Storia di Venezia

Pagina pubblicata 8 Marzo 2014
aggiornamento 22 Marzo 2014

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, XXIII

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , XXIII
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

PARTE SECONDA
Del Progresso della Rivoluzione dal Primo Giugno 1796 al 12 Marzo 1797 (pagg. 173 - 396)

Vai a pagg. 262 - 273 | In questa pubblicazione, pagg. 273 - 283 | Vai a pagg. 283 - 293

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Storia di Venezia - La Rocca d'Anfo in Val Sabbia

La Rocca d'Anfo in Val Sabbia, antica fortificazione Veneziana che viene occupata il 19 luglio 1796 dal 27º Reggimento di fanteria leggera dell'esercito napoleonico al comando del colonnello Joseph Marie Dessaix (courtesy of http://itineraribrescia.it).

La comunicazione all'Ambasciatore in Vienna parte una settimana dopo quelle alle altre Corti Europee, in data 13 Agosto 1796, e si compone di una Comunicazione all'Ambasciatore, di una "Species Facti" e di un "Promemoria", che Cristoforo Tentori riporta integralmente da pagina 274 a pagina 276.

Da pag. 274:

1796 13 Agosto in Pregadi.
All'Ambasciator in Vienna.

Si esprimono lodi e ringraziamenti per l'operato dell'Antonio Garzoni a livello informativo e in una serie di operazioni diplomatiche. Lo si elogia per:

  • le notizie relative ai movimenti e ai fatti militari sul fronte del Reno; (1)
  • quelle sulla prossimità di un Trattato di pace Austria-Francia, e sui nomi di coloro che condurranno le trattative;
  • la comunicazione da parte dell'Austria dell'intenzione di sostituire il defunto Ambasciatore a Venezia, il Conte di Braisner con un Incaricato d'Affari nella persona del Sig. D'Homburg;
  • la gestione della spinosa questione dell'interdizione dei bastimenti Austriaci dai porti della Laguna;
  • la questione relativa all'occupazione della Rocca d'Anfo in Val Sabbia (BS);
  • il mantenimento di buoni rapporti con la Corte presso cui è incaricato;
  • i buoni rapporti con l'Ambasciatore britannico a Vienna Cav. Eden;
Storia di Venezia - Il Golfo di Cattaro in un'incisione su rame, acquarellata, di Pierre Mortier (inizio Settecento)

Il Golfo di Cattaro in un'incisione su rame, acquarellata, di Pierre Mortier (inizio Settecento), courtesy of Wikipedia.

  • avere ben divulgato la versione veneziana degli eventi in Cattaro che hanno visto protagonista il Provveditor Estraordinario Lorenzo Soranzo e alcuni Ufficiali "colà approdati".

Si dà quindi incarico al Garzoni di comunicare al Ministro degli Esteri Thugut il "Promemoria" allegato, "accompagnandolo con analoghe espressioni, e procurando con modi destri, e prudenti d'interessare la di lui efficace cooperazione per l'ottenimento degli oggetti da noi contemplati; ...".

Ancora dietro questo "interessare con modi destri e prudenti" si può intuire la pratica della corruzione.

Da pag. 274:

1796 13 Agosto in Pregadi: Continuazione dello Species Facti
per l'Ambasciator di Vienna.

".
  • Le Truppe Austriache comparse in Bassano (ci si riferisce alla calata del Wurmser dal Tirolo), "... osservarono la più lodevole disciplina, e pagarono a denaro contante le sussistenze.".
  • Una volta che i numerosi Corpi di Truppa avanzarono nel Territorio Vicentino e nella Provincia Veronese, i Comandanti Austriaci chiesero abbondantissimi approvvigionamenti, pagando però in contanti solo il trasporto delle derrate, e rilasciando invece semplici ricevute per il valore delle merci in sé; fecero questo a mezzo di minacce.
Storia di Venezia - Particolare da una rara veduta del Castello di Bassano

Particolare da una rara veduta del Castello di Bassano in litografia, di Marco Moro, 1850. Courtesy of http://www.ideararemaps.com.

