d Italia. ...
Bergamo 29 Giugno 1796
Alessandro Ottolin Cap. e Vice Podestà.

Il Senato rispose con Ducali del 30 Giugno e 2 Luglio 1796, nelle quali elogia la zelante condotta dell'Ottolin e la "direzione tenuta" dallo stesso nei resoconti del 25, 26 e 29 Giugno che abbiamo visto.
Non sembra però vi si faccia menzione alcuna alle istruzioni e ai rinforzi che quello insistentemente chiedeva. "Vada avanti così che va bene, finché tiene a freno il Popolo, continui a tollerare ogni sopruso da parte francese" è il messaggio esplicito e costantemente ripetuto.

Il secondo dispaccio da Bergamo di quel 29 Giugno 1796 riguarda invece specificamente "l'affare dell'inibizione di vendere polvere da schioppo".
Da pag. 204:

Un ordine, non so come, né quando, se Pubblico, o privato pervenuto a questo Appaltatore delle Polveri di Artiglieria di non dover vendere ad alcuno, nè in poca, nè in molta quantità di esso genere...

Questo ordine improvviso "obbliga" Ottolin a "significare riverentemente" ai Savj che tale proibizione è stata malissimo accolta dalla Popolazione.
Questa, pur ancora disposta a "uniformarsi alle Pubbliche massime", a contenersi "nella prescritta moderazione" e "pronta a sagrificare le proprie vite per la Gloria del Principato" tuttavia "manifesta scontentamento, e dolore nel vedersi priva di cosi necessario requisito a garantire se stessa dalle temute violenze." (da pag. 205).

Ottolin ha ricevuto "molte e serie" istanze in merito:
da pag 205:

... alle quali io, ignaro delle Sovrane intenzioni su questo punto, ... cercai in tanto di tranquillizzare le insolite apprensioni, finchè dalla somma maturità di V.V. E.E. mi derivassero sopra ciò opportune, e precise le istruzioni.
Io non posso occultare a V.V. E.E., che ciò porta certamente uno sconforto, e disanima universale, di cui quali possino essere le conseguenze, la somma maturità di V.V. E.E. saprà conoscere;

Storia di Venezia - Fucile a pietra focaia XVII Secolo

Meccanismo d'accensione di un fucile a pietra focaia del XVIII Secolo (courtesy of TheDubischeggia).

Inviato il Dispaccio al Tribunale, Ottolin avvia una indagine in proprio per appurare da chi pervenga tanto funesto ordine. Il Suo Segretario scopre che è emanato dallo stesso Magistrato alle Artiglierie, che lo ha però pubblicato suo malgrado, in obbedienza ad altro ordine, proveniente direttamente dal "Provveditor generale alle Lagune, e Lidi".

Viene spontaneo collocare questo ordine tra quelli impartiti dal libertario Luogotenente Condulmer appena insediato. Egli sembra lavorare di concerto con il Generale Cervoni a Bergamo, e presumibilmente con molti altri Generali Francesi nelle Province Venete.

Cervoni è a Bergamo con un irrisorio manipolo di cavalleggeri... Meglio disarmare il più possibile la popolazione.

Possiamo escludere che l'ordine provenisse da Giacomo Nani, che era invece, pur "disilluso" intentissimo a riorganizzare un esercito.

Se l'ordine, che il Tentori non riporta, portasse data anteriore a 11 Giugno, data di insediamento del Condulmer, cosa del resto improbabile, dato che Ottolin ne parla solo il 29, potremmo ipotizzare l'iniziativa privata e clandestina di un semplice Segretario, o magari di uno meno "semplice", come il "Secretario Cifrista Sanfermo".

Questi era quasi certamente in grado, dalla sua posizione di Segretario del Provveditor Generale in Terra Ferma, di falsificare un ordine come proveniente dall'altro Provveditorato.
Non dimentichiamo che tutti i Documenti e gli Ordini delle Magistrature venivano redatti, scritti e trasmessi appunto da un Segretario.

