Storia di Venezia

Pagina pubblicata 28 Novembre 2013
aggiornamento 31 Dicembre 2013

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, VIII

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , VIII
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

PARTE PRIMA
Dell'origine della Rivoluzione Dall'anno 1788 al 1 Giugno 1796 (pagg. 21 - 172)

Vai a pagg. 89 - 101 | Vai a pagg. 101 - 119 | In questa pubblicazione, pagg. 119 - 131 | Vai a pagg. 131 - 142

|| Va all'Indice degli Argomenti di questa pubblicazione ||

Il Dispaccio del Querini contenente la "Promemoria" francese per l'espulsione del Conte di Provenza da Verona, viene comunicato ai savj del Collegio dagli Inquisitori il giorno 31 Marzo 1796.
Il Dispaccio fu accompagnato dalla pressante, subitanea richiesta da parte del ministro plenipotenziario Lallement, che a tale "Promemoria" il Governo della Repubblica desse immediata risposta.

Storia di Venezia - L'armatura di Enrico IV

L'armatura donata da Enrico IV di Francia ai Veneziani nel 1604 (courtesy of http://asecondadcometirailvento.blogspot.it).

Il Collegio dei savj non esita a obbedire.

Da pag. 120:

La volontà del Direttorio fu una legge, da cui non si stimò di divergere in modo alcuno. Portato da Savj l'affare al Senato in un aspetto imponente, fu sanzionato l'allontanamento da' Pubblici Stati del Conte di Lilla.

Data la grande delicatezza della questione, l'incarico di trasmettere l'ordine di espulsione a Luigi XVIII è affidato agli Inquisitori, i quali incaricano "il circospetto Segretario Giuseppe Gradenigo (1), che per più anni aveva con sommo suo merito, e nota abilità servito il Tribunale medesimo.".

Gradenigo giunge sollecito a Verona per assolvere la sua comunicazione, ma si trova preceduto da un "Espresso spedito al Conte di Lilla dal Conte d'Entragues (2), che penetrata aveva la Deliberazione del Senato, non ostante la segretezza e la religione del Giuramento.".
Decisamente la "Sicurezza" della Repubblica, proverbiale nei secoli, in questi anni fa acqua da tutte le parti.

Dall'arrivo di Gradenigo in Verona il Tentori descrive gli eventi per mezzo dei Dispacci del Residente in quella città, il N.H. Antonio Marin Priuli II (3).

In una nota a pag. 120, l'Abate racconta di avere "per le mani la relazione dettagliatissima di quell'affare, presentata dal Gradenigo al Tribunale Supremo al suo ritorno", ma di non trascriverla per brevità.

Riassume invece, da pag. 121 a pag. 123, il contenuto dei carteggi trasmessi dal Residente Priuli agli Inquisitori, e sistematicamente non letti dai savj al Senato, che ben descrivono gli eventi veronesi dalla comunicazione dell'espulsione all'effettiva partenza dello scomodo Re.

Tali dispacci giungono a partire dal 17 Aprile 1796. In tale data Priuli informa che, incaricato tale "Marchese Carlotto" (di Carlotto o Carlotti) della sgradevole ambasciata, questi era stato prevenuto dal Marchese di Fleury, che gli comunicava come fosse già noto al suo Re il contenuto dell'ambasciata che il Carlotto intendeva recargli.
Ricevuto poi dal Re, ed effettuata la comunicazione, trovava la risposta di questi già pronta:

da pag. 121:

... che partirà per la forza, che voleva cancellare colle sue proprie mani la sua Famiglia dal Libro d'Oro e che gli si restituisse l'armatura di Enrico IV.

Gli Inquisitori lodano il comportamento sia del Residente, che del Gradenigo che del Carlotto, e si affrettano a ordinare che questi "scegliesse la persona più influente col Conte di Lilla" per spiegargli che non erano affatto d'accordo né sulla cancellazione del nome dal Libro d'Oro, né tanto meno sul restituire l'armatura dell'illustre antenato, donata da Enrico IV alla Repubblica nel 1604.