  • Un grosso Corpo di Truppe Austriache ha attaccato e sconfitto i Francesi in Brescia, fugandone alcuni e catturando tutti gli altri, incurante del rischio cui esponeva la tranquillità e la sicurezza degli Abitanti.
  • Gli Austriaci hanno saccheggiato tutto il paese di Villanova e molte abitazioni di Salò:
    • hanno ucciso cinque abitanti;
    • rapinato il Conte Bettoni;
    • svaligiato la casa del Vivario;
    • spezzati i restelli del Palazzo della Pubblica rappresentanza.
  • Sono penetrati a forza in Verona minacciando di abbatterne le porte a cannonate, e hanno poi opposto resistenza al ritorno dei Francesi in data 8 Agosto (data confermata anche a pagina 24 di "Condotta ministeriale Del Conte Rocco Sanfermo Carioni Pezzi E suoi relativi ...";
  • a causa di tale resistenza in Porta San Zeno, i Francesi hanno effettivamente abbattuto la Porta a cannonate (con nonchalance i Savj attribuiscono l'attentato alla tranquillità e sicurezza dei Cittadini Veronesi alle operazioni Austriache, come se quelle dei Francesi fossero ormai di casa).
  • Una Truppa di Ulani Austriaci "commise alcuni eccessi nella casa di un povero Villico" a Villa di Fontaniva in Territorio Vicentino.

Da pagg. 275 - 276:

1796 13 Agosto in Pregadi.
Promemoria alla Corte di Vienna.

  • Mentre l'attuali combinazioni tra le Potenze Belligeranti fatalmente affligono alcune Provincie dello Stato Veneto, divenute Teatro della Guerra sin dal Maggio decorso, la comparsa delle Truppe Imperiali in Bassano aveva manifestata la più desiderabile disciplina, e la più esatta equità in ogni riguardo.
  • Ma alli successivi suoi avanzamenti, e discesa di Corpi più numerosi in altre Provincie, non essendo stato osservato un eguale contegno, è il Senato nella rincrescevole necessità di render presenti all'equo animo della Maestà sua i gravi danni, che ne derivano.
  • Dalla Militare, non provocata, licenza furono spogliate, e messe a sacco le abitazioni di alcuni Villaggi, e grosse Terre,
  • non rispettate le vite degl'innocenti Sudditi,
  • per prevenire i tristi effetti delle ... minaccie fu forza, che si prestassero a copiose somministrazioni di provvigioni all'Armata senza averne ritratto il giusto relativo pagamento.

La "diversa ed inattesa direzione" delle azioni militari Austriache in Verona e Brescia, che si è spinta fino a mettere in pericolo quei Cittadini neutrali, sarà certo disapprovata dall' "acclamata rettitudine" della Sovrana Maestà Austriaca, e il Senato Veneto è dunque fiducioso che verrà da quella ordinato il risarcimento dei danni arrecati e il pagamento delle somministrazioni effettuate alle Truppe, come fanno testo le ricevute e le lettere dei Comandanti che sono allegate al "Promemoria".

Firma questi tre documenti destinati a Vienna l'ormai immancabile "Andrea Alberti Secretario", come anche la prosecuzione dello "Species Facti" al Nobile in Parigi, che segue.

Storia di Venezia - Napoleone a Lonato nei primi d'Agosto 1796

Napoleone a Lonato nei primi d'Agosto 1796;(2) Courtesy of http://stores.ebay.it/Inchiostro-e-Vinile.

Da pag. 276:

1796 13 Agosto in Pregadi.
Continuazione dello Species Facti per il Nobile a Parigi.

