Storia di Venezia

Pagina pubblicata 26 Giugno 2014

Cristoforo Tentori, Raccolta Cronologico Ragionata di Documenti Inediti
che Formano la Storia Diplomatica della Rivoluzione e Caduta
della Repubblica di Venezia, 1799, XXXII - Appendice "B" - Illustrazioni

INDICE || Tomo Primo 1788-1796 || Tomo Secondo 1796-1797

   

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Illustrazioni dell'Appendice "B" alla Pubblicazione XXXII di:
"Raccolta Cronologico Ragionata di Documenti Inediti che Formano
la Storia Diplomatica della Rivoluzione e Caduta della Repubblica di Venezia"
- * -
Osservazioni e Illustrazioni sull'attacco di Alvinzy a Napoleone
e sulla Battaglia di Rivoli nel Gennaio 1797

Stato degli Eserciti nel periodo di Tregua Novembre 1796 - Gennaio 1797

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Storia di Venezia - Stato degli Eserciti nel periodo di Tregua Novembre 1796 - Gennaio 1797

Come possiamo osservare sulla mappa, dopo la Battaglia di Arcole gli Austriaci avevano consolidato e avanzato le proprie posizioni a Nord e a Est, liberando e presidiando le proprie linee di rifornimento, soprattutto Trento, Rovereto e Bassano. Essi ricevevano rinforzi da Nord e Nord-Est, direttamente dall'Austria, attraverso la Valle dell'Adige, la Valsugana, la Valle del Piave e Tarvisio; da Est giungevano i "Croati" delle Province Illiriche, attraverso il Friuli. Secondo un articolo della "Gazzetta Universale" (vedi) essi sarebbero riusciti a far giungere rifornimenti, da Sud, anche alle Truppe del Wurmser assediate in Mantova, per via fluviale, lungo il Po e il tratto inferiore del Mincio.

I Francesi si erano attestati, con centro in Verona, su una linea da Bussolengo a Caldiero. Avevano un forte corpo d'assedio attorno a Mantova e un altro consistente numero di truppe alla Corona e nella valle di Caprino Veronese. Secondo il Racconto di Édouard Gachot, comunque, la maggior parte dei superstiti di Arcole si trovava nella zona di Verona, impegnata a godere barbaricamente la tregua, a spese delle Popolazioni locali.
Non erano in numero sufficiente per presidiare l'Adige al di sotto di Ronco e tenevano solo piccole guarnigioni a Bevilacqua, Legnago e Peschiera.
Essi non potevano ricevere alcun rincalzo dalla Francia, in quanto i valichi alpini alle loro spalle erano bloccati da eccezionali nevicate. Quale unica via di comunicazione con la Madre Patria rimaneva loro la Savoja, che però, oppressa e sfruttata da ormai anni di saccheggio continuato, non consentiva il transito e il sostentamento che di piccoli gruppi. I rinforzi destinati a Napoleone provenivano da una riduzione dell'impegno sul fronte del Reno, ma raggiungeranno l'Armata d'Italia solo nel Marzo 1797 (cfr. Nota 1 a Pubb. XXX).

Per quanto riguarda la consistenza numerica delle Truppe, rimando ala lettura dell'Appendice "B"

Il movimento di attacco di Alvinzy tra il 10 e il 13 Gennaio 1797

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Storia di Venezia - Il movimento di attacco di Alvinzy tra il 10 e il 13 Gennaio 1797

Da subito Alvinzy frammenta le sue forze, che sarebbero decisamente preponderanti se usate su uno schema strategico-tattico ragionevole.
Bajalich con una Divisione attacca Verona da Nord-Est, viene respinto al primo assalto. Nella notte seguente i Francesi abbandoneranno la linea Veronese per convergere su Rivoli, ma Bajalich rimarrà accampato sui colli.
Provera sferra un attacco da Est su Mantova (San Giorgio) al quale Wurmser assediato, invece di prendere i Nemici tra due fuochi, risponde con una sortita a Nord, verso Sant'Antonio.
La Colonna inviata da Rovereto "verso la Bresciana" scomparirà nel nulla. Non ne trovano traccia gli esploratori che Rey manda da Peschiera a Salò, preoccupato di un possibile attacco da quel lato. Non è peregrino pensare che tale Colonna fosse destinata al riarruolamento tra le sparute truppe con cui Napoleone teneva le turbolente valli Bergamasche.
Alvinzy stesso indugia nella valle dell'Adige, presumibilmente in attesa che Joubert cacciato dalla Corona e assediato in Rivoli possa ricevere in rinforzo le truppe da Verona...