"Dopo molti maneggi" (pag. 121), il 21 Aprile il Priuli ragguaglia gli Inquisitori sull'avvenuto espatrio, alle ore 15, del Conte di Lilla "tenendo la strada del Tirolo". Riferisce che il "Conte d'Entragues", giunto a Verona da Venezia, aveva inviato Corriere al Ministro di Russia in Venezia.
(N.d.R. - Ricordiamo che il Conte D'Antraigues era una sorta di "libero professionista" al servizio di ogni forza antifrancese, vedi Nota 4 a Pubb. VI).

E ancora, che probabile destinazione del Re ramingo e del suo seguito è "Friburgo nella Brisgovia vicino al Campo del Principe di Condé(4)".

Più nutrito di notizie un Dispaccio inviato il giorno successivo, 22 Aprile.
Il messaggio si apre con un grande elogio della condotta del Carlotto e del Gradenigo.

Segue conferma dell'intenzione del Luigi XVIII di unirsi all'Armata di Condé, "avendo ordinato di far giungere colà le lettere in plico".

La partenza non ha creato scompigli in Verona, solo gli Emigrati francesi si trovano in maggiori ristrettezze, allontanatosi il loro principale sovvenzionatore, e il loro mantenimento veniva a ricadere sulle famiglie ospitanti, senza però gravi lamentele da parte di queste.

Vi è stato un colloquio fra il Marchese Carlotto e Lord Macartney, nel quale l'Inglese mostrava al Carlotto un biglietto da parte del d'Etrangues, dove si riportava la funzione svolta dal Carlotto nella vicenda. Come risposta il Carlotto nega spudoratamente l'evidenza.
Si informa infine che Lord Macartney si tratteneva a Verona fino al prossimo lunedì.

Un Dispaccio del giorno dopo, 23 Aprile, informa che tale "Haschelanden" ha ordinato alla "Dita Angeli di pagare gli Emigrati per tre mesi.".

L'ultimo messaggio del Priuli da Verona preso in esame da Tentori è del 25 Aprile e comunica solo che Lord Macartney, venuta meno la sua funzione con la partenza di Luigi XVIII da Verona, aveva preso da lui congedo, intenzionato a recarsi in Hannover.

Louis Joseph, Principe di Condé

Louis Joseph, Principe di Condé (courtesy of Wikipedia).

Da pag. 122:

Sembrava, che terminato fosse l'affare del Conte di Lilla; ma v'erano riserbate nuove molestie su questo argomento.

Prima di passare a esporre i documenti relativi a queste "nuove molestie", Cristoforo Tentori ci offre una panoramica della situazione generale d'Europa, con particolare riferimento all'Invasione d'Italia da parte dei Francesi, che scatta proprio in quei mesi, una volta firmata la pace con la Prussia grazie agli uffici del solerte Conte Sanfermo, residente a Londra per la "neutrale" Repubblica.

L'Armata per l'invasione d'Italia, "scarsa di Truppe era inoltre poco meno che abbandonata, giacché il Direttorio Esecutivo non era in grado di dare a questa nè i soccorsi, nè l'energia necessaria.
Erasi perciò limitata da due anni a picciole operazioni; e il memorando fatto d'armi dei 23 Novembre 1795 era stato diretto più alla propria difesa, che all'offesa de' coalizzati.
" (da pag. 122).

Barthélemy-Louis-Joseph Schérer

Barthélemy-Louis-Joseph Schérer il predecessore di Napoleone al comando dell'Armata d'Italia. Pur disertore austriaco, diverrà Ministro della Guerra francese nel 1797 e '98, introducendo per primo la coscrizione obbligatoria. (courtesy of Wikipedia).

Alleviati sul fronte orientale, I Francesi rinforzano alla meglio l'Armata d'Italia.
Il Generale Scherer chiede di abbandonare il comando, e il Tentori finalmente ci presenta il suo sostituto, Napoleone Buonaparte:

da pag. 122:

... senza religione e senza morale, ma Giovane Ufficiale, che si era distinto e nell'impresa di Tolone, e nella direzione dell'Armata dell'interno. (5)

Napoleone attacca il Piemonte il 10 Aprile 1796. Di fronte ha un numero più di due volte maggiore di truppe bene addestrate e bene armate: 32.000 Austriaci e 17.000 Piemontesi sono arroccati nelle fortezze valutate più inespugnabili d'Italia.