  • Il 31 Luglio Napoleone è entrato in Brescia con molta Truppa;
  • ha occupato il Castello con 300 Granatieri.
  • I Francesi hanno derubato la Dogana pubblica di Desenzano e coi cannoni puntati hanno saccheggiato parte di quell'abitato.
  • Gli Ospedali di Brescia hanno dovuto in pochi giorni far fronte al ricovero e al nutrimento di 6000 fra ammalati e feriti.
  • In Verona i Francesi hanno assaltato ed espugnato la Porta San Zeno, precedentemente occupata dagli Austriaci;
  • a nulla è valso l'intervento di mediazione tentato dal Governatore di Verona:
    • la Porta è stata abbattuta a cannonate;
    • sono state disposte Guardie francesi a tutte le altre Porte;
    • installati forti presidi nei due Castelli di San Felice e San Pietro;
    • un grosso distaccamento di truppa si è accampato con bandiera nella Piazza della città, nonostante le proteste dei Comandanti Veneti.
  • A Castellaro Lagusello l'indisciplina e la crudeltà della Truppa "si abbandonò a sommi eccessi":
    • spogliata la Casa della Guardia Veneta;
    • minacciato di uccidere il Parroco;
    • ammazzato "una misera vecchia, rifuggiata in una stalla";
    • saccheggiate le case di quella Comunità;
    • violate alcune Donne "col pericolo della vita".
    • Il Lazzaretto è stato requisito per gli ammalati Francesi;
    • il Generale Augereau ha preteso l'uso come ospedale anche del Convento di Sant'Eufemia, sloggiandone i religiosi all'istante e di notte;
    • solo con un "lungo, e difficile maneggio", si è potuta mantenere aperta al culto la Chiesa Parrocchiale.
  • Le barche di Pescantina adibite ai trasporti sull'Adige sono state per la maggior parte affondate dai Francesi.
  • Oltre a tutto ciò, le Province di Brescia e Verona sono esauste dal dover di continuo somministrare sussistenza e trasporti ai Francesi sotto minaccia delle armi.

Anche questo "Species Facti" risulta compilato da "Andrea Alberti Secretario".

Alla pagina 277 Tentori ci riporta alla situazione in Bergamo, dove l'esempio delle confinanti Province sempre più spinge la Popolazione a prendere misure di autodifesa.

A questi armamenti "sovraintendono", su incarico del Senato e sotto la Gestione degli Inquisitori, il Vice Podestà Ottolini affiancato dal Sergente Generale Nonveiller e dal Defendente Bidasio.

L'evolversi delle vicende Bresciane e Veronesi ha convinto la totalità delle Comuni Bergamasche a offrirsi in armi per la difesa della loro Terra e dello Stato Veneto.
Su questo informa il Dispaccio di Alessandro Ottolini in data 18 Agosto 1796.
Da pag. 278:

Storia di Venezia - Militi Austriaci in una ricostruzione storica, da una foto di Massimo Puppo

Militi Austriaci in una ricostruzione storica, da una foto di Massimo Puppo (Club "Fotografando", Campo Ligure, Genova).

... i Popoli di questa Bergamasca Provincia sono ... del più fermo, e deliberato Consiglio di esporre piuttosto ad evidente pericolo le proprie vite per la comune difesa di quello, che perire inermi sotto le proprie, e sotto le altrui rovine.

Di questo generoso sentimento l'Ottolini fornisce prova allegando le delibere scritte anche da parte delle Comunità che ancora non figuravano in armi nei suoi precedenti messaggi, e il loro dettagliato elenco.
Da pag. 278;

Non si tratta già più d'un limitato numero di gente, il quale ... colla proporzione delle prime già rassegnate oblazioni ascenderebbe ... a 16.m. Uomini;
è il voto di tutta intera la Provincia, è la massa totale degli abili all'armi, che un lodevole entusiasmo solleva, e guida ... implorando l'assenso Sovrano di preparare in una sollecita robusta difesa, la sicurezza a se stessi, e la tutela della felice costituzione ... sotto il Veneto adorato Dominio.

Si sono appianate tutte le divergenze e le rivalità di Comuni e Valli, e trenta nuove "ben popolate Comunità" si sono unite a quelle che già avevano presentato domanda di autorizzazione per la difesa armata a mezzo del Bidasio nei primi giorni di Luglio.

Da pag. 278:

... trovasi ora il Cittadino mio zelo nella grata compiacenza di poter assicurare V. Serenità e V.V. E.E. del pieno uniforme concorso di tutte queste Popolazioni a stabilire nella più ferma unione il più sodo riparo alle minacciate rovine.

La persuasione, l'entusiasmo e la determinazione delle Popolazioni rurali si trovano secondo Ottolini "nel piu esteso desiderabile grado", ed egli "calcolando ... con quelle regole che si suole calcolare in simili casi", ritiene che si possa contare su circa 30.000 individui.