È evidente che questo piano d'attacco non ha come obiettivo l'annientamento dell'Armata d'Italia. L'unico scopo ragionevole di frammentare le truppe su più obiettivi, e in particolare di puntare su Mantova, poteva essere quello di portare rifornimenti alla guarnigione assediata.
Se si fossero concentrate e distribuite meglio le linee d'attacco, il corpo centrale dell'Armata Napoleonica sarebbe stato annientato, e gli assedianti di Mantova subito dopo.
Ma non andò così, nessuno voleva che andasse così. Si doveva solo prendere tempo fino a quando i Francesi avessero sguarnito il Reno come bilanciamento alla conquista del Nord Italia, rappresentata appunto da Mantova.
E si doveva rifornire Napoleone di uomini, armi e munizioni per la prossima conquista della Serenissima.

Nella prossima immagine un piano di attacco che avrebbe annientato Napoleone.

Il movimento di attacco come sarebbe stato se Alvinzy si fosse posto quale obiettivo
l'annientamento dell'Armata Napoleonica

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Storia di Venezia - Il movimento di attacco come sarebbe stato se obiettivo dell'Alvinzy fosse stato l'annientamento dell'Armata Napoleonica

Se davvero Alvinzy avesse voluto annientare i Napoleonici, anziché concentrare le truppe del Provera su Mantova le avrebbe utilizzate per attaccare Verona anche da Sud, mentre Bajalich attaccava da Nord, e per tagliare le comunicazioni tra gli assedianti di Mantova e il corpo di Rey a Peschiera con il grosso delle truppe a Verona e Rivoli.
Se gli uomini di Sérurier a Mantova avessero tentato di rompere lo sbarramento a Nord, sarebbero stati incalzati alle spalle da una sortita del Wurmser, che a Mantova, non dimentichiamo, aveva circa 20.000 uomini.
Ma che non ci fosse una volontà di annientamento ce lo dimostra anche la sortita che Wurmser effettivamente farà in occasione dell'attacco di Provera da Est: Wurmser sortirà a Nord...
Entrambi i movimenti servivano probabilmente a sguarnire di Francesi il lato Sud, dal quale entravano nel frattempo le barche di rifornimento... Mantova infatti resisterà ancora venti giorni, dopo la sconfitta e la "cattura" di Provera. Wurmser la consegnerà a Napoleone il 3 Febbraio 1797
Attaccando Verona anche da Sud la città sarebbe sicuramente caduta, dal momento che la calata su Rivoli dell'Alvinzy da Nord comunque richiamerà in quella piana la stragrande maggioranza delle truppe Francesi nel Veronese.
Massena di fatto abbandona Verona e Bussolengo per correre al soccorso di Joubert scacciato dalla Corona, come vedremo nella prossima immagine, ma Bajalich non ne approfitta per riprendere quelle città. Nemmeno insegue Massena verso Rivoli, imbottigliandolo.

Bajalich dopo il "fallito" attacco a Verona da Nord-Est scompare con i suoi uomini dalla scena bellica, presumibilmente rimanendo accampato nei colli a Nord e Nord-Est di Verona.

La reazione dei Napoleonici all'attacco di Alvinzy

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Storia di Venezia - La reazione dei Napoleonici all'attacco di Alvinzy

La reazione dei Napoleonici all'attacco di Alvinzy si svolge come segue:
Augereau a Legnago lascia passare Provera da Anghiari e sguarnisce Legnago per seguirlo a distanza;
Massena sposta le truppe di Bussolengo a Garda; respinge il primo attacco di Bajalich su Verona e subito dopo abbandona la città con il resto delle sue truppe per portarsi a Rivoli, dove arriva all'alba del fatidico 14 gennaio, giorno della Battaglia.
Le truppe da Garda si porteranno a loro volta a Rivoli, entrando nel combattimento a Mezzogiorno.
Rey da Peschiera si muoverà a Castelnuovo, poi da lì a Rivoli, ma arriverà solo alle sei di sera, quando ormai la Battaglia è finita, paradossalmente, con la sconfitta dell'Alvinzy. Una "sconfitta" totale, assurda, se non fossimo avveduti dei retroscena di questa immane tragica commedia.

Vediamo dunque nelle prossime immagini la scena madre di questo Atto, la grande, mistica "Battaglia di Rivoli".

Lo scenario di Rivoli

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Storia di Venezia - Lo scenario di Rivoli

Lo scenario della Battaglia di Rivoli all'alba del 14 Gennaio 1797, con tutti i luoghi salienti citati da Édouard Gachot.
Joubert si è ritirato con 9400 uomini, senza cannoni e senza Cavalleria, sul Dosso di Camporengo, circa un chilometro a Sud di Rivoli; i Francesi tengono tre avamposti a Nord di Rivoli, nelle frazioni di Torte, Montagna e Mutole.
Il dosso di Camporengo domina da una altezza di circa 90 metri il letto dell'Adige; qui si piazzerà anche l'artiglieria portata da Massena alle cinque di mattina del 14 Gennaio. Sono cinque pezzi, uno da 1 Libbra, due da 5 e uno da 3, ma arriveranno qui appunto solo la mattina del 14.
Il grosso dell'Artiglieria francese, 15 pezzi, viaggia con Rey, ma non giungerà che alle sei del pomeriggio, a battaglia già vinta.
La Cavalleria francese ammonterà in tutto a 300 uomini di Massena, 150 / 200 dei quali giungono alle cinque di mattina da Verona e 100 / 150 a Mezzogiorno da Garda.

Da due giorni Alvinzy aveva consolidato le sue posizioni nella valle del Tasso fino a Caprino e in quella dell'Adige fino a Incanale, senza attaccare Joubert a Rivoli.
Alvinzy schiera in battaglia 25.221 uomini, con 22 cannoni e 1700 cavalleggeri. Avrebbe potuto annientare Joubert già il 12 o il 13, prima che ricevesse alcun rinforzo, ma non lo fece.
Avrebbe potuto annientare comunque il nemico anche il giorno 14, dal momento che, pur con i rinforzi ricevuti al mattino, i Francesi potevano opporre solo circa 16.000 uomini con cinque cannoni e 300 cavalleggeri, ma sviluppò un piano d'attacco con errori madornali, troppo madornali per non essere voluti, da parte di un Generale della sua esperienza (1).

Vediamo nella prossima immagine il piano d'attacco di Alvinzy

Il piano di attacco di Alvinzy a Rivoli

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Storia di Venezia - Il piano di attacco di Alvinzy a Rivoli

Alvinzy avrebbe dovuto incalzare e annientare Joubert fin dall'11 Gennaio, quando lo scacciò dalla Corona e dal Baldo, ma anche tralasciando questo indugiare dell'Austriaco, possiamo osservare come l'attacco del 14 fu organizzato la sera del 13, in modo da favorire al massimo i Francesi.
Alvinzy divide le sue forze in cinque colonne.

La prima, 4556 uomini al comando di Lusignan, senza Cavalleria né Artiglieria, parte da Lubiara e viena mandata a una lunga marcia verso Lumini, per poi discendere attraverso la valle di Castion, seguire il corso del Tasso e assaltare i monti Pipolo e Brunisi da Sud, poco prima di mezzogiorno, con le truppe estenuate da una marcia di circa 20 chilometri.
Questa lunga deviazione, di una truppa che poteva essere impiegata fresca e riposata, nell'attacco frontale di Rivoli da Nord, non trova alcuna plausibile ragione, soprattutto per il tratto montano verso Lumini e Castion. Avrebbe potuto eventualmente ingaggiare i Francesi a Garda, ma non lo fece. Arrivò al Pipolo e al Brunisi solo per farsi catturare in toto.

La seconda colonna, 5600 uomini al comando di Liptay, anch'essa senza Cavalleria né Artiglieria, attaccherà le pendici del Trombalora da Caprino.

La terza, 4138 uomini al comando di Koblos, senza Cavalleria né Artiglieria, sale da Ovest le scoscese pendici del Monte San Marco, dove Napoleone, giunto nella notte, era riuscito a formare un nuovo avamposto. Essendo però gli Austriaci ancora padroni della Corona, logica vorrebbe che avessero attaccato questo avamposto dall'alto, lungo la cresta del monte, e non dal basso. Espugnato l'avamposto francese, Koblos si riunisce a fondo valle con la sezione destra della quinta colonna, in marcia sulla riva destra dell'Adige.

La quarta colonna, 2682 uomini al comando di Ocskay, senza Cavalleria né Artiglieria, attacca Rivoli direttamente da Nord.

Dov'erano dunque i 1700 cavalleggeri e i 22 cannoni di Alvinzy?

Erano nella quinta colonna, formata da 8245 uomini, con i 1700 cavalleggeri, tutta l'artiglieria e l'attrezzatura del Genio Pontieri. Questa colonna, assieme a quella di Lusignan, è la più paradossale.
Essa infatti si divide in due sezioni, una sulla destra dell'Adige, al comando di Quosdanowich, e una sulla sinistra, comandata da Wukassovich.
Entrambe porteranno Cavalleria e Artiglieria nei luoghi dove queste armi decisive non saranno in alcun modo utilizzabili. La sezione destra si troverà infatti a dover salire il ripido vallone a Nord di Rivoli, la sinistra, addirittura a fondo valle sotto il ripidissimo Dosso di Camporengo, fuori portata per ragioni di alzo e di gittata dei cannoni, e sul quale è letteralmente impossibile una carica di Cavalleria.
In questo luogo, l'unico a portata delle cassette a mitraglia dei Napoleonici in cima al Dosso (2), gli Austriaci della colonna di Wukassovich si affanneranno a gettare un ponte, per loro completamente inutile, ma che riuscirà invece indispensabile a Napoleone per catturarli, la sera stessa.

Onore al Gachot che, pur limando e confondendo quanto possibile le operazioni per rendere "ragionevole" la vittoria napoleonica, qui come a Loano non omette di citare che molti Militi austriaci gridarono al tradimento da parte dei loro Ufficiali.

Vediamo nella prossima immagine come sarebbe stato il piano d'attacco di Alvinzy se si fosse posto come obiettivo l'annientamento dei Napoleonici.

Come sarebbe stato il piano di attacco di Alvinzy a Rivoli se l'obiettivo fosse stato l'annientamento di Napoleone

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Storia di Venezia - Come sarebbe stato il piano di attacco di Alvinzy a Rivoli se l'obiettivo fosse stato l'annientamento di Napoleone

Alvinzy aveva le forze e i mezzi per annientare Joubert due giorni prima che questi ricevesse i rinforzi. Continuiamo comunque a trascurare questo pur fondamentale dettaglio e partiamo quindi dalla sera del 13 gennaio 1797, quando stese il suo piano di battaglia per l'indomani.

Questo fu formulato alle sei della sera, ma la sua attuazione cominciò all'alba del giorno dopo, quando, alle cinque secondo Gachot, a Joubert sarebbero arrivati 150-200 cavalleggeri con cinque cannoni, l'avanguardia di Massena in movimento da Verona.

Alvinzy avrebbe avuto tutto il tempo di tagliare ogni via di rifornimento a Joubert. Vediamo come.

Egli avrebbe innanzittutto dovuto distribuire meglio le sue armi, distaccando 500 dei suoi 1700 cavalleggeri alla colonna di Liptay con otto dei suoi 22 cannoni, e altri 500 cavalleggeri sarebbero dovuti andare alla colonna di Ocskay. Vedremo poi perché.
La colonna di Reuss veniva così a trovarsi composta di 7245 uomini e 14 cannoni, e si sarebbe dovuta dividere sì in due tronconi, ma secondo diverse proporzioni.

Quosdanowich sulla riva destra con 1745 uomini e sette pezzi d'artiglieria, che avrebbe presidiato, con i cannoni a mitraglia posti sui primi terrazzamenti del Monte San Marco, la strettoia della riva destra dell'Adige all'altezza di Dolce.
Dalla vetta del monte questi uomini avrebbero avuto molta facilità a snidare il piccolo avamposto della Cappella sottostante, stabilito nella notte da Napoleone. Avrebbero del resto potuto anche ignorare quell'avamposto del tutto, e prenderlo a battaglia terminata.

Wukassovich sarebbe dovuto partire immediatamente con 5500 uomini, di cui 700 Cavalleggeri con i rimanenti sette cannoni, e scendere la riva sinistra dell'Adige fino a Volargne, lasciando però i cannoni e 1000 uomini a Ceraino. Qui, avrebbe dovuto installare la batteria di sbarramento in corrispondenza dello stretto passaggio tra il fiume e il monte Castello sull'altra riva. Tale stretto passaggio sarebbe stato spazzato dalla mitraglia in piena potenza della sua gittata, e nessuno dei Francesi precipitati giù dal Dosso per effetto della massiccia pressione delle quattro colonne alle loro spalle avrebbe potuto attraversarlo.

Giunto con 3800 uomini e 700 cavalleggeri a Varagne, distante appena tre chilometri, quindi presumibilmente prima delle otto della sera, Wukassovich avrebbe dovuto gettare del tutto indisturbato il suo ponte di barche e attraversare lì il fiume con tutti i suoi uomini.
Dal momento che Joubert ancora non disponeva di cannoni sul dosso di Camporengo, il ponte stesso avrebbe potuto essere flottato lungo l'Adige e sarebbe stato già pressocché pronto quando fosse giunto Wukassovich con la Truppa.

Se anche Joubert avesse disposto di artiglieria dalla sera (ma sappiamo che non è così), per sottrarsi al suo fuoco sarebbe stato sufficiente trasportare i pontoni via terra per circa cinquecento metri, tagliando la penisola di Ceraino e tornando sul fiume nella perfetta sicurezza della Chiusa.

Nella peggiore delle ipotesi, il ponte a Varagne poteva essere pronto alle 10, o anche alle 11 della sera.

Varcato il fiume, Wukassovich doveva dividere in due la sua colonna, e appostarla sulle opposte pendici dei monti Pipolo e Brunisi che guardano il varco di Campo Regio. La sua imboscata poteva essere pronta già dalla mezzanotte, e i suoi uomini avrebbero potuto riposare fino alle cinque, prima di serrare a tenaglia i 150 / 200 cavalleggeri di Massena, in transito nel varco con i loro cinque cannoni, tra 1400 soldati freschi e 350 cavalleggeri a costituire ciascuna ganascia.

Avrebbe poi chiuso il varco di fronte al resto degli uomini di Massena, caricandoli con 700 cavalleggeri e 3800 uomini quando Massena non disponeva né di Cavalleria né di Artiglieria.

Sulla piana di Rivoli, nel frattempo, le colonne di Liptay, Ocskay, Koblos e Lusignan avrebbero precipitato Joubert nell'Adige giù dal Dosso di Camporengo senza subire perdite, dal momento che senza il rincalzo di Massena Joubert era privo non solo di artiglieria e di cavalleria, ma anche di munizioni. Sulla riva dell'Adige questi uomini sarebbero stati esposti, senza possibilità di rispondere al fuoco, ai tiri della batteria di Ceraino.

Dei mille cavalleggeri distaccati a Liptay e Ocskay, 750 avrebbero caricato Joubert e i suoi lungo le pendici più morbide del Trombalora, mentre i fanti di Koblos e Lusignan salivano quelle più ripide.

1600 dei fanti di Liptay, con sette cannoni e 250 cavalleggeri, si sarebbero attestati in posizione sopraelevata sulle prime pendici del Trombalora a Ovest, aspettando a pié fermo l'eventuale arrivo dei 1800 fanti, con 100 / 150 cavalleggeri, di Massena provenienti da Garda a Mezzogiorno.

Ma se l'attacco di Alvinzy fosse stato condotto così, a Mezzogiorno le truppe di Joubert sarebbero state già annientate, e Napoleone fatto prigioniero. A Massena, Rey, Sérurier e Augereau non sarebbe rimasta che la resa.

Lungo le pendici del Trombalora, infatti, sarebbero saliti complessivamente 15.376 fanti, appoggiati da 750 cavalleggeri, 16.126 uomini e 750 cavalli, bene armati, riposati e già vittoriosi nei giorni precedenti, ai quali Joubert non poteva opporre che 9400 uomini, con poche munizioni, nessuna Artiglieria o Cavalleria.

Avrebbero avuto voglia, i Francesi, di cantare inni rivoluzionari e di entusiasmarsi al veder sventolare il cappello di Napoleone: sarebbero comunque stati precipitati nell'Adige giù dal Dosso di Camporengo e sterminati dalla mitraglia proveniente dall'altro lato del fiume, posizione per loro del tutto irraggiungibile, in mancanza del provvidenziale aiuto del Genio Pontieri Austriaco.

E tutto questo senza considerare che a questa battaglia avrebbe dovuto partecipare anche il Bajalich, che logica vedrebbe inseguire Massena quando questi lascia Verona. Ma non lo fece, come del resto non fu questo il piano dell'Alvinzy... Non si doveva annientare Napoleone, solo armarlo meglio in vista dello scontro con l'ancora temibile Serenissima, e, en passant, impedire che quella testa calda del Corso pensasse di prendersi Mantova prima di quanto stabilito...

Nella vita reale, Alvinzy si lasciò sconfiggere in modo plateale, tornò in Tirolo lasciando fra Arcole e Rivoli circa 25.000 prigionieri che Napoleone prontamente riarruolò come Legionari, assieme a cannoni, munizioni, provviste, carriaggi e ponti, ciò che serviva al Bonaparte per invadere il resto dei Territori dello Stato Veneto e cominciare a minacciare seriamente la Dominante stessa.

Umberto Sartori


Note

Nota 1 - Il Generale Joseph Alvinczy von Berberek. Veterano sessantaduenne di molte battaglie, questo generale ha un punto particolarmente interessante nel suo curriculum. Egli fu infatti nominato insegnante di tattica del futuro Francesco II proprio da quel Giuseppe II che promanò il "Decreto Imperiale di Permissione della Massoneria" negli anni in cui questa organizzazione preparava la sua rete europea (cfr. Pubb. IX).

Nota 2 - Portata della cassetta a mitraglia dell'Artiglieria Napoleonica appostata sul Dosso di Camporengo

Storia di Venezia - Portata della cassetta a mitraglia dell'Artiglieria Napoleonica appostata sul Dosso di Camporengo

Come ben si vede, i cannoni francesi posizionati sul Dosso di Camporengo non potevano colpire a mitraglia le truppe in transito sull'altra sponda dell'Adige, le quali avrebbero avuto agio di andare a costruire il loro ponte dopo la Chiusa, a Volargne; da Ceraino a Volargne il percorso lungo il fiume è di appena tre chilometri.
Saliti nella notte sul Monte Pipolo e sul Brunisi avrebbero intercettato i cannoni e gli uomini di Massena in arrivo da Verona, e preso alle spalle Joubert, come nel piano di battaglia da me ipotizzato in luogo dello sconclusionato assalto messo insieme dall'Alvinzy.
Vediamo altresì inesatto quanto ci racconta Gachot in merito all'assalto di Quosdanowich risalendo il vallone a Nord di Rivoli. Gachot ipotizza che questo assalto fu falcidiato dalla mitraglia quando si affacciò alla sommità del vallone, ma la linea viola ci mostra la sommità del vallone ampiamente fuori dal tiro francese. Gli assalitori di Quosdanowich avrebbero avuto ampio spazio di allargarsi sulla piana, e di non offrire un bersaglio compatto.

Portata dell'Artiglieria Napoleonica, da: gen Emilio Faldella , "Di Secolo in Secolo la Gloriosa Artiglieria" sta in: “Storia Illustrata” dell’ottobre 1969.

Nell'esercito napoleonico l'artiglieria da campagna si distingueva in artiglieria « a piedi » e « a cavallo », per la diversa mobilità, in quanto la prima aveva i serventi appiedati, per insufficienza di cavalli, e la seconda i serventi montati.
Per rendere l'artiglieria « a piedi » più mobile fu imitato il sistema austriaco di trasportare i serventi sui wurtz, cassoni a quattro ruote, sui quali i soldati stavano a cavalcioni, l'uno dietro l'altro, e poi il sistema inglese di sistemare i serventi sugli avantreni e sui cofani delle munizioni.
L'artiglieria da campagna impiegò cannoni da 12 (mm. 121,3) e da 8 (mm. 106,1) che avevano gittata fino a 900 metri, il cannone da 4 (mm. 84) con gittata fino a 800 metri e l'obice (mm. 165,7).
I pezzi da 8, con relativo avantreno, erano trainati da due pariglie e quelli da 12 da tre.
Le batterie erano armate di 6 cannoni e 2 obici, se « a piedi », e di 4 cannoni e 2 obici, se « a cavallo ».
Tutte le bocche da fuoco usavano la palla piena e la scatola a mitraglia; quest’ultima era efficace soltanto fino a 600 metri.
L’obice usava pure una palla esplodente, con gittata utile fino a 500 metri, ma le schegge avevano effetto soltanto in un raggio di circa 25 metri.
Il tiro dei cannoni era di « lancio o di a striscio ». Col primo si mirava a colpire direttamente un bersaglio, col secondo la palla, sempre sferica, era lanciata in modo che toccasse il terreno con un angolo di caduta molto piccolo e quindi rimbalzasse più volte, fino ad esaurire la forza viva.


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