Storia di Venezia

Pagina pubblicata 19 Dicembre 2013
aggiornamento 6 Dicembre 2014

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata
di Documenti Inediti che Formano la Storia Diplomatica
della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia, 1799, X

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

Storia della Caduta di Venezia , XI
Sommario Commentato della "Raccolta Cronologica Ragionata..." di Cristoforo Tentori

PARTE PRIMA
Dell'origine della Rivoluzione Dall'anno 1788 al 1 Giugno 1796 (pagg. 21 - 172)

Vai a pagg. 131 - 142 | Vai a pagg. 142 - 152 | In questa pubblicazione, pagg. 152 - 163 | Vai a pagg. 164 - 172

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Storia di Venezia - Porta Brescia nella Fortezza di Peschiera sul Garda

La Porta di Brescia nella Fortezza di Peschiera sul Garda, aperta come lo fu purtroppo in quei tragici giorni (image courtesy of Wikimedia).

La prima lettera indirizzata dal Colonnello Gio: Antonio Carrara, Comandante della Piazza di Peschiera, al N.H. Niccolò Foscarini K. e Provveditor Gcnerale in Terraferma porta la data del 24 Maggio 1796.
Da pag. 152:

Ill. ed Eccell. Signore. Mi Onoro di umiliare alla ossequiata Carica di V. E. li due inserti Piedelista dimostranti l'uno la misera forza, che forma l'armo di questa Fortezza, e l'altro le Artiglierie, munizioni, attrezzi, ed utensili inservienti alle medesime. (1)
( I ) Il Presidio di Peschiera era di 6o Invalidi, l'Artiglieria smontata senza letti corrispondenti con sole Libre 100 di cattiva polvere; e mancante degli occorrenti utensili: le Fortificazioni in sommo disordine: li ponti levadori non si alzavano, gli esteriori senza palizzate, e le piantaggioni di alberi occupavano per fino la strada coperta. Questo era lo stato della Fortezza di Peschiera allora quando il Colonello Carrara fu spedito a quel Governo. Sordo alle sue dimande il Provveditor Generale Foscarini non solo non gli spedì de' rinforzi, ma nemeno stimò opportuno di firmar risposta alle di lui Lettere.

Ecco cosa Carrara nemmeno ardisce di chiedere al Foscarini:
da pag. 153:

... non ardisco di esporle li reali bisogni di questa Piazza, e quanto importerebbe un maggior numero di Milizia attiva per tenerla nella conveniente decenza nelle attuali circostanze; ... non esservi nè pure una Insegna da esporsi sopra li rampari, che denoti a qual Sovrano appartenga questa Fortezza. ... Le Porte della Piazza sono libere al giornaliero passaggio delle Truppe Imperiali. Quali incomode conseguenze possano derivare da questa cieca condiscendenza, la virtù di V. E. può conoscere, come la saggia sua penetrazione può vedere in quali angustie potrò ritrovarmi un giorno.

Due giorni dopo, il 26 Maggio 1796 una seconda lettera, anch'essa senza risposta alcuna dal Foscarini.

Storia di Venezia - Bastione Ovest della Fortezza di Peschiera

Bastione Ovest della Fortezza di Peschiera, con il Leone di San Marco nella nicchia sullo spigolo (courtesy of Wikipedia).

Informa il Provveditor Foscarini che le previste "angustie" sono sopravvenute celermente, nella persona del General Liptal Comandante Austriaco, che si è sentito in dovere di occupare la Fortezza lasciata sguarnita, al fine di impedire che essa fosse invece colta dai Francesi, ormai giunti oltre Brescia.

Liptal agisce d'iniziativa propria, ma promette al Carrara entro cinque ore un ordine scritto esplicito dal suo Generale in Capite, il Beaulieu.

Commovente, pur attraverso la forma diplomatica, la chiusa di questa seconda lettera del General Carrara:
da pag. 153:

Io mi atrovo in un Labirinto senza consigli, e senza condotta per difetto di direzioni. Prevedo Peschiera il teatro della guerra.

Il Generale Liptal, "con quell'onore, ch'è proprio de' Comandanti Tedeschi" rispetta la sua parola e in data 26 Maggio recapita al Carrara una lettera di Beaulieu, assieme a copia di un'altra, scritta invece al Provveditor Foscarini nella stessa data.