Storia di Venezia - Dettaglio da

Dettaglio da "le Valli di Bergamo"; clic sull'immagine per ingrandire. Courtesy of http://www.ecodibergamo.it.

Ma non è soltanto il numero a provocare la grata compiacenza di Ottolini. Ancor più vale, nel suo racconto, l'energia e la forza che anima questi volontari, che può diventare effettiva potenza qualora a essa forza dal basso si sommino le sagge decisioni e le degne motivazioni dall'alto.

A questi 30.000 Uomini, decisi se serve a morire per la propria Terra, si aggiunge analoga determinazione da parte degli abitanti della Città di Bergamo, di esibire "robusti mezzi" in difesa delle proprie sostanze e della sudditanza alla Repubblica.

La città ha però presentato un suo peculiare problema, in quanto essa si divide fisicamente in due parti : una la città ben fortificata sull'altura (oggi Bergamo Alta) e l'altra invece composta dai Borghi addossati a quelle Mura, ma non a loro volta cintati da difese efficaci.

I Borghi sono più popolosi e abitati in prevalenza dal ceto mercantile, mentre nella Cittadella risiedono le Famiglie della Nobiltà antica, alcune delle quali comunque a loro volta si dedicano ad attività commerciali.

Tra le due componenti, per antica consuetudine, non regna "la più perfetta armonia".

Anche in questo caso i due ceti, pur concordi nella necessità di difendersi, sono stati a lungo in disaccordo riguardo ai modi di attuarla e soprattutto sui ruoli direttivi della difesa stessa.

Storia di Venezia - Chiesa di Santa Grata in Vitis, a Canale di Bergamo

Chiesa di Santa Grata in Vitis, a Canale di Bergamo, courtesy of Wikipedia.

Con il suo zelante operare Ottolini è però riuscito a comporre anche questi conflitti potenzialmente perniciosi.

Allega la deliberazione presa dagli abitanti del Borgo "S. Grata inter Vites", alla cui felice stesura ha contribuito la zelante ed utile opera dell'Eccellente Avvocato Antonio Pagnomelli.

I 304 Capifamiglia di quel Borgo, riuniti in assemblea, hanno offerto la disponibilità di tutti gli Uomini atti alle armi, che si possono considerare in numero di 400.

Ancora il Vice Podestà vuole encomiare il Nobile Francesco Arrigoni, di Famiglia da lungo tempo benemerita nel servizio repubblicano,(3) per avere significativamente concorso a unificare le opinioni di due Comunità molto popolate, "Almeno S. Bartolomeo e Almeno S. Salvatore", anch'esse oggi pronte a entrare in armi al primo cenno da parte del Governo di Venezia.

Menziona inoltre a parte la Comunità di Lorrisole (forse odierna Sorisole), che oltre ai suoi uomini offre anche 100 Ducati in contanti. Piccolo contributo ma che risulta invece molto grande in rapporto alle reali possibilità di quel Gruppo.

Per Ottolini è di conforto sia il vedere tanta concordia e coraggio nel Popolo, sia il pensare che questi ha messo in essere una forza che promette di poter ben difendere la Bergamasca da quelle tragedie e soprusi di cui si vedono vittima il Bresciano e il Veronese.

Tuttavia non è in grado di dire quanto questo entusiasmo potrà durare e ipotizza che lasciate nell'inattività dalla mancata approvazione del Governo queste forze possano cadere vittima di demoralizzazione.

Storia di Venezia - Almenno S. Salvatore, Chiesa di S. Giorgio

Almenno S. Salvatore, Chiesa di S. Giorgio, XII secolo, da una foto di Marco Mazzoleni. Courtesy of http://www.babelecomunicazione.it.

Per conto suo egli si fa uno studio particolare di ravvivare il morale di questi volontari, rassicurando sulla prossima approvazione delle azioni di difesa da parte dei Savj, quando la loro vigilanza avrà valutato il tempo e i modi più opportuni.

Da pag. 280:

Bergamo 18 Agosto 1796.
Alessandro Ottolini Cap. V. Podestà.