Tale iniziativa, comunque, non incontra l'avallo dei Savj, i quali con una lettera all'Ottolin del 2 Luglio 1796 revocano parzialmente l'ordine.
Da pagg. 205 - 206:

La terza Lettera si riferisce all'affare promosso da un asserto divieto all'Appaltatore di vendita di Polveri in qualunque quantità. Troviamo opportuno però d'incaricarla commettere all'Appaltatore, che a giusto conforto e servizio de' Sudditi, ed altri usi particolari, si riprenda la vendita delle Polveri stesse alla minuta, senza togliere per questa ordinaria disposizione tutte le altre commissioni, che al servizio Pubblico dalle competenti Autorità le pervenissero.
Zuanne Zusto Inquis. di Stato.
Giacomo Boldù Inquis. di Stato.
Vicenzo Dolfin Inquis. di Stato.

Da un lato l'ordine viene detto "asserto", ovvero asserito, il che lo definisce come non accertato nella sua realtà. Dall'altro la sua revoca è parziale, poiché si limita alla vendita al minuto della polvere stessa, e sotto altre condizioni che potrebbero in ogni momento venir comunicate.

Chiaro l'intento di rassicurare ad un tempo la popolazione, fornendole l'illusione di avere polvere almeno per difendere la propria casa, e di impedire l'armamento di forze organizzate spontanee.

Storia di Venezia - Sigillo in piombo di una Lettera Ducale Veneziana

Sigillo in piombo di una Lettera Ducale Veneziana (courtesy of http://inarte-blog.blogspot.it).

Nel frattempo, a Venezia Giacomo Nani, Provveditore alle Lagune e Lidi, sottopone al Senato i provvedimenti che ha preso e quelli che propone " "per porre l'intiero Estuario nel grado della maggior difesa".".
Da pag. 206:

Si ebbero in considerazione principalmente i punti di Brondolo, Chiozza, Porto Secco, S. Pietro della Volta, Lido di S. Niccolò, Alboroni a Malammoco, Castello di Sant'Andrea, Vignole , e Treporti;
e si guernirono l'imboccature de'fiumi, e canali, che dalla Terraferma conducono in Laguna con Sciabecchetti, Galeotte, mezze Galere, Lancie Cannoniere, ed Obusiere, Batterie flottanti, oltre i Fortini costruiti sulle Barene.
Si presidiarono le Isole di S. Secondo, e di S. Giorgio in Alega ec. ;

Il Senato sembra come rinvigorito dallo zelo del Provveditore e del suo nuovo Luogotenente, e approva con lode ogni iniziativa e sforzo che questi richiedano all'Arsenale.

Storia di Venezia - Disposizione delle merci e della zavorra nella stiva di una galea veneziana

Disposizione delle merci e della zavorra nella stiva di una galea veneziana. Da un modello presso il Museo Storico Navale di Venezia. Foto per cortesia di Luigi "Gigio" Zanon

A Venezia sono giunte a migliaia le reclute commissionate ai residenti e Podestà d'Oltremare e Terraferma con i Dispacci che già abbiamo visto, e il Savio alla Scrittura Giuseppe Priuli è molto efficiente nel far sì che "sollecitamente venissero reggimentate, vestite, e disciplinate queste numerose soldatesche; e ben presto vi riuscì con soddisfazione, e plauso universale degli Abitanti, e non equivoco gradimento del Senato." (da pagg. 206 - 207).

Da pag 206:

Formicolavano in tanto la Soldatesche venute dalla Terraferma d'Italia, dalla Dalmazia, Albania, e dalle Isole del Jonio, e si viddero piene zeppe Brondolo, Chiozza, Pelestrina, Malamocco, Poveglia, Santo Spirito, San Giorgio Maggiore, San Secondo, San Giorgio in Alega, San Cristoforo, San Michiele di Murano, Murano, Burano, Castello Sant'Andrea, Lido di San Niccolò, la Giudecca, e molti Monasterj della Dominante.