Nella missiva al Carrara Beaulieu brevemente accenna al fatto che i Francesi si avvicinano "per la strada di Brescia" a Peschiera, e che questo ha causato la prudente reazione del Liptal.
Rimanda ogni altra spiegazione alla lettera indirizzata al Provveditor Foscarini.

La lettera al Provveditor, pubblicata a pag. 154, è altrettanto breve, ma contiene maggiori informazioni.

Roverbella 26 Maggio 1796.
Avvisato il Generale Austriaco, ... che una Colonna nemica siasi ìmpadronita di forza della Città di Brescia, e temendo che per sorpresa s'impadronisca della Fortezza, e passaggio di Peschiera, stimò necessario alla sicurezza dell'Armata Imperiale, e delli Stati del Tirolo, l'occupare ìnterinalmente la detta Fortezza.
V. E. può essere sicura, e ne dò la mia parola di onore, che si procederà ad un esatto inventario di quanto esiste nella Fortezza, che il tutto sarà religiosamente riconsegnato alla Serenissima Repubblica tosto, che il nemico sarà allontanato da' paesi occupati ...
Spedisco nello stesso tempo le notizie dell'occorso al Ministro Imperiale a Venezia, a ciò faccia a mio nome le stesse proteste (= scuse) alla Serenissima Repubblica, colla quale si vuole vivere nella più amichevole corrispondenza.
Sono col più distinto ossequio
Divotiss. Obbligatis. Servitore
Bar. Beulieu
(sic) Comandante in Capite.

Storia di Venezia - Bastione della Fortezza di Peschiera

Bastione della Fortezza di Peschiera (image courtesy of www.settemuse.it).

C'è qualcosa di più della "cortesia e dell'onore di un Generale Tedesco", in queste formule. Vi traspare il rispetto timoroso verso quella che è ancora una temibilissima potenza, irritando la quale Il Liptal potrebbe venirsi a trovare tra due fuochi.

E c'è anche una troppo stretta assonanza con l'Articolo 4 del "Trattato di Sant'Eufemia", che però Napoleone farà firmare ai plenipotenziari di Venezia solo all'indomani...

Difficile dire se il Beaulieu fosse in buona fede o fosse avveduto che in poche ore sarebbero stati ordini superiori ai suoi, a fargli lasciare la Fortezza di Peschiera in mano Francese. Vediamo come prosegue il racconto il Tentori.
Da pag. 155:

Occupata Peschiera dagl'Imperiali, fu da essi posta in istato di provisoria difesa.
Le Colonne Francesi si avvicinavano in tanto dalla parte di Rivortella, e di Castiglione, verso il grosso dell'armata Imperiale.
Tutte le disposizioni presagivano, che questa volesse sostenersi nell'occupato posto.
Era l'armata schierata in un cordone da Garda sino a Peschiera, e discendendo lungo il Mincio occupava Borghetto, e Goito poggiando la sua sinistra a Mantova.
Tal era il piano dì difesa concertato da' Generali Austriaci, fra quali però scorgevasi della mala intelligenza, come osservò il Colonnello Carrara, che lo ragguagliò al Provveditor Generale Foscarini in una sua lettera del 24 Maggio.

Dunque anche qui come in Piemonte i Francesi hanno difficoltà di comunicazione fra i vari Corpi delle loro Truppe.

Fino al 30 Maggio non accade nulla di nuovo su quel Fronte, a parte un nuovo dispaccio dell'Ottolin da Bergamo al Senato, dove informa su ciò che accade a Milano, "che non poca relazione aveva colla limitrofa Provincia di Bergamo". Tale dispaccio, in data 25 Maggio 1796, è riportato alle pagg. 155 - 159.

"SERENISSIMO PRINCIPE, è così commovente lo spettacolo, che offre di sé la desolata capitale della Lombardia Austriaca", che l'Ottolin non sa trattenersi dal tracciarne un'idea, la quale, per quanto possa apparire dipinta con i colori più vivi, non può che rimanere la pallida immagine della "compassionevole situazione di quella afflittissima Provincia".

Certificato nominativo di rendita di 44.025 Lire emesso dal Monte Santa Teresa

Certificato nominativo di rendita di 44.025 Lire emesso dal Monte Santa Teresa intestato ad un nobile di Milano il 20 agosto del 1765. Il Regio Imperiale Monte Santa Teresa fu voluto da Maria Teresa d'Austria al fine di riunire in unico Istituto la gestione degli appalti e del debito pubblico: fu attivo dal 1753 al 1796 (courtesy of www.portafoglio-storico.it).