Tentori tralascia per brevità di riportare sia la Deliberazione del 5 Agosto presentata dal Borgo di "S. Grata inter Vites", sia l'elenco dei 31 fra Corpi sociali e Comunità che avevano preso analoghe delibere sull'offrire vita e sostanze alla Repubblica.

Il Dispaccio fu valutato di alta importanza dalla Consulta dei Savj, e rimandato agli Inquisitori perché fossero loro in prima persona a gestire la faccenda, secondo quello che aveva disposto il Senato, attraverso il Consiglio dei X, con la "Ricercata" del 12 Luglio, come abbiamo visto.

A pagina 281 Tentori riporta un brano del riassunto delle discussione in Consulta sul Dispaccio Ottolini del 18 Agosto, riassunto allegato al messaggio stesso con l'inviarlo agli Inquisitori.

Parla il N. H. Pietro Donà K., "gran Mecenate del partito d'inerzia". Egli è insensibile alle offerte della Nazione Bergamasca, e non intende concedere loro nulla.

Storia di Venezia - Almenno S. Bartolomeo, Tempio di S. Tomè

Almenno S. Bartolomeo, Tempio di S. Tomè, da una foto di Marco Mazzoleni; courtesy of http://www.babelecomunicazione.it.

  • Sospetta di allarmismo sovversivo le poche Cariche locali e Venete coinvolte;
  • Censura aspramente Ottolini che, da incaricato di moderazione, si sarebbe trasformato in sobillatore;
  • Ottolini renda conto agli Inquisitori se avesse da questi ricevuto ordini in tal senso, poiché certo se tali ordini venissero dal Senato essi sarebbero differenti e la Consulta ne sarebbe al corrente;
  • Donà pone in rilievo che la sommossa Bergamasca crea "imbarazzo ... alla progressione degli affari.".
  • Conclude dicendo molto probabile che i Bergamaschi perderanno ben presto il coraggio e cadranno in quello stesso avvilimento che si espande dal Bresciano come un contagio.
  • Desidera, il Donà, che il Tribunale degli Inquisitori cooperi secondo queste sue indicazioni.

Ho già accennato che la complessa e tenace struttura della Repubblica, unita alla molteplicità degli interessi coinvolti nelle congiure e nella corruzione, rendeva pressoché impossibile ai congiurati di avere la completa egemonia degli strumenti di controllo e di Governo repubblicani.

Storia di Venezia - Torbidi savj, da una foto di Fabrizio Zuccarato

Torbide figure si muovono dietro le maschere dei savj, da una foto di Fabrizio Zuccarato.

Essi erano in grado di insabbiare, nascondere e falsificare, ma le decisioni collettive dei Collegi erano sempre molto aleatorie, dal momento che difficilmente ogni Magistratura poteva entrare completamente in mano di un gruppo omogeneo di congiurati concordi.

In questo caso infatti gli Inquisitori disattesero completamente i desideri del traditore disfattista Donà, e il Supremo Tribunale continuò in proprio a nutrire le speranze dei Bergamaschi e a perfezionare l'armamento di quella intera Provincia.

Anche il Senato è ancora di quell'avviso, e mentre il 20 Agosto rispondeva al Dispaccio Ottolini del 13, al contempo decretava che fosse portato a compimento il piano di riarmo delle Lagune, e che gli Inquisitori ravvivassero la vigilanza "sulle oscure e critiche circostanze degli andamenti politici.".

Una decisione che il Senato avrebbe dovuto prendere sin dai tempi dei Dispacci Sanfermo da Torino e delle proposte della Lega di difesa ideologica...

Alle pagine 281 e 282 troviamo dunque la Ducale indirizzata dal Senato in risposta all'Ottolini.

1796 20 Agosto In Pregadi
Al Pubblico Rappresentante di Bergamo.

Il Senato è pienamente soddisfatto dell'Ottolini e del suo operato e si profonde in lodi, mentre accusa ricevuta di plichi in data del 18 Agosto e di una comunicazione da Parigi diligentemente instradata da Bergamo il 14 Agosto.

La Ducale contiene in esplicito i due già esposti "Damò" (Da ora in poi), ovvero risoluzioni definitive del Senato da rendersi immediatamente operative.