Il mantenimento di tutti questi soldati, e "le enormi Requisizioni Francesi posero il Senato ... nella necessità di decretare nel giorno 30 Giugno una Tansa su i Beni stabili di Venezia e Dogado, che prese il nome di "Casatico".".

Oltre alle "requisizioni" vere e proprie da parte dei Francesi, di Beni dello Stato, il Senato si trovava infatti nella condizione di dover rifondere anche ai privati la maggior parte dei danni che subivano dalle scorrerie che il Governo permetteva sulle sue terre.
Questo era parte irrinunciabile sì del buon cuore dei bravi Senatori, ma soprattutto era necessario a impedire che quelle Popolazioni si ribellassero e armassero in proprio, cosa che i Savj ci hanno ormai ampiamente dimostrato di temere in sommo grado per la "Pubblica tranquillità".
Da pag. 207:

Era però sensibilissimo a questo Sovrano Consesso lo stato deplorabile, in cui si ritrovavano le Provincie Bresciana, e Veronese per le smisurate requisizioni de' Francesi.

Questi si erano intanto "impadroniti con generosa lealtà" della Piazza di Legnago, e disturbavano la navigazione sull'Adige, fermando le barche che da Venezia e da altri porti si dirigevano a Verona.
Il che, ci racconta Tentori, accresceva "la carestia non solo nel Veronese, ma nelle Provincie oltre il Mincio".

Da pag. 207:

Una condotta così irregolare, e contraria alle dolci e meliflue espressioni del Direttorio Esecutivo, e dello stesso General Buonaparte, riusciva dolorosa al Senato; continui essendo i Dispaccj di Brescia, Verona, Legnago, e Rovigo, ne' quali que' Rappresentanti esponevano le giuste lagnanze de' Sudditi.

Quel Cavalier, Procurator e zelante Cittadino Francesco Pesaro era stato eletto "Conferente col Francese Ministro Lallement".
Per arcani motivi, quello che abbiamo visto solo pochi mesi fa tentare di risvegliare il Senato alla difesa, e che siamo ormai abituati a considerare lo strenuo ma inascoltato paladino della neutralità armata, si è nel frattempo persuaso che Venezia non possa più difendersi con la forza, avendo essa troppo a lungo trascurato i suoi precedenti consigli e moniti.

Lo vediamo adesso convinto assertore di una "difesa diplomatica", del coltivare la frequentazione amichevole dei Comandanti Francesi e dell'osservare con loro "la più perfetta buona intelligenza".

Egli dunque non lesina la sua eloquenza nei frequenti abboccamenti con il Lallement, nell'intento di ottenere con le moine "un qualche sollievo dell'insopportabile peso delle arbitrarie contribuzioni, e retribuzioni".

Storia di Venezia - Galea Veneziana alla vela

Galea Veneziana alla vela. Immagine per cortesia di Luigi "Gigio" Zanon.

Da pag. 207 208:

Ma il Ministro Lallement imparato avendo anch'esso il frasario de' suoi Commitenti, e del Generale in Capite Buonaparte eludeva le giustissime rimostranze del Cav. e Procurator Pesaro ora con risposte di doppio senso ora dimostrandosi commosso, e promettendo di tutto operare, ma nulla intanto facendo.

Visto l'insuccesso degli approcci con i diplomatici, il Senato si risolve a inviare una lettera di doglianze al Direttorio Esecutivo stesso, indirizzata al Querini Residente in Parigi, con data 2 Luglio 1796, che Tentori riporta integralmente alle pagine 208 e 209.