Se infatti, il non aver Milano opposto alcuna resistenza all'invasione ha permesso che non si verificassero eventi sanguinosi, quella stessa facilità con cui i Francesi se ne sono impadroniti "animò l'insaziabile loro ingordigia alla più detestabile rapina". Da pag. 155 – 156:

Il Banco di Santa Teresa, la Cassa, e gli effetti del Monte di Pietà, le altre Pubbliche Casse, il Tesoro del Duomo, e vari argenti delle principali Chiese sono stati da essi innoltrati alla volta di Nizza.
Le requisizioni di Cavalli, di Vestiarj, di Vino, e di pane sono giornaliere; ma quella che più pesante riesce ai Proprietarj di fondi è l'enorme imposizione sul valore reale de' fondi in estimi ascendente a quattordici dinari per ogni Scudo, lo che fa montare a più di 38 Millioni di Lire Venete la pesantissima imposta.
Non dissimile è il destino del Territorio; le sparse Soldatesche esercitano colà pure i maggiori latrocinj; asportano Biade, ed Animali, derubano, e saccheggiano così le private abitazioni, come le Chiese, esigono foraggj, pane, e vino, danneggiano senza riserva le Campagne, e spargono ovunque il terrore, e la desolazione.

"Alla vista di tanti mali", sembra all'Ottolin che in quella "indolente popolazione" possa risvegliarsi il non estinto Italiano valore. "Se ne ode già il sordo mormorio, che alla vendetta invita" e alcuni fatti, pur non eclatanti, accrescono le possibilità di una reazione popolare in un momento forse non lontano.

In Milano si calcola siano rimasti non più di 8000 soldati francesi che "assediano" 6000 circa "ben agguerriti soldati" Austriaci. Una manovra combinata di questi ultimi con il montante malcontento popolare potrebbe far pentire i Francesi delle loro ruberie.

Da pag. 156:

E non già in Milano solamente, ma e in Lodi, e in Pavia, e in Como, e generalmente in tutto il Ducato il mal contentamento cresce alla giornata.

Non è un malcontento pacifico, quello dei Lombardi:

Fu da alcuni Popolari Milanesi tentato l'atterramento dell'Albero della Libertà, maltrattato alcuno de' Predicanti Francesi, e costretto a ritirarsi un piccolo Corpo di Cavalleria accorso per impedire la novità.
I Villici obbligati al travaglio degli approcci per l'assedio del Castello quantunque ben pagati dalla Municipalità, uccidono le Guardie, e se ne fuggono.

I Francesi fanno arrestare la quasi totalità dei 60 Decurioni appena trionfalmente eletti, per sospetto di aver avuto parte nelle sommosse popolari, e questo provvedimento ha ulteriormente inasprito l'animo dei Lombardi.

I Popoli del Lodigiano, del Pavese e del Comasco "hanno già preso l'armi ... disposti alla vendetta contro la Francese rapina".

Voci di viaggiatori provenienti da Lodi raccontano che "que' Villici sollevatisi in Massa, hanno già cominciato il massacro dei Francesi", e si sono impadroniti del debole Presidio da quelli lasciato a guardia della città.

Anche i Pavesi si scagliano con furore contro i nemici, e ne avrebbero uccisi e catturati parecchi, compreso il loro Comandante in Capo.

Le voci sono però così varie, "e non di rado così opposte une alle altre", che l'Ottolin non si sente di poter precisare con certezza i fatti.
La differenza nei dettagli però si combina con una sostanziale congruenza delle notizie, cosicché l'Ottolin si sente di confermare che una reazione popolare è in atto.
Da pag. 157:

Se l'esempio di quelle Popolazioni fosse per imitarsi anche dalle altre della Lombardia, la totale disfatta de' Francesi sarebbe inevitabile, e tanto più agevole potrebbe in questi momenti riuscire l'impresa; perchè trovandosi quà e là sparsa in piccoli Corpi l'Armata Francese, tratta dall'amore della rapina, potrebbe essere in dettaglio battuta.

Né potrebbe giungere a tempo in loro soccorso il Generale Kellerman, che si dice sia con 15.000 uomini nel Ducato di Aosta, trattenuto da turbolenze popolari insorte anche in quei Territori.