Eppure solo il 15 maggio 1796 quel formidabile nemico gli concederà per "inspiegabili motivi" una resa incondizionata, consegnando armi, munizioni, viveri e fortificazioni.

Il Tentori accenna uno stupore per questi eventi, mentre elenca la sequela di rapidissime sconfitte che quel pugno di straccioni infligge a un esercito regolare fortificato.
Penso sia da attribuirsi alla sua umiltà, consapevole di non essere esperta di arte militare l'astenersi dal commentare questi eventi.

Da pag. 123:

Gli intelligenti dell'arte militare, considerando la natura de' luoghi, riputavano la posizione degli Austro-Sardi formidabile.

Alli 10 di Aprile scoppiò il fuoco della guerra. I primi fatti furono le Battaglie di Montenotte, di Millesimo, di Mondovi colla peggio sempre de gli Austro-Sardi.
Ridotte a pessimo stato le cose, la Corte di Torino, avvisata dal General Colli dell'impossibilità di resistere, pensò al suo pericolo: dopo molti divisamenti fu dal General Colli conchiuso un Armistizio a Cherasco, nel quale le importanti Piazze di Cuneo, e Tortona venivano consegnate ai Francesi sin alla Pace, che fu segnata finalmente nel giorno 15 Maggio.

Fortezza di Gavi

Fortezza di Gavi, una delle tante imprendibili fortificazioni piemontesi che furono consegnate a Napoleone senza praticamente combattimento. (image courtesy of http://www.tdmitalia.net).

Quello che il Tentori non poteva sapere, e che noi invece apprendiamo da: "The Road to Rivoli", di Boycott-Brown (Martin. London: Cassell & Co., 2001), è che una infiltrazione nelle comunicazioni aveva reso problematica la collaborazione fra il Colli e il Generale Beaulieu (6), comandante della Truppa Austriaca.
All'austriaco era giunta falsa informazione di un possibile voltafaccia dell'alleato sabaudo ma, come vediamo nella nota, questa ragione non sembra sufficiente a spiegare la totale disfatta dei Franco-Piemontesi.

Sappiamo anche, dalle precedenti pagine del Tentori, che il Sanfermo aveva soggiornato abbastanza a lungo come Residente a Torino da spargervi i semi filo-francesi di cui ha più volte dimostrato di essere portatore.
Sempre dal Tentori abbiamo appreso che in Torino la congiura aveva preso già forma evidente, come a Napoli e, pur repressa, si presentava come un pericolo molto reale.

Questo sguardo sull'invasione del Piemonte non è che il primo passo per ridimensionare e riqualificare la figura di Napoleone, abile politico, efficiente militare, ma non quell'Arcangelo portato dal Vento Divino dell'Appiani che è necessario postulare, quando solo alla sua genialità sovrumana si voglia attribuire il miracolo di venticinquemila uomini con cinque cannoni che riducono alla resa cinquantamila soldati regolari fortificati nei nidi più inviolabili delle Alpi, in 35 giorni.

Vedremo tutte le vittorie lampo del Generale Mitraglia connotate da inesplicabili rese o errori di nemici superiori in forze... Le città prese furono quasi sempre consegnate da congiure preesistenti dentro le loro stesse mura, e negli scontri campali vedremo "superiori" e mai dagli storici ufficiali spiegate "ragioni politiche" subentrare nei rari casi in cui i Napoleonici si videro a mal partito...

Ma questo è un altro discorso, che forse il Signore mi concederà di svolgere a parte quando avremo finito di "spremere il succo" dalla testimonianza di Cristoforo Tentori.

Prima di passare alla riproduzione dei messaggi riguardanti gli "strascici" della questione Conte di Lilla, L'Abate riporta il suo obiettivo panoramico su Venezia.