Storia di Venezia - Truppe venete in una ricostruzione storica

Truppe venete in una ricostruzione storica proposta dal Gruppo "Sedicesimo Reggimento Treviso 1797 Serenissima Repubblica di San Marco", da una foto di Fabrizio Zuccarato.

Da pag. 282:

E Damò. Attesa l'oscurità delle correnti circostanze, resta animato il Provveditor alle Lagune e Lidi, ... a completare (1) il Piano ... "per la tutela, e difesa" de' più essenziali Pubblici riguardi...

E Damò. Meritevoli di riflesso le voci raccolte nelle Lettere 13 corrente del Rappresentante di Bergamo, ed attesa l'oscurità delle attuali circostanze ... alli Capi del Consiglio de' X restano ricercati di devenire col loro Consiglio per le vie segrete a quelle deliberazioni, che pareranno proprie alla loro prudenza.

(1) - Il N. H. Tommaso Condulmer nella sua Apologia a Carte 32 asserisce, che solamente nel giorno 12 Marzo 1797, fu comandato dal Senato di poner la Laguna "in istato di difesa".
Il Damò però sopra trascritto smentisce la di lui asserzione; poichè
(q)uel giorno 20 Agosto si raccomandò al Provveditor alle Lagune "di completare il Piano per la tutela e difesa".
Si comandò dunque lo "stato di difesa" 7 Mesi circa prima dell'epoca, che lui "non senza il perchè" assegna.
Si osservi in fine, che di questo Damò non fa egli nè cenno, nè memoria nella sua Apologia.

La Ducale porta la firma di un Segretario diverso dall'ormai abituale Alberti: "Valentin Marin Segretario".

Storia di Venezia - Napoleone inasprito

Napoleone è inasprito, scontento dei fratelli Veneziani... Courtesy of http://cronologia.leonardo.it.

Si apre adesso uno spiraglio sulle attività del Savjo Battaja, "l'uomo fatto secondo il cuor di Napoleone", nella sua missione presso il Conquistatore in Brescia.

Per fare onore a questa sua caratteristica, Francesco Battaja è soprattutto occupato a mettere a loro agio gli scomodi ospiti:
da pag. 282:

... si prestava con tutta la premura a soddisfare le ricerche Francesi, ed a levare ogni circostanza a' medesimi spiacevole.

Ciononostante, Battaja si vede con grande rincrescimento costretto a comunicare agli Inquisitori, con un dispaccio del 21 Agosto 1796, che l'animo del Generale Napoleone si è "inasprito".

Tale inasprimento deriva e si traduce nei seguenti fatti:

  • Napoleone ha intercettato delle Lettere del Console Veneto in Genova Gervasoni e del Residente in Milano Vincenti Foscarini "le quali erano contrarie a' Francesi".
  • Vuole dunque che il Senato richiami da Milano il Foscarini.
  • Napoleone è al corrente di tutto ciò che si disputa in Senato.

Continua da pagina 283 "l'Iliade delle Venete sventure" descritta attraverso l'aggiornamento dello "Species Facti" agli Ambasciatori, con i Dispacci del 27 Agosto, che vedremo nella prossima pubblicazione.

Umberto Sartori

Storia di Venezia - Moschetto austriaco della fine del Settecento, e le parti ritrovate con un metal detector

Moschetto austriaco della fine del Settecento, e le parti ritrovate con un metal detector; courtesy of http://metaldetector.forumfree.it.


Note

Nota 1 - Le "notizie dal Reno", riguardavano presumibilmente le vittorie Austriache sul fronte della Lahn, che avrebbero portato entro breve gli Austriaci a insediarsi sulla riva sinistra del Reno stesso. A un espandersi virulento della Francia in Italia con Napoleone corrisponde un suo contrarsi nell'Europa Centrale.

Non può a mio modo di vedere sfuggire che gli stessi "errori" commessi dal Wurmser e dai suoi Ufficiali vittime della "sindrome italiana" già citata vengano, esattamente in contemporanea, ripetuti sul fronte Renano, solo che lì sono i Generali Francesi Jourdan, Lefevre e Moreau, a essere colti da analoga sindrome di inettitudine al comando.