Nella città di Bergamo, prosegue l'Ottolin, grazie alle rassicurazioni dispensate a piene mani come Vice Podestà in nome della Serenissima, di confidare nella protezione di quel Governo, regna perfetta calma, nonostante l'inquietudine sia diffusa soprattutto fra quei Cittadini che possedevano beni nella Lombardia occupata.

Non così può dirsi del Contado Bergamasco, dove le notizie dei saccheggi nella vicina Lombardia "han reso per tal modo odioso a questi Popoli il nome Francese, che già si protestano di non voler da essi per alcun conto soffrire il più piccolo danno".

Numerose Comunità rurali hanno comunicato ufficialmente all'Ottolin di volersi armare "e far man bassa contro i Francesi al primo loro ingresso al confine".

Ma l'Ottolin si adopera con i "modi più destri, ed insinuanti a calmare le loro inquietudini; ... e li animai a confidare nella Pubblica Protezione".
Per maggiore rassicurazione, ha mandato ancora qualche cavalleggero a "presidiare" i punti più caldi.

Il Vice Podestà informa di avere comunicato al Capo Leva la proibizione di arruolare sudditi Francesi o Austriaci, e smentisce la notizia della deportazione di reclute a opera degli Austriaci accennata nel messaggio precedente.

Da Bergamo in quel 25 Maggio 1796 si ode un "Cannonamento più tosto vivo, ma ancora non si può sapere la situazione".

François Christophe Kellermann

François Christophe Kellermann (courtesy of Wikipedia).

Al dispaccio segue una postilla con la data del giorno seguente, 26 Maggio. Ottolin conferma le notizie date per incerte.

A Milano i Francesi "sono in grande apprensione" e manovrano continuamente le Truppe per farle apparire più numerose di quanto non siano, poiché "temono molto delle Insurrezioni Popolari".
È stato "percosso pubblicamente quel Sacerdote Corso, che predicava ogni giorno" e il nuovo Governo ha disposto il coprifuoco.
Da pag. 158:

I tumulti per tutti i Distretti del Ducato di Milano crescono ogni dì, a Binasco, vicino a Pavia, seguì un fatto tra Villici e Francesi colla peggio di questi, i quali in vendetta incendiarono il Villaggio, e minacciarono di far lo stesso di molti altri Luoghi, se avessero insistito nella opposizione.
Pavia, si dice, che sia tutta in armi, e che il Popolo abbia anche alcuni pezzi di Cannone.

I Comandanti Francesi vorrebbero far credere che si sia ristabilita la calma, ma il cannoneggiamento del giorno precedente che si reputa avvenuto sulla strada fra Milano e Pavia, sembra smentirli.

Se il Vice Podestà Ottolin si illudeva di ricevere istruzioni dal Senato, dovette accontentarsi di una lettera di encomio e di "Pubblica Approvazione" al suo operato e dell'invito a continuare nei suoi interessanti rapporti informativi.

La lettera, in data 28 Maggio 1796, è riportata alle pagg. 159 - 160 a f1rma di "Valentin Marini Segretario".

La battaglia campale scoppia sanguinosa fra le due Armate al Borghetto, dove gli Austriaci volgono in rotta, mentre il Comandante in Peschiera evacua in tutta fretta la Fortezza che viene poco dopo occupata dai Francesi.

Siamo di fronte a un'altra delle "inspiegabili" vittorie francesi, dove truppe praticamente irregolari "volgono in fuga" un esercito disciplinato e ottimamente armato, che da posizioni fortificate lascia nelle mani dei vincitori armi, bagagli e prigionieri a migliaia.

Storia di Venezia - Borghetto di Valeggio sul Mincio

Borghetto di Valeggio sul Mincio, dove i Francesi ruppero la linea Austriaca (image courtesy of Wikipedia).

Ecco come il Colonnello Carrara descrive al Provveditor Generale Foscarini il nuovo passaggio di consegne in Fortezza, avvenuto il 30 Maggio 1796, solo tre giorni dopo la firma del famigerato "Trattato di Sant'Eufemia", e in perfetta sintonia con il suo Articolo 3. Da pag. 160:

La battaglia perduta al Borghetto dagl'Imperiali, che incominciò alle ore dodici di questa mattina, e durò sino alle 18 alle obbligò questo Generale Austriaco di ritirarsi da questa Fortezza con tutto precipizio, ... .
Alle ore 21 la Fortezza era intieramente evacuata dagl'Imperiali, ed alle ore 22 entrò con parte della Vanguardia il General Francese Augereau, ed il General Capo dello Stato Maggiore Berthier.