Ecco la lista schematica delle lagnanze che il Querini dovrà nei dovuti modi sottoporre al Direttorio:

  • La continua dilatazione di truppe in nuovi punti dello Stato nostro ...
  • sempre crescenti riflessibili rinforzi nella Fortezza di Legnago ...
  • le ricerche pesanti in ogni genere ed ora in forma precisa d'una estraordinaria provista di tremila Bovi d'ordine del Commissario Lembert ...
  • gl'incalcolabili danni della malattia nella specie Bovina che v'infierisce (nel Veronese) derivante in gran parte dalle sofferte fatiche nel forzato trasporto di tanti generi al provvedimento delle armate Francesi ...
  • li discapiti decisivi all'agricoltura ...
  • la mancanza di pagamento delle fatte grandiose somminis(t)razioni ...
Storia di Venezia - Requisizioni francesi in una ricostruzione storica, da una foto di Fabrizio Zuccarato

Requisizioni francesi in una ricostruzione storica, da una foto di Fabrizio Zuccarato.

Secondo il Senato, le forme e i modi con cui Lallement e i Comandanti Francesi non tengono in alcun conto la scarsa disponibilità di bestiame, che Venezia ha sempre importato, e le lagnanze su elencate, non corrispondono "alle asserzioni di amicizia usate dal Direttorio Esecutivo" e ripetute dal Lallement e dai Comandanti Francesi.

Il Senato si trova quindi obbligato a dare fondo a ogni risorsa "per rendere meno acerba la condizione de' sudditi".

Esposte al Querini le lagnanze da presentare al Direttorio, la Ducale si raccomanda che, nel chiedere a quel Governo di rispettare l'amicizia promessa, egli non faccia riferimento alcuno a responsabilità da parte dei Generali Francesi (2), attribuendo le cause alla "dolente combinazione di cose".
Questo al fine di non disturbare i colloqui sempre in corso tra il "Conferente" Francesco Pesaro e il Lallement nonché quelli analoghi in atto con i Commissari Francesi a Verona.

Nota due da pag. 208 - 209:

(2) Qui si rifletta di passaggio con quanta ragione il celebre Mallet Du Pan(1) nella sua Lettera "Sulla Dichiarazione di Guerra contro la Repubblica di Venezia" Ediz. di Francfort: poté scrivere a Carte 15 "Le profusioni moltiplicate, le rassegnazioni più umilianti, l'abbandono di tutti i suoi diritti legittimi, quello per fin di lagnarsi, una attenzione timorosa di prevenire tutte le doglianze; ecco quello che caratterizza questo Governo.
I Savi in fatti sfuggivano le lagnanze, e le querele per non irritare il General Buonaparte, da cui si continuavano le verbali lusinghe, e le più stomachevoli espressioni di amicizia, e di premura nel tempo medesimo, che smungeva l'Erario, e le Provincie, e che armata manu imposessandosi delle Piazze disponeva le cose all'ultima catastrofe.

Vista absidale della Cattedrale di Notre Dame a Parigi

Vista absidale della Cattedrale di Notre Dame a Parigi (courtesy of http://it.luxuryestate.com).

Si informa inoltre il Querini che il Senato aveva appena prescritto l'allontanamento dal Porto di Chioggia di un gran numero di Trabaccoli carichi di grano destinato all'armata Austriaca.

Al Querini si inviano copie dei Dispacci più significativi in merito alle lagnanze, provenienti dal Provveditor in Terra Ferma, dal Residente di Milano, e dai Rappresentanti di Rovigo, Legnago e Brescia.
All'abilità e allo zelo del Querini si demanda di "desumere dal complesso di tali carte l'importanza di quell'efficace ragionamento verso il Ministro di Francia, che colla virtù e prudenza sua conoscerà più opportuno onde interessare la di lui opera presso i Commissari Francesi ..." (da pag. 209).

In una forma piuttosto involuta, in finale si invita il Querini a perorare i risarcimenti in nome di quello che sembra un principio del Jus delle Genti, secondo il quale gli "ospiti" di uno Stato neutrale non dovrebbero divenire causa di "una serie di successive calamità influenti sugli elementari oggetti di Agricoltura, e di Popolo".