Da pag. 123:

Non ostante che questi fatti strepitosi annunciassero già l'eccidio a' piccioli Stati d'Italia, il Senato di Venezia non volle deviare pel consiglio de' suoi Savj dalla prescritta imparziale Neutralità disarmata nel conflitto delle potenze belligerantì.
Ma questa Massima ... condusse necessariamente i due Eserciti ad occupar le Fortezze del Veneto Dominio intermedio, che divenne, come si vedrà, il Teatro delle battaglie per il corso d'un anno intiero.

Da "neutrali" a "Territori ospitanti". Ma gli ospiti sono turbolenti e con l'hobby della guerra.

Johann Peter Beaulieu

Johann Peter Beaulieu, il Generale Austriaco misteriosamente sconfitto in Piemonte (courtesy of Wikipedia).

Arriviamo dunque allo scambio di corrispondenze fra Inquisitori e savj in merito alle sconce richieste avanzate da Luigi XVIII prima di partire.
I Dispacci non vengono comunicati al Senato. Presumibilmente, la sola idea di poter perdere quello splendido esemplare di Armatura dalla collezione comune, avrebbe fatto svenire gran parte dei collezionisti maniacali privati che formavano il Senato di quegli anni...:-)

In una Comunicazione degli Inquisitori ai savj in data 7 Maggio 1796 (pagg. 123 - 125), si notifica che non solo il Re partente ha formulato quelle sconce richieste, ma le ha addirittura scritte in Petizione formale.
Per mezzo del sempre più famoso libellista, il Conte "d'Entragues", tale petizione è stata trasmessa a "Mons. Mordinoff, Consigliere privato di Sua Maestà l'Imperatrice di Tutte le Russie", alla quale Luigi XVIII affida l'esecuzione e la riscossione di quanto richiesto.

Il Dispaccio si conclude con due altre brevi notizie: la prima è che Caterina di Russia, secondo quanto è "traspirato" agli orecchi del Sommo Tribunale, avrebbe nominato il "d'Entragues" come proprio "Ministro Estraordinario" presso Luigi XVIII, con Lettere Credenziali che lo riconoscono come legittimo Re di Francia.
Avrebbe anche, Caterina, offerto rifugio presso di sé al Re cacciato da Venezia, ma l'offerta lo avrebbe raggiunto quando ormai la sua destinazione presso l'Armata del Principe di Condé era ad effetto.

La seconda, che il Conte di Lilla e Verona, all'occorrenza Luigi XVIII, in occasione del viaggio aveva assunto nuovo nome di "Marchese Grosboy".

Nota da pag. 126:

Erano Savj del Collegio al tempo della Comunicata 7 Maggio i N.N. H.H. Niccolò Foscarini K. (7), Alessandro Marcello primo, Piero Zen, Filippo Calbo (8), Zan Antonio Ruzzini, Giacomo Grimani.

San Pietroburgo

Una veduta di San Pietroburgo, città modello di chiara ispirazione veneziana per quanto riguarda il Territorio e l'Architettura. (image courtesy of Eugenio Guidotti).

Alle pagg. 125 - 126, Tentori riporta le traduzioni delle Lettere che Luigi XVIII aveva trasmesso alla Corte di Russia, in cui si pregiava di conferire a quell'Autorità la procura di esigere dai Veneziani la cancellazione del proprio nome dal Libro d'Oro della Nobiltà Veneziana, nonché di acquisire in deposito non solo la famosa armatura di Enrico IV, ma anche un ritratto del proprio fratello, presumibilmente Luigi XVI.

La Corte di Pietroburgo accetta l'incarico: ormai al Mondo è chiaro da che parte stia la "neutrale" Venezia, e poi un'armatura come quella avrebbe fatto gola a chiunque...
Così il Plenipotenziario di Russia presenta una "prolissa Memoria" in merito, al Collegio dei savj, nella quale le richieste di Luigi XVIII vengono reiterate a nome stavolta della Sovrana di Russia.
La Zarina coglie anche l'occasione per manifestare il suo disappunto per la faccenda, "lagnandosi acremente del seguito allontanamento da' Pubblici Stati del suddetto Conte di Lilla".