Augereau è "sdegnato e minaccioso" nei confronti del Carrara, imputandogli di avere consegnato la Fortezza agli Austriaci. Al contrario Berthier "con somma civiltà si portò al mio alloggio con molti Uffiziali a chiedermi qualche alimento alla vorace lor fame".

Carrara sazia sia gli ufficiali che i soldati, facendo somministrare a questi ultimi pane e vino nella quantità richiesta dai loro Commissari, e con questa notizia si commiata dal Provveditor Foscarini.

Nel frattempo è giunto vittorioso a Valeggio "il General in Capite Buonaparte minacciando stragi e rovine a' Pubblici Stati della Repubblica", che incolpa di parzialità verso gli Austriaci per avere loro consentito l'occupazione della Fortezza di Peschiera.

"Atterrito il Provveditor Generale Foscarini pensò di placarlo con una uffiziosa ambasciata", che affida all' "abile Tenente Colonnello Giacomo Giusti".

Storia di Venezia - Pierre Augereau

Pierre Augereau, un altro che dopo l'esilio di Napoleone troverà un buon posto alla Camera dei Pari di Luigi XVIII, in un quadro di Robert Lefèvre (courtesy of Wikipedia).

Storia di Venezia - Louis-Alexandre Berthier

Louis-Alexandre Berthier, Prince de Neufchâtel et de Wagram, in un quadro di Jacques Augustin Catherine Pajou nel 1808. Naturalmente queste uniformi dell'Augereau e del Berthier corrispondono a un periodo in cui l'Impero Napoleonico era al massimo del suo splendore. È assai poco probabile che fossero vestiti così quando chiesero cibo al Colonnello Carrara per saziare "la vorace lor fame" (courtesy of Wikipedia).

Da pag. 161 a pag. 163 possiamo leggere il resoconto che di quella missione fece l'abile Tenente Colonnello Giusti, in data 31 Maggio 1796.

Al Tenente Colonnello Giusti viene affidato un "Pubblico Foglio" da consegnarsi in Valeggio "a Sua Eccellenza General Comandante in Capite dell'Armata Francese in Italia Buonaparte" (1).

È anche compito del Giusti "complimentarlo" a nome proprio e della Repubblica stessa, esibendo tutto l'impegno nel somministrargli tutto ciò che possa occorrere a lui e alla Sua Armata.

Ecco una Repubblica che si diceva stremata e incapace di provvedere le sue Fortezze che si offre pianamente di mantenere un'intera Armata di Invasori. E lo farà, eccome se lo farà, e molto a lungo (N.d.C.).

Il Tenente Colonnello viene ricevuto dal Napoleone a Valeggio "con atti di semplice gentilezza, il fece sedere a lui vicino"; ma giunto alla metà della lettura del "Pubblico Foglio", Buonaparte lo getta con sprezzo sul tavolo, dicendo che non merita risposta un foglio che pretenda il risarcimento dei piccoli danni recati dai Francesi nel breve loro soggiorno a Crema e Brescia.

A suo modo di vedere, "ha due forti motivi la Repubblica di Francia di "trattar come nimica quella di Venezia:
primo, perché ha accordato asilo all'implacabile nemico della di Lui Repubblica (il conte di Provenza);
secondo punto di forte querela fu quello di aver secondato agli Austriaci suoi nemici la Fortezza di Peschiera col solo oggetto di opprimere la sua Armata, ma che questa si vendicherà in modo di rendersi padrona di tutta l'Europa.
". (da pag. 161).

A nulla valgono le scuse profuse dal Giusti, che racconta di come la Fortezza fosse in disarmo e non in condizione di opporre alcuna resistenza.

Il Napoleone lo congeda in un primo momento dichiarandosi intenzionato a incendiare per prima cosa Verona, e poi procedere su Venezia (2).

La desolazione che deve essersi dipinta in faccia al Giusti porta un momento più ilare e pacifico al Conquistatore. In questo nuovo più benevolo umore Napoleone rimanda il tenente Colonnello col messaggio che Lui non può accettare scusa alcuna dalla Repubblica che gli sia portata a mezzo di un "Ufficiale benché Graduato", ma che concede questa possibilità alla Persona stessa del "Provveditor Generale" in Terra Ferma in persona, che convoca espressamente per quella stessa sera in Peschiera (3).