Da pag. 209:

...oltrecchè agli oggetti relativi al rimborso contenuto nelle precedenti commissioni, alle troppo giuste convenienze de' sudditi, ed alle incomode Circostanze, delle quali si trovano afflitte varie Provincie dello Stato nostro, cui non deve a pretesto d'intelligenza verso il Provigioniere derivare una serie di successive calamità influenti sugli elementari oggetti di Agricoltura e di Popolo.

Firma la Ducale al Querini:

"Andrea Alberti Segretario".

Tra le pagine 209 e 210 il Tentori introduce la questione dei bastimenti austriaci:

Abbiamo osservato, che si fa cenno in questa Ducale de' Bastimenti, carichi per conto dell'Imperiale Casa d'Austria, che il Senato, coltivando con religiosa scrupolosità le massime della più esatta Neutralità, fece allontanare dal Porto di Chioggia; questa faccenda merita rischiaramento e noi lo ritroviamo nello "species facti" spedito dal Senato medesimo al N.H. Agostino Garzoni Veneto Ambasciatore in Vienna.

Alle pagine 210 - 211, Cristoforo Tentori riproduce quella lettera indirizzata all'Ambasciatore a Vienna in data 2 Luglio 1796.

Il tono è completamente diverso, non vi è traccia di adulazione né di cedimento. La lettera riporta una minuziosa serie di disposizioni burocratiche volte dapprima a limitare il traffico di bastimenti Austriaci nel Porto di Chioggia, poi a interdire ogni sbarco o magazzinaggio a terra, e infine ad allontanare del tutto le navi al servizio dell'Austria non solo da quel Porto, ma anche da quello di Lido.

Con l'Austria Venezia fà la voce grossa, ma gli Austriaci non sembrano prendersela e ubbidiscono alla burocrazia senza alcuna reazione, limitandosi a chiedere alcune esenzioni per le necessità di nutrire i loro Uomini.

Esenzioni che saranno dapprima accordate e poi del tutto ritirate sotto motivazione che il traffico navale austriaco in porti così vicini alla Dominante era per Lei troppo pericoloso, ergo doveva cessare.
Da pag. 211:

... il Senato commise, che sia impedito ogni scarico ulteriore, che si dovessero prontamente allontanare, come successe, tutti li Trabacoli dal Porto ... I quali Trabacoli refluiti poscia nel Porto del Lido furono del pari con modi persuadenti eccitati ad allontanarsi, ... da quel Porto e da tutti gli altri che conducono nell'Estuario ... .

Nella prossima pubblicazione torneremo ad ascoltare Alessandro Ottolin da Bergamo, che sente sempre più vicini i passi di un forte contingente di Truppe Francesi sul suo Territorio, e che deve tenere a bada oltre 11.000 Cittadini delle Valli che si sono armati a difesa.

Umberto Sartori

Storia di Venezia - Trabaccolo in navigazione a mezzo carico

Trabaccolo in navigazione a mezzo carico (courtesy of http://www.webalice.it/cherini/).

Storia di Venezia - Il trabaccolo Isola d'Oro in navigazione

Il trabaccolo Isola d'Oro, varato nel 1913 e tuttora in navigazione grazie al restauro operato dalla sezione di Grado della Lega Navale Italiana. (courtesy of http://www.lnigrado.it).


Note

Nota 1 - Jacques Mallet du Pan è considerato il pioniere del giornalismo politico. Scrisse numerosi pamphlet contro la rivoluzione Francese, Napoleone e il Direttorio.
Ebbe importanti incarichi diplomatici da Luigi XVI e, dopo la rivoluzione, dalla Corte Inglese. Al Mallet du Pan si attribuisce il conio della frase: "La rivoluzione divora i suoi figli".
Un suo saggio, "Considérations sur la nature de la Révolution de France, et sur les causes qui en prolongent la durée", tradotto in Inglese, avrebbe influenzato le teorie di William Pitt.

Jacques Mallet du Pan

Jacques Mallet du Pan (courtesy of Wikipedia).


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