Fino a un certo punto, però, perché se guardiamo allo svolgersi dei fatti, vedremo che in sostanza si trattò di una ordinata ritirata dei Francesi che, dopo qualche sporadico pur se acceso combattimento, evacuarono ordinatamente le posizioni e si ritirarono oltre il Reno con forze quasi intatte.

Questo può essere verificato alle pagine 75 e seguenti di "Principj di strategia applicati alla campagna del 1796 in Germania" (Napoli, Reale Tipografia della Guerra, 1820) , che raccontano e analizzano gli eventi militari sul Fronte del Reno dalla metà di Giugno alla metà di Settembre 1796, quando gli Austriaci si insediarono fortemente sulla riva sinistra del grande fiume conteso, acquisendone dunque il controllo totale. A mio modo di vedere, fu il pegno concesso dalla Francia all'Austria mentre Napoleone spadroneggiava in Italia al fine di abbattere la Repubblica di Venezia.

Jean Victor Moreau

Jean Victor Moreau, considerato uno dei più brillanti condottieri francesi; courtesy of Wikimedia.

Un altro testo moto interessante sulla Campagna del Reno mi viene segnalato dal dottor Foramitti. si tratta di "Cahiers d'un volontaire de 91" di Xavier Vernère, un ufficiale Francese che combatté appunto sul fronte renano in quell'estate del 1796 e pochi mesi dopo anche in Italia.

Jean-Baptiste Jourdan

Jean-Baptiste Jourdan, un altro brillante ufficiale al servizio dei tempi... Prima della Monarchia, poi dell'Indipendenza Americana, poi della "rivoluzione", poi della Repubblica, poi ancora di Napoleone e infine ancora della Monarchia: vincitore, tra l'altro della Battaglia di Fleurus nel 1794. Courtesy of Wikimedia.

Nota 2 - Queste battaglie di Lonato e Castiglione delle Stiviere, nei primissimi giorni di Agosto 1796, pur cruente, si risolsero sostanzialmente con ordinate ritirate degli Austriaci che abbandonano nelle mani di Napoleone decine di cannoni e montagne di rifornimenti, viveri e munizioni.

Gli Austriaci registrano forti perdite, ma sono per la maggior parte intere colonne che vengono fatte, o forse - si danno - prigioniere.

Mi sembra tutt'altro che peregrino ritenere che quelle stesse milizie rimpiazzino le perdite consistenti dei Francesi, che, a giudicare dalla richiesta di ospedali che abbiamo visto, subivano perdite ingentissime a ogni contatto con l'esercito regolare Austriaco.

Infatti, subito dopo questi due scontri che gli arrecano almeno i 6000 feriti che ricovera dai Bresciani, più i morti, che saranno anch'essi, si immagina, un numero consistente, Napoleone riesce comunque a inseguire il Wurmser verso Bassano con 30.000 uomini, contro i 25.000 rimasti all'Austriaco.

Questo trasformare militi Austriaci in militi Francesi potrebbe trovare una ulteriore "pezza d'appoggio", letteralmente, nello spropositato numero di pezze di stoffa richieste ai Veneti come tributo di "neutralità amichevole".

La quantità può far pensare non tanto alla necessità di "vestire meglio" quelli che, dopo aver saccheggiato Piemonte, Lombardia, mezza Romagna e mezzo Veneto, non erano certo più i disperati seminudi dell'Appennino Ligure, ma a quella di "cambiare il colore dei soldati austriaci", come diciamo noi informatici, "on-the-fly".

Annoto che il dottor Paolo Foramitti, vero e approfondito esperto dell'epopea Napoleonica, esclude che tale mia ipotesi sia validabile.
Secondo la sua opinione, le stoffe requisite in Veneto servirono effettivamente a rivestire le sole truppe napoleoniche.

Sappiamo però dal Tentori che gia nel Maggio, a Milano, Napoleone aveva ordinato requisizioni di stoffa e cuoiame per i bisogni di una armata di 80.000 uomini.

Napoleone non ha mai disposto di un tal numero di uomini in tutta la prima Campagna d'Italia. Il numero è incerto, ma nessuna fonte eccede il conteggio di 45.000 uomini, con una media di opinione che si attesta sui 30-35.000.