Questo evento è di non poco disturbo ai savj, soprattutto "in momento assai inopportuno per le vicende, che dovremo in seguito esporre.".

Tuttavia a Venezia non passa nemmeno lontanamente per il capo, di separarsi dall'epica armatura, né di privare il proprio Libro d'Oro di tanto augusto cognome.
Così il "Savjo in Settimana", in quel caso Antonio Ruzini, in data 2 Luglio 1796, incarica il Segretario Andrea Alberti di stilare una stringata ma inequivocabile risposta, che potete leggere per intero alle pagg. 127 - 128.

Si fà sostanzialmente presente a Sua Maestà Russa che le disposizioni resesi necessarie nei confronti del Conte di Lilla sono dettate da eventi complessi i cui termini sono stati trasmessi al Residente veneziano in Pietroburgo, perché personalmente ne erudisca quella Sovrana. Il nobile Veneziano a Pietroburgo illustrerà inoltre di persona alla Maesta Sua le ragioni per le quali i Veneziani non ritengono di dover soddisfare le richieste di Luigi.

Nella stessa data del 2 Luglio, il Consiglio di Pregadi formula le istruzioni per il Nobile Veneziano a Pietroburgo, Niccolò Venier, e ne affida la compilazione allo stesso Segretario Alberti.

Il discorso da indirizzarsi alla Zarina di tutte le Russie occupa le pagg. 128 130.

2 Luglio 1796 in Pregadi.
Al Nobile in Pietroburgo da spedirsi per Espresso.

All' "acre lagnanza" di Caterina i savj oppongono la "causa di forza maggiore". Fin che ha potuto, per due anni la Repubblica ha protetto il Conte, ma subentravano adesso ragioni per le quali questa ospitalità "altamente comprometteva li più essenziali nostri riguardi ... e che con la gravità di tali circostanze ... l'equità di M. S. non avrebbe potuto confondere quei sentimenti di umanità e di riguardo che per lo spazio di circa due anni si esercitarono verso il detto Conte di Lilla, e molto meno il trarre da esse alcun argomento contrario alli sentimenti di perfetta osservanza, e di costante amicizia, che il Senato si pregia verso di Essa di professare." (pag. 129).

Storia di Venezia - Enrico IV di Francia in armatura

Enrico IV di Francia in armatura in un quadro di Frans Pourbus il Giovane (courtesy of http://www.settemuse.it).

Assai più sincere e fondate le motivazioni con cui ci si permette di negare, pure alla Maestà Sua Russa, dopo che al Luigi, la famosa armatura e la cancellazione del nome dal Libro d'Oro.

In questo caso bisogna riconoscere ai savj di avere perfettamente inquadrato e abbattuto le presunte ragioni del Re fuggiasco. L'armatura, infatti, fa ancora buona mostra di sé nell'Armeria di Palazzo Ducale. Fu penso l'ultima pur meschina vittoria della diplomazia veneziana.

Ecco le ragioni dei savj per non cancellare il nome:

da pag. 129:

... dobbiamo quindi attendersi tolta ogni ulterior insistenza sopra le due prodotte ricerche, che non potrebbero mai in alcun modo secondarsi dal Senato, come la vostra penetrazione saprà ben facilmente conoscere. Poichè contando Noi il sommo pregio di veder ascritte fra le famiglie Patrizie molte delle più illustri di Europa, e singolarmente quella di Borbone, da cui derivano li Sovrani di Spagna, di Napoli, e del Real Duca di Parma, verso de' quali tutto è rivolto lo studio nostro a dar loro continue testimonianze di sincero attaccamento, e di riguardo, il Senato dall'inattendibile petizione di questo Ministro Russo di cancellar la famiglia Borbone dalla Nobiltà Veneta verrebbe condotto a praticar ad Essi un'offesa tanto contraria e alle amichevoli nostre relazioni con i medesimi, e ai costanti principj da Noi professati.

Il messaggio è doppio, anzi triplo. 1) Quello letterale, niente affatto infondato, del resto; 2) Si ricorda alla Zarina che anche la Spagna, dopo Francia e Prussia, ha saltato il fosso, e che a Napoli e Parma (oltre che a Torino e in Venezia stessa) le congiure filo-francesi sono pronte a scattare; 3) che i savj veneti coltivano grande stima e apprezzamento per i Principi del Sangue e che sono psicologicamente pronti a far saltare l'odiosa Repubblica per entrare a far parte di quella "Eletta Schiera".

Questa attenzione e considerazione degli ex-repubblicani per i valori araldici e dinastici non produrrà comunque alcun effetto sull'Eletta Schiera, che in fase di Restaurazione ai "Patrizi Veneti" non offrirà che impieghi da funzionario.

Ed ecco invece i motivi per i quali si rifiuta di consegnare l'armatura:
da pag. 129:

Di egual carattere potrete far conoscere l'altra petizione riguardante il pregievolissjmo dono fatto alla Repubblica da Errico IV in prova del sincero suo attaccamento, che sotto questo spezioso rapporto deve gelosamente da Noi custodirsi, nè può mai esservi in alcuno ragione di pretendervi la rinunzia come Dono cortesemente marcante una onorevole distinzione.

I Veneziani sono "custodi" di un armatura donata loro da ben altro Re, rispetto a questo che la richiederebbe, Re ramingo e persino privo di Regno...

Fatto si è che Caterina, ricevuta la comunicazione, abbandonò le pretese, anche perché ben altre nubi si accumulavano all'orizzonte, e la vita di Caterina stessa andava a terminare due mesi dopo questa vicenda, il 17 Novembre 1796.

Le ultime note della Comunicazione del Senato Veneto alla Zarina sono una minacciosa lagnanza per la troppa influenza esercitata sul Ministro Plenipotenziario di Russia in Venezia dai "raggiri ed animo malaffetto di questo Sig. d'Entragues ... figura sempre più molesta ai pubblici riguardi ... si confida, che sia per riuscire alla desterità vostra di far conoscere a codesto Ministro ... quanto le derizioni di esso Individuo tendano ad adombrare quella perfetta intelligenza tra li due Governi, che dal Senato si procura con ogni studio di coltivare." (da pagg. 129 - 130).

La frase conclusiva è piuttosto oscura:
da pag. 130:

... nel rimettersi in copia per lume le Carte predette alli Capi del Consiglio de' X, restano ricercati di devenire col loro Consiglio per le vie secrete a quelle deliberazioni, che pareranno proprie alla loro prudenza.

La Russia "cede" sul nome e l'armatura, ma continua a proteggere il conte d'Antraigues, che viene assunto nelle figure della Legazione Russa. Inquisitori e Senato decisero di continuare a tollerarlo, nonostante il disappunto più volte espresso con "memorie" dal Ministro Francese Lallement, che ne chiedeva l'allontanamento da Venezia a nome del "Direttorio Esecutivo". Abbiamo già visto quale speciale carattere internazionale, ricoprisse la figura apparentemente secondaria del conte d'Antraigues.

A questo punto Cristoforo Tentori fa un altro passo indietro, per illustrare il Carteggio del Residente Veneziano a Bergamo Ottolin, cominciando da un Dispaccio in data 30 Aprile 1796.

Prima di esporre queste fonti, l'Abate riassume brevemente gli sviluppi militari nell'Occidente d'Italia riguardo la condizione della Lombardia Austriaca.
Il cedimento del Piemonte all'Armata d'Invasione francese già descritto ha causato il ritiro del Generale austriaco, il barone Beaulieu, "a coprire Pavia e il passo del Pò".

La sua Armata si è ridotta a 18.000 uomini ed è male in arnese, avendo lasciato la maggior parte degli armamenti e un gran numero di prigionieri (soprattutto Ufficiali e Corpi Speciali) in mani che ormai si potevano chiamare Franco-Piemontesi.

Da pag. 131:

Tutto ciò faceva già presagire il funesto rovesciamento di cose che sovrastava al Milanese. Cominciò quindi a suscitarsi il rumore de' geniali Francesi anche nelle Provincie Venete, e principalmente nel Bergamasco limitrofo alla periclitante Lombardia.

Umberto Sartori

La Battaglia di Montenotte

La Battaglia di Montenotte in un quadro del 1814 di René Théodore Berthon rappresentante il Capo di Brigata Rampon che difende il ridotto di Monte Legino il 10 Aprile 1796. Nonostante l'intento celebrativo del dipinto, si possono notare i piedi scalzi di molti soldati. (image courtesy of Wikipedia).


Note

Nota 1 - Giuseppe Gradenigo sembra essere stato tra quelli che inizialmente si fecero abbagliare dalle Speranze in una nuova Repubblica portata dalla Francia. Dal "Dizionario biografico degli Italiani" Treccani:
"La sua influenza si estese però al di là dell'ambiente cancelleresco. Egli protesse il controverso "daziario" G.A. Spada, fervente filofrancese e futuro protagonista della gestione finanziaria della Municipalità provvisoria, arrestato negli ultimi mesi della Repubblica, condannato all'esilio per due anni a Corfù e salvato anche grazie all'intervento "dell'umano Secretario Giuseppe Gradenigo" (Spada, p. 73).
Si può ipotizzare che aiutasse anche l'abate G.A. Pedrini, spia degli Inquisitori ma anche autore di interessanti scritti politici, condannato nel febbraio 1792 dallo stesso tribunale per il suo "Della nobiltà. Diatriba filosofico-politica". Il Pedrini, chiesta clemenza in lettere al Gradenigo, mantenne il ruolo di "confidente" fino al 1795 (Inquisitori di Stato, b. 622).
"
Più tardi però sembra essere uscito dalla congiura filo-francese, e svolgerà servizio di Stato per l'Austria per gran parte della sua vita.

Nota 2 - Conte d'Antraigues, vedi nota 4 pubblicazione precedente.

Nota 3 - Questo N.H. Antonio Marin Priuli II, anch'egli come si vede appassionato dei titoli ordinali dinastici, appartiene a una Famiglia "papalina" che aveva appena dato alla Chiesa come altissimo prelato un suo omonimo, che era stato Vescovo di Padova e di Vicenza, nonché Cardinale Presbitero di San Marco e di Santa Maria della Pace.

Lo ritroveremo, il "Priuli II" fra quei primi Cittadini che donano alla Municipalità Provvisoria, in risposta all'appello da questa indirizzato alla Popolazione per sovvenzionare la "Guardia Nazionale", nella:

"PRIMA CARTA DEI DONI PATRIOTICI
LIBERTA EGUAGLIANZA
IN NOME DEL POPOLO SOVRANO
IL COMITATO MILITARE
DELLA MUNICIPALITÀ PROVVISORIA
DI VENEZIA
"

Da: Raccolta Di Carte Pubbliche, Istruzioni, Legislazioni ec. ec. ec ..., Volume 7

Come si può vedere saranno numerosi, i Priuli ad aver donato quel 17 Giugno 1797, sia in lire che in natura: 18 Lire da un Antonio Marino (pag. 307), 16 da un Alessandro, ancora 16 da un Angelo Maria, il quale ritiene di versarne altre 16 da un patrimonio sotto la sua tutela, quello di tale Costantin Ulastò...

Poco più sotto, a pag. 312 Antonio Marin Priuli primo, Antonio Marin Priuli secondo, e un Antonio Marin Priuli segnalato come "qu." donano ciascuno dieci paia di fibbie d'argento per calzature. L'acuta Famiglia intuiva forse che sarebbero rimaste a lungo fuori moda.

Nota 4 - Louis Joseph, Prince of Condé, Principe del Sangue Borbone e imparentato con i Savoja, quest'uomo aveva raccolto un'armata quasi indipendente che si prefiggeva la difesa e la riconquista dell'Ancien Regime.
Dopo avere subito sotto comando prussiano la sconfitta al fianco del Conte di Artois pur se sull'altro fronte, e abbandonato da quella Corte che si andava ad alleare col nemico, il Principe di Condé era passato sul ruolo paga degli Inglesi.
Continuerà a combattere a fianco di Austria e Inghilterra fino al 1801, quando la sua Armata fu dispersa, ma attorno a lui si erano raccolti molti degli uomini chiave della veniente Restaurazione: il Duca di Richelieu, quello di Blakas e lo Chateaubriand.

Esiliato in Inghilterra, il Condé rientra in Francia alla caduta di Napoleone, e diviene Grand Maitre di Luigi XVIII fino alla morte, nel 1821.

Nota 5 - Non è qui esatta l'informazione del Tentori su tale lontano personaggio, che aveva rifiutato il comando dell'Armata di Vandea ma si era distinto nella fulminea repressione dei moti di Parigi, guadagnandosi in 18 ore il soprannome di "Generale Mitraglia".
Si direbbe che questo particolare non fosse giunto a Venezia, nemmeno dopo che "la furia della rivoluzione spalancò gli archivi" dai quali il Tentori poté trarre i suoi documenti.
Non avrei dubbio che, se i fatti di Parigi gli fossero stati noti, l'Abate li avrebbe aggiunti, alla stringata presentazione del Corso.

Nota 6 - Anche tenuto conto delle false informazioni, riesce difficile accettare che Johann Peter Beaulieu potesse essere davvero sconfitto militarmente. Egli era esperto e brillantissimo comandante distintosi con le vittorie austriache nei Paesi Bassi e sul Reno. Vittorie spesso ottenute pur trovandosi inferiore di numero e armamento al nemico. È il caso per esempio della battaglia di Mons nella Guerra della Prima Coalizione, dove:
"... con 5000 soldati austriaci e 18 pezzi d'artiglieria, sconfisse i 7500 uomini e i 36 cannoni di Armand Louis de Gontaut, infliggendo 400 perdite al nemico contro le 30 subite." (Smith, Digby. The Napoleonic Wars Data Book. London: Greenhill, 1998, pag 25).

Riguardo alle false informazioni, è davvero poco probabile che esse riuscissero a incrinare la fiducia fra il Beaulieu e il Colli, che erano secondo più fonti, ottimi amici personali. Il prosieguo della campagna d'Italia vedrà praticamente il Beaulieu precedere Wurmser, Alvinzy e Napoleone stesso verso Leoben, lasciandogli via via per strada nelle mani risorse, uomini e armamenti, oltre alle fortezze.

Nota 7 - Nicolò Filippo Foscarini sarà poi figura chiave della consegna degli Stati Veneti a Napoleone. Consegnerà prima la fortezza di Peschiera e Verona agli Austriaci, che subito la passeranno ai Francesi, e poi Venezia stessa quando inviato assieme al famoso Conte Sanfermo per trattare con l'invasore.
Diventerà, assieme a Lodovico Manin, il principale capro espiatorio della disfatta nell'immaginario popolare.

A sua parziale discolpa, dal momento che la sua vita precedente non sembra dar luogo a gravi sospetti, possiamo ipotizzare che, incaricato di punto in bianco come Provveditore Generale di Terraferma, abbia subito lo choc di scoprire in quale stato erano le difese veneziane, dopo i sabotaggi effettuati dalla "consulta" dei congiurati.
Sabotaggi che erano continuati anche dopo che i fratelli Pesaro avevano convinto il Senato a ordinare il riarmo difensivo, come abbiamo visto pagine addietro.

L'uomo Foscarini uscì da quella esperienza moralmente e finanziariamente distrutto, si ritirerà dalla vita politica ed esaurirà l'immenso partimonio familiare nel pagamento di debiti, fino alla morte, nel 1806.

Nota 8 - Per Filippo Calbo, vedi Nota 7 in pubblicazione precedente


Vai a pagg. 89 - 101 | Vai a pagg. 101 - 119 | In questa pubblicazione, pagg. 119 - 131 | Vai a pagg. 131 - 142

TOP

   

Edizione HTML e grafiche a cura di Umberto Sartori