Il Giusti ritenta di far ragionare il condottiero adescandolo con una elaborata adulazione, ma riceve la secca risposta che la Fortezza di Peschiera, "doveva la Repubblica presidiarla con 2000 Uomini, affinchè non fosse occupata nè dall'Armi Francesi nè delle Austriache, replicando che su di ciò attendeva la sola giustificazione del Provveditor Generale da farsi in questa sera stessa, non sapendo però come farla egli potesse questa giustificazione." (da pag. 162).

Dopo di che Buonaparte rimette sulla strada il Giusti rifiutando di consegnargli sia una risposta scritta che un qualsiasi documento o salvacondotto.

Giusti sarà dunque fermato in "Piazza di Villa Franca" e interrogato dal "General Comandante di quella Divisione, composta di Ottomille Uomini circa". Dopo essere stato sospettato di poter riferire agli Austriaci sui movimenti Francesi, e minacciato di esecuzione sommaria, Giusti sarà rilasciato e raggiunge Verona, dove rimette la relazione nelle mani del Foscarini, Provveditor General.

Il commento di Cristoforo Tentori a questo evento è che "diede principio il Francese Generale a far conoscere, quanto a torto si fossero i Savj del Consiglio appoggiati alla sleale lealtà della Repubblica Francese".

Foscarini prende la convocazione Napoleonica come una esplicita condanna a morte. Egli è atterrito, ma dimostra proprio in questo frangente di non essere un vigliacco.

Inoltra dunque il rapporto del Giusti a Venezia, unito a un breve doloroso messaggio in data 31 Maggio 1796. Da pag. 163:

SERENISSIMO PRINCIPE
Con animo quanto determinato a qualunque sacrifizio per il servizio della Patria, altrettanto ricolmo di sommo dolore nel vedere improvvisamente avvicinarsi sommi pericoli alla di Lei tranquillità, ...
...
Parto sul momento e conduco meco il Circospetto Segretario: affido il resto a questo degnissimo zelante Rappresentante.
Dio voglia benedire i miei voti, il mio Olocausto
(sic) per il Bene della Patria.
Verona li 31 Maggio 1796
Niccolò Foscarini P. G. in Terra-Ferma.

Tentori apre adesso una breve parentesi per riferire alcune novità da Bergamo per parte degli Inquisitori, ma questo lo vedremo nella prossima pubblicazione.

Umberto Sartori

Grenzer Austriaco spara con un moschetto

Un Grenzer Austriaco spara con il moschetto ad avancarica in una moderna ricostruzione storica. Dettaglio da una foto di Fabrizio Zuccarato.


Note

Nota 1 - Vien da chiedersi se il Bonaparte visto il suo carattere, non sarebbe stato meglio approcciato con un semplice "Caro Napoleone"... :-)

Nota 2 - Un vero maestro del bluff. Contrariamente alla Terraferma, Venezia, pur malconcia, era perfettamente in grado di respingere l'armata Brancaleone che "mette in fuga" Austriaci e Piemontesi. Come del resto lo sarebbero state le Popolazioni, se si fosse consentito di lasciare facessero a modo loro.
Napoleone è un militare, e dovrà di molto consolidare i suoi accordi con l'Austria, prima di tentare la conquista di Venezia.
Preferirà, a rischio della ghigliottina, inseguire l'Armata Austriaca fino a Leoben, piuttosto che arrischiare un passo verso la roccaforte della Dominante prima che il tempo interno fosse maturo e il suo proprio armamento completato.

Nota 3 - Napoleone ha studiato, molto e soprattutto la Storia Militare, e ben conosce il prestigio e il potere che la Repubblica di Venezia assegnava ai Provveditori Generali in caso di emergenza, superiori sia a quelli del Doge per il prestigio, che del Senato per il potere.
Sa, io penso, anche che il Provveditor Foscarini è un Provveditore di cartone, ma si lascia tentare forse dalla vanità di potere, lui fino a ieri piccolo soldato, trattare da vincitore nientemeno che con un Provveditore Generale della famosissima Repubblica Serenissima. Un provveditore di cartone i cui doni possono però essere d'oro, vero, e tanto.
Infatti è dal lato della vanità che i diplomatici veneziani tentano di cattivarselo, ma Napoleone a sua volta è persona da usare della vanità altrui, piuttosto che soccombere alla propria.


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