Storia di Venezia

Pagina pubblicata 14 Dicembre 2013

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, X

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , X
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

PARTE PRIMA
Dell'origine della Rivoluzione Dall'anno 1788 al 1 Giugno 1796 (pagg. 21 - 172)

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Storia di Venezia - Verona ponte murato di Castelvecchio

Verona ponte murato di Castelvecchio (image courtesy of http://auroranew.blogspot.it).

Il "Provveditor Generale in Terra Ferma" raggiunge dunque celermente Verona, sede stimata la più adatta a "provvedere" di sè le Province dell'Oltre Mincio.

Da Bergamo proseguono gli "avvisi" del Vice Podestà Ottolin, che con il Dispaccio in data 11 Maggio 1796 ragguaglia il Senato dell'esito della battaglia di Lodi, in seguito alla quale i Francesi occupano quella città dal giorno precedente, il 10 Maggio.

Ottolin riferisce che sono in costante aumento i profughi e che gli eserciti stranieri cominciano a vessare le Popolazioni per soddisfare ai propri bisogni logistici e alimentari. Per tenere calme quelle Popolazioni l'Ottolin promette che sarà la Repubblica, a compensare quello che gli invasori sottraggono. (1)
Da pag. 143:

Questo metodo allarmò i Benestanti, alcuni de' quali si sono professati di non voler più contribuire generi senza pagamento, ma ho incaricato quel N.H. Provveditor di persuaderli colla sicurezza, che le loro convenienze non sarebbero state trascurate dalla giustizia Sovrana.

Nel Dispaccio del 12 Maggio Ottolin segnala la diminuzione di profughi dal Milanese e l'aumento dei disertori tedeschi, alcuni dei quali si arruolano nelle "Truppe Venete". Informa ancora che le Mura di Verona abbisognano di restauri.

La Ducale di risposta, in data 19 Maggio, neanche a dirlo proibisce all'Ottolin di accettare l'arruolamento dei disertori, mentre accorda il restauro delle mura.

Giova chiedersi a chi mai potessero servire delle Mura prive di uomini a difenderle, se non agli ormai prevedibilissimi nuovi padroni di quelle mura.

Da pag. 143:

Era a quest'epoca incessante la sopraveglianza degl'Inquisitori di Stato sull'andamento de' sudditi nelle Provincie; e non trascuravano i Pubblici Rappresentanti di tener ragguagliato il Tribunale Supremo d'ogni benchè minima novità... .

In un dispaccio del 14 Maggio (pagg. 144 - 145) Ottolin a sua volta non trascura di ragguagliare, comunicando al Supremo Tribunale degli Inquisitori gli effetti della sua "più viva attenzione nelle difficili circostanze presenti".

Allo scopo di "sopravvegliare" il Territorio, egli ha inviato "Persona di questa mia Cancelleria Prefettizia di tutta fede, e desterità (destrezza)" nella Val Seriana e altre simili Persone invierà "per tutta la Provincia".

Ma sono altri i problemi sui quali Il V.P. di Bergamo chiede lumi agli "Eccellentissimi Patroni Collendissimi".

Si tratta del fatto che si vedranno ben presto circolare i numerosi Commercianti e Viaggiatori che entrano in Repubblica Veneta provenienti dal Milanese, adorni di quelle "Cocarde" imposte dagli "ordini colà diffusi".

Storia di Venezia - Val Seriana

La Val Seriana,lungo la quale presumibilmente si snodava la "Strada di San Marco". (courtesy of http://www.unionepresolana.bg.it/).

Egli è ben deciso a punire coloro fra i sudditi Veneti che osassero imitare i nuovi forestieri, tuttavia non sa come comportarsi con i forestieri stessi.

Ancora, si pone il problema degli "Uffiziali Francesi, o uniti, o separati" che si presentassero alle frontiere, i quali, "stando alla regola generale dovrebbero prestare il loro Costituto" (tale Costituto poteva avere evidentemente varie forme, come vedremo nella risposta dei "Collendissimi Patroni").

Prevede inoltre, l'Ottolin, che vi sarà a Milano e da Milano a Bergamo, afflusso di "Libri, e Stampe, e Fogli Francesi d'ogni genere". Deve egli usare "sulla Valiggia del Corriere di Milano, le stesse avvertenze, che si praticano per quella della Svizzera", o ciò potrebbe "turbare i Pubblici riguardi"?

Conclude chiedendo se e in che forma si debbano ancora rilasciare passaporti per i Cittadini Veneti diretti a Milano.

In commiato l'ossequiosità dell'Ottolin raggiunge il parossismo:
da pag. 145:

... su questi punti impetro dalla clemenza di V.V. E.E. una misura positiva, dietro la quale uniformerò la mia volontà sempre disposta a servire ai comandi dell E.E. V.V. ; ... bacio con venerazione a cadaun di esse umilmente le mani. Alessandro Ottolin Cap. V. Podestà.

Nei puntini vi è un accenno al Senato, che è il vero referente dell'Ottolin come di tutta la Repubblica, ma si demanda naturalmente agli Inquisitori di trasmettere a loro piacimento le informazioni a quell'Organo. Non dal Senato dipende la carriera dell'alto Funzionario: da tempo, in Venezia sono le mani di "cadauno paron", a fare le differenze.

Segue risposta il 18 Maggio 1796 (pagg. 145 - 146).

Le "Cocarde tricolorite" siano lasciate agli "Uffiziali di Truppe, che hanno diritto di portarle".
Riguardo gli altri forestieri, siano essi "comandati con modi nobili, prudenti, ma determinati, ... a non portarle durante la dimora, o transito per la Città, o per lo Stato.".

La prima coccarda (1794), quella di De Rolandis e Zamboni

La prima coccarda (1794), quella di De Rolandis e Zamboni, è tuttora conservata nel "Museo Europeo degli Studenti" (MeuS) dell'Università di Bologna (courtesy of http://www.radiomarconi.com).

Riguardo ai sudditi, le Autorità vigileranno attentamente e puniranno coloro che osassero di mostrarsi adorni di Coccarde.

Quanto al "Costituto" da richiedersi agli Ufficiali Francesi, annotiamo innanzittutto che gli Inquisitori vi si riferiscono come al "così detto Costituto".
Per quel che pertiene chiedere alle porte i "nomi, provenienza, alloggio" e altri accertamenti d'identità consueti a tutti i corpi di Guardia, si continui come di consuetudine.
In caso di rifiuto, o "in circostanze più estese", dovrà l'Ottolin rivolgersi al "Provveditor generale in Terra Ferma" per ricevere istruzioni caso per caso.

In merito ai controlli sulle "Valigie provenienti da Milano", si affida all'esperienza dell'Ottolin "il metodo verificabile di far esaminare, e trattenere" quei "Fogli e Carte estere" che risultassero "perniciosi".
Faccia questo tenendo sempre accuratamente informati gli Inquisitori, dal momento che il Commercio Epistolare per Bergamo viaggia separato da quello diretto a Venezia.

Per i passaporti, non siano rilasciati, e sostituiti presso i richiedenti da un semplice Attestato di Cittadinanza Veneta.

Firmano gli Inquisitori:
da pag. 146:

Zuanne Zusto Inquisitor di Stato. (2)
Giacomo Boldù Inquisitor di Stato.
Francesco Lippomano Inquisitor di Stato.

Dopo la battaglia di Lodi, Beaulieu si ritira verso Mantova, lasciando i Francesi "Padroni della Lombardia". Questi costringono a "umiliante armistizio i Duchi di Parma, di Modena e il Romano Pontefice.".

Da pag. 146:

Questi Sovrani riposavano all'ombra del Diritto delle Genti, e si riguardavano a ragione Neutrali, ... ma essendo la sola legge del Generale Bonaparte il "Diritto del più Forte", egli nulla curando ... non accordò l'Armistizio se non che a dure e pesantissime condizioni: alle quali pure dovettero soggiacere il Papa, ed il Duca di Modena, che erasi ritirato a Venezia.

Una volta entrati in Milano, i Francesi bloccarono tutti i Corrieri verso lo Stato Veneto, impedendo allo stesso residente Veneto in Milano di informare il suo Governo sui dettagli e gli sviluppi della situazione.

Ottolin decide allora di procacciarsi informazioni da sé, e in un Dispaccio del 18 Maggio avvisa il Senato di ciò che è riuscito a sapere e dei mezzi messi in atto per procurarsi le informazioni.
Tale Dispaccio è riportato per intero alle pagg. 147 150.

Il Residente Veneto a Milano è riuscito a far arrivare a Bergamo, e poi a Venezia, il "Pubblico Corriere Molinari" con "commissioni vocali", data "la impossibilità di quel Ministro di avanzare Dispacci a Pubblica cognizione.".

Tra gli ordini recati dal Molinari vi è anche quello di trattenere in Bergamo le valigie già spedite da Milano per altro Corriere, tale "Dadda", cosa che l'Ottolin farà sino a contrordine da parte delle Loro Serenità o del Residente a Milano.

La sospensione dei Corrieri, a vista dell'Ottolin, creerà notevoli disagi all'economia, sia della Piazza di Milano che di quella di Bergamo, stanti gli intensi rapporti commerciali fra le due città.
Per accelerare le comunicazioni di Bergamo e Brescia con la Dominante, nella presente drammatica situazione, l'Ottolin ha istituito uno speciale servizio di corrieri a staffetta.

Segnala nel giorno 18 Maggio alle ore 17 il passaggio per Bergamo di un Corriere Francese con Dispacci per il "Commissario Salicieti, e pel General in Capite Buonaparte".
Il Residente veneziano provvede a servirlo prontamente di cavalli, "onde non ritardasse menomamente il suo viaggio.". Il residente in Verona, dal canto suo, spinge la premura fino a munirlo di scorta nei tratti in cui corresse rischio di incontrare qualche "Distaccamento Tedesco".

Ottolin passa quindi a informare i savj di come ha raccolto le informazioni che ritrasmetterà:
da pag. 147:

Persone dì tutta fede passate nei scorsi giorni a Milano per loro interessi di commercio, e da me incaricate di ben esaminare le cose, e riferirmene il risultato, poterono fuggire con destrezza dalle Porte, e deludere la vigilanza della Guardia Francese. Dal complesso delle lor esposizioni, tutte uniformi, mi derivano que' rapporti, che umilio e che possono interessare.

I soldati Francesi cominciano a entrare in Milano Venerdì 14 Maggio 1796 e continuano a entrarvi fino a Domenica.

Ottolin non è in grado di precisarne il numero, che a detta dei Francesi stessi dovrebbe aggirarsi sui 30.000 uomini, (3) fra Cavalleria e Infanteria, essendosi uniti i Corpi che erano a Lodi e nei dintorni.

Il Primo Generale a entrare è il Massena, mentre con il grosso dell'Armata arriveranno il "Comandante in Capite Buonaparte, ed il Commissario del Governo Saliceti collo Stato Maggiore, ed Offizialità Graduata".
Da pag. 148:

La Truppa era piuttosto in disordine di vestiario, e mal provveduta di Cavalli la Cavalleria, la quale per la sua nuova montura con elmi coperti d'ottone, e con code di Cavallo per difendersi il collo dai colpi d'arma bianca, desta spavento.

I "Decurioni della Città", nominati con editto immediato, hanno distribuito i soldati nelle case, ma essendo questi molto numerosi, gran quantità è accampata sui Bastioni, in tende militari. "Quasi tutti i soldati sono giovani, ma sparuti per le fatiche della guerra".

Domenica gli invasori hanno approntato feste, Accademie pubbliche, balli e banchetti, disponendo l'illuminazione notturna di tutta la città.

Sono stati proclamati vari Editti:
da pag. 148:

La pubblicazione del giuramento prestato dal corpo de' 6o Decurioni, la requisizione della Gioventù, dei Cavalli, Corami, Panni, ed altro per un Armata di 8o mila Uomini.
L'inibizione ai Soldati Francesi di far circolar "Assegnati", ma pagar in contante, e finalmente jeri usci l'ordine di disarmarsi la Truppa Urbana, e consegnar l'armi ai Francesi, il che fu anco subito eseguito.

Da Lunedì il Buonaparte ha sospeso la validità degli stessi passaporti rilasciati da lui, e nessuno può uscire da Milano.

Storia di Venezia - Antoine Christophe Saliceti

Antoine Christophe Saliceti. Considerato oggi uno dei precursori del moderno spionaggio, il Saliceti, oltre al ruolo di Commissario del Direttorio, svolse numerose operazioni di infiltrazione alcune anche nello Stato Pontificio.
Fu tra i principali provocatori della prima rivoluzione filofrancese di Bologna, che fu repressa nel sangue (courtesy of http://www.paullouiscourier.fr).

Storia di Venezia - André Massena

André Massena. Se il Saliceti si può considerare un precursore dello spionaggio, a Massena si può forse attribuire l'invenzione dei Corpi Speciali. Egli era uomo capace di ottenere "miracoli" pur da battaglioni scalzi, malnutriti e talvolta semiassiderati (courtesy of Wikipedia).

Secondo gli ufficiali Francesi tale disposizione resterà in vigore fino alla capitolazione o alla espugnazione del Castello di Milano, nel quale è ancora asserragliato e agguerrito il Generale Austriaco Sallis, che spara a vista con moschetti e artiglieria su chiunque si avvicini, e ha già ucciso "trenta e più persone, le quali incautamente andarono nei contorni del Castello".

I Francesi fanno preparativi d'assedio, e le ipotesi sul destino del Castello sono confuse.

Buonaparte ha disposto "varj Cannoni a mitraglia a tutte le porte, parte verso la Città, e parte verso fuori coi Cannonieri sempre pronti con miccia accesa" (da pag. 149).

Nonostante queste misure, l'Ottolin si dice certo di trovare "scaltra e prudente persona, che ritornerà nei modi possibili a quella parte, e per Sabbato mi recherà le nuove ulteriori con esattezza, e precisione".

Da interrogatori dei transfughi da Milano, Ottolin raccoglie l'informazione che i portatori di documenti di Cittadino Veneto sono rispettati dai Francesi, ma che anche a loro è inibita l'uscita dalla Città, e che lo stesso Residente Veneto non ritiene di rilasciare passaporti in quanto già un suo documento di quel tipo non fu dai Francesi accettato.

Milano e il Castello

La Citta fortificata di Milano e il suo Castello (courtesy of http://www.florenceprints.com).

Riporta dunque voci dai discorsi degli Ufficiali francesi in merito ai loro sentimenti verso Venezia:
da pag. 149:

... si raccoglie esser stato fatto da' Comandanti Francesi, e massime dal General Massena, un qualche generico discorso di rimarco (rimprovero) "sulla quantità di Emigrati, che sono nello stato Veneto, sull'accoglienza fatta al Conte di Provenza, e sull'accampamento de' Tedeschi in Territorio Veneto, spiegandosi, ch'egual adesione troveranno certamente le Armate Francesi.".

Poi ancora un'altra voce, che sarà però smentita in un seguente Dispaccio del 26 Maggio, su un gruppo di reclute Venete partite da Bergamo il giorno 13 Maggio e che sarebbero state "da' Tedeschi arrestate a Desenzano, e tradotte a Mantova col Capo Leva, e 20, condannati al travaglio del Levante".

Ottolin, sta cercando di verificare questa circostanza: "... ho immediate scritto ai Pubblici Rappresentanti di Brescia, e Salò, dal primo de' quali ricevo in questo momento l'inconcludente risposta, che in copia umilio".

Un Distaccamento di Cavalleria Francese ha rallentato il "Corriere della Svizzera", al passaggio per la città di Como, e si pensa che in quella Città si concentreranno entro breve "maggior numero di Truppe".
Se dovesse bloccarsi la strada di Como, sottolinea Ottolin, "rimarrà sempre aperta la strada detta di S. Marco tutta sul Veneto sino alla Valtellina, e che fu praticata anco in altre simili occasioni" (da pag. 150).

Alla data e firma di questo Dispaccio segue una postilla: da pag 150:

Appena segnate le presenti giunge a questa parte il Veneto Residente di Milano colla sua famiglia. Dalla di lui voce ho sentita la conferma di tutte le particolarità suenunciate, e quanto all'oggetto del suo viaggio mi accennò, che l'aveva intrapreso a titolo di condurre a Bergamo la Moglie e Figli, ma che la sua vera intenzione fu per poter scrivere liberamente i suoi Dispaccj a V. Serenità.

Il Residente a Milano racconta di avere incontrato serie difficoltà al momento del commiato dai Comandanti Francesi
Il General Despinoy gli ha concesso il lasciapassare solo dopo lunga resistenza nonché "sulla promessa Sacra di subito i ritornare a Milano, rimarcandoli, che il di lui allontanamento in questi momenti poteva essere mal interpretato dalla Repubblica Francese, e negandogli anche il Passaporto per due Bergamaschi, che bramavano qui ritornare per consolazione delle loro famiglie" (da pag. 150).

Cristoforo Tentori qui dichiara di omettere alcuni altri Dispacci dell'Ottolin che riguardano "la scandalosa condotta di alcuni Bergamaschi, che furono giustamente detenuti, e posti in carcere per loro emenda".

Storia di Venezia - Valli di Como

Veduta delle Valli di Como da Esino (image courtesy of Wikimedia).

L'Abate riprende la narrazione con il Dispaccio, diretto al Senato sempre dall'Ottolin, in data 22 Maggio 1796, "perchè servir può di lume a quanto fra poco dovremo riferire sulla sorte dell'importante Fortezza di Peschiera".

Si tratta di quanto riportato da un testimone occasionale su una azione del Buonaparte:
Da pag. 151:

Trovavasi nell'anticamera del General Buonaparte suddita qualificata persona, colà recatasi per ottenere un Passaporto affine di restituirsi in Bergamo sua Patria; vidde egli sortire dalla Camera del Generale un Uffiziale, il quale smanioso ad alta voce ricercò, se fra le persone colà affollate vi fosse qualche Bresciano, o Veronese, che dar potesse esatta contezza del Lago di Garda, dei Paesi, che lo conterminano, e delle vie tutte, che danno comunicazione a quelle sparse Ville.

L'Ufficiale francese trova il volontario, che è persona sconosciuta al nostro testimone, e lo introduce nella stanza del Buonaparte.

A seguito di questa indiscrezione, l'Ottolin, per mezzo di un "altro accreditato soggetto" da lui a ciò "precisamente incaricato", viene informato che, "per voce d'un Uffiziale Francese si fa "dipender da Venezia il destino di Mantova per essere in possesso della Fortezza di Peschiera".".

Secondo il Tentori, e non vi è ragione di dubitarne, già in passato, la Repubblica, "in forza dei Trattatj anteriori alla guerra", aveva accordato il passaggio di Truppe Austriache sui suoi Territori, ma quelle, pur nelle guerre del Secolo, avevano sempre rispettato le Fortezze, o "Piazze" veneziane, "perchè le ritrovarono guernite di numeroso presidio ed in istato d'assedio".

Era invece facile a prevedersi, visto l'attuale stato delle Fortezze, "che l'attuale abbandono delle medesime riuscirebbe fatale al decoro della Repubblica, ed al Sovrano di lei Dominio in onta alla sua Neutralità, ed alle mille proteste d'amicizia, di lealtà, e di generosità dell'Esecutivo Direttorio di Francia" (da pag. 152).

Comincia così la "mortificante scena", dalla Piazza di Peschiera, a ragione ritenuta la "chiave di Mantova".

Mantova era l'unica Piazza che rimaneva agli Imperiali Austriaci, ed era ben munita di presidio grazie alla previdenza del "Baron Colli", che la aveva rafforzata approfittando del fatto che le armate Napoleoniche inseguivano a marce forzate il "fuggitivo" Beaulieu.

Peschiera, al contrario versava in istato di pressocché completo abbandono.

Nella Nota pertinente alla prima lettera che il Comandante di quella Piazza, Colonnello "Gio: Antonio Carrara", scrisse al "N.H Niccolò Foscarini K. e Provveditor Generale in Terraferma", in data 24 Maggio 1796, Tentori ci riassume le condizioni in cui versava la Fortezza di Peschiera.
Da pag. 152:

( I ) Il Presidio di Peschiera era di 6o Invalidi, l'Artiglieria smontata senza letti corrispondenti con sole Libre 100 di cattiva polvere; e mancante degli occorrenti utensili: le Fortificazioni in sommo disordine: li ponti levadori non si alzavano, gli esteriori senza palizzate, e le piantaggioni di alberi occupavano per fino la strada coperta.
Questo era lo stato della Fortezza di Peschiera allora quando il Colonello Carrara fu spedito a quel Governo.
Sordo alle sue dimande il Provveditor Generale Foscarini non solo non gli spedì de' rinforzi, ma nemeno stimò opportuno di firmar risposta alle di lui Lettere.

Storia di Venezia - La Fortezza di Peschiera del Garda in un appunto del cronista storico Veneziano Marin Sanudo

La Fortezza di Peschiera del Garda in un appunto del cronista storico Veneziano Marin Sanudo, del XV-XVI Secolo (courtesy of http://www.limen.org Da questo sito apprendiamo che in tempi recenti, contro i vincoli della Sovrintendenza e il sentimento popolare, la delinquenza di partito insediata nelle Amministrazioni ha posto in vendita parti di questo Monumento Storico).

Storia di Venezia - Planimetria Fortezza di Peschiera del Garda

Peschiera del Garda planimetria dell'intero complesso. Ricostruzione delle fortificazioni scaligere (contorno nero pieno) sovrapposte alla situazione attuale dove il fronte bastionato progettato da Guidubaldo di Urbino è ancora in gran parte leggibile (contorno rosso pieno) (courtesy of http://www.limen.org Da questo sito apprendiamo che in tempi recenti, contro i vincoli della Sovrintendenza e il sentimento popolare, la delinquenza di partito insediata nelle Amministrazioni ha posto in vendita parti di questo Monumento Storico).

Vedremo più in dettaglio nella prossima pubblicazione cosa chiedesse il Carrara, e come gli fu risposto, ma le condizioni miserevoli cui erano ridotte le Piazze armate Veneziane meritano una contestualizzazione a posteriori.

Non possiamo non notare, infatti, come nella pluridecennale campagna di denigrazione delle risorse della Repubblica (portata avanti soprattutto dal penultimo doge Renier con la complicità di alcuni "paroni de Venessia"), alla desolazione dell'esercito avesse corrisposto uno smisurato arricchimento di alcuni di questi "padroni di Venezia".

Essi, mentre berciavano sulla povertà dell'Erario in un Senato sempre più assente e assorto in mille collezioni e hobby, andavano tuttavia costruendo le loro Versailles personali nelle campagne Venete, accumulando fortune che sono in alcuni casi stupefacenti ancora oggi.

Le "cento canne di fucile avariate fornite all'Arsenale" la cui denuncia tanto costò al Segretario Pierantonio Gratarol, dovevano essere solo la punta di un iceberg di corruttela spaventoso, che aveva roso le difese della Repubblica fin quasi all'osso, almeno nelle Piazze di Terraferma.
Ma, come già accennato, questa vicenda verrà spero meglio affrontata in una propria pubblicazione.

Umberto Sartori

Storia di Venezia - Veduta prospettica della Fortezza di Peschiera sul Garda

Veduta prospettica della Fortezza di Peschiera sul Garda (image courtesy of http://www.sisteclagodigarda.com).


Note

Nota 1 - Si tratta di quei sussidi che il "cuor paterno del Senato" ritenne di elargire alle Province, sussidi già elencati dal Tentori nel Primo Capitolo di quest'Opera: "In fatti a Verona accordò in più volte la somma di due millioni settanta mila e ventisei Ducati...".

Nota 2 - Ritroveremo Zuanne Zusto, vecchio e malato secondo la Treccani, come "Provveditor alla Laguna e Lidi" in atto di dare le dimissioni e smobilitare il suo ufficio di fronte a Napoleone: "Per altro verso, alla conferenza e al collegio facevano capo anche i responsabili della difesa militare: il vecchio e malato Zuanne Zusto, provveditore alla laguna e lidi (un paio di centinaia di vascelli e di barche disponibili per la difesa), il suo luogotenente straordinario Tommaso Condulmer (di fatto era lui che decideva e operava) e Nicolò IV Morosini, responsabile delle forze militari in città (più di diecimila effettivi nei reggimenti di Schiavoni, più di tremila nei reggimenti italiani, circa ottocento pezzi di artiglieria) (10). Quei capi militari dipingevano la situazione come disperata, agitavano lo spauracchio dell'incognita del comportamento degli Schiavoni nel caso di un precipitare degli avvenimenti, esageravano le forze dei cospiratori democratici. Anch'essi contribuivano, quasi posseduti da una sorta di cosciente ebbrezza di dissolvimento, a perfezionare quelle immagini di irreversibilità del destino di fine della Repubblica che un po' tutti i governanti si erano già costruite o andavano costruendosi".

Nota 3 - Questo numero corrisponde a quello riportato anche nel Memoriale del Conte Rocco Sanfermo, ma sono più che legittimi i dubbi sull'attendibilità di questo signore. Secondo fonti avverse al Sanfermo i Francesi disponibili alla guerra fra Milano Verona e Mantova non sarebbero stati più di diecimila. Forse per fare una media altre fonti riportano un numero di 20.000 uomini.


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