Sappiamo del resto da più fonti che l'Armata d'Italia chiedeva allo Stato veneto molto di più di quello che effettivamente le serviva, e che larga parte di queste forniture, anziché alla Truppa, venivano deviate verso tasche di privati malversatori nell'Armata e fuori.

La "stoffa per le divise" non è dunque il principale o il più affidabile supporto all'ipotesi di immediati riarruolamenti sotto diversa bandiera dei prigionieri.

Mancano ancora, secondo quanto confermato da Foramitti, studi approfonditi sulle dinamiche di gestione dei prigionieri e dei feriti in queste fasi della prima Campagna d'Italia.

Uno spunto di riflessione logica che a mio modo di vedere si presenta pregnante è proprio quello della gestione dei prigionieri.
Ricordiamo che all'epoca non esistevano né reticolati, con cui costruire in poche ore validi campi di prigionia, né le armi a ripetizione, essenziali quando si voglia controllare un gran numero di disarmati con un piccolo numero di soldati.
Un archibugio poteva sparare al massimo tre colpi al minuto, ma in realtà, a fronte di una ribellione di folla, non avrebbe avuto il tempo di essere ricaricato dopo il primo colpo.

Certo si potevano caricare cannoni a mitraglia, Napoleone aveva già applicato con successo questa tecnica nella repressione dei moti di Parigi. Tuttavia qui non ha di fronte una massa di straccioni disorganizzati chiusi tra le mura di un Boulevard.

Qui dovrebbe tenere a freno reparti dell'esercitò forse più addestrato e disciplinato dell'epoca, con ufficiali che hanno dimostrato ottima preparazione strategica, quando è stato loro consentito.

Insomma, io penso di non essere lontano dal vero pensando che per tenere a bada 12.000 prigionieri (cifra più o meno complessiva di quelli dichiarati fino a questa fase della guerra, Napoleone avrebbe dovuto distogliere almeno 5-6000 dei suoi uomini, per essere certo che quelle colonne di prigionieri non si trasformassero in un corpo di assalto alle sue spalle.

Metà degli eventuali ammutinati potevano essere messi fuori gioco con il fuoco, per poi eventualmente proseguire il corpo a corpo a numero pari con il vantaggio delle armi bianche.

Poteva davvero Napoleone rinunciare, se la mia ipotesi non è peregrina, a così tanti soldati per "accompagnare" in Francia i suoi prigionieri?

Si potrebbe anche ipotizzare che, dopo l'umiliazione della sconfitta, i prigionieri austriaci si adagiassero in questa condizione di prigionia, che teoricamente li avrebbe tenuti lontani da ulteriori combattimenti, ma a questa ipotesi, come a ogni altra di "trattenimento dei prigionieri", si oppone drasticamente un fatto.
Sappiamo che l'Esercito francese, in quegli anni, non passava alcun rancio ai propri stessi soldati, affidando questo dettaglio alle abilità di saccheggio di ciascun reparto.
Come avrebbe potuto nutrire un numero così alto di prigionieri, che verosimilmente non potevano procacciarsi il cibo con la razzia del Territorio?

Sul modo di vestirsi e di alimentarsi dei soldati francesi di quegli anni, si veda anche il già citato "Cahiers d'un volontaire de 91" alla pagina 133.

Sussiste anche, del resto, l'ipotesi che Napoleone si limitasse a disarmare gli Austriaci per poi lasciarli liberi di tornare a casa. Ma dal momento che questi fossero stati così facili a consegnare le armi in massa, cosa avrebbe loro impedito di consegnare anche se stessi, a quell'Armata che ai suoi militi prometteva non la rigida e disciplinata vita al "soldo" di un Esercito regolare, ma scorrerie e ruberie su larga scala?

Vediamo infatti, proprio nei dispacci citati in questa pubblicazione, che man mano che gli Austriaci si avvicinano allo scontro con i Francesi, il loro comportamento militare cambia. Arrivati a Bassano come un regolare esercito di galantuomini, finiranno l'avventura saccheggiando quasi al pari dei Francesi.

Nota 3 - Francesco Arrigoni era fratello di Onorio, da tempo agente segreto al servizio del Tribunale degli Inquisitori